31
Ott
2011

Un ottimo libro sulla crisi e un’asinata di Roma sulle banche nostrane

Un consiglio mentre l’euroarea ancora sottovaluta l’incendio al quale continua a dare vento, invece di toglierlo. Almeno questa è la mia impressione, e non per i commissariamenti in atto nei confronti dei governi con eccesso di debito pubblico e crescita bassa, come nel caso del nostro Paese. Ma per la sottovalutazione degli effetti sistemici del canale credito-crescita ancora una volta sottintesi nelle decisioni sui requisiti di capitale delle banche europee. Che, come si vede, sono al centro del meccanismo di instabilità dei mercati europei e, di rimbalzo, mondiali. Non riesco a capire, tra l’altro, come le autorità italiane abbiano potuto accettare al Consiglio europeo della settimana scorsa una decisione che indure le banche italiane a liberarsi dei titoli di debito pubblico del nostro Paese! Tranne che non lo abbiano capito, ovviamente!!!

Torno al consiglio. Se siete appassionati delle ragioni della crisi, e dunque di come uscirne, allora ordinate su Amazon e leggete Engineering the Financial Crisis, edito dalla University of Pennsylvania Press. Sono 224 pagine con 13 tavole che valgono appieno i 45 dollari di prezzo. Gli autori sono abbastanza estranei al grande circo mondiale degli economisti di grido. Jeffrey Friedman è visiting scholar a Scienze politiche all’Università del Texas, Austin. Wladimir Kraus ha conseguito il PhD all’università di Aix-Marsiglia. Sono direttore e condirettore della bella e utile Critical Review.

Perché il libro va letto, secondo me? La verità un po’ egocentrica è che è la più puntuale esposizione del mio punto di vista sulla crisi in cui mi sia sinora imbattuto, con la differenza che è tenicamente molto più curata e fondata di quanto potrei fare io, a cominciare dal ricchissimo apparato di dati a sostegno della tesi che viene illustrata. Ma in realtà dovreste leggerlo anche se non la vedete affatto come me, ma solo per la curiosità intellettuale di veder demoliti molti dei più scontati luoghi comuni sulla causa essenziale alla quale dobbiamo la crisi. Infatti, diversi capitoli sono dedicati al rigetto del mainstream consolidatosi negli ultimi tre anni, in proposito. Un mainstream riproposto in pillole nell’ultima puntata di Report domenica scorsa, nella quale ovviamente il colpevole era ed è il neoliberismo sfrenato. Più in dettaglio, Friedman e Kraus smontano in successione le tesi secondo cui la crisi sia figlia dell’eccesso di deregulation, del greed dei banchieri e dei loro guadagni stellari, dell’eccesso di leva fine a se stesso, del too big to fail, di Fannie Mae e Freddie Mac. Ho e mantengo i miei dubbi solo sul poco peso alle accuse sui bassi tassi praticati per anni dalla Fed di Greenspan, perché in questo continuo a pensarla come l’ottimo John Taylor.

Ma il punto di fondo del libro è di dimostrare che il più della crisi viene non dai mercati sfrenati perché autoregolamentati, bensì proprio da un errore capitale dei regolatori del mercato, sul quale sino a questo momento nessuno o quasi ha appuntato le sue critiche. E cioè sui requisiti obbligatori di capitale per le banche, gli accordi di Basilea negoziati sotto l‘egida della ortodossissima Banca dei Regolamenti Internazionali.

