28
Lug
2009

Risanamento, il silenzio degli indecenti

Ma son cose tecniche, che cosa vuoi che interessino ai lettori, bisogna stare su temi popolari, ma non vedi che le copie scendono? Mi pare di sentirlo nelle orecchie, il coro dei grandi direttori di grandi giornali che in queste settimane rispondono tra risolini e di compatimento e toni di superiorità ai redattori che vorrebbero in prima pagina un bel titolone sulla vergogna della vicenda Risanamento. Eppure ce ne sarebbe di che, per chiedere che di qui a poche ore i giornali schiaffassero in prima pagina la proposta finale che le banche hanno avanzato, a fronte della formale istanza di fallimento rivolta dalla procura di Milano nei confronti del gruppo Zunino. È vero o non è vero, che abbiamo letto solo 48 ore fa un’intervista dell’ad della prima banca italiana, Corrado Passera di Banca Intesa, il quale testualmente dichiarava che Risanamento aveva ottimi attivi, nettamente superiori ai debiti? È vero o non è vero, che se tale era la situazione, non si spiegherebbe perché le banche poche ore fa hanno invece avviato un concordato che andrà accettato dal 60% dei creditori? È vero o non è vero, che le banche comunque non rinnegano la linea che le ha sin qui comunemente ispirate verso Risanamento, tanto che nella loro prima trimestrale 2009 nessuna di esse (e comunque non le maggiori, Intesa e Unicredit che si dividono quasi il 50% dei 3 miliardi di esposizione) aveva accantonato un solo euro in vista delle perdite ormai evidenti, tanto evidenti da aver indotto la Procura a constatare la mancata continuità aziendale, eppure tanto negate ancor oggi da indurre le banche a confermare Zunino al 30% del capitale di Risanamento, anche al termine dell’aumento di capitale e in costanza di concordato?  È vero o non è vero, che migliaia di imprese italiane sono messe di fronte all’amara realtà che per loro occorrono oggi più che mai garanzie reali altrimenti nisba crediti, mentre gli amici degli amici si salvano anche contro le Procure? È vero o non è vero, che non capisce perché queste stesse banche che hanno plaudito e contribuito alla distruzione giudiziaria di immobiliaristi cosiddetti “furbetti”, si comportino con due pesi e due misure quando altri immobiliaristi, gonfiatisi con gli stessi metodi, si sono messi sotto la loro protezione mostrando la gola? È vero o non è vero, che le aree del gruppo Risanamento a Milano costituiscono parte essenziale del disegno collegato a Expò 2015, e che dunque a maggior ragion occorrerebbe una trasparenza cristallina?

Non ce l’ho con Zunino e non ho sposato pregiudizialmente la linea della Procura, sono e rimarrò sempre un garantista. Vorrei solo veder trattare la vicenda con l’importanza che merita. Non un articoletto in pagina economica, ma un’articolessa e un severo e cipiglioso editoriale in prima pagina. Le domande più incalzanti, oggi, vanno rivolte ai signori banchieri. “Banchieri, o ci spiegate o vi piegate”, sarebbe il mio titolo. Ma i banchieri domani chiederanno invece alla Procura di soprassedere, al riparo di un presidente di garanzia per Risanamento che non interpreta alcuna linea di ridefinizione aziendale, è solo un prestigioso avvocato aggiunto ai loro collegi difensivi. Chi resta muto di fronte ai banchieri anche su vicende così non è neanche loro servo, è solo un fantasma, un lémure, uno zero.

8 Responses

  1. Giorgiob75

    Buongiorno,
    condivido in toto l’articolo, nel quale si conferma ancora una volta l’anomalia tutta italiana in cui versa il sistema dell’informazione italiana, mainstream.

    In particolare in questo momento, poi, nessuno si sogna di far rizzare le orecchie su possibili problemi che potrebbero abbattersi sui bilanci delle maggiori banche italiane. Il popolo bue é al mare e deve divertirsi. I panni sporchi li laveranno in famiglia.
    L’italiano deve dormire tranquillo perché le banche tricolori sono state (cosí raccontano) le piú brave al mondo ad evitare lo tsunami finanziario e di certo il suo senso critico non deve subire pericolosi risvegli in seguito a vicende come quella in questione.
    Che poi queste banche tanto brave in passato abbiano rifilato pacchi colossali alla clientela o che siano sotto del 70% (quando va bene) dai massimi é un discorso che non interessa…non vende. Meglio tacerlo.

    Questa vicenda comunque fa il paio con l’intervendo dell’a.d. di Unicredit che il 2 Ottobre 2008 trovava spazio per un monologo al TG1 nel corso del quale rassicurava in merito alla soliditá patrimoniale della banca…salvo poi convocare un cda straordinario per domenica 5 Ottobre 2008 nel corso del quale venivano approvate 6,6 miliardi di misure di rafforzamento patrimoniale. Ma anche queste osservazioni nessuno le ha sollevate. Evidentemente non vende nemmeno questo.

