18
Apr
2011

La sentenza esemplare del caso Thyssen

È giunta la pronuncia tanto attesa della Corte d’Assise di Torino sul caso Thyssen e la sentenza è davvero durissima. Non lo si può negare. In linea di principio, sembra sproporzionato considerare come “dolo eventuale” la decisione della società di posticipare i lavori di messa in sicurezza dell’impianto. La decisione della società può apparire biasimevole, ma non fino al punto di considerare i suoi amministratori alla stregua di consapevoli assassini. Per esprimere qualsiasi tipo di giudizio sul caso concreto vanno però letti gli atti processuali e soprattutto la motivazione della sentenza. Certo è che essa non riporterà in vita quei lavoratori caduti vittime nell’incidente.

La prima impressione è che si sia puntato su una sentenza tanto esemplare per ovviare all’inefficacia e agli evidenti limiti delle leggi e del sistema generale di tutela. Questo è quanto si può desumere anche dalle parole dello stesso Guariniello, che ha parlato di svolta epocale che potrà significare molto per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questo punto di vista non è condivisibile e, anzi, la morte dei sette operai va vista piuttosto come un fallimento dell’impianto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e dell’attività di vigilanza sulla sua applicazione, che spetta ad organismi pubblici; insomma, è anche un fallimento del sistema.

Non si può facilmente prevedere il seguito che questa sentenza avrà, ma quello che è parso molto chiaro è che si vuole continuare a mantenere un approccio repressivo al tema della sicurezza sul lavoro. Un approccio sbagliato e inefficace, che trascura l’importanza della prevenzione. Che sia inefficace è sotto gli occhi di tutti; basti pensare al numero di morti bianche e incidenti sui luoghi di lavoro che si verificano ancora oggi in Italia, nonostante le tantissime e dettagliatissime leggi in materia.

Ci si dovrebbe invece domandare perché le imprese non investono in sicurezza. Le ragioni sono ovviamente di ordine economico. Le leggi prescrivono sempre nuovi obblighi, che si rivelano particolarmente onerosi per le imprese, a volte insostenibili; le imprese, quando e come possono, cercano di svincolarsi da questi obblighi e approfittano anche delle ispezioni eseguite in modo non esattamente capillare.

La strada da percorrere è diversa: si dovrebbe creare un sistema in cui ci sia la convenienza a investire in sicurezza. In altre parole, si dovrebbe abolire l’Inail e introdurre la logica di mercato nel sistema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Ciò indurrebbe gli imprenditori alla prevenzione, attraverso l’incentivo più forte, che è ovviamente quello di natura economica. Inoltre vi sarebbe un controllo più efficiente ed effettivo della sicurezza degli impianti e dei sistemi di produzione, poiché sarebbero le stesse compagnie assicurative ad assumersene l’onere, in quanto direttamente interessate alla gestione del rischio da parte delle imprese loro clienti. Le compagnie assicurative non sarebbero ovviamente disposte ad assicurare imprese in cui gli impianti sono mal funzionanti, in cui l’organizzazione della produzione implica per i lavoratori situazioni di eventuali rischi e in cui i lavoratori possono entrare in contatto con sostanze pericolose, senza che siano adottate le dovute precauzioni. Potrebbero eventualmente essere disposte ad accettare di assicurarle, ma a fronte di alti premi assicurativi. Sul mercato rimarrebbero soltanto quelle imprese davvero efficienti e in grado di sostenere economicamente l’onere della sicurezza.

Ma è una prospettiva che difficilmente sarà presa in considerazione…

32 Responses

  1. Gian

    Forse bisognerebbe anche dire che la sicurezza sul lavoro è sempre più “sulla carta” e sempre meno in fabbrica, che le nuove normative impongono mille adempimenti documentali che spesso non si traducono in fatti concreti, che gli ispettori stessi non sono in grado di capire e verificare i rischi nel concreto ma solo sui documenti.
    Poche volte si riesce a stabilire un dialogo con gli enti di controllo, un dialogo che permetta di migliorare aspetti reali e concreti rapidamente ma che magari lasci in secondo piano adempimenti solo formali… ma voi avete mai visto un documento di sicurezza per un cantiere? centinaia di pagine inutili, che nessuno legge..

  2. Trovo interessante l’idea di responsabilizzare i datori di lavoro sulla sicurezza agendo sulla leva economica. Sappiamo tutti che esistono solo due metodi per dare un indirizzo deciso: l’obbligo (ma poi ci devono essere i controlli) e gli incentivi. Mettere a carico dei datori di lavoro la responsabilità economica oggi in carico all’INAIL sarebbe un ottimo incentivo.
    Mi sorge però una domanda spontanea: ma è fattibile? Nel senso, chi sarà quel politico italiano che porterà avanti una tale iniziativa?

  3. andrea

    La morte dei sette operai va vista come conseguenza della società di posticipare i lavori di messa in sicurezza dell’impianto. Non mi sembra ci sia molto da filosofeggiare o studiare o proporre nuove idee; la società sapeva che l’impianto non era a norma, quindi insicuro, ha deciso di posticipare i lavori di messa in sicurezza, ha deciso che i lavoratori continuassero a lavorare in quelle condizioni. Ognuno si prenda le responsabilità derivanti dalle proprie scelte.

  4. dostoev

    Vero, tuttavia qualificare l’elemento soggettivo del reato come “dolo eventuale” (vale a dire volontario, benchè nei termini di presa in considerazione del possibile accadimento del fatto lesivo) a me pare, francamente eccessivo. Parlo in termini strettamente giuridici, ovviamente: la vita di un uomo (più uomini) non ha prezzo, nè una condanna a 16 anni nè un risarcimento milionario possono considerarsi validi sostituti

  5. Luciano Pontiroli

    Se la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente sta nell’accettazione del rischio (dolo) invece della convinzione di evitarlo (colpa), sarà interessante capire su quali evidenze di fatto si fondi il riconoscimento del primo anzihé del secondo criterio d’imputazione. In entrambi i casi la società ed i suoi managers risponderebbero per le loro scelte (o non scelte): ma le pene sarebbero diverse.

  6. Questo articolo riempie un vuoto, coprendo un tematica (a mia memoria) negletta dalla pubblicistica. Complimenti all’autrice.

  7. silvano

    Mi piace questo approccio al problema sicurezza sul lavoro, mentre non mi piace sentir qualificare “esemplare” una sentenza, perché la Giustizia non deve essere esemplare, ma giusta. Capisco che l’esemplarità è riferita alla misura della pena, alla sua severità,e che sia da intendersi a bebeficio dell’educazione di chi osserva, ma sentirla citare a commento di una sentenza mi sembra la negazione del concetto stesso di giustizia.

  8. Abolire l’INAIL, non male come idea, a patto di rassegnarsi a ricollocare o pensionare la pletora di inavovibili e spesso inutili dipendenti della stessa. Il tutto dopo ampia e motivata protesta di parti sociali, sindacati e politici “cavalieri” di turno. Si, si, difficilmente verrà presa in considerazione.

  9. Ronnie

    Se veramente (e lo si comprenderà solo dalla lettura delle motivazioni) il collegio giudicante ha ritenuto raggiunta la prova del fatto che i dirigenti dell’azienda, pur essendo a conoscenza delle problematiche afferenti i sistemi di sicurezza (c’erano persino gli estintori scarichi ..) le hanno scientemente e volutamente ignorate, non credo si possa parlare di una sentenza esemplare, ma solo del risultato di un percorso logico svolto dal Collegio Giudicante certo criticabile in quanto dissimile dalle conclusioni a cui si è giunti in apltre ipotesi analoghe, ma non certo irragionevole. La linea tra la colpa coscente (“considero la possibilità che l’evento si verifichi, ma non la accetto”) ed il dolo eventuale (“considero il rischio, e accetto anche che si possa verificare), da cui dipende la qualificazione del fatto come doloso o colposo, è certo sottile, ma non dobbiamo dimenticarci che quei lavoratori non si trovavano in un parco giochi, ma in una acciaieria (luogo pericoloso per antonomasia) e questo certamente avrà avuto un peso nella ricostruzione delle valutazioni della corte.

  10. André

    Anzitutto complimenti all’autrice. Ottimo spunto, davvero condivisibile.
    Voglio però aggiungere un paio di considerazioni in libertà, anche a costo di risultare assai impopolare.

    1) Il rischio ambientale non viene imposto dal datore di lavoro al lavoratore passivo. Ci sono luoghi di lavoro che, per come sono fatti oggi, per il tipo di attività che vi si svolge, per il tipo di tecnologia usata, NON POSSONO NON ESSERE PERICOLOSI. E parecchio. Questo non lo sanno solo i dirigenti, tirchi e malvagi – ma anche gli operai che, costretti dalla fame, si fanno sfruttare dal sistema in attesa della rivoluzione proletaria. Avete mai fatto un giretto in acciaieria? Una passeggiata tra gli altiforni? Non è lontanamente pensabile, allo stato attuale della tecnologia produttiva – mettere davvero in sicurezza certi luoghi di lavoro. Come diceva giustamente Gian, il burocrate scandalizzato dalle statistiche sugli infortuni, fa l’unica cosa che sa fare : cioé imporre più burocrazia. Pagine e pagine di valutazioni, rischi, piani, balle a non finire – anche quelle vendute dai consulenti sicurezza a caro prezzo. Tutto per nascondere un fatto semplicissimo – chi lavora in acciaieria non è un bambino ritardato, capitato lì per sbaglio, sa che fa un lavoro pericoloso. E per inciso, lo accetta perché è ben retribuito. Lungi da me fare polemiche sul listino paga. Fatevi comunque dire da chi ci lavora quanto prendono – tra busta paga e cash extra… si parla di paghe da 3.000-4.000 euro.

    2) Nello specifico della sentenza non entro. Non conosco bene i dettagli della vicenda, ma se effettivamente c’è stata negligenza e pure calcolata – è giusto che i responsabili paghino. Certo, la sentenza mi sembra parecchio dura e un po’ troppo innovativa. Quasi a voler placare un elettorato particolarmente sconvolto dalla vicenda. Di sicuro, a sangue freddo, così non si incoraggiano gli investitori. In un paese dove ogni inforunio mortale diventa un omicidio volontario – io mi guarderei bene dal costruire una fabbrica. Certi principi sono sacrosanti, ma l’impianto normativo italiano, la giurisprudenza sanculotta, i tempi biblici dei giudizi – erano già sufficienti a raffreddare gli animi imprenditoriali. Se adesso ci si mette pure il fantasma dell’accusa di assassinio – vedrete che gli infortuni scemeranno in precisa sintonia con il numero di posti di lavoro.

  11. Naka

    Il primo risultato di questa sentenza, sotto il profilo penale, è quello di spaventare chiunque potrebbe trovarsi in simili circostanze e quindi se cosciente ed onesto eviterà di farlo – sotto il profilo economico aumenterà a dismisura il costo sociale già elevatissimo dopo le ultime normative in termini di sicurezza – Il secondo risultato sarà che nessuno andrà mai in galera e, perchè prima che sia finito tutto l’iter, ammesso che sia mantenuta la sentenza, il condannato avrà un’età, se ancora in vita, che non vedrà mai la galera e, se anche l’iter fosse sufficientemente breve, la Germania non l’estraderà mai in Italia! – Quindi è deleteria!

  12. Pino D'Ettorre

    Gli imprenditori devono comprendere che la sicurezza sui posti di lavoro è indispensabile alla stregua degli altri costi non eliminabili: ad es. perché spendere nel servizio di sorveglianza o controllo di gestione e non nella sicurezza dei lavoratori? E’ prima di tutto un fatto etico: non si può morire o rimanere invalidi (mutilati rende ancora più l’idea) per scarsi investimenti sulla sicurezza!
    Credo inoltre che utilizzare le assicurazioni come elemento di “pulizia” del mercato non sia una strada: avete mai provato a far verificare dall’assicurazione l’esistenza e l’efficacia degli impianti antincendio? oltre al necessario costo di adeguamento degli impianti si aggiungerebbe il premio da pagare: e questo si che è un costo eliminabile…
    La mia esperienza dice che l’INAIL non deve essere soppressa o sostituita: credo invece che vada cooptata nella valutazione dei rischi nella logica di un “equilibrato” utilizzo dei presidi antinfortunistici e di eliminazione di inutili e costose burocrazie accessorie

  13. Pietro Barabaschi

    Complimenti per le ottime considerazioni. Comunque le sentenze non devono mai essere “esmplari” ma semplicemente “eque”.
    Pietro Barabaschi

  14. Stefano

    La giustizia italiana: 16 anni ai dirigenti della Thyssen; 6 anni a Marco Ahmetovic. E poi dicono che il ’68 è finito.

  15. Io sinceramente sono d’accordo con la sentenza, e proprio per una prospettiva “di mercato”. Sicuramente la normativa sulla sicurezza è cavillosa, pesante, e inefficace, ma direi anche che in tutte le sue pecche prevede alcuni punti essenziali per ridurre il rischio dei lavoratori, e questi sono stati disattesi.

    Forse si potrebbe anche fare a meno di certa normativa, ma allora deve essere forte la capacità della giustizia, intesa come sistema di risoluzione delle controversie tra privati, di arrivare da una parte a risarcire il danneggiato (in questo caso, al massimo, i parenti) e dall’altra a costituire un “costo” da cui la pianificazione imprenditoriale non possa prescindere.

    Un problema italiano non è solo l’iper-normazione e la mala-normazione, ma anche la scarsità di controlli degli enti. Volendo possiamo anche abolirli, certi enti non controllanti, ma allora deve esserci un altro controllo basato sul diritto, quindi una magistratura che possa punire efficacemente e velocemente le violazioni del rapporto fiduciario tra lavoratore e imprenditore (e far lavorare persone in condizioni di pericolo rilevante è una violazione di questo rapporto di fiducia).
    Credo che questa sentenza vada vista in questa luce: se la normativa è più un problema che una soluzione, se i controlli statali sono inefficaci o inesistenti, interverrà la giustizia ex post con un costo sia finanziario che personale rilevante che non potrà più essere trascurato dalle aziende. Forse è un second-best, ma all’atto pratico non credo che si possa pretendere di più in questo momento e in questo paese.

  16. Andrea

    Premesso che trovo curioso che per l’amministratore delegato straniero si becca 16 anni mentre per i morti in una raffineria italiana sono colpevoli sono (in maniera proporzionalmente minore) il direttore dello stabilimento e pochi altri.
    Detto questo mi domando se nella proposta della Dott.ssa Alias l’abolizione dell’inail sia sostituita da una assicurazione obbligatoria contro i rischi di infortuni. Se è così ci troveremmo in una situazione analoga a quella delle polizze RC auto con accordi di cartello fra le poche assicurazioni italiane per tenere i prezzi alti. Prezzi che sopratutto nelle aziende più pericolose (edilizia, petrolchimica) si scaricheranno sui consumatori. Ovviamente ci sarà una bella serie di normative per descrivere che infortuni debbano essere assicurati obbligatoriamente con altra burocrazia in più, norme, pareri, interpretazioni. Se invece l’assicurazione non è obbligatoria immagino che molte aziende per risparmiare non faranno assicurazioni oppure stipuleranno contratti molto economici che coprono pochi rischi e se dovesse succedere qualcosa, beh si penserà solo allora.
    Si dovrebbe invece ridurre la burocrazia della sicurezza (e non solo) per poi fare più controlli efficaci.

  17. ALESSIO DI MICHELE

    Ho lavorato a lungo come subagente assicurativo, e posso dirvi: non idealizzate le compagnie. Sono piene di burocrati scaldasedie, sempre pronti a sabotare il nuovo (tanto loro stanno a stipendio, qual è il problema ? Se poi chi propone il nuovo vede saltare la provvigione e la cena, chissenefrega), fancazzisti che non sfigurerebbero nemmeno negli uffici dell’ Inail. Alla fine sarebbero certo meno peggio, ma non ci illudiamo. Piuttosto: perchè i lavoratori (o per essi i sindacati) non organizzano un sistema di rilevamento e prevenzione dei rischi autonomo ? Una bella colletta e via, partono i controlli e le migliorie. Oppure dobbiamo sempre e comunque addossare tutto allo stato ? E tanto più addossare quanto peggio esso funziona ? Lo statalismo è, secondo me, molto più un anelito del singolo che un’ imposizione del burocrate.

  18. Stefano2

    L’incentivo economico secondo me è un’idea positiva, non fosse altro che così si possano avere dei controlli più seri e meno di facciata

  19. MitMar

    Tutto ciò che in Italia non funziona lo è perchè la giustizia non funziona.
    Non è una questione berlusconiana, anzi, ma è indiscutibile che se minacci un delinquente di chiamare la polizia o di denunciarlo, sia esso un magrebino col coltello o un white collar CEO di qualche azienda, si scompiscia dal ridere perchè sa che in galera non ci andrà.
    Allora gli stessi magistrati, per coprire l’inadempienza del loro sistema, del sistema inefficiente che hanno creato, ogni tanto travalicano il significato della legislazione stessa con stangate che non hanno senso.
    Una sentenza del genere creerà solo ulteriore sgomento e fuga di aziende dall’Italia. Se, invece, il sindacato avesse potuto (o voluto?) prima segnalare alla magistratura la situazione con la garanzia che questa fosse intervenuta, non servirebbero queste storture ed il paese andrebbe meglio.
    E per quelli che stanno pensando che la soluzione si a di scaricare ulteriori miliardi ai tribunali per farli lavorare, ricordo che i tribunali di Torino e Bolzano, stesso paese, stesso ministero, stessi problemi degli altri, sono in perfetto orario con le cause, senza arretrati e lavorano come orologi. Perchè loro sì e tutti gli altri no?

  20. Luciano Pontiroli

    @MitMar
    Non mi è chiaro il nesso tra il giudizio negativo sulla stangata, che sarebbe voluta per coprire l’inefficienza delle corti, ed il rilievo che il Tribunale di Torino lavora in perfetto orario. La sentenza Thyssen è proprio del Tribunale di Torino!

  21. stefano tagliavini

    La sentenza non è troppo dura come riportato da alcuni corrispondenti che sono intervenuti nel commento del Suo articolo. Premesso che bisogna leggere le motivazioni della sentenza, bisogna sottolineare che il dolo eventuale e la colpa grave sono le due linee di confine tra il delitto doloso e colposo. I dirigenti della Thyissen omettendo di ralizzare gli interventi per la sicurezza, hanno acettato il rischio di causare la morte dei lavoratori dello stabilimento di Torino. A mio avviso è quello che avviene quando una persona spara in una stanza buia senza sapere se dentro c’è qualcuno. Non vuole uccidere nessuno ma accetta il rischio che si può produrrre dalla sua azione. Questa considerazione apre le porte per la responsabilità penale e titolo di dolo e non per la colpa ne consegue che se viene avvalorata questa ipotesi, sul piano sanzionatorio le condanne sono perfettamente in linea con quanto previsto dal codice penale.
    Fatta questa precisazione credo che la sentenza abbia fatto emergere alcune cose che i diversi commenti che ho letto hanno rilevato con grande intelligenza. Bisogna sottolineare che la persona viene prima di ogni cosa, anche del profitto, la cosa sembra ovvia ma nella realtà non è così. La sicurezza è un investimento che un datore di lavoro deve fare sapendo che è nel suo interesse garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro e che non è tollerabile in una società civile che si perda la vita durante il lavoro. La normativa è blanda e inadeguata e non è pensabile di risolvere il problema delle morti bianche solo con l’aspetto sanzionatorio essendo necessario operare sul piano culturale. L’inserimento dei lavoratori nei luoghi di lavoro e, conseguentemente la loro regolarizzazione deve avvenire solo dopo un adeguata formazione sulla sicurezza. Spesso capita che l’incidente mortale avvenga, guarda caso, nello stesso giorno in cui il lavoratore è stato assunto. I lavoratori non devono subire passivamente le imposizioni dei datori di lavoro ma soprattutto non possono barattare il posto la sicurezza con il posto di lavoro. La sentenza, se confermata negli altri gradi di giudizio, ha certamente sancito un punto di svolta a favore della prevenzione e della sicurezza dei luoghi di lavoro, degli investimenti da parte dei datori lavoro nei sistemi di sicurezza e nel rispetto della vita umana. Ma anche della responsabilità penale degli imprenditori se non fanno il loro dovere. Sono convinto che altri elementi di novità verranno anche da altri porcessi come qello sull’amianto. In questi anni abbiamo pagato sul piano economico, umano e sociale un costo intollerabile di vite umane perse per infortuni e malattie professionali causati dalla mancanza di sicurezza o dalla pericolosità, spesso dissimulata, di certi materiali. Il lavoro deve contribuire a rendere un paese più ricco nel rispetto della dignità umana ma non può diventare un luogo dove perdere la vita.

  22. Leggeremo le motivazioni… l’impressione però è che i giudici abbiano esagerato e che abbiano puntato al raggiungimento di una fabbrica dalla sicurezza assoluta: ossia alla fabbrica chiusa. Ancora “leggeremo le motivazioni”… ma questo è l’ennesima prova di come non si possano lasciare le sorti del Paese in mano alla Magistratura… che se ne frega delle conseguenze pratiche, esterne ai codici, delle proprie pronunce. Così come è successo per il caso Abu Omar – in cui la magistratura italiana ha messo in pericolo l’intelligence straniera (americana… insieme a quella italiana), con tutto ciò che ne consegue in termini di sicurezza nazionale e di affidabilità dello Stato italiano agli occhi di quelli esteri – così con la sentenza Thyssen alla Magistratura nulla importa di quali saranno le ricadute del caso sulla propensione degli stranieri ad investire in Italia. Ps Nota tecnica: consiglio di impostare il blog in modo taoe che gli ultimi commenti compaiano in cima alla lista. non è bello nè producente vedere in cima alla lista sempre lo stesso commento… il “primo” che è stato postato.

  23. marco

    ma come si fa a dire che
    “la morte dei sette operai va vista piuttosto come un fallimento dell’impianto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e dell’attività di vigilanza sulla sua applicazione”

    La morte sui luoghi di lavoro non avviene per legge ma perchè qualcuno viene meno ai suoi doveri e soprattutto al buon senso. Quella linea di lavoro era pericolosa a detta di tutti, dirigenti compresi, come è pericolosa la Saras di Sarroch e le morti ormai si succedono ogni anno con buona pace dei Moratti che sembra sempre cadano dal cielo.

    Non richiamiamoci sempre alle leggi, non è sempre necessario.
    Ci sono comportamenti che devono essere dettati da qualcosa che viene prima delle leggi, il fatto di essere “esseri umani” e riconoscere agli altri nostri simili la nostra stessa dignità, e che deve far anteporre alcuni principi, tra cui la sicurezza in primis, al profitto.
    So che per i liberisti con la pancia piena sono concetti difficili.
    Fatevi un giretto in fonderia per capire…

  24. s.comis

    Intanto si dovrebbe sapere che quanto a infortuni mortali l’Italia è, con la Germania e la Francia, il paese più “virtuoso” d’Europa. Questo a parità di criteri, e cioè escludendo gli infortuni in itinere, che sono riconosciuti solo in Italia. Comunque la metà delle morti sul lavoro è dovuta a incidenti stradali. Dell’altra metà, l’80% avviene nell’edilizia, nelle imprese individuali, in agricoltura. Solo un decimo riguarda le imprese con più di 200 dipendenti. Venendo alla Thyssen, l’incidente è avvenuto per una incredibile carenza di controllo e manutenzione delle tubazioni dell’impianto oleodinamico della linea 5, che era entrata in esercizio del 1993 aveva funzionato senza problemi per 13 anni. Forse il “clima” in una fabbrica che avrebbe chiuso dopo pochi mesi non era il più stimolante. Quanto all’impianto antincendio sprinkler – che non era diventato improvvisamente obbligatorio – non so se avrebbe evitato una tragedia che si è consumata in poche decine di secondi. Forse sarebbero state più utili le bombole schiumogene, ma – come ha ricordato Boccuzzi – erano scariche…

  25. peter

    Può anche darsi che i dirigenti della Thyssen meritassero 16 anni per quello che (non) hanno fatto. Non conosco gli elementi tecnico-giuridici del processo. A Torino sono morte 7 persone ed i responsabili (tali almeno risultano in primo grado) si beccano 16 anni. Ma quanta galera si sono presi quelli che, ubriachi e/o senza patente, si sono messi alla guida ed hanno ucciso 2 – 3 – 4 persone ? Anche quelle sono sofferenze di famiglie e morti atroci, talvolta di minori. Eppure, a parte le sottigliezze legali, anche lì c’é il dolo eventuale cioé il sapere che sei fai o non fai una certa cosa, qualcuno ci può lasciare la pelle. Non é che molti di loro si fanno due e tre anni ( cioé niente carcere, grazie a Mastella) e se ne vanno in giro liberi ? Due pesi, due misure, due verità. Oppure la giustizia proletaria rediviva in azione.
    Quanto alla sicurezza sui posti di lavoro, tutti quelli che hanno a che farci sanno che l’attuale sistema fa soltanto la felicità dei produttori di carta: tutto si riduce a montagne di adempimenti formali, di relazioni, di moduli, di documenti, a cumuli di fogli, con il solito codazzo di parassiti che su questo nuovo eldorado di oneri per le imprese hanno costruito centri studi, uffici, albi, “esperti”, consulenze, incarichi, parcelle, ecc.
    Poi ogni tanto si fa anche vivo l’INAIL e ti chiede di dargli – non si capisce bene per cosa – un po’ di quattrini, perché non vorrete mica che lo Stato si faccia mancare una possibilità di mungere chi investe ?
    Ovviamente tutti si chiedono come mai che l’Italia non cresce……

  26. Franco Baldussi

    In linea di principio sono d’accordo. Tuttavia, essendo in Italia, scommetto che se vi fosse un’eliminazione dell’INAIL le compagnie assicurative farebbero cartello, come accade in ogni altro campo assicurativo, allineando i premi ai valori massimi per tutti, “buoni” e cattivi. Massimizzando i loro utili e annientando la spinta verso la sicurezza. Con ciò intendo dire che nessuna modifica “sostenibile” potrà mai essere attuata in qualsivoglia campo fino a che non saremo diventati (quindi mai, temo) un paese i cui fondamenti siano ispirati a principi liberali. Può mai essere considerato un paese liberale uno, come l’Italia, nel quale la sicurezza (ma solo perchè siamo nel campo della sicurezza) è attestata dalla carta, dai timbri e dalle parcelle dei consulenti (chissà perchè…), in pieno stile sovietico? E può mai essere considerato paese liberale uno nel quale le compagnie assicurative abbiano, di fatto, esattamente le stesse tariffe rispetto a qualsiasi tipo di rischio e di utenza senza che siano cancellate dallo stato regolatore, che quello sarebbe uno stato liberale?

  27. Buonsenso

    La “disciplina” sulla sicurezza recita: bisogna utilizzare tutti i mezzi tecnici possibili per evitare un incidente.
    Cioè non dice assolutamente niente.
    Neanche il padreterno può utilizzare “tutti i mezzi tecnici possibili” e tantomeno provarlo; è solo un sistema per porre sotto ricatto l’odiato datore di lavoro secondo l’ideologia che ben conosciamo.
    Omicidio colposo? Bene , ma che valga per tutti! Il 99% delle scuole , uffici pubblici e tribunali non sono a norma e assolutamente lontani dal”tutti” i mezzi tecnici possibili”… quindi TUTTI i responsabili devono essere messi in galera per tentata strage (non occorre aspettare che succeda l’incidente)…poi passiamo ai tribunali ed anche all’uffico dove Guarinello riceve le persone.
    Pensiate sia a norma? Sia perfettamente attrezzato secondo “tutti” i mezzi tecnici possibili” ovviamente no e allora tutti in galera!!!
    Poi il SUD Italia!!
    Facciamo che mettere il filo spinato tutto intorno gli unici in regola saranno la FIAT di Pomigliano (fuori dalla Fiat , Pