26
Apr
2023

Punto e a capo n. 13

5 news di tecnologia – edizione speciale

Rivoluzione digitale: parte il countdown. In campo arbitra l’Europa. 

La Commissione UE designa la prima serie di regole sui servizi digitali che investe le piattaforme online e i motori di ricerca di grandi dimensioni. Da ora parte il countdown: quattro mesi per adeguarsi.

Lo ha annunciato il commissario UE per il Mercato interno, Thierry Breton “(I big tech) dovranno cambiare i loro comportamenti se vorranno continuare a operare in Europa”. Le aziende dovranno rispettare gli obblighi di trasparenza e affidabilità previsti dal Digital Services Act. La Commissione ha adottato le prime decisioni di designazione ai sensi della legge sui servizi digitali (DSA), designando le maggiori piattaforme online (VLOP) e i principali motori di ricerca online (VLOSE) che toccano 45 milioni di utenti attivi mensili. 

Qui di seguito i 19 grandi nomi del mondo Tech coinvolti e le principali novità a cui adeguarsi.

Le Grandi piattaforme:

Alibaba AliExpress
Amazon Store
Apple Store
Booking.com
Facebook
Google Play
Google Maps
Google Shopping
Instagram
Linkedin
Pinterest
Snapchat
Tik tok
Twitter 
Wikipedia
Youtube
Zalando

Grandi motori di ricerca:
Bing
Google

Il Digital Services Act (DSA) prevede:

  1. proteggere gli utenti online (compresi i minori)
  2. mitigare i rischi sistemici
  3. la necessità di solidi strumenti di moderazione

Questo nel dettaglio comprenderà:

  1. Maggiore chiarezza e responsabilizzazione verso gli utenti > Gli utenti riceveranno informazioni chiare sul motivo per cui vengono raccomandate determinate informazioni e avranno il diritto di rinunciare ai sistemi di raccomandazione basati sulla profilazione. 
  2. Sì a facilitare segnalazioni contro contenuti illegali (e le piattaforme dovranno elaborare tali segnalazioni con diligenza).
  3. No ad annunci pubblicitari basati su dati sensibili dell’utente (quali l’origine etnica, le opinioni politiche o l’orientamento sessuale)
  4. Le piattaforme devono etichettare tutti gli annunci e informare gli utenti su chi li sta promuovendo.
  5. Le piattaforme devono fornire un riassunto facilmente comprensibile e in un linguaggio semplice dei termini e condizioni, nelle lingue degli Stati membri in cui operano.

Per quanto riguarda la tutela dei minori:

  1. Le piattaforme dovranno riprogettare i propri sistemi per garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e incolumità dei minori. 
  2. No a pubblicità mirata basata sulla profilazione verso i bambini.
  3. Valutazioni speciali del rischio, compresi gli effetti negativi sulla salute mentale, dovranno essere fornite alla Commissione 4 mesi dopo la designazione e rese pubbliche al più tardi un anno dopo.
  4. Le piattaforme dovranno riprogettare i loro servizi, comprese le loro interfacce, i sistemi di raccomandazione, i termini e le condizioni, per mitigare questi rischi.
  5. Una Moderazione dei contenuti più diligente con meno disinformazione.
  6. Le piattaforme e i motori di ricerca devono adottare misure per affrontare i rischi legati alla diffusione di contenuti illegali online e agli effetti negativi sulla libertà di espressione e di informazione.
  7. Le piattaforme devono disporre di un meccanismo che consenta di agire rapidamente in base alle notifiche delle segnalazioni.

In generale i Big Tech operanti in Europa dovranno quindi assumere maggiore trasparenza e responsabilità, e in particolare dovranno:

  1. Garantire che le valutazioni del rischio e la loro conformità a tutti gli obblighi DSA siano verificate esternamente e in modo indipendente.
  2. Dare accesso ai dati pubblicamente disponibili ai ricercatori; in seguito sarà istituito un meccanismo speciale per i ricercatori selezionati;
  3. Dovranno pubblicare archivi di tutti gli annunci pubblicati sulla loro interfaccia;
  4. Pubblicare rapporti di trasparenza sulle decisioni di moderazione dei contenuti e sulla gestione dei rischi.

Per approfondire: QUI.

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Le altre 4 news di questa settimana

(E del perché i dati e la loro mancata tutela incidono nella vita reale)

  • L’ombra di Facebook e TikTok sugli acquisti online in farmacia – la notizia commentata da Guido Scorza è QUI
  • “I don’t know if human can survive AI” dice lo storico israeliano Yuval Noah Harari su The Telegraph – QUI
  • La disponibilità di memoria è uno dei limiti anche per i maggiori chatbot di intelligenza artificiale, Gli esperti di ChatGPT tramite Shogtongue – forma compressa di testo – provano a aggirare il problema – QUI
  • Avrete letto della grave situazione di questi giorni in Sudan. In che modo c’entra (anche) la tecnologia? Datemi un minuto e partiamo con un nome: Flight of the Predator, Di cosa si tratta? Forse il più grande scandalo di spyware in Europa. Un software di hacking mette alla prova le istituzioni democratiche provocando il caos in Europa e in Africa. L’inchiesta parte in sordina quando, nel dicembre del 2021, un piccolo media greco Inside Story. comincia ad analizzare strutture, persone e contesto legati alla vicenda. A quel punto, nel disinteresse internazionale, un altro giornalista greco, Thanasis Koukakis – firma del Financial Times e CNBC – leggendo la notizia – riconosce dei domini su cui teme di aver navigato e contatta Citizen Lab per farsi fare un’analisi tecnica dei suoi device. L’analisi non lascia dubbi ed emerge che era stato infettato per almeno 10 settimane. A partire da qui, il tracciato rivela poi gli eventi chiave di un’epidemia di spyware made in EU. Il governo greco ammette l’esportazione del software spia in Sudan. Questa tecnologia di sorveglianza sta mettendo a serio rischio la travagliata transizione del Sudan verso il governo civile –  QUI.

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