    Le banche comunque non sono gli unici altarini intoccabili.
    Che dire di Pirelli RE, dell’adc e delle dichiarazioni di Tronchetti Provera datate 21 Aprile 2008 (con il titolo che prezzava 20 Euro)?
    Per correttezza le riporto di seguito:

    (ANSA) – MILANO, 21 APR – Quello che bisogna mettere a fuoco ora è “come verrà superata la crisi, quanto durerà: sapendo che dopo avremo un mondo diverso dal punto di vista dei mercati finanziari”, ha aggiunto Marco Tronchetti Provera, parlando ancora della crisi dal palco del Mediolanum Market Forum. La crisi immobiliare, che ha pesantemente colpito gli Usa, non ha travolto Pirelli Real Estate, la società immobiliare del gruppo. “Pirelli Re ha una struttura finanziaria molto solida e un portafoglio immobiliare altrettanto solido, come una presenza in Paesi che stanno andando ancora bene – ha detto Tronchetti – non ci sono elementi che mettano a rischio Pirelli Re. Quello che sta avvenendo è solo un rallentamento nella rotazione del portafoglio”.(ANSA).

    Credo che di rotazione si dovrebbe parlare con gli azionisti di Pirelli RE…ai quali credo che il portafoglio sia l’unica cosa che non sta ruotando…

  2. Giorgiob75

    Posto anche qualche numero in merito all’esposizione di ciascuna banca verso Risanamento:

    IntesaSanPaolo: 674,2 milioni di Euro.
    Banco Popolare: 376,4 milioni di Euro.
    Unicredit: 345,3 milioni di Euro.
    RBS: 180 milioni di Euro.
    Hypo: 100 milioni di Euro.
    Bpm: 87 milioni di Euro.
    Bnl: 46 milioni di Euro.
    Meliorbanca: 40 milioni di Euro.
    MPS: 20 milioni di Euro.

    Sarebbe poi interessante valutare l’impatto percentuale delle
    esposizioni su ciascun bilancio.

  3. Ermanno

    Registro che gli Zunino, i Coppola e i Ricucci sono finiti dove sono finiti. Ma purtroppo registro anche che alcuni dei nomi emersi tra i responsabili e correi dei “furbetti del quartierino” stanno o di nuovo alzando la testa oppure – molto piu banalmente – non sono a marcire in galera, grazie a leggi troppo compiacenti nei confronti dei reati finanziari. Certi comportamenti e giudizi bancari vanno ricercati nell’interesse a salvare il proprio “drio” che a volte risulta difficilmente salvabile. Ma nessuno sembra accorgersene in questa scassatissima Italia senza un futuro civile, visto che il presente di civile ha gia’ pochissimo.

  4. pelle

    Perchè scandalizzarsi per la vicenda Risanamento?

    Perchè scandalizzarsi per la stampa e i media italiani? Esiste un’informazione in Italia? Forse all’epoca del Minculpop sì.

    Perchè scandalizzarsi delle banche italiane?

    Perchè scandalizzarsi se le stesse banche ci diranno, con poco sommessa e sottomessa adesione dei sindacati, che devono ristrutturarsi e manderanno in pre-pensionamento un tot di impiegati?

    Perchè i Presidenti e AD di quelle banche, ma anche di tantre altre società e imprese, rimangono al loro posto nonostante i “…successi…” evidenti del loro operato?

    Perchè affannarsi per le imprese, piccole e medie che tengono in piedi quel che rimane dell’Italia, quando bisogna preoccuparsi della figura di Milano e del suo Expo?

    Perchè perchè perchè!!!

    Perchè mi affanno a pormi o porvi queste domande e le mille altre che sorgono naturali e senza sforzi cerebrali, quando so già che chi eventualmente risponderà non è tra quelli che dovrebbero invece rispondere in un solo modo: togliersi dalle balle, scusatemi l’aulicità.

    Vi rendete conto che Kakà se ne è andato dal Milan!!! Come sopravviveremo?

  5. bill

    Scusate, ho un lapsus..Corrado Passera non è per caso il fu AD di Olivetti? Per caso, lo stesso AD che pochi mesi prima, se non settimane, che questa scomparisse definitivamente si aggirava per gli stabilimenti di Ivrea, seguito da un giornalista-cagnolino mandato lì da Santoro per mamma Rai, descrivendo le meraviglie tecnologiche delle stanze, mi raccomando asettiche, dove si assemblavano, fra lo stupore e la meraviglia dei bambini che fanno oh, i computers?
    Beh, neanche il tempo della sigla finale su quello show per imbecilli (e poi dicono i realitys..), e l’Olivetti, puff, non c’era più..
    Ora, dico io, se uno come quello lo hanno riciclato in un quarto d’ora, impacchettato e spedito (per raccomandata, immagino..) alle poste, ci sarà pure una ragione, no?
    E c’è qualcuno che pensa a dimissioni, al merito, ai risultati..?? O che si meraviglia perchè i tipetti del genere, messi a capo delle banche più grandi del paese, fanno le porcherie che fanno, magari smentendosi nel giro di un quarto d’ora?
    Sù, non siamo ingenui..

