Abbasso Tony, viva Tony
Tony o non Tony? Qualche giorno fa, su questo blog, Pasquale Annicchino ha spiegato le ragioni della sua contrarietà alla candidatura di Tony Blair a presidente del consiglio dell’Unione europea, una delle due nuove figure istituzionali create dal Trattato di Lisbona (l’altra è l’Alto rappresentante per la politica estera e la politica di sicurezza). Pasquale ha, in astratto, ragione. Neppure a me Blair piace. Se è per questo, non mi piace neppure Lisbona. Però, nonostante la cocciuta e santa opposizione di cechi, polacchi e – più defilati – inglesi, il Trattato ormai è il nostro destino. E dunque dobbiamo pure inventarci qualcuno, da catapultare sulla poltrona più alta dell’Ue. Visto il contesto, visti i candidati alternativi possibili o potenziali, visto che i “buoni” non hanno alcuna speranza, ma proprio nessuna, allora bisogna essere pragmatici. La domanda non è se l’ex premier britannico sia una buona scelta: non lo è. La domanda è se sia peggio o meno peggio degli altri. Come ho brevemente spiegato sul sito del Foglio, aderendo alla campagna Vota Tony, credo che possa essere utile sostenerlo non per merito suo, ma per demerito altrui. La politica è sangue e merda, Tony anche: solo che bisogna fare i conti col panorama politico e istituzionale europeo.