A differenza di quel che comunemente si creda, le maggiori banche internazionali avevano in pancia moltissimi titoli a tripla A o poco meno, da quelli dei Fannie e Freddie ipergarantiti dallo Stato ai mezzanini-salsiccia garantiti dalle big five USA dell’arrangement intermedio tra emittenti e prenditori. E li avevano proprio per assecondare gli ortodossi criteri di Basilea, per i quali andava previsto meno capitale per un trading book a basso yield perché considerato meno rischioso, e al contrario più capitale per l’inverso. All’errore capitale sul risk assessment dei titoli di debito a doppia e tripla A si aggiunse a quel punto la necessità delle banche, sempre imposta da Basilea, di rientrare sul capitale obbligatorio tagliando col machete gli impieghi a famiglie e imprese. Esattamente quel che ancora oggi capita nell’euroarea, in cui le banche italiane saranno le più penalizzate di tutte pur avendo meno eurocarta a rischio di quelle franco-tedesche, ma più titoli italiani con meno asset illiquidi di quelle franco-tedesche esclusi però dal computo per anticipare il raggiungimento del Core Tier 1 al 9%. E ancora una volta le banche europee – e italiane – dovranno tagliare gli impieghi come infatti stanno facendo, amplificando enormemente gli effetti di grande contrazione sull’economia reale. Oltretutto, per effetto delle decisiooni assubnte alò Consiglio europeo le banche italianwe dopvranno disintermediare il debuito pubblico italiano che detengono: una decisione non so quanto compresa dal governo italiano, ma che avrebbe dovuto essere respinta!

Non c’entra niente il neoliberismo, con tutto questo. E’ la pretesa dei regolatori, persino di quelli che passano per più conservatori e meno portati agli eccessi come la BRI, ad avere conseguenze inintenzionali ma talora disastrose. E’ dura spiegarlo a chi propone invece ancora più regolazione. Se i due autori hanno ragione, e io penso di sì, l’errore che l’Europa sta compiendo sulle banche pesa di più del semidefault greco in quanto tale. Quanto all’Italia, se si aggiunge anche il Fondo Monetario al commissariamento Bce-Consiglio Europeo, voglio proprio vedere quale coalizione politica delle attuali sarà mai pronta all’amaro calice che ci aspetta.

33 Responses

  1. Marco

    Gentile Oscar,
    apprezzo la sua chiarezza e la continua curiosità/ricerca intellettuale. Per questo mi permetto di suggerirle questo interessante video/articolo che da qualche settimana è spuntato su molti siti:
    http://www.movisol.org/11video11.htm
    A tal proposito mi chiedevo cosa ne pensasse della Glass-Stegall e se non fosse il caso di aprire un dibattito/confronto serio anche in Europa per andare alla radice dei problemi.. Forse meriterebbe un 9 in punto ad hoc..
    Cordiali Saluti
    Marco

  2. carlo grezio

    @Marco
    caro marco
    aggiungo che una delle menti economiche e giuridiche italiane più lucide, il professor Guido Rossi, in tempi non sospetti, ha scritto e messo in guardia decine di volte sui pericoli impliciti nella demolizione della glass steagall e sui guasti inevitabili che ne sarebbero derivati.

  3. Totó Castrogiovanni

    Non capisco Dottor Giannino.
    Stavolta non la seguo. Non riesco.
    Crede veramente che gli effetti deleteri (e certamente sistemici) del canale credito-crescita (nella situazione attuale, perchè in altri momenti ha funzionato) siano dovuti alla rigidità delle regole imposte alle banche?
    Pensa veramente che una maggiore libertà delle banche avrebbe evitato la crisi in cui si dibatte ormai da qualche anno l’euroarea?
    A me non sembra.
    A me sembra che bisogna cambiare rotta ed affidare la crescita e lo sviluppo (ripeto, nella situazione in cui ci troviamo) ad un sapiente mix di politica monetaria (radicale) e di politica fiscale.
    Solo permettendo alla politica monetaria (stampare moneta, per firma tutta) di incunearsi tra una drastica riduzione di tasse e spesa pubblica si puó sperare – ove si usi la sapienza necessaria – di rilanciare crescita e sviluppo.
    Certo, si andrebbe probabilmente incontro ad un sensibile aumento dell’inflazione.
    Ma qualcuno deve pagare.
    Con buona pace dei pensatori ultraortodossi che
    vogliono risolvere la crisi conservando intatti potere, privilegi e ricchezze.
    Totó Castrogiovanni

  4. Concordo pienamente….qualcuno ha pensato che applicando alle banche Basilea 3 e core tier 1 = 9 le banche avessero meno probabilitá di default ….non domandandosi
    – se il momento economico sia quello giusto…
    – che le banche hanno due vie per raggiungerlo aumentare il capitale o diminuire gli impieghi….
    – che il tutto toglie quindi risorse al mercato
    – che si veda Dexia core iter 1 sotto stress 10,5 e’ andato in default dimostra che le banche devono tenere sotto controllo la liquidità?? Piú che il capitale???
    – che é assurdo che le banche italiane devono fare aumenti di capitale per coprire le minus latenti dei titolo italiani detenuti dalle stesse
    – che Basilea 3 é calcolato con metodi standard …guardate i moltiplicatori impieghi capitali di Germania e francia rispetto all’italia….siamo i più penalizzati!!!