  6. Giorgiob75

    Per i patiti della favola “Il peggio alle spalle”, oggi é uscito questo report di Mediobanca:

    (ASCA) – Milano, 28 lug – E’ boom di perdite su crediti per il sistema bancario italiano. Lo dice il Rapporto annuale eleborato dal Centro Studi e Ricerche di Mediobanca, che evidenza come le perdite su crediti abbiano raggiunto nei primi tre mesi del 2009 quota 3 miliardi di euro, con un incremento del 125% rispetto allo stesso periodo del 2008.

    Una tendenza in netto peggioramento dopo il gia’ allarmante +72,2% fatto segnare lo scorso anno. La piu’ penalizzata, su questo fronte, e’ Unicredit, che nel primo trimestre dell’anno ha visto aumentare le proprie perdite su crediti fino al 25% dei ricavi complessivi. Dalla parte opposta della classifica si piazza il Banco Popolare, le cui perdite su crediti in rapporto ai ricavi sono state pari al 12%. Secondo quanto emerge dallo Studio, i crediti deteriorati netti sono cresciuti da 44,8 miliardi di fine 2008 a 50,1 miliardi a fine marzo 2009, ossia il 3,7% degli impieghi e il 32,5% dell’utile netto. L’incidenza piu’ alta pesa sulle spalle di Mps, i cui crediti deteriorati sono risultati a fine marzo pari al 5,8% degli impieghi e al 54,7% dell’utile netto. Sotto la media generale del settore, invece, Ubi Banca (2,6% degli impieghi e 20,7% dell’utile netto) e Intesa Sanpaolo (rispettivamente 3,2% e 24,6%).

  7. Ivan

    Caro Giannino, lei ha perfettamente ragione, ma non si rammarichi di non avere una scrivania da cui scrivere quell’articolo da mandare in stampa, si goda piuttosto la scrivania da cui ha scritto questo post, da una posizione dove le è permesso fare questo ed altro, con una platea magari minore in numero, ma selezionata e potente più dei lettori della carta straccia, ehm, stampata. Qui c’è il futuro, continui così, senza rancori nè rammarico, chè non è una posizione di secondo piano, anzi.

  8. pelle

    Mi permetto di intervenire in merito ai debiti delle banche, premettendo che non sono del ramo e di economia ci capisco poco o nulla.

    Sono certamente utili i rapporti che escono in merito al debito delle banche ecc. Sapere che la situazione va peggiorando non ci tiene alti i cuori [solleviamoli per nostro conto], ma almeno spero serva per trovare i rimedi alla situazione.

    Detto questo, sarebbe forse più utile sapere come si compongono le sofferenze delle banche, quante dipendono e sono legate alle imprese [piccole, medie e grandi], quante dipendono da fattori endogeni alle banche [es. scelte errate dei banchieri cui basta presentare carta e tante belle parole per elargire agli amici e agli amici degli amici manciate di milioni come fossero noccioline per le scimmie], quante invece a fattori esterni, come ad esempio tante piccole e medie imprese che, dipendendo da grandi clienti [non facciamo nomi sono noti], si ritrovano strozzate due volte, dal cliente che paga a sei mesi se va bene, dalle banche che chiudono i rubinetti vieppiù, quante sofferenze invece vedono la loro causa nelle famiglie.

    Ritengo che fare uno spaccato di questo tipo forse servirebbe di più per apportare correttivi utili, perchè forse:

    – sapere quanti milioni le banche buttano dalla finestra per operazioni azzardate o al limite, consentirebbe anche agli azionisti, non i piccoli che contano quel che non contano, di impalare alle loro responsabilità i managers che gonfiano il portafogli anche se la banca perde;

    – sapere quanti milioni perdono perchè i piccoli e medi imprenditori non ce la fanno a più a subire le angherie dei grandi [alla faccia delle belle parole di leggi come quella sui subfornitori] sarebbe utile per interventi veri e non di facciata delle tante autority esistenti [lascio a voi di pensare al motivo per cui ne esistono anche per controllare il confezionamento dei paccheti natalizi, scherzo naturalmente sui pacchi dono];

    – sapere quanti milioni perdono invece perchè le famiglie non ce la fanno più servirebbe invece per interventi veri di sostegno alle famiglie che non siano i 500 euro una tantum perchè è nato il figlio e i pannolini per un paio di mesi sono assicurati, o le elemosine che vengono studiate o proposte. Serve una vera politica economica sociale perchè aiutare le famiglie significa anche aiutare le imprese.

    Non datemi del comunista perchè non lo sono, ma le svolte, anche dirigistiche, qualche volta servono e sono utili. Il punto è controllarle e avere i fondamenti etici per dirigerle e questi ultimi sono più in crisi delle banche e dell’economia mondiale.

    Etica una parola tanto spesa negli ultimi anni, ma che per tanti, troppi è solo una parola di 5 lettere senza contenuti.

    Buona notte a tutti e grazie se avete resistito nella lettura del pistolotto.

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