16
Giu
2010

Liberalizzazioni: bene il Pd, se sa quel che dice

Finalmente il Partito democratico batte un colpo, e che colpo. Le sei proposte di liberalizzazione presentate oggi da Pierluigi Bersani rappresentano, finalmente, un tentativo di dare sostanza all’opposizione, evitando sia la tentazione controproducente dell’antiberlusconismo, sia il massimalismo della Fiom. Non tutto è perfetto, ma c’è molto di buono.

Prima ancora di entrare nel merito delle proposte, buona è la retorica con cui il Pd le condisce:

Il Partito democratico sostiene la libertà di impresa e la libertà dei consumatori… L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni: meno barriere di accesso alle professioni, più concorrenza nei servizi, autorità realmente indipendenti.

L’idea di fondo sembra essere che il paese sia “bloccato”, e che questo blocco non dipenda (perlopiù) dalla crisi, cioè non sia un blocco congiunturale, ma dipenda da ragioni strutturali. In particolare, dall’inadeguatezza del contesto normativo a ospitare vera concorrenza in una serie di settori della nostra economia, producendo rendite a favore degli incumbent e sottraendo risorse preziose ai consumatori e al mercato. Da questo presupposto, discendono abbastanza naturalmente quattro delle sei proposte. Due, invece, mi paiono contraddirlo. Vediamo perché.

1. Carburanti. Il Pd propone due cose, una – voglio essere buono – sbagliata e l’altra dannosa. Quella sbagliata è di rompere il vincolo di esclusiva che lega i distributori alla compagnia di cui battono i colori, obbligandoli a ritirare da essa solo il 50 per cento del carburante servito. Per il resto, varrebbe una sorta di third party access in virtù del quale potrebbero approvvigionarsi dove gli pare. La misura dannosa prevede di affidare all’Acquirente Unico – che già svolge un compito analogo nel settore dell’elettricità – le funzioni di grossista della benzina, in modo da rifornire i piccoli distributori fornendogli potere contrattuale. Questo è sbagliato perché – al di là delle riserve sul ruolo attuale di Au – c’è una ovvia e sostanziale differenza tra l’elettricità e i carburanti: nel caso dell’elettricità il consumatore, specie quello domestico, ha bisogno di essere accompagnato verso il mercato (anche se credo che questa sia una comoda illusione, ma facciamo finta), nel caso dei carburanti no. E, per la stessa ragione, non si vede per quale ragione si debba entrare a gamba tesa nella libertà contrattuale tra distributori e compagnia. Ma, al di là di tutto questo, mi pare che l’errore sia più profondo: la lettura del Pd è che si debba usare diversamente la rete esistente, mentre il problema vero è che è la rete a essere inadeguata: non dobbiamo usarla meglio, dobbiamo ricostruirla. E per ricostruirla non servono alchimie regolatorie, ma libertà di apertura/chiusura di punti di rifornimento, inclusa la libertà di aprirli assieme a un supermercato o minimarket o quel che sia senza vincoli al mix merceologico, sul tipo di servizio offerto, e così via. Sta tutto scritto qui.

Farmaci. L’ampliamento delle maglie della prima “lenzuolata” di Bersani è cosa buona e giusta. Il Pd propone di consentire alle parafarmacie di vendere anche farmaci di fascia C, ampliando i canali d’offerta. C’è poco da aggiungere, visto che sta tutto scritto qui e qui.

Professioni. Questa è la proposta, al tempo stesso, più innovativa e rivoluzionaria: si propone in sostanza, al di là di una serie di aggiustamenti condivisibili ma minori, di “riconoscere le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale. Viene infine prevista l’equiparazione delle professioni intellettuali al settore dei servizi ai fini del riconoscimento delle misure (comunitarie e nazionali) di sostegno economico per lo sviluppo dell’occupazione e degli investimenti con particolare riferimento ai giovani“. Questo scardinerebbe il sistema ordinistico italiano, introducendovi un importante germe di libertà di organizzazione. Assolutamente da sostenere con le unghie e per i denti. Peraltro, sta scritto anche qui.

Abolizione della clausola di massimo scoperto. Anche qui si tenta di estendere le lenzuolate del 2006/7, ma rispetto a un tema che ci ha visti molto critici. Infatti, quello che questa proposta farebbe sarebbe di mettere le mani all’interno di contratti già scritti e firmati, cioè di pasticciare con la libertà contrattuale di individui e imprese. Roba che a noi non piace e che, di norma, non funziona neppure rispetto ai suoi obiettivi originari. Comunque, non c’è nulla di nuovo: i nostri dubbi stanno scritti qui.