  5. giorgio

    Marco :
    Gentile Oscar,
    apprezzo la sua chiarezza e la continua curiosità/ricerca intellettuale. Per questo mi permetto di suggerirle questo interessante video/articolo che da qualche settimana è spuntato su molti siti:
    http://www.movisol.org/11video11.htm
    A tal proposito mi chiedevo cosa ne pensasse della Glass-Stegall e se non fosse il caso di aprire un dibattito/confronto serio anche in Europa per andare alla radice dei problemi.. Forse meriterebbe un 9 in punto ad hoc..
    Cordiali Saluti
    Marco

    Dott. Oscar, mi associo ai complimenti e alla richiesta di Marco

  6. Giacomo

    Purtroppo è comprensibile (anche se molto di più tra i politici che tra gli economisti) che il presunto “neoliberismo” venga posto come causa della crisi così da evocare risentimenti e pseudo-ragionamenti animati più dall’ideologia e da false credenze che non dalla conoscenza empirica e critica della realtà. Ma da sempre una delle missioni dei liberali è battersi contro questa tendenza, grazie Oscar per farlo e per mettere la Sua preparazione e il Suo instancabile esercizio del senso critico a disposizione anche di chi come me non ha le competenze per accedere in modo diretto alla comprensione di molti fenomeni ma che si impegna con spirito critico a comprendere la situazione economica globale.

  7. Duiliopogliaghi

    Ormai la politica e’ stata superata, sia a dx che a sx, dalla imprenscindibile esigenza di fare cose.

    Cose, su commissione, senza alcun segno politico.

    quindi facciamoci dare il bigliettino scritto il meglio possibile di quello che c’e da fare.

    Diamolo in mano al piu’ affidabile che abbiamo con missione a termine.

    Finito di spuntare si tornerà a fare politica.

  8. Rimango un po’ impressionato che persone intelligenti ripongano in una ideologia sia essa il comunismo o il liberismo (neo) le soluzioni di tutti i problemi. I regolatori hanno sbagliato? Certo! Alle banche sono state permesse cartolarizzazioni poco trasparenti che hanno infettato il sistema? Certo.

    Per quanto mi riguarda non credo alle teorie economiche applicate alla realta’ come se la realta’ e la teoria fossero la stessa cosa. Capisco che per un chicago boys sia difficile da accettare ma quel greed e quell’eccesso di deregulation e’ stato uno dei fattori che ha causato la crisi, forse non il piu’ importante ma sicuramente ha avuto un ruolo.

  9. carlo grezio

    La gestione Tremonti – Berlusconi dei conti pubblici durante questo governo (dal maggio 2008 al settembre 2011) ha comportato l’accumulo di NUOVO DEBITO PUBBLICO per 250 Miliardi di Euro.
    E’ un dato persino peggiore del Nuovo Debito Cumulato dal precedente governo Berlusconi 2 (dal giu 2001 al maggio 2006) durante il quale il Debito Pubblico incrementò di 223,8 miliardi di euro.
    Le due tragiche performances del duo Berlusconi-Tremonti sono le uniche paragonabili nella storia recente della Repubblica Italiana alla disastrosa gestione finanziaria dei governi Andreotti 6° e 7° che dal luglio 1989 al giugno 1992 cumularono nuovo debito per 254 miliardi di Euro e alla terrificante gestione dei governi Craxi 1° e 2° che dall’agosto 1983 all’aprile 1987 aggiunsero nuovo debito pubblico per 213,8 miliardi di euro.
    Chiunque conosca l’ammontare complessivo del debito pubblico italiano, pari a circa 1.900 miliardi di euro può dunque facilmente calcolare che questi 6 governi (i 2 Berlusconi, i 2 Andreotti ed i 2 Craxi) hanno cumulato, in un periodo relativamente breve, circa quindici anni, nuovo debito per 941 miliardi, cioè il 50% del debito complessivo.
    Per cumulare l’altro 50% del Debito Pubblico Italiano ci sono voluti 53 governi e oltre 40 anni, dei quali nessuno è riuscito a performare, in termini di crescita percentuale e assoluta del debito, in modo nemmeno paragonabile al disastro dei governi Craxi, Andreotti e Berlusconi.
    Forse i mercati più che speculare contro l’Italia stanno semplicemente indicando che non è più possibile lasciare la gestione agli sprovveduti, incompetenti e in altre faccende affaccendati personaggi che guidano questo governo.
    Per una verifica consiglio di consultare i dati storici mensili di crescita del Debito Pubblico presso il sito BancaItalia, Base Informativa Pubblica TCCE0175.
    Carlo Grezio

  10. 1 Novembre 2011, Ognissanti.
    SIAMO ALL’ORA X ?
    Cosi’ sembra, in barba ai Santi, visto il crollo delle Borse, l’aumento dello spread, ecc., ecc..
    Berlusconi, Bossi & Co. AGITE, AGITE, AGITE !
    date corso,almeno, alla recente ‘Lettera di intenti ‘ ‘suggerita’ dalla ‘Lettera’ della BCE.
    Bersani, Casini, Dirigenti delle confederazioni degli industriali,
    dei commercianti, Dirigenti sindacali, Ordini professionali, ecc., non fate, per una volta, le barricate, per il bene del Paese; oggi, vista la situazione, non resta che realizzare in fretta quegli ‘intenti’, chiunque sia al Governo.
    Dimentichiamo per un attimo, vista l’urgenza, le beghe interne.
    VOGLIAMO CHE, DOPO L’EUROPA, SIANO I BRIC
    (CINA, INDIA E BRASILE) A ‘SUGGERIRCI’ COSA DOBBIAMO FARE ?
    Date spazio in televisione a persone come Angelo Panebianco (sublime il suo articolo
    sul Corriere della Sera del 25 Settembte u.s.), Oscar Giannino, Ichino, Rampini, Pannella,
    Galli Della Loggia.
    Classe dirigente del Paese, ‘ricchi e potenti’ siete invitati a fare quel gesto,
    quell’investimento con rientro a lunghissimo termine volto alla riduzione del debito pubblico suggerito nel pamphlet ‘SE GESU’ FOSSE TREMONTI…’, disponibile sul web;
    vi invito a leggere e commentare anche il post
    ‘GLOBALIZZAZIONE: ERAVAMO PRONTI ? NO.

  11. Claudio

    Gentile dr. Giannino ho letto con molta attenzione il suo post che puntualmente evidenzia un quadro generale fosco nella propria strategia, ma sempre meno fosco nella sua identificazione dove grazie anche a persone come lei si comincia a capire un pò di più di ciò che è in corso.
    Da semplice cittadino già nel 2008 mi chiedevo come era possibile una crisi dai contorni globali che metteva a dura prova anche l’euro e il sistema Europa a distanza di pochissimi anni dalla sua entrata in vigore smentendo tutte le teorie degli scenziati econimici che continuavano a dichiarare la scelta della moneta unica come un pilastro inderogabile per l’Europa e sopratutto per l’Italia. Da allora abbiamo assistito ad una crisi prolungata e continuativa fino al secondo grande urto del luglio trascorso dove si è cominciato a parlare di attacco all’euro. Qui ho preso atto come penso moltissime persone che in realtà siamo in mano a degli apparenti improvvisati a livello politico sia italiano che internazionale in ambito UE.
    Dico appartenti perchè sembra incredibile la sequenza degli eventi. A mio parere tutto è avvenuto perchè i fatti succedessero nella seguenza che sono accaduti e il brutto purtroppo dovrà ancora arrivare.
    Un punto di cui sarebbe positivo sentir dire a livello internazionale e nazionale, che essendo sotto attacco la moneta unica significa che esiste e c’è un nemico. Se c’è un nemico che ci sta attaccando mettiamone a fuoco tutti i dettagli e i contorni dello stesso e finalmente prepariamo un contro attacco scatenando in Europa un pò di spirito nazionalista. Possibile che si sentano solo lamentele, argomenti depressivi, catastrofismo e vittimismo e si assiste in diretta alla disfatta senza prendere iniziative valide? Più che depressione sarebbe meglio la parola azione combattiamo il nemico che ci attacca e mettiamo in campo tutte le azioni possibili. E’ evidente a tutti che i “conticini” che chiedono dall’Europa agli stati del sud per correggere i flussi di bilancio e i conti sono delle aspirine difronte ad un male serio, ma si sono svegliati solo ora? Dove erano 10 o 20 anni fa quando gli stati alimentavano i dediti pubblici?
    Concludo che sarebbe opportuno affidare la gestione della situazione attuale a livello sia nazionale che internazionale in ambito Europeo a persone di maggior spessore possibilmente più energiche e giovani con alta capacità decisionale e che si coinvolga la popolazione ad affrontare una guerra di natura finanziaria contro un nemico che ci sta attaccando e che sta distruggendo il nostro essere come individui riducendo in maniera rapidissima il cerchio della nostra libertà.
    Siamo dentro una turbolenza severa con un comandante un pò assonato e apparentemente ubriaco e il copilota che si ostina a pretendere dal comandante scelte e decisioni che lui stesso non si vuole assumere aumentando inutilmente il panico dei passeggeri.

  12. Marcello

    Gentile Giannino,

    l’altro giorno lei ha detto che la previsione della fine del petrolio è lungi dall’avverarsi e le sottostanti teorie prive di sostanza. Poichè lei è una persona acuta ed intellettualmente onesta, mi permetto di invitarla ad approfondire il punto: il petrolio infatti non finirà mai (solo gli ignoranti possono affermare ciò) è la fine della sua disponibilità a basso costo il problema. Purtroppo il pensiero economico nasce con Adamo Smith e sviluppa nei secoli successivi, in un periodo in cui la disponibilità di energia pro-capite si centuplica. Il che ha permesso di considerare l’energia coma una commodity qualunque, come il succo d’arancia, e di teorizzare il modello economico esistente, sbilanciato in avanti e basato sul debito, nella presunzione della crescita continua. Le svelo una cosa: in natura, in un sistema chiuso, la crescita continua non esiste. Le teorie del club di Roma non sono state mai nella sostanza smentite. L’energia non è una commodity qualunque, ma il mattone fondamentale di ogni bene e servizio, in percentuali variabili ed il suo costo reale negli ultimi 50 anni si è decuplicato (EROEI). 20 generazioni di economisti obnubilati dal surplus energetico hanno fatto si che da quel lato, lei come molti altri, si dimostrino terribilmente miopi. Diversamente dalla maggior parte di essi tuttavia lei mi sembra intellettualmente rigoroso. Provi ad approfondire. http://www.aspoitalia.it/
    Con stima. Marcello

  13. neocapitalist

    caro giannino
    ma le due diverse culture monetarie e bancarie (europa e america) devono essere diverse…in tal modo si concorrono…

    i difensori del liberismo a volte arrivano all’estremo e vorrebbero che tutti la pensassero uguale…cioè vogliono la concorrenza ma non quella delle idee…perché l’unica idea è quella loro…è paradossale…

    se si preferisce l’america si vada in america…
    i nostri antenati l’hanno fatto…

    ma se america e europa fossero uguali avremmo un problema in più e non uno in meno…

  14. claudio55

    x Carlo Grezio,
    nei governi da Lei citati mi aggiunge anche il tasso di crescita conseguito (ovviamente mi riferisco ai governi anreotti e craxi, quelli di B i tassi li conosciamo sono recenti e quasi negativi.
    Così per chiarezza.
    Se non ricordo male in quel periodo c’era una crescita sostenuta, finanziata dal debito forse ma crescita.
    Scelte che qualcunaltro ai giorni di oggi vorrebbe riproporre come soluzione dimentivcandosi il passato.

  15. carlo grezio

    @claudio55
    x claudio55
    i dati di pil sono meno certi ed è assai difficile recuperarli puntualmente per mese.
    peraltro io ritengo il rapporto debito/pil come un indicatore generico di sostenibilità del debito, ma non come un buon indicatore della gestione dei conti pubblici (di cui dovrebbe rispondere tremonti).
    In ogni caso si può dare un indicazione generale di una crescita media del pil annuale negli anni 82-87 (craxi) pari a circa il 12% annuo;
    negli anni 88-92 (andreotti) superiore a circa 8% annuo;
    negli anni 2000-06 (berlusconi) tra 3 e 4% annuo;
    direi 0 per l’ultimo triennio.
    Gli anni di crax e andreotti erano caratterizzati da inflazione a 2 cifre e tassi elevati.
    Ma la crescita in valore assoluto in euro del debito nel periodo è comunque significativa e molto grave se avviene in regime di tassi bassi e inflazione contenutissima come è stato finora dall’introduzione dell’euro.

  16. Antonio Maggio

    Caro Giannino, mi pare che tutti coloro che come Report attribuiscono le causa della crisi al neoliberismo non vogliono che riproporre, come uscita dalla crisi strategie, di nuovo interventismo (+ tasse e + debito) non accorgendosi che è il Leviatano che “mangia” tutti i suoi sudditi.
    Eppure qualcosa si muove. Mi preme evidenziare (sicuramente già noto) che il Friuli V.G., in virtù della diminuzione delle spese (“forzate” dai tagli dei trasferimenti dallo stato centrale) si appresta a varare la “sua” finanziaria che prevede la riduzione dell’IRAP di un punto percentuale. Qualcuno potrebbe prenderne esempio come strumento di rilancio? Potrebbe Lei rendere pubblica e diffondere questa notizia?

  17. Christian

    Gentile Giannino,

    sono sostanzialmente d’accordo. Se mi è permessa una testimonianza. Lavoro nel campo delle lavorazioni meccaniche di precisione, il problema più grosso non sono le commesse, in Italia siamo nel settore bravi e competitivi, il problema è il credito. Inizia ora ad acuirsi il disagio degli insoluti e di conseguenza della stretta sui fidi, di richieste folli per le pratiche d’acquisto dei macchinari etc. Nelle prossime settimane, anche per via dell’assurdo accumulo di acconti di tasse e IVA, ci sarà un’ulteriore stretta delle disponibilità e il mercato si fermerà del tutto (come già successo nel 2008). Se nei mesi successivi stringeranno ulteriormente i rubinetti del credito finiremo per chiudere con una perdita irrecuperabile di tecnologia e professionalità di alto livello.

    Se c’è un modo per uscirne è quello di imparare a camminare su baratri sempre più pericolosi, perché in fondo, dopo la caduta degli eterni, è questo il nostro compito.

    Un saluto,
    Christian

  18. maga

    Egregio dottor Giannino considerando di quanto è cresciuto il debito pubblico negli ultimi tre anni (quando non c’era il problema dello spread così alto) non capisco come lei possa pensare che la soluzione sia nell’abolizione delle pensioni di anzianità che, fra l’altro, da ciò che deduco dagli articoli da lei firmati conosce in modo molto confuso e arraffazzonato. Si parla tanto dei giovani che non trovano lavoro : ancora non ho capito come è possibile dare loro un lavoro se si impedisce ai loro genitori di andare in pensione. IL suo battere continuamente e ossessivamente sulle pensioni di anzianità sopratutto , nella sua trasmissione radiofonica, evitando di ricordare tutti gli altri interventi molto più incisivi che si possono fare mi fa dedurre che lo faccia per compiacere chi la paga (Marcegaglia) o con la speranza completamente sbagliata che così si potranno evitare inteventi più incisivi come la patrimoniale , che colpirebbero tutti compreso lei.
    saluti

  19. guidogamba

    @Stefano Castiglioni
    Al suo contrario, parlerò come magno.
    Il liberismo non è un’ideologia, è una banale necessità. Il creazionismo è un’ideologia, il darwinismo no. I fatti sono stupidi e poco poetici.

  20. guidogamba

    @carlo grezio
    caro carlo grezio, crede davvero che il Debito Pubblico Accumulato sia davvero così ridotto come cita? Sa che graeca verba sub lege non vocanturs?

  21. guidogamba

    @Anton
    Nessuno è mai pronto a ricevere nuova esperienza (che si dice sia ciò che entra dove manco il Sole). Sennò che esperienza sarebbe?

  22. guidogamba

    @Claudio
    Egregio (il “gentile” è solitamente riservato alle signore) Claudio, sembra che lei speri nell’intervento dell’Uomo Del Destino, che sferri il “contro attacco” ai dettagli del nemico. Purtroppo, come sa, miserando è il popolo che ha bisogno di eroi. E ancor di più quello che pensa che i beneficiari del debito pubblico siano altri.

  23. guidogamba

    @Claudio
    Egregio (il “gentile” è solitamente riservato alle signore) Claudio, sembra che lei speri nell’intervento dell’Uomo Del Destino, che sferri il “contro attacco”

  24. guidogamba

    @Marcello
    Pensa davvero che la produzione del succo d’arancia (gli agrumi sono i frutti più zuccherini, infatti prodotti dagli alberi più energivori che esistono) non dipenda strettamente dall’energia impiegata per irrigarli? Sarà mica di quelli che pensano che la carenza di energia si risolva nell’aver poca benzina e dover utilizzare meglio l’energia elettrica? Pensa che la produzione di fertilizzanti e pesticidi sia del tutto scollegata dalla produzione (meglio dire sfruttamento) di energia?

    In natura la crescita continua esiste, finché c’è abbastanza energia. Quando manca, gli erbivori si trasformano in carnivori, che è un dirty job, but someone’s got to do it, così se magnano un po’ di erbivori e danno un po’ di respiro alle autotrofe (quelle cose verdi che prendono H2O e CO2 e danno O2 e carboidrati o idrocarburi), facendo andare avanti il mondo.

  25. Luigi Cassone

    Salve Giannino,
    ascolto frequentemente la sua trasmissione su radio 24, apprezzo il modo (non vincolato) con cui espone i problemi della nostra economia (politica e non) anche se a volte la trovo un pò autocelebrativo.
    Chiusa parentesi, le espongo il mio parere su questo argomento.
    Io credo che con l’avvento della telematica (preciso che io sono a favore), si è diffuso un senso di onnipotenza, che accompagnato da un allentamento del senso del dovere in primis e assieme a leggi che hanno allentato i controlli si è evoluta una classe dirigente (non solo i politici) che ha avuto mani libere per turlupinare la Stato ed il prossimo(visto il diffuso senso di impunità).
    Altro argomento che vorrei porre in evidenza a proposito dei costi dell’Amministrazione Pubblica, lei pone il dito sui polici però omette di occuparsi della marea di Enti inutuli (es. ponte sullo stretto che non si farà) e di dirigenti (es, comunali che percepiscono emolumenti multipli rispetto agli amministratori).
    Certo di un cortese riscontro, invio distinti saluti.

  26. davide grignani

    Caro Oscar,
    leggerò senz’altro il contributo di Friedman e Kraus; desidero solo segnalare che da alcuni anni (e ancor prima del fallimento Lehman, caso emblematico del fuorviante risk assessment di titoli AAA totalmente illiquidi) anche in Italia alcuni attenti osservatori – in primis l’amico Antonio Foglia cui fu dato atto di tale analisi anche dalla Lex Column del FT – ed molto più modestamente sottoscritto avevano sottolineato le distorsioni perniciose introdotte negli attivi delle banche (ed assicurazioni) dalla presunta “massima qualità” dei suddetti titoli (tra cui le tranche AAA dei derivati tossici di “fixed income”) poi trasformatasi in “nulla liquidabilità” degli ed ancora oggi nelle “legacies asset” pencolanti in molti bilanci bancari. Avevo anni fa suggerito un semplice suffisso ai rating che calibrasse da L1 a L5 il vero livello di liquidabilità dell’attività finanziaria in oggetto…. troppo semplice ed efficace probabilmente.
    Per il resto condivido il pensiero.

