2
Ago
2012

Angeli e fondi

L’elevato ammontare del debito pubblico richiede un’urgente politica di privatizzazioni per ridurlo e ritrovare la fiducia dei mercati. Nonostante ciò, si continua a procrastinare e cercare metodi alternativi che allontanano l’obiettivo di risanamento delle finanze statali e dello sviluppo del Paese.

L’ultimo è quello proposto da Alfano, che vorrebbe creare un fondo dove far confluire i beni pubblici (tra cui caserme, case popolari, municipalizzate ecc.) da valorizzare per evitarne la svendita. Secondo Alfano il patrimonio conferibile al fondo potrebbe essere attorno a 400 miliardi di euro, pari a 20-25 punti di Pil. Il fondo si finanzierebbe attraverso l’emissione di obbligazioni per circa 20 miliardi di euro all’anno. Nel fondo non dovrebbero confluire le partecipazioni “strategiche” in società quali Enel, Eni e Finmeccanica.

Nessuna privatizzazione in vista dunque, ma solo obiettivi di maggior liquidità nel breve periodo che tuttavia non creerebbero le condizioni per rilanciare lo sviluppo e la crescita del Paese. È ovviamente importante evitare la svendita del patrimonio pubblico, ma d’altra parte non ci si può illudere che aspettando indefinitamente nella speranza di “vendere bene” si otterrà una maggiore fiducia sui mercati e si risolveranno i problemi di mancato sviluppo. Ciò a cui bisogna ambire, come chiaramente scritto da un paper dell’Istituto Bruno Leoni, è la “massimizzazione del gettito sotto il vincolo di massimizzare la crescita (cioè la concorrenza)”. Se non si ricorre alla privatizzazione completa di società e immobili, è difficile lanciare segnali di credibilità, quanto piuttosto si suggerisce la volontà del settore pubblico di continuare a mantenere forme di controllo all’interno. Tutt’al più i fondi creati, solo se strettamente necessari, dovrebbero essere piccoli e omogenei, ma non è questo il caso.

La cessione del patrimonio deve essere effettiva e integrale e non passare tramite la costituzione di fondi per emettere obbligazioni. In un Paese come il nostro che non è stato in grado di fare spese efficienti e tanto meno di ridurle, è lecito temere che la liquidità ottenuta tramite tali strumenti sarebbe infatti usata per finanziare la spesa corrente, dilapidando così velocemente il risparmio ottenuto e senza aver agito sul lato dell’apertura dei mercati che innescherebbero competitività e crescita. Inoltre l’emissione di obbligazioni implica la creazione di ulteriore debito, più che l’abbattimento di quello esistente, e solo attraverso artifici contabili si potrebbe perseguire l’illusione ottica di osservare una riduzione del debito pubblico, come peraltro avverrà con la cessione di Sace, Fintecna e Simest alla Cassa depositi e prestiti.

Bisognerebbe invece vendere gli immobili tramite procedure ad evidenza pubblica, per garantire la massima trasparenza e impedire trattative private che favoriscono alcuni acquirenti piuttosto che altri, o per evitare che possano essere scelti acquirenti come la CDP, soggetti teoricamente privati ma sostanzialmente pubblici: in tal caso, infatti, la cessione sarebbe solo formale e così anche l’abbattimento del debito pubblico. Con tanti saluti agli obiettivi di riduzione delle tasse e crescita economica.

Per i dettagli su come privatizzare, si rimanda al paper dell’IBL “I dieci comandamenti per privatizzare”.

 

 

 

38 Responses

  1. claudio p

    Siamo tutti d’accordo che ridurre dimensioni e funzioni dello Stato, e liberare la concorrenza in tutti i settori, siano gli ingredienti senza i quali non si può cucinare niente di commestibile.
    Ma nello specifico mi chiedo: chi ci dice che la liquidità derivante dalla dismissione (ben fatta) di patrimonio pubblico non finanzi spesa corrente?
    Il primissimo punto fermo dovrebbe essere un vincolo a prova di escamotage che leghi i proventi della vendita al solo abbattimento del debito.. ma ce da fidarsi?
    Si sente spesso parlare dismissioni, di come farle ecc, ma non ho percepito un sano dibattito su cosa fare dei proventi, su come essere certi che quella liquidità vada tutta nel posto giusto.

  2. Andrea Campiglio

    L’idea del Fondo non e’ male ma va sottratta alla gestione dello Stato, il quale deve vendere e non contare piu’ nulla nella gestione del Fondo. Si potrebbe pensare ad un fondo privato finanziato con una sorta di patrimoniale:

    1. Creazione di un fondo immobiliare per l’acquisto di una parte molto consistente del patrimonio pubblico
    2. Finanziamento del Fondo Immobiliare con una sottoscrizione forzata delle quote in capo ai cittadini più facoltosi. Si tratterebbe di una patrimoniale con la differenza che chi paga ha in cambio le quote del fondo in proporzione al versamento a cui è stato costretto. A questo punto il Fondo non è dello Stato ma è privato affidato con gara ad una SGR privata: lo STATO NON DEVE AVERE ALCUNA VOCE IN CAPITOLO SULLA GESTIONE DEL FONDO.
    3. Il Fondo Immobiliare acquista parte del patrimonio immobiliare dallo Stato o dagli enti locali. Il Fondo Immobiliare avrà uno statuto con il quale regolamentare le attività di acquisto, valorizzazione e successiva dismissione degli immobili.
    4. I proventi della vendita al FONDO vengono immediatamente utilizzati per la riduzione del debito.
    5. Negli anni successivi il Fondo Immobiliare avvierà il processo di valorizzazione e dismissione degli immobili, retrocedendo ai detentori delle quote (nel frattempo negoziabili) quanto realizzato.

    Ovviamente tutto questo ha come precondizione un patto tra stato e cittadini per il quale una volta passata l’emergenza esistano limitazioni vincolanti alla generazione di nuova spesa pubblica.

    Raccogliere 400 miliardi di euro significherebbe prelevare l’11,2% del patrimonio in attività finanziarie posseduto dalle famiglie italiane (dati Banca d’Italia 2009). Poiché tale ricchezza è molto concentrata si potrebbe, ad esempio, ipotizzare un prelievo patrimoniale inferiore al 10% sui patrimoni tra 1 e 5 milioni di euro, il 10% tra 5 e 10 milioni, il 15% oltre.

  3. merola aniello

    stamane durante la la tua trasmissione 9 in punto si contrapponevano alcune ipotesi su come trovare i soldi necessari all’abbattimento del debito pubblico allo sviluppo ecc. lasciando perdere l’ ipotesi di acquisto forzoso di titoli di stato ,mi chiedevo se davvero le cose non si possano fare entrambe ,ovvero vendita massiccia di mattoni , e per che no anche uno sgravio fiscale importante a chi volesse contribuire all’abbattimento del debito attraverso donazioni proprie .

  4. Ancora con le dismissioni? Possibile che nessuno ricordi che non sono le dimensioni del debito a dover preoccupare ma il rapporto tra il debito e il PIL? il debito appare fuori controllo solo quando il PIL ristagna o si riduce. E’ sul PIL che si deve operare principalmente. Inoltre mi sembra oltremodo strano che in un blog ultraliberista si chieda l’intervento dello Stato. Non dovrebbe essere il mercato a trovare autonomamente la soluzione alla crisi? Oppure il liberismo è una legge di Murphy al contrario? “Tutto continuerà ad andare bene finché tutto continuerà ad andar bene”.

  5. merola aniello

    continuare a cercare di tenere pieno un secchio bucato non mi sembra una saggia idea

  6. francine

    Nel dubbio consiglio di attendere altri 10/15 anni tanto abbiamo tutto il tempo..per fare la fame..

  7. Claudio Di Croce

    @John Law
    Quando uno stato è fallito – e quello italiano lo è – DEVE VENDERE i suoi beni , non deve continuare a rubare denaro dalle tasche dei sudditi per continuare a pagare milioni e milioni di fannulloni che occupano posti di paga fasulli. Per fare aumentare il PIL ci vogliono degli investimenti e secondo lei chi li dovrebbe fare ? Lo stato è strapieno di debiti e lei cosa vorrebbe ? che ne facesse degli altri ? oppure come ha detto il nostro caro leader che l’Europa – leggi la Germania – tiri fuori i soldi per farci continuare la nostra politica disastrosa che ci ha portati in questa situazione ? Per fortuna la Germania – Merkel o non Merkel – non lo farà mai . E con lei gli altri paesi seri , tipo la Finlandia . Mi sono vergognato in questi giorni a vedere il nostro caro leader in Finlandia con il cappello in mano . Ma vi rendete conto che la Finlandia era un paese povero, molto più povero di noi . In seguito alla guerra persa contro l’URSS come alleata della Germania , ha dovuto per oltre venticinqueanni pagare danni di guerra all’ URSS , ha perso una parte della Carelia , ha avuto grosse limitazioni negli scambi commerciali che dovevano avere il beneplacito sovietico . Eppure , lavorando seriamente e senza sprecare denaro dei cittadini in follie pubbliche è arrivata a ricevere richiesta di aiuto da un paese pieno di debiti , corrotto , ladro, governato da una casta politicoburocratica tra le peggiori al mondo . E lei vorrebbe che le cose continuassero così ?

  8. @Claudio di Croce
    gli investimenti a cui si riferisce dovrebbero farli tutti quelli che invece preferiscono usare i loro capitali per scommettere sui derivati. Nel 2011 il PIL mondiale è stato solo un tredicesimo del volume dei derivati. Non un centesimo di quella enorme mole di denaro si è tradotta in produzione di qualcosa di tangibile, niente, neppure uno stuzzicadenti. Lo Stato sarà anche sull’orlo del fallimento, ma questa gente deve rendersi conto che continuando così il 1929 sarà stato solo un breve intermezzo. La saluto.

  9. Claudio Di Croce

    @John Law
    Figuriamoci, la colpa è degli ” speculatori ” esattamente come durante la peste manzoniana la colpa era degli ” untori ” . Immagino che lei sia uno dei milioni di italiani che vivono di denaro pubblico o magari vive in un bell’ appartamento avuto dal pubblico o in affitto ridicolo o acquistato a prezzo di saldo .
    Lo STATO DEVE VENDERE I SUOI BENI e smetterla di sprecare denaro rubato ai contribuenti che producono ricchezza.

  10. Alberto

    Caro John, lei conosce le idee ruvide ma esplicite di Claudio di Croce, che non ricorda, però, che la Germania fu aiutata a risorgere sia dagli accordi di Londra del ’53 che poi dalle mancate sanzioni del 2003 per sforamento deficit, che poi hanno permesso il successivo lassismo sui bilanci, soprattutto perseguiti dal suo Caro Leader nel periodo euro, soprattutto.
    Noi dobbiamo liberarci dell’ euro al più presto, altrimenti i buoni risultati di bilancio, (avanzo primario) saranno presto trasformati in debacle di bilancio, visto che ci avviamo ad un decremento del PIL del 3% circa (tendenziale del -3,2%), causata dalle politiche di rigore ed austerità ( diminuzione dei consumi e aumento della disoccupazione a livelli inusitati) e fare un discorso chiaro ai mercati.
    Io credo, esattamente come lei, infatti che se si torna a crescere, qualsiasi rapporto debito PIL potrà essere ridotto, in mancanza c’ è soltanto il default, esattamente come accaduto per la Grecia e le politiche volute da Francoforte per l’ Europa, hanno sempre fallito e sempre falliranno.@John Law

  11. Alberto

    Ma la pianti co ste cazzate, che i contribuenti che producono ricchezza non la pensano come lei ma come me e sono stufi di politiche di austerità. Lei non è certamente un produttore di ricchezza, ma evidentemente uno che si arricchisce speculando e razzola bene in questo casino!@Claudio Di Croce

  12. PLACIDO BRUNO

    Caro Oscar,
    vado direttamente al punto ….
    Su internet gira questa informativa e mi stupisce (se non farlocca) che tu non ne abbia ancora parlato e commentato nel tuo programma radiofonico del mattino. Ho un’enorme stima nei tuoi riguardi e quindi la cosa mi lascia ancor più perplesso e quindi ti riporto il testo integrale :

    Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo.
    17 luglio 2012

    ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”. Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione. Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.
    Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita. La competitività re la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.
    Hollande è un genio dell’economia?

    Mi piacerebbe avere un tuo commento a proposito.
    Riconfermandoti la mia stima, colgo l’occasione per ringraziarti per rimanere una “voce indipendente” fuori dal coro.
    Cordiali saluti
    Placido Bruno

  13. @Claudio Di Croce
    mi spiace per lei, non faccio parte della pubblica amministrazione, e la mia abitazione la sto pagando con il sudore della mia fronte. Per quanto mi riguarda eviterò di ipotizzare che lei sia uno dei milioni di evasori fiscali che da 150 anni campano alle spalle di quelli come me che le tasse le pagano tutte e fino all’ultimo centesimo tutti i mesi. La sua reazione veemente mi farebbe persino ipotizzare che il mio commento le abbia toccato un nervo scoperto, ma eviterò anche di ipotizzare che lei sia uno speculatore, non mancherò però di osservare che quando si alza la voce e si passa alle offese… vuol dire che gli argomenti sono finiti. La saluto.

  14. Caro Alberto
    concordo con la necessità di far qualcosa subito, almeno finché il nostro avanzo primario sarà positivo, ma non concordo con la soluzione da lei proposta. Uscire dall’euro ci farebbe solo sprofondare nel terzo mondo, al pari della Grecia bugiarda, e della Argentina ladra. Le ricordo che la Germania, sebbene abbia ricevuto gli aiuti da lei citati, è riuscita a risolvere problemi come il dopoguerra e la riunificazione delle due Germanie. Noi dopo 150 anni non siamo ancora riusciti a risolvere la questione meridionale… . Quello che servono sono nuove regole, e la volontà di farle rispettare, senza se e senza ma, ma regole nostre e non imposte da qualcun altro, questo glielo concedo. Allo stesso modo inoltre serve un forte impegno nel far ripartire l’economia, sopratutto le esportazioni, ma con la qualità e l’innovazione, non con la svalutazione di una vecchia lira resuscitata. La saluto.

  15. Mike

    Concordo con Lei, Sig.ra Quaglino. Bisogna puntare sulla cessione “effettiva e integrale” del patrimonio pubblico. Lei che cosa pensa della soluzione del “fondo chiuso” proposta da Oscar Giannino nel corso della trasmissione di ieri su Radio 24? La ringrazio fin d’ora per l’eventuale risposta.

  16. Francesco_P

    @PLACIDO BRUNO

    Hollande è un Presidente eletto da popolo, in Italia abbiamo un Presidente nominato dalla casta dopo lunghe discussioni fra i partiti. In Italia nessun Presidente e tanto meno nessun Primo ministro potrebbe permettersi di fare quello che ha fatto Hollande. Basta osservare il cammino inefficace e contraddittorio del Governo Monti. Il “dictator” dell’antica repubblica romana aveva pieni ed effettivi poteri e poteva realmente dettare legge. La versione contemporanea del Governo tecnico è solo una foglia di fico per coprire l’inefficienza delle istituzioni, senza poter incidere se non sull’IVA ammazza-imprese e ammazza-consumi e sulla creazione di decine di migliaia di “esodati” per sollevare dai costi delle nuove pensioni qualche esercizio di bilancio.

    Il PdL ha avanzato una proposta di riforma costituzionale per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il Centro sinistra aveva inizialmente avanzato l’ipotesi di rivedere la legge elettorale in senso maggioritario con il ballottaggio. Entrambe le proposte erano buone e andavano nella giusta direzione. La sintesi è semplicemente: ci terremo il “porcellum” con al più il voto di preferenza (prefernza = rischio di voto di scambio) per far contento Casini e continueremo ad avere istituzioni deboli.

    Quanto all’alienazione dei beni dello Stato, il problema non è il rischio di vendere in un fase di mercato negativa (è un processo che si può completare nel giro di 5-10 anni), ma il quadro giuridico che garantisce l’effettiva fruibilità dei beni da parte degli acquirenti. La vicenda di Taranto è significativa. Mentre, con qualche ritardo il gruppo Riva sta adeguando gli impianti alle normative europee, i danni ecologici risalgono a periodi passati ed alla sciagurata speculazione edilizia che portò a sviluppare il quartiere Tamburi proprio a ridosso delle acciaierie. La morale che legge un investitore, non importa se italiano o straniero, è semplice: “alla larga dai beni dello Stato perché ti faranno pagare per le scempiaggini che hanno commesso loro”.

    Senza cambiare l’assetto istituzionale e senza nuovi partiti, l’Italia non ha speranza.

  17. Michele

    Buongiorno
    spero di non offender nessuno se dico che in questo passaggio

    “In un Paese come il nostro che non è stato in grado di fare spese efficienti e tanto meno di ridurle, è lecito temere che la liquidità ottenuta tramite tali strumenti sarebbe infatti usata per finanziare la spesa corrente, dilapidando così velocemente il risparmio ottenuto e senza aver agito sul lato dell’apertura dei mercati che innescherebbero competitività e crescita”

    trovo la validazione di tutte le tesi opposte all’ideologia di questo blog.

    Dove dovrebbe prenderli uno stato i soldi per fare le spese che non avrebbe fatto? magari spese per la crescita? e’ ovvio che in queste condizioni di dipendenza come di un figlio che prende la paghetta dal papa’ ogni soldo vada a deficit negativo, quindi nessun ritorno in Pil….queste cose le so anch’io con certezza che sono una capra in economia.

    Ed e’ sempre ovvio che la cessione di immobili ( che non va fatta perche’ e’ un peccato ed e’ roba nostra) sarebbe un leggerissimo lassativo che finirebbe immediatamente sempre a spesa a deficit negativo (casse integrazioni, sussidi ecc.).
    Ma qual e’ l’imprenditore che riesce a fare impresa risparmiando prima di spendere? dovra’ ben investire prima….o no? oppure per aprire un business e’ obbligato dalla banca a vendersi prima la casa? ma che roba e’ sta qui?

    mi sembra che qui si sostenga un’ideologia criticando quello che la stessa ha provocato sino ad oggi….forse sbaglio, ma forse no.

    E poi, mia modesta opinione personale, basta con l’alludere al fatto che quando l’Italia poteva spendere era cattiva….ma si stava meglio o peggio di adesso? Si produceva o no? un operaio se la poteva comprare una casa o no? abbiamo piu’ paura di continuare cosi’ o di riprenderci il nostro destino levandoci il collare dell’euro? sono domande sincere.

    Ciao

  18. radici piero

    @Andrea Campiglio
    Non sono in condizioni di partecipare al fondo, ma se teoricamente lo fossi, per prima cosa mi domanderei: chi e come lo gestisce i soliti “commis” di stato ? ( che magari coi miei soldi si determinano pure il proprio stipendio !!! ) Lo stato mi ha prelevato una parte rilevante del mio patrimonio e poi lo gestisce come vuole lui, io non conto proprio niente ?

    Ennesima fregatura, il danno e le beffe !

    La sola cosa giusta sarebbe se tale “fondo” venisse gestito come una normale SPA dove gli azionisti votano e decidono in proporzione al capitale ( obtorto collo ) versato !
    Sarebbe la sola garanzia per evitare una ruberia o un ulteriore disastro.

  19. radici piero

    Aggiungo che i ” proventi ” della vendite dovrebbero confluire forzatamente in un conto automaticamente destinato allo sgravio fiscale e non manipolabile dai politici per produrre ulteriore spesa:

  20. Giacomo Properzj

    Concordo con le osservazioni della signora Lucia Quaglino nell’articolo “Angeli e fondi” circa la proposta Alfano per un fondo costituito da proprietà mobiliari e immobiliari dello Stato da collocarsi per diminuire il DEBITO PUBBLICO. Concordo anche perché ho sentito, via radio radicale, in diretta la conferenza stampa di presentazione (presenza tacita dell’ex ministro Brunetta e di altri ex ministri che avrebbero collaborato alla stesura del testo).
    IL FONDO IN OGGETTO, costituito da proprietà di enti pubblici di ogni genere (si parla anche di municipalizzate quindi proprietà dei comuni) non è un’idea nuova perché avanzata recentemente anche dall’ex segretario generale dello Stato Monorchio. Dovrebbe avere un carattere privato benché, perlomeno in origine, sarebbe di totale proprietà dello Stato: quindi si tratterebbe del solito travaso da una proprietà dello Stato a un’altra ma senza una reale privatizzazione. D’altronde un fondo per finanziarsi deve vendere quote non emettere obbligazioni ma le quote hanno il piccolo difetto che devono essere comperate da qualcuno. Nel fondo non verrebbero immesse partecipazioni nell’Eni, nell’Enel, nella Finmeccanica e altre società quotate che potrebbero creare una certa appetibilità delle quote in un ipotesi di ripresa del mercato finanziario. Quanto alle proprietà immobiliari, che dovrebbero avere una gestione a parte come si fa per i fondi immobiliari, il mercato immobiliare italiano oggi non è in grado di assorbire nulla salvo che si offrano condizioni di speculazione edilizia selvaggia che poi portano ai risultati della “vicenda Ligresti”. Dunque siamo di fronte, come al solito, a un imbroglio che non ha un carattere né liberista né keynesiano. Altra cosa sarebbe, ma prevederebbe tempi lunghi, la costituzione di un fondo vero e proprio, il collocamento a poco a poco delle quote (tutte le quote), la vendita a collocamento avvenuto della società di gestione con la divisione tra gestione immobiliare e gestione mobiliare. Per la gestione mobiliare l’inserimento di quote importanti di società quotate e credibili, il finanziamento dell’operazione con un pool di banche internazionali ovvero un credito a basso tasso di interesse da parte di istituti pubblici internazionali che possano farlo. Grazie dell’ospitalità, Giacomo Properzj

  21. silvia ferretto

    A questo punto una bella patrimoniale e’ quella che ci vuole..mettiamo d’accordo tutti..li conviciamo a prendere i forconi..non vedo l’ora di assistere alla scena

  22. claudio p

    @Lorenzo
    Non mi riferivo a un problema di algebra, ma a un problema di volontà politica. Non vede in quanti e quali modi truccano i conti?
    Lei si meraviglierebbe se a qualche anno dalle dismissioni ci trovassimo nella stessa tragica situazione di cassa e senza più niente da vendere?
    Secondo me prima di liberarsi dei gioielli di famiglia bisogna liberarsi della banda bassotti che sta al potere, o almeno, e qui è il punto, assicurarsi che non possano mettere mano su quei soldi né oggi né mai.

  23. Alberto

    Si sarebbe meglio, ma se non succede, perchè questo sembra nei comportamenti, e se l’ euro si sfascia per morte violenta, poi cosa facciamo? Comunque io non sarei così pessimista su una uscita concordata, ovviamente, Barro, Savona, Giacchè, Bagnai Martino e tanti altri pensano che i lati negativi siano almeno pari a quelli positivi; ripeto nel caso in cui le regole non vengano stabilite ed attuate, con la ovvia morte del paziente.@John Law

  24. claudio p

    @silvia ferretto
    L’Italia, come gli altri paesi, si divide in quelli cha fanno e quelli che prendono.
    Il paradosso beffardo è che quando la situazione diventa insostenibile i primi a impugnare i forconi siano proprio quelli abituati a prendere.
    Si è già visto anche ultimamente: chi è sceso in piazza “contro la crisi”? Gli iscritti al sindacato, gli impiegati pubblici, i teenager viziati che frequentano i centri sociali. Un po’ come si è visto anche ad Atene negli ultimi due o tre anni.

  25. Claudio Di Croce

    @Alberto

    @John Law
    Ho sempre lavorato in aziende PRIVATE che hanno prodotto ricchezza di cui una cospicua parte veniva rubata dalla casta politico burocratica che ci ha portato alla rovina . Non credo che ci sia un produttore vero di ricchezza vera sia d’accordo nel vedersi rubare con la violenza della legge parti crescenti del suo guadagno per continuare a mantenere questa casta di ladri . Ripeto che lo STATO LADRO deve vendere una parte del patrimonio che ha accumulato con i suoi furti e non pretendere altri soldi dai sudditi. Al posto dei tagli e delle dismissioni cosa proponete : stampare moneta, farci prestare soldi dall’Europa o cos’altro ? Imposte , tasse , balzelli vari o cos’altro ? se volete questa politica siete per forza parte della casta politicoburocratica .

  26. Alberto

    Dobbiamo semplicemente copiare la Francia, sistema francese con elezione diretta a doppio turno del presidente e dei parlamentari, con breve intervallo fra i due mandati elettorali. Uscita dall’ euro per mantenere integro il nosto tessuto industriale, ancora in buone condizioni e che dopo la cura tedesca, diventerebbe un panorama di macerie industriali e campo di conquista per i nuovi Lanzichenecchi; dismissioni si ma non spezzatini e/o alienazione di industrie strategiche. Uscita dall’ euro e ricontrattazione del debito alle nostre condizioni ed ovviamente forte taglio dei costi impropri (vedi taglio sprechi e corruzione) e forte appoggio alle imprese, unico nostro vero patrimonio. Stampa o meno di nuova moneta, saranno solo funzione delle politiche monetarie strategiche della nuova Bankitalia, in base al suo mandato strategico (piena occupazione, stabilità dei prezzi, etc. chi può dirlo ora?), non si può dire ora cosa sarà necessario. @Claudio Di Croce

  27. @Alberto
    Mi sta bene il sistema francese, ma perché poi mischiarlo con quello argentino? “Uscita dall’euro e ricontrattazione del debito alle nostre condizioni”? Comportarsi come l’Argentina? Mi scusi ma… siamo una nazione esportatrice, che si vanta del proprio “Made in Italy”. Cosa impedirebbe ai creditori esteri dei nostri BTP di non pagare le nostre esportazioni esattamente come noi non rimborseremmo i loro crediti? Andiamoci piano con questi discorsi, scaricare sugli altri quelle che sono le nostre colpe è sintomatico di una opinione pubblica che si sta orientando verso la dittatura, esattamente come fece Hitler negli anni 30. Ce la prendiamo con i Lanzichenecchi, la nostra classe politica che ha causato questo sfascio, ma quella classe politica ce l’abbiamo messa noi, con i nostri voti, la responsabilità quindi è nostra, di tutti. Allora va bene cambiare tutta la classe politica, come suggerisce ad esempio Oscar Giannino e il suo “fermareildeclino” ma assumiamoci anche le nostre responsabilità, paghiamo i nostri debiti e troviamo altre soluzioni, grazie.

  28. Claudio Di Croce

    @Alberto
    Ma come, lei non ricorda le decine, centinaia ormai di solenni affermazioni del nostro caro leader e del suo collega Mario sulla irreversibilità dell’euro ? ma lei ha una idea seppur vaga di cosa succederebbe se si cambiasse moneta ? L’euro è entrato dopo anni di preparazione , l’uscita dovrebbe essere per forza improvvisa , stile Amato col furto sui c/c . Ha presente l’Argentina ? Per quanro tempo dovrebbero stare chiuse le banche per prepararsi alla nuova moneta ? e nel frattempo ? Forse lei ha già cospicui patrimoni depositati all’estero in valuta forte tipo CHF , $ , £ – tutto legale per carità – e quindi potrebbe tranquillamente aspettare la fine del diluvio . Ma la stragrande maggioranza degli italiani, no . Se poi l’uscita fosse concordata, con la creazione di un euro di serie piigs, ci sarebbe un caos che durerebbe per anni. Infine con la nuova valuta , noi cosa faremmo ? riprenderemmo a spendere come abbiamo fatto per decenni , svalutando periodicamente , aumentando il mondo pubblico , in quanto non ci sarebbe più la paura del fallimento in quanto saremmo già falliti ? Questo scenario mi fa schifo e paura , pechè vorrebbe dire che non riusciremo mai a cambiare e diventare un paese serio , dignitoso, che paga i propri debiti , e civile.

  29. giovanni carboni

    Ma qualcuno mi spiega perché enel, finmeccanica e non so chi altro sono “strategiche”? E perché non si possono vendere o spezzettare? Strategiche in caso di guerra? Mi pare che una superpotenza come gli USA si armi (e faccia comprare armi a noi) comprando caccia e missili da privati, non da industrie “strategiche” statali. E quali sarebbero le industrie strategiche meccaniche tedesche o giapponesi? La produzione elettrica elvetica é forse in mano a un’industria “strategica” di stato? La Intel che fa tutti i processori del mondo è forse a partecipazione statale? Questa delle aziende strategiche italiane è solo una trovata per intralciare le vendite che i nostri politici vogliono evitare a ogni costo. Beato il paese che non ha bisogno di industrie “strategiche”.

  30. Claudio Di Croce

    @giovanni carboni
    La casta politicoburocratica che ci comanda e che ci ha portati in questo baratro , è riuscita a convincere tanti sudditi- molti sono su questo sito- che alcuni beni sono ” strategici ” e sopratutto sono di ” tutto il popppppppolo ” e quindi non devono essere toccati . In effetti tutti questi cespiti sono quelli nei quali si esercita la corruzione, il clientelismo , il parentificio, il piazzare parenti, amici, elettori e cosi via della suddetta casta . Se , come necessario, si vendessero questi cespiti verrebbe meno una parte importantissima del potere clientelare e corruttivo di questa invereconda casta , la quale si oppone con tutti i mezzi a sua disposizione , con il consenso più o meno consapevole non solo di quella parte del popppppolo che ne approfitta , ma anche di coloro che se ragionassero freddamente non potrebbero che essere d’accordo con la vendita.

  31. Alberto

    Glielo ripeto, legga Giacchè, Bagnai, Savona etc. Io oggi rimprovero alla Germania il fatto che stia spingendo oltre ogni limite accettabile, e per vari motivi, la questione euro, mentre potrebbe, in modo conveniente per tutti, evitare oggi, con un accordo ciò che comunque accadrà comunque a breve termine (18 mesi); non capisco perchè ci si debba far infilzare in contropiede, siamo noi gli inventori del tipo di gioco, ed allora!. Spero che anche lei si renda conto che l’ euro è moribondo per sua intrinseca inadegatezza ad una vita economica e finanziaria; un aborto mostruoso!
    Se non diventeremo virtuosi dopo l’ uscita, e solo allora ne avremo la possibilità, sarà solo per nostra colpa ed allora sarà meglio fallire, d’ altronde fin’ ora non siamo mai falliti, mentre la Germania è fallita tre volte solo nel precedente secolo. @Claudio Di Croce

  32. Alberto

    No, forse non ci siamo capiti, io intendo pagare tutto, ma pagare riducendo l’ attuale servizio del debito al 5,5 % del PIL, al valore dell’ avanzo primario, in modo da azzerare il deficit; quindi aumento della duration. Noi non siamo mai falliti, al contrario della Germania, come esposto nel precedente intervento VS di Croce e non siamo né l’ Argentina né la Spagna, ma senza per questo fare razzismo, ma solo per nostre strutturali qualità, esportazioni pro capite quasi doppie della Spagna e tenga conto di quello che abbiamo perso restando in euro, rispetto alla Germania. State tranquilli, ci riprenderemo alla grande e con un sistema elettorale serio e aggiustamenti costituzionali, faremo meglio di tutti.@John Law

  33. Alberto

    Guardate anche qua; Italia 7° posto
    Spagna 36° posto
    Argentina assente.
    Non crediate che sia del tutto avulso dai discorsi che facciamo qui, questa graduatoria, credo che al contrario rappresenti la nostra capacità di primeggiare nonostante le strutture anche sportive del nostro paese, e gli investimenti, siano peggiori di quelle di altri paesi.

  34. Giordano

    Quelli che dicono che l’euro è irreversibile sono gli stessi che davano a Lehman Brothers la tripla A la settimana prima che fallisse. Che voglia dire qualcosa?

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