Separazione proprietaria rete gas. Se quella sulle professioni è la proposta probabilmente più rivoluzionaria, questa è la più improbabile: perché il Pd si muove sul classico terreno che “chi tocca i fili, muore”. Si tratta del crocevia indispensabile per avviare una seria liberalizzazione del mercato del gas naturale nel nostro paese, e a catena di quello elettrico che a esso è strettamente legato. Pochi hanno provato e quei pochi hanno fallito (con onore). Ma la proposta è talmente giusta e condivisibile che sta scritto tutto qui e qui.

Avvio immediato attività produttive. Infine, l’ultima proposta è quella di consentire, tramite una semplice autocertificazione, le procedure per la realizzazione di impianti necessari all’avvio di nuovi insediamenti produttivi. C’è poco da commentare, qui, se non che sono idee giustissime (e forse, vista la convergenza con le ultime uscite di Giulio Tremonti, questa proposta ha perfino qualche chance). La burocrazia e la confusione amministrativa sono i mostri contro cui le imprese italiane si battono quotidianamente. Sta scritto qui.

Il giudizio è insomma più che positivo. Su sei proposte, due sono discutibili (carburanti e massimo scoperto), quattro buone o molto buone, ma due del tutto impossibili (rete gas e professioni) o estremamente improbabili (farmaci). Una (semplificazione) è buona e possibile. Non sono sicuro che il Pd si renda pienamente conto della portata di questo “programma di governo”: di certo, se mai torneranno a Palazzo Chigi, il giorno dopo qualcuno dovrà prendersi la briga di chiedergli di mantenere le promesse.

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15 Responses

  1. La riforma delle professioni proposta sarebbe al limite possibile, se evitassero di candidare avvocati, notai e commercialisti.

    Ma forse e’ piu’ probabile che passi la riforma proposta.

  2. marco

    Condivisibile la maggior parte dell’articolo.
    Mentre all’ultimo capoverso non ho potuto fare a meno di pensare questo: ma dopo quasi 9 anni sugli ultimi 16 di governi Berlusconi chi si prenderà mai la briga di chiedergli che fine hanno fatto le sue promesse? Soprattutto dopo i prossimi 3 anni “tranquilli e lisci” che hanno davanti…qualcuno dovrà pur prendersi questa responsabilità, o no?

  3. stefano

    Perfettamente d’accordo, hanno occupato il parlamento e non si daranno mai la zappa sui piedi.

    Per quanto riguarda le commissioni di massimo scoperto, sono d’accordo che tanto le banche, da brave strozzine, se vuoi i soldi te le fanno pagare in ogni caso con qualunque nome le mascherino.
    Sulla libera contrattazione tra le parti, nei contratti con gli istituti di credito, io la vedo più come la libera contrattazione che puoi avere se uno ti punta una pistola alla tempia per rapinarti.

    @marco: e scriviamogli per Dio! Non c’è il nuovo sito in cui risponde agli “amici”? E famose sentì!

  4. Scusate la domanda populista ma, pur non amando il PD ed il suo essere quasi un ectoplasma, (copyright NFA), mi chiedo se mai la nazione potrà conoscere queste proposte in maniera approfondita. Non grido al criptofascismo ma abituati ormai ad avere come notizia regina nei maggiori TG la festa dell’Assunta e la sagra dello gnocco qualche dubbio mi viene

  5. Riccardo

    Ora sono confuso, davvero tanto!
    Ma non erano queste le idee di Silvio in campagna elettorale?

  6. Suarez

    @Riccardo, veramente queste da sempre sono le idee di Bersani di larghissima parte del PDS, DS, PD, non ha caso l’unico vero slancio di liberazioni avuto in Italia l’ha fatto Bersani, Berlusconi ha vinto le elezioni promettendo a destra e manca che se le sarebbe rimangiate…

  7. Bravissimo Pierluigi Bersani e bravo Carlo Stagnaro che ne ha riconosciuto i meriti e i limiti.

    Magari queste riforme non andranno in porto, ma una cosa e’ certa: le liberalizzazioni in Italia le puo’ e vuole fare solo in centrosinistra, con PD e Radicali.
    Il centrodestra vuole solo piu’ Stato, piu’ statalismo, piu’ tasse e soprattutto…

    UNA MAREA DI DIVIETI!

  8. Aponus

    @ Suarez. A parte l’ultima lenzuolata di Bersani, non mi pare che il centrosinistra abbia mai avuto un atteggiamento liberale. In ogni disegno di legge vi era solo un intento di dominio statale in ogni settore per cui il cittadino era proprietà dello Stato. Leggasi un certo libretto…

  9. Bersani e il PD si svegliano e lanciano un “guanto di sfida” al governo sulle liberalizzazioni: fascia C alle parafarmacie. Il PD lo seguirà? Cosa faranno ora i veri liberali del PDL?