    Un caro saluto

    Davide Grignani

  27. Le crisi economiche ci sono e ci saranno. Non possiamo eliminarle, né prevederle. Sono connaturate nell’elemento “libertà”. In un’economia libera, la crisi è proprio il segnale della libertà, dell’interesse individuale. Le crisi sono continue ed hanno cause simili, cioè eccessi ed inefficienze riguardanti: Eccessivo credito bancario, vendite in massa di titoli gonfiati, eccessive svalutazioni monetarie, aumenti repentini di materie prime in regime di oligopolio, speculazioni finanziarie, aperture di nuovi mercati e perdita di posizioni dominanti, bolle speculative immobiliari. Ci sono continue crisi, per vari fattori e settori dell’economia. Quasi sempre, nessuno se ne accorge. Ciò perché un fattore o un settore di crisi, scarica il suo effetto su un altro settore o fattore. Questo gioco, in un sistema economico-finanziario efficiente, dovrebbe continuare all’infinito. Quando invece, queste normali crisi si trasformano in macro-crisi, divenendo recessioni o lunghe depressioni? Quando quel gioco s’interrompe, cioè quando quel gioco non ha “VIE DI FUGA” e si crea un imbuto, dal quale non si può venir fuori. I modelli economici con queste trappole non sono efficienti, e creano macro-crisi.

  28. Caro sig. Giannino
    sono un ascoltatore di radio 24 e seguo molto volentieri la sua trasmissione, anche se spesso mi trovo a non condividere le sue idee.
    A lei che è un sostenitore del liberismo e che, mi pare di capire, sostiene che la crisi non è imputabile al comportamento dei banchieri e delle banche centrali, consiglio la visione di questo documentario: http://www.youtube.com/watch?v=60O_cEuxslM
    Spero di aver dado uno spunto interessante alla vostra discussione.
    Ansioso di conoscere il suo pensiero sull’argomento, colgo l’occasione per fare i miei complimenti alla trasmissione
    Cordiali saluti
    Confalonieri Stefano

  29. Dottor Giannino,
    Il suo ragionamento mi pare che sia il seguente: c’è stato un errore di fondo nella valutazione del rischio sui titoli salsiccia, quando questo errore è venuto a galla le banche hanno capito che quei titoli – che le alleggerivano dal punto di vista del core tier 1 in quanto molto affidabili e a bassa rendita – le esponevano eccessivamente, e per rientrare a livelli di core tier 1 sufficiente a rispettare gli accordi di Basilea hanno ridotto le passività (ai danni di imprese e famiglie) determinando il quadro di contrazione economica.

    Il suo ragionamento – se ho capito la sua essenza – mi sembra fallace in un punto in particolare:

    – non ci sarebbe stata nessuna crisi di fiducia che ha congelato l’interbancario. E, se dovessimo accettare la sua versione, non sarebbe stato tanto uno scenario “macro” a determinare le scelte delle banche di congelare il credito, quanto scelte “micro” delle singole istituzioni, spinte a ridurre la propria esposizione all’economia reale per riassestarsi a livelli di capitale di garanzia sufficienti.

    Personalmente non credo a questa ipotesi. Richard Posner (un ex Chicago Boy, no?) fa un’analisi puntuale che mi sembra molto credibile in “la crisi della democrazia capitalista”.

    Condivido invece la sua implicita critica alle nuove regole di capitalizzazione, soprattutto per la assurda miopia europea che invece di spingere su politiche anticicliche non fa altro che incoraggiare la mancanza di fiducia. Del resto, politiche anticicliche non sono state messe in opera nemmeno dal punto di vista fiscale.

    Prendersela con i regolatori, però, e additarli quali concausa della crisi sistemica, mi pare un’operazione assolutamente irricevibile.

    Cordiali Saluti,
    Lorenzo Romani

Leave a Reply