PNRR: spendere meno, spendere meglio
Editoriale IBL, 5 aprile 2023
La discussione sul Pnrr che si è aperta in questi giorni è sana e utile al paese. Il dibattito ha preso le mosse dal timore che non saremo in grado di spendere interamente i denari europei, a causa delle lungaggini amministrative e delle dimensioni del piano di investimenti concordato con la Commissione. Ma questo dato di realtà dovrebbe indurci ad affrontare la questione in un’ottica diversa: sono davvero tutte utili e necessarie le opere previste? Ed è ragionevole andare a incrementare ulteriormente il nostro già colossale debito pubblico pur di incassare integralmente non solo i trasferimenti a fondo perduto, ma anche i prestiti?
Il Pnrr contiene diversi interventi effettivamente utili – pensiamo alla digitalizzazione del settore pubblico e della giustizia. Ma altre misure sono più discutibili quando non addirittura dannose. Le gare deserte per i treni a idrogeno o l’incapacità di rispettare l’impegno a piantumare gli alberi sono solo gli esempi più pittoreschi. Questo dipende probabilmente dalle modalità con cui il Pnrr è stato composto: a causa dei tempi contingentati imposti dalle procedure europee, i ministeri hanno finito per inserire nel Piano proposte che da tempo giacevano in fondo ai cassetti (et pour cause). Impegni che in passato erano stati giudicati non prioritari, e che adesso hanno improvvisamente conquistato il palcoscenico non già perché siano considerati strategici, ma solo per giustificare la richiesta di quasi 200 miliardi di euro. Abbiamo, cioè, invertito la logica: anziché partire dalle opere necessarie e conseguentemente chiedere i finanziamenti, siamo partiti dai soldi disponibili e abbiamo cercato di compilare una lista sufficientemente lunga.




