    Finalmente Bersani e il PD (speriamo tutto dato che in passato ci sono stati molti distinguo più o meno interessati) si svegliano dal torpore post-elettorale e qualche giorno fa propongono 6 proposte a costo zero a favore dei consumatori e cittadini e contro le rendite di posizione corporative, che dire: una bella botta di liberalismo che se approvate ( e qui casca l’asino dato che la minoranza è appunto tale in Parlamento) darebbero una bella sterzata alla scialba politica dell’opposizione in tale settore molto. Al di la di tutto va compreso, dopo gli interventi un po’ velleitari di Tremonti che vuole cambiare la costituzione, che la crisi economica messo in luce che il vero giacimento economico da liberare in Italia è quello bloccato nelle rendite di posizione delle corporazioni.
    Bisogna comprendere che le liberalizzazioni non sono ne di destra ne di sinistra aiutano a risolvere la crisi che ci attanaglia, e bene ha fatto Bersani a riprendere un suo vecchio cavallo di battaglia. Il dettaglio per il settore farmaci prevede di ampliare il processo di liberalizzazione avviato con la prima „lenzuolata” del 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle c.d. parafarmacie e ai corner della grande distribuzione di vendere anche i farmaci di fascia C e quindi tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale.

    Si viene di fatto a creare un doppio canale di vendita: farmacie convenzionate con il SSN; parafarmacie per la vendita di tutti farmaci a carico dei cittadini. Un pò quello che IBL ha proposto con il documento tre farmacie meglio di una…magari!

    Alcune considerazioni finali già accennate prima quanto tutto il PD seguirà le proposte del suo segretario?
    Molte sono state le defezioni durante questi anni di alcuni parlamentari anche PD “sensibili” alle proposte delle corporazioni o che difendono in commissione sanità del senato troppo blandamente le proposte liberalizzatrici di Bersani : l’esperienza del Ministro Turco nella scorsa legislatura insegna qualcosa.
    Una considerazione nel campo della destra liberale : cosa faranno i “liberali” del PDL? Proporranno liberalizzazioni ancora più incisive o dopo le chiacchiere liberiste lasceranno spazio ai corporativisti alla Gasparri/Tomassini che dettano legge in questo campo nel PDL?

    Leonardo Marchitto Direttivo FEF-parafarmacie

  10. Caber

    Scusate ma la commissione di massimo scoperto non era stata già abolita da Bersani stesso?

    tra l’altro prontamente sostituita dalle banche con la, di gran lunga più onerosa, commissione di disponibilità fondi…

  11. carlo

    l’importante per il governo è invece fare un nuovo ministero. Il Ministero per controllare chi controlla Il federalismo . Poi via il 41 della Costituzione e le cose si metteranno a posto. Tutti imprenditori , anche i manovali. Tutti con partita IVA , e così semplifichiamo dalla a alla zeta .

  12. bill

    Sì. Poi qualcuno mi spiegherà le sciocchezzuole sentite ieri all’adunata del PD, tipo alzare l’aliquota sulle rendite finanziarie (sic!) al 20% et similia.
    Qualcun altro mi spiegherà poi il fatto che mezzo PD sta con la Fiom contro la proposta Fiat per Pomigliano.
    Potrei continuare, ma se davvero si volessero fare proposte serie si lavorerebbe su quello, invece di starnazzare continuamente sciocchezze polemizzando a raglio su tutto. Ovvero: io di quelli non mi fido, e se Letta dice oggi che Prodi è una grande risorsa per il PD, sappiamo già dove andrebbero a parare..

  13. alessandro

    chiedo lumi: stanno riesumando le liberalizzazioni, se non vado errato però la prima, quella sugli agenti immobiliari è stata praticamente cancellata,sopprimere l’ordine mantenendo i requisiti non ha risolto niente, anzi, pretendere corsi,diplomi o lauree limita molto l’accesso a questo mestiere che gia in tanti praticano parallelamente ad altri mestieri, e non dimentichiamo che buona parte degli agenti immobiliari ha preso il patentino prima della 39/89 e quindi d’ufficio, non avendo ne i titoli di studio ne i requisiti, se qualcuno mi potrà confermare o smentire sarò grato

  14. liberal

    Finalmente sul sito liberista per eccellenza si comincia a capire che se c’è un nemico del liberalismo economico e sociale, questo è Sua Eccellenza Cav. Silvio Berlusconi e relativo Governo. Le proposte del PD sono serie perchè Bersani è l’unico Ministro che abbia veramente fatto e tentato di fare delle liberalizzazioni, immediate, subito applicabili e senza “menate” sui problemi della Costituzione, che non blocca niente, nè favorisce le caste, anzi……..
    Un certo sig. Bill non si fida “di questa gente”. Continui a fidarsi di Berlusconi e Tremonti, che prendono in giro gli Italiani fin dal 1994. E’ affetto sicuramente dalla “sindrome di Sticcolma. 🙂

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