13
Giu
2010

Pomigliano, svolta storica davvero

Una svolta storica. Non è una definizione enatica, per definire l’accordo su Pomigliano tra Fiat e 4 sindacati su 5, Cisl, Uil, Ugl e Fismic. La Fiom-Cgil dovrebbe davvero pensarci molto a fondo domani, e recedere dalla riserva che non le ha fatto firmare l’accordo. Ma deve esere inflessibile, la determinazione che in ogni caso, anche se la Cgil dovesse continuare a dire no, ebbene bisogna andare comunque avanti. Senza esitazioni. E finirla una volta per tutte con un’idea della concertazione in cui a dettare contenuti e passo degli accordi è sempre il soggetto più lento, perché basta che uno dica no e allora tutti gli altri devono fermarsi ad aspettarlo.

Come la marcia dei quarantamila, la storica discesa in piazza dei quadri Fiat che, il 14 ottobre 1980, riempirono le strade di Torino per protestare contro i sindacati, che picchettavano da 35 giorni gli ingressi dell’azienda? No, a 30 anni di distanza l’11 giugno 2010 ha tutti i titoli per essere molto ma molto più “storico” dei 40mila di allora. Questa volta, non sono lavoratori esasperati a sottolineare l’arcaicità delle sterili contrapposizioni tra azienda e sindacati. Questa volta, l’accordo è un salto verso il futuro per tutti. Da una parte l’azienda leader della manifattura nazionale, la Fiat che con Sergio Marchionne e John Elkann – e finalmente senza più contributi pubblici dallo Stato italiano, munto con troppa dovizia per un secolo – nella grande crisi mondiale è protagonista di un grande balzo nel mercato americano con Chrysler, mette con grande coraggio nero su bianco criteri di competitività globali come condizioni essenziali anche in Italia, per vincere la sfida. Dall’altra, oggi anche i sindacati – tranne, finora, la Cgil – condividono con l’azienda la sfida, e accettano di definire insieme nuove regole per innalzare la produttività di Somigliano, moltiplicandone per 8 la produzione in 3 anni, da 36mila a 270mila auto.

Impresa e sindacato mostrano di voler così sconfiggere insieme la sterile lamentazione di chi, in questi anni e nella crisi, ha ripetuto che la globalizzazione ruba lavoro agli italiani, perché i dipendenti Fiat brasiliani e polacchi costano meno all’azienda. E’ una balla, anche se di suscesso. Al contrario, sono gli stabilimenti in quei due Paesi che hanno consentito in questi anni a Fiat di realizzare il più di utili e margine, ed è grazie ad essi che si sono difesi i 5 stabilimenti in Italia. Ora che l’azienda alza l’asta della sua ambizione nel mercato mondiale, occorre alzare il contributo anche del lavoro italiano. Solo così si giustificano 700 milioni di investimento, per 5mila lavoratori, 15 mila famiglie e 200 altre aziende dell’indotto in un’area socialmente delicatissima come quella napoletana.

L’Italia manifatturiera è già virtuosa come la Germania, etornerò su questo nei prossimi giorni visto che immagino molti leggendolo faranno un balzo sulla sedia dicendo che non è vero. I dai del commercio estero elaborati da WTo e Unctad lo provano. Nella grande crisi l’Italia è stato l’unico Paese del G10, insieme alla Germania che guadagnava, a difendere le proprie posizioni nell’export mentre tutti le perdevano, a favore dei Paesi emergenti. Se consideriamo il prodotto industriale procapite, siamo secondi solo alla Germania, nel mondo. E se pensiamo alle Regioni del Nord, siamo addirittura meglio della Germania come nazione. Ma se la manifattura italiana è come la Germania, il resto dell’economia pubblica e dei servizi pesa come piombo nelle ali, per la sua bassa produttività, alta inefficienza, chiusura alla concorrenza. Ma anche per una vecchia idea della concertazione, la concertazione che non decide e rinvia, come ha ricordato Sacconi evocando la rottura imposta dalla Cgil alla Confindustria di Montezemolo, nel 2004, sui nuovi asseti contrattuali.

Solo nel marzo 2009 Marcegaglia e i sindacati firmarono il nuovo modello per il salario di produttività, l’accordo che ha posto le basi per la svolta su Pomigliano. Senza più fermarsi, anche se la Cgil ha continuato a dire no.  Nella fase in cui non solo Fiat, ma circa 20.500 imprese italiane manifatturiere sono impegnate in un grande rafforzamento dei propri insediamenti internazionali di cui già dispongono, l’intesa per alzare la produttività a Pomigliano parte dal basso, dalla sussidiarietà. Non dal sin qui “sacro” contratto nazionale, ma da accordi diretti tra aziende e lavoratori negli stabilimenti. Per questo è una grande prospettiva di speranza. Indica il modello da estendere in tutta Italia. Assegna al nuovo tavolo della produttività, che Confindustria riunirà coi sindacati entro fine giugno, l’impegno di fare dovunque come a Pomigliano.

C’è un punto essenziale, nell’accordo, che supera finalmente un tabù per 50 anni considerato intoccabile. Non sono solo i 18 turni, e il divieto di sciopero quando verranno chiesti i turni notturni al sabato. C’è la firma anche dei sindacati sotto l’impegno a non pagare più i contributi sanitari ai dipendenti assenteisti, ai finti malati, ai finti scrutatori elettorali. Che i sindacati finalmente decidano di non coprire più i lavoratori disonesti, perché compromettono il posto di lavoro dei più che fanno il proprio dovere, è una boccata d’aria fresca e di grande serietà per tutto il mondo del lavoro italiano. Meglio tardi che mai, anche se ci si è dovuti arrivare non per senso di responsabilità, ma per la paura che suscita un Marchionne finalmente deciso a dire : o così, o chiudiamo. E a farlo davvero, nel caso in cui le firme non fossero venute. C’è bisogno di più gente così, in Italia, tosta e di una soloa parola. Altro che i ring di cui parla Montezemolo….

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23 Responses

  1. Oscar, sottoscrivo forma e sostanza di questo tuo post, ma non posso esimermi dall’osservare che proprio l’esempio di Pomigliano è la migliore confutazione allo stucchevole spin mediatico sulla modifica dell’articolo 41 della Costituzione. L’accordo di Pomigliano è già il superamento dell’articolo 41. E peraltro continuo a non capire quale sia la differenza tra tra un articolo 41 che parla di “attività economica pubblica e privata (…) indirizzata e coordinata a fini sociali”, e un Tremonti che passa il tempo a magnificare una non meglio precisata o definita “economia sociale di mercato”.

  2. Da conoscitore del “problema Pomigliano” non posso che sperare che gli accordi messi in opera possano finalmente porre una fine alle condizioni di lavoro di quello stabilimento, in particolare alla diffusa abitudine di aggiungere al lavoro in fabbrica un ulteriore lavoro, ovviamente in nero, da svolgere durante permessi per malattia, scrutini elettorali e simili…

  3. Andrea S.

    Chissa coma se la caverebbe ,( tolto i cangianti panni firmati che indossa sempre e il bastone liberty ), con una tuta blu e messo in catena di montaggio per 18 turni fino a 70 anni??
    Quando serve gli togliamo la pausa turno perchè la produttività ha precedenza , e quando deve fare il rappresentante di lista lo impediamo perche fiat non lo permette , oppure se si ammala non gli paghiamo la mutua e se magari organizza uno sciopero lo sanzioniamo , daltronde dobbia competere con la Cina!!
    Tanto tutti & tutto è una “finta” la a Pomigliano.
    E poi dico: cosa serve il sindacato se la pregiudiziale è “o così o si chiude e si va in Polonia”??
    Se si accetta tutto perchè altrimenti si va in Polonia , il “lavoro” dei sindacati non serve a questa stregua.!Quindi non capisco perchè Giannino invochi i sindacati ! Dal suo punto di vista , io li eliminerei così accelleriamo tutto quel che serve per il Paese.

    Certo , in un Paese democratico esistono leggi di “convivenza” le quali devono neccessariamente rispettare la DIGNITA’ delle persone che ne sono parte integrante , ma questo è un piccolo dettaglio da cui bisogna stare lontano.
    Ho letto che nell’accordo c’è un paragrafo “RISTRUTTURAZIONE” & “CIGS” “riequilibrio di rapporti e di processi”….potrei anche sbagliarmi , ma non stiamo parlando di LICENZIAMENTI??
    No perchè , se prima l’accordo si fa per salvare 5000 posti , questa cosa mi suona in un modo diverso da quello descritto!
    E poi, sull'”Assenteismo Anomalo” penso: se l’azienda è così sicura dei lazzaroni che si mettono in mutua, che attui quello che il CCNL le consente: Richiedere l’ispezione a domicilio , e richiedere l’indagine sul medico che firma icertificati medici ,…si configura normale un’azione di questo genere o ai fini strumentali serve a poco??

    Credo Pomigliano , come del resto Ternimi Imerese non hanno in se caratteristiche di progetto industriale che consenta un futuro tranquillo; si certo i numeri , gli investimenti l’amministratore delegato in pullover blu ,… ma se la prospettiva è che fiat “dovrebbe2 farcela senza aiuto dello Stato , mi consenta ma mica ci scommetterei 2 € !!

    Bene , meno male che a parlare “forse” saranno i lavoratori , sempre se sarà consentito un Referendum aperto a TUTTI , e non ai soli iscritti delle organizzazioni firmatarie.

    credo di non aver offeso nessuno e spero di non essere censurato dagli amministratori del blog.
    Ho espresso delle considerazioni senza la pretesa che esse siano condivise.
    grazie

  4. renzo savi

    Caro Oscar non è vero che la globalizzazione ruba lavoro agli italiani ma è vero che ne peggiora costantemente le condizioni. Quei quadri che in 40.000 nel 1980 marciarono per riprendere a lavorare ora non guadagnano in media più di 2.000 € al mese. 30 anni fa con il loro stipendio riuscivano a mantenere tutta la famiglia, e adesso? Per non parlare degli operai. La globalizzazione vuol dire che tutti competono contro tutti e forzatamente le condizioni del lavoratori peggiorano, perchè c’è sempre chi si vende per meno di te. Da come scrivi nei tuoi articoli mi pare che non ti sia mai capitata un’esperienza simile.

  5. renzo savi

    Ah dimenticavo di dirti che dati di bilancio alla mano il costo del personale in un’azienda del settore automotive non rappresenta più del 20% dei costi totali. Quindi spremuti ben bene i lavoratori bisognerebbe anche rivolgere la propria attenzione su altre aree in cui fare efficienza.

  6. Oscar Giannino

    @andrea: no, ci mancherebbe, non ha offeso nessuno e noi non censuriamo proprio nessuno a meno che appunto ci siano insulti, la rete serve a discutere e capisco bene che la reazione possa essere come la sua. anche perché io proprio e per primo, non posso essere sospettato di filo-fiattismo, dopoche per anni l’ho criticata con non pochi problemi nei giornali in cui scrivevo, quando ero dipendente e prima di mettermi in proprio, esattamente avendo capito che in materia di economia e finanza semplicemente in italia il girnalismo indipendente o te lo fai da solo, o non puoi pretendere di esercitarlo su giornali come i nostri!
    due sole osservazioni, dunque:
    -non si tratta di accettare paghe brasiliane o polacche, perché in quel caso avrebbe ragione, ma di elevare la produttività come in altri impianti anche italiani della stessa azienda;
    -in Germania 6 e 5 anni fa – lì il CCNL non è totemico come da noi, i sindacato dei metalmeccanici trattano in ogni granze azienda – si pose un problema analogo, e da VW a tanti altri gruppi il sindacato accettò addirittura di lavorare dio più a paga identica, pur di difendere gli stabilimenti e inalzare la produttività e abbassare il CLUP, col risultato dell’enome incremento di attivo commerciale manifatturiero tedesco….. perchè da noi non si può fare?
    – temo che la minaccia della chusura, per quanto ricattatoria possa sembrare e di fatto sia, dipenda anche dal fatto che altrimenti, in Italia, sempre si dice “ma tanto qwuesti che fanno, mica fanno sul serio, dunque mettiamoci per traverso e aspettiamo”…. è vero o no, che è sempre andata così?
    – proprio perché c’è ilrereferndum, aperto a tutit i lavoratori, perché mttersi per traverso e noaffidarsi a loro? l’anno scorso alla Piaggio la FIOM disse no, ma dopo il sì tra i lavoratori prese atto e si allineò. credo che potrebbe andare così anche questa volta, senza traumi. e naturalmente non mi nascondo che, soto la minaccia di chiusura, il voto sia molto emotivamente condizonato…

    @mario: sul 41 Costituzione la pensiamo allo stesso modo, è fuffa. diverso se cambiano il 118: ma vedere per credere, naturalmente

  7. Oscar Giannino

    @renzo: sbagli a dar giudizi sul mio passato di lavoro, vengo proprio da Mirafiori Nord davanti alla Fiat, lì sono nato e cresciuto e credo di conoscere la realtà operaia Fiat come i più di voi neanche immaginano, famiglia di mezzi scarsissimi e casa popolare in via Del Prete tra gli operai veneti, istriani, e del Polesine giunti a Torino prima dell’ondata dal Sud che si inurbò a Mirafiori Sud, da quando ho 17 anni e andai via di casa ho sempre lavorato di giorno e studiato la notte, accettando di fare ogni genere di lavoro precario, cambiando decine di abituri condivisi con studenti e lavoratori oltre che più volte città per lavorare. è proprio un errore, guardare le cose con lenti che mi pare siano ideologiche. per cui a dire le cose che dico io bisogna per amore o per forza essere “figli di papà col culo al caldo”…..
    quanto al costo del lavoro, è più del 20%, ma qui non si tratta di ridurlo rispetto a oggi, si tratta di produrre di più poiché la linea lo consente e la domanda di quell’auto lo chiede, la produttività in italia è bassissima rispetto ai concorrenti europei malgrado il reddito disponibile dei nostri lavoratori sia oggetivamente la componente del reddito nazionale col minore avvaloramento dai tempi dell’euro, rispetto a redditi da capitale e immobili, figuriamoci se esiste qualcuno che può negarlo pourtroppo….ma ad abbassare la produttività sono l’energia e il costo del capitale, la logistica e la PA, il peso del fisco sul lavoro eusll’azienda, l’elevato cuneso fiscale e tutto quel che sappiamo: che facciamo nel frattempo, ci arrendiamo e chudiamo?

  8. Oscar Giannino

    @renzo: sbagli a dar giudizi sul mio passato di lavoro, vengo proprio da Mirafiori Nord davanti alla Fiat, lì sono nato e cresciuto e credo di conoscere la realtà operaia Fiat come i più di voi neanche immaginano, famiglia di mezzi scarsissimi e casa popolare in via Del Prete tra gli operai veneti, istriani, e del Polesine giunti a Torino prima dell’ondata dal Sud che si inurbò a Mirafiori Sud, da quando ho 17 anni e andai via di casa ho sempre lavorato di giorno e studiato la notte, accettando di fare ogni genere di lavoro precario, cambiando decine di abituri condivisi con studenti e lavoratori oltre che più volte città per lavorare. è proprio un errore, guardare le cose con lenti che mi pare siano ideologiche. per cui a dire le cose che dico io bisogna per amore o per forza essere “figli di papà col culo al caldo”…..
    quanto al costo del lavoro, è più del 20%, ma qui non si tratta di ridurlo rispetto a oggi, si tratta di produrre di più poiché la linea lo consente e la domanda di quell’auto lo chiede, la produttività in italia è bassissima rispetto ai concorrenti europei malgrado il reddito disponibile dei nostri lavoratori sia oggettivamente la componente del reddito nazionale col minore avvaloramento dai tempi dell’euro, rispetto a redditi da capitale e immobili, figuriamoci se esiste qualcuno che può negarlo pourtroppo….ma ad abbassare la produttività sono l’energia e il costo del capitale, la logistica e la PA, il peso del fisco sul lavoro eusll’azienda, l’elevato cuneso fiscale e tutto quel che sappiamo: che facciamo nel frattempo, ci arrendiamo e chudiamo?

  9. premetto: è giusto lavorare bene, lavorare tutti ed evitare gli sprechi… fantascenza in questa Italia sgangherata 🙂 in questo caso è sempre la Multinazionale che ha il coltello dalla parte del manico: ora lo usa ma possibilmente ne abusa.
    ora, sapete che alcuni membri del gruppo fiat con annessi politici Italiani presiedono a riunioni PRIVATE con una elitè composta da tutte le persone piu potenti (o quasi) della terra?
    no, cari miei, qui Berlusconi non c’entra nulla (tant’è che non lo invitano mai).
    veniamo al punto, mi ricollego ora con l’articolo di Oscar:

    avete mai sentito parlare del Club Bilderberg? si sono riuniti in questi giorni in Spagna, di cosa parlava l’elite mondiale? DI QUESTO http://www.ecplanet.com/node/1515

  10. andrea dolci

    Credo che comunque finisca la vicenda segni comunque un chiaro e limpido spartiacque in termini di politiche industriali e di rapporti sindacali. Fino ad ora la dialettica si svolgeva su due canoni ben precisi: il conflitto permanente tra capitale e lavoro e il totem del contratto collettivo nazionale. Un plauso a Marchionne che ha avuto il coraggio di sbattere sul tavolo l’assoluto anancronismo di vecchi paradigmi incapaci rappresentare la realta’ attuale. Il lavoro va dove ci sono le migliori opportunita’. Mentre il resto d’Europa difende i propri stabilimenti puntando sulla produttivita’ e l’efficienza, qui ci troviamo ancora alle prese con persone che ancora difendono il diritto normativo all’assenteismo o proteggono il potere politico dei sindacati nazionali a discapito del potere contrattuale aziendale.
    Spero che si trovi un giusto punto di equilibrio e che lo stabilimento sia salvo. Se anche i nostri politici facessero la loro parte, non con i soliti aiuti, ma con leggi adatte a favorire investimenti e sviluppo, avremmo anche qualche chance in piu’ di diventare un paese moderno. Certo, fondare tutto su una fantomatica quanto non necessaria modifica della Costituzione non lascia ben sperare…

  11. rocco todero

    signori miei, però ci dobbiamo capire. L’art. 41 Cost. è stata una iattura! Dovremmo vedere tutta la legislazione speciale che ha consentito al legislatore ordinario di confondere proporetà privata e fini sociali della stessa con tutte le limitazioni che ne sono seguite. L’art. 41 ha legittimato il legislatore ordinario a creare la proprietà pubblica ( aziende di Stato, niente privatizzazioni ! )
    Abbiate pazienza!

  12. carlo

    Sul sito Fiom hanno postato il testo integrale dell’accordo proposto da Fiat auto. Sono andato a leggerlo e non mi ha sconvolto, non mi pare si attenti alla libertà personale o d’associazione di nessuno ma ci si limiti a porre dei paletti insolitamente seri agli atteggiamenti opportunistici.
    Proposte di questo tipo sono inusuali ma, credo, prodotte dalla preso d’atto che non esistono altre modalità per cercare d’ottenere produttività allineate al resto d’europa.
    Temo che, come molte altre volte, molti dipendenti pensino:”Adesso lo formiamo e poi studiamo come aggirarlo.”
    Questo si cerca di rendere più difficile (con successo? Io ne dubito ma lo spero, l’Italia si può salvare solo con un’industria sana e competitiva.)

  13. michele penzani

    Trovandomi d’accordo con articolo e risposte di Oscar Giannino, la frase:”L’Italia manifatturiera è già virtuosa come la Germania, etornerò su questo nei prossimi giorni…” personalmente mi ha fatto balzare di gioia…E spero che nell’approfondimento si possa rilevare come “mai come ora” si debba mettere mano alle regole commerciali dell’euroarea per dare libertà alle grandi potenzialità dell’export italiano…

  14. giacomo

    non è proprio vero che il documento Fiat non attenti alla libertà dei lavoratori, almeno in potenza , è un bel cavallo di Troia. Sarebbe bastato, come consigliato anche da CISL , rendere le richieste antisciopero e altro, solo temporali . Scrive oggi L. Gallino : Politici, industriali, analisti non hanno più remore nel dire che il problema è quello di spingere in basso , salari e condizioni di lavoro . Salari , quelli italiani fra i più bassi d’europa. Devo dire per correttezza che a Pomigliano i problemi tecnici di produzione e qualità ci sono e non sono di facile soluzione . Anzi .Ma buttare addosso alla FIOM tutta la responsabilità della questione è sbagliato e miope .

  15. andrea dolci

    @Giacomo: se tu fossi la FIAT investiresti in uno stabilimento dove l’assenteismo e’ quasi il doppio del normale con punte estreme fino al 25-30% della forza lavoro ? Se tu fossi la FIAT investiresti in uno stabilimento dove sistematicamente ad ogni richiesta di straordinario alcuni trovano normale rispondere con lo sciopero ?
    Le aziende invstono in impianti per fare prodotti e non per creare posti di lavoro con annessai garanzia dell’abuso dei diritti. In fondo la FIAT chiede solo che a Pomigliano tutti i lavoratori abbiano lo stesso rispetto per il lavoro che c’e’ negli altri stabilimenti italiani del gruppo. Se per ottenerlo devono porre condizioni “capestro” non e’ per colpa dell’azienda, ma per colpa di chi non ha capito che il lavoro e’ prima di tutto un valore.

  16. LUIGI ZOPPOLI

    Concordo moltissimo con il merito dell’articolo. Voglio solo osservare che la CGIL non è purtroppo sola a ritenere la globalizzazione il modo con cui vengono sottratti posti di lavoro. Le comonenti politiche convinte di questo, fanno danni ancora peggiori di quelli della CGIL

  17. michele R.

    Caro Giannino,
    Il problema io lo vedo diversamente:
    A chi servono 3,4 sindacati?
    Non credo attualmente che servano per tutelare gli interessi dei lavoratori, ma solo a mantenere le poltrone per quadri e dirigenti sindacali e per gente come Angeletti, Bonanni, Epifani che ormai parlano solo per loro stessi. Certamente a prendere coscienza di questo dovrebbero essere i lavoratori che dovrebbero pretendere un unico sindacato. Intendiamoci io sono favorevole al sindacalismo perchè è una forza che ne bilancia un’altra.
    Il sindacato dovrebbe poi sottoporre alla base le proprie proposte e solo se ha consenso può contrattare, e non come avviene ora prima si tratta con la controparte e si firmano gli accordi e poi si fanno i referendum e a volte nemmeno quelli.

    Insomma per me bisogna cambiare il modo di fare sindacato.

  18. Andrea Paolucci

    Perchè dovrei comprare una Panda fatta in Polonia allo stesso prezzo di quello che pagherei se fosse fatta in Italia? Perchè al “Re Magio” Marchionne non è ancora stato ritirato il passaporto e dati gli arresti domiciliari per procurato allarme sociale? Perchè devo continuare a dare degli incentivi ad una azienda che almeno 4 generazioni hanno fatto loro con cassa integrazione e aiuti di stato vari, e mi ricatta con proposte indecenti?

  19. lorena

    E ORA CHE LA CGIL SMETTA DI DIRE SEMPRE NO LA FIAT SI STA DIMOSTRANDO SERIA SUL PIANO LAVORATIVO DI POMIGLIANO E CERCA DI MANTENERE I POSTI DI LAVORO IN QUANTO AL NON VOLERE PAGARE MURTUA AGLI ASSENTEISTI FA BENE IO SONO UN INTERINALE E VEDO GENTE CHE OGNI MESE SI FA UNA SETTIMANA DI MUTUA PER FARE LAVORI A CASA NON è GIUSTO NOI NON ABBIAMO DIRITTO ALLA MUTUA CHE CMQ PAGGHIAMO NEMMENO PER FEBBRE A 40 PENA IL NON RINNOVO DEL CONTRATTO

  20. nicoletta

    se per voi essere seri significa annullare i nostri diritti be in questo paese ci sono molte persone serie . per me la serieta’ e’ tutta un’altra cosa .le norme per eliminare l’assenteismo ci sono gia ‘ nel ccnl basta applicarle . Sotto la parola CRISI si stanno favorendo solo gli interessi di pochi e questo di pomigliano ne e’ una prova .forza lavoratori non fatevi schiacciare con questi ricatti dopo cos’altro vi obbligheranno a perdere . non perdiamo la nostra dignita’ e non dimentichiamo che se passa questo accordo tutte le aziende e quindi tutti noi ne subiremo le conseguenze!

  21. matteo

    e ora che la fiat la smetta con i ricatti che ci propina da 50 anni riduca i compensi ai manager compreso ad non porti i soldi all’estero e faccia lavorare tutti i siti fiat in itali perchè grazie a loro marchionne prende quello stipendio da favola

  22. gianpiero

    Buogiorno Dott. Giannino,
    mi permetto solo due piccole considerazioni in riferimento a quanto letto in questi giorni circa alcune dichiarazioni del Dott. Marchionne:
    – non sono gli scioperi a determinare la chiusura e lo spostamento degli insediamenti produttivi in paesi a costi piu bassi, di solito queste cose le decidono i Consigli di Amministrazione e gli Amministratori Delegati e i Direttori Generali le eseguono;
    – ammesso e non concesso che ci siano problemi di produttività, e che uno sciopero il giorno della partita o il venerdi o il lunedi sono dei boomerang che consentono all’azienda di usarli a proprio vantaggio, non vorrei che la decisione sia già stata presa e che tutta questa polemica serva a giustificarla a posteriori, con buona pace dei lavoratori, delle varie sigle sindacali (troppe e inutilmente divise), amministratori locali, agenzie di lavoro interinali e capibastone (ma c’è veramente differenza?!), fornitori vari, etc. etc.

    Infine qualche domanda: qualcuno è in grado di spiegarmi come si incastra in tutto questo l’operazione Serbia?

    Il virtuoso e morale (o moralista?!) Amministratore Maximo potrebbe dare un segnale ed invertire la rotta, senza bisogno di una legge che lo imponga, sui pagamenti ai fornitori ed applicare quanto già previsto in Germania, pagamenti inderogabili tra le parti a 60gg?!
    E magari vincolare le sue Stock Options e quelle dei suoi primi riporti a 10 anni, così che anche se dovesero uscire dall’azienda saremmo tutti tranquilli sul fatto che fra 10 anni nonostante le operazioni effettuate sul capitale aziendale, sulle strutture, sui costi, consentano di vedere ancora il nome Fiat sul listino di Milano !

    E visto che ci siamo esageriamo, perchè non evitare come prassi aziendale lo sconto delle proprie fatture a debito presso finanziarie del Gruppo, che sanno tanto di ricatto o ulteriore sconto, per non chiamarla stecca, una vera e propria tangente legalizzata?!

    Credo che per ergersi a moralizzatori, bisogna esser certi di avere armadi e scrivanie scevre da scheletri. Ad esempio: l’UBS ha sempre verificato la provenienza dei capitali? ha verificato se i conti non fossero di evasori totali o parziali di cittadinanza italiana? ha mai finanziato operazioni in armi? alcune domandine leggere, leggere a chi sedeva nel consiglio di amministratore del colosso elvetico e non poteva non sapere …

    Infine per celiare un po’, visto che vanno di moda i reality, se la sente il guru del management di vivere o sopravvivere con uno stipendio base o quello di un lavoratore interinale, magari per un intero anno?! oh Sergio, si fa per scherzare eh ?!?! Tranquillo, continua pure a scorrazzare per le autostrade con la tua bella maserati blu …

    Attenzione ai cavalieri bianchi o neri o con il maglioncino blu, la triste storia di Ivrea e dell’Olivetti qualcosa dovrebbe averla insegnata no?!

    Dott. Giannino la stimo per la sua intelligenza e preparazione, e per questo la invito a considerare il rischio sociale a cui stiamo andando incontro rapidamente, se non si inverte la rotta il paese rischia di esplodere, ma non vedo attenzione su questo punto; il muro contro muro con i lavoratori può funzionare in fase di crescita ed in caso di rivendicazioni sindacali troppo onorese, fa parte del gioco e della contrattazione. Ma qui stiamo parlando di altro, siamo in piena recessione, con contratti flessibili (precari?) che non garantiscono nulla, stipendi che, crollati sulla spinta della crisi, hanno determinato un impoverimento generale e l’aumento delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà.

    Lei si ricorda gli anni ’70? Io ero un bambino, ma leggevo il giornale tutte le mattine con papà che non sapeva come spiegarmi la mattanza quotidiana; ricordo però che allora le differenze sociali ed economiche erano meno marcate di oggi, erano differenze ideologiche semmai e forse questo oggi ci salva, ma fino a quando?

    Ci vuole una spinta al rinnovamento, anche nelle pratiche manageriali; è finito il tempo dei ricatti sociali, perchè non serve a nessuno, tantomeno alle aziende; se non c’è lavoro, non c’è reddito; se non c’è reddito, non c’è consumo; se non c’è consumo, non serve produrre se non per l’esportazione, ma se non si esporta allora non serve produrre e non serve l’azienda e nemmeno i lavoratori … quindi come ne usciamo?! spostando le fabbriche in paesi a minori costi strutturali? torniamo a fare gli emigranti? ok, se è cosi bisogna avere il coraggio di dirlo chiaro, signori la festa è finita, andate in pace, amen.

    Altrimenti si rivedano le politiche industriali, la produttività, i salari, i costi, gli stipendi, le stock options, ma senza ricatto sociale e con la ferma intenzione di sviluppare l’impresa in Italia.

    Mi perdoni se non ho il dono della sintesi.

    Con stima, GianPiero.

  23. MASSIMO

    MI SCUSI MA MI SEMBRA TROPPO OTTIMISTA .CERTI SINDACATI IN GENERE SONO DEGLI SPECIALISTI PER MANTENERE IN VITA AZIENDE IN COMA PROFONDO IN QUESTO AIUTATI DA CERTI POLITICI.SIA GLI UNI CHE GLI ALTRI FANNO CARRIERA APPROFITTANDO DI MOLTI INGENUI.

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