Oro: quello che si deve sapere. Parte II — di Gerardo Coco
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gerardo Coco.
Nella prima parte di questo saggio abbiamo spiegato i fondamentali dell’oro. Il primo è la sua utilità marginale che decresce molto più lentamente di quella di qualsiasi altro bene tanto da potersi considerare costante per cui ogni incremento aggiunto a una scorta preesistente ha sempre la stessa utilità e questo è il motivo che rende l’oro la sostanza più tesoreggiabile in assoluto. Il secondo è l’elevato rapporto tra lo stock esistente e nuova produzione, più alto rispetto a qualsiasi altro bene per cui non se se verificano abbondanza o scarsità in grado di influenzarne il valore. La caratteristica oggettiva del valore dell’oro è dunque la sua stabilità, mentre quella del suo prezzo, la volatilità. Ma quest’ultima non è altro che quella riflessa delle valute legali manipolate in cui il metallo è correntemente quotato. L’oggettività del valore dell’oro non contraddice il principio di soggettività del valore di tutte le cose ma afferma soltanto che la soggettività non può prescindere dai fondamentali «oggettivi» del metallo. Senza queste proprietà l’oro non sarebbe diventato il denaro per eccellenza e l’espressione sintetica di tutti i valori. Come espressione di ricchezza reale nella sua forma più permutabile e liquida, costituisce il regolatore della quantità e qualità del credito impedendo gli abusi del debito di cui è il mezzo di estinzione definitiva. Sono stati proprio tali requisiti a caratterizzare il sistema aureo di cui, in questa seconda parte, spieghiamo il funzionamento, il significato storico e le tappe della sua eliminazione dal sistema monetario internazionale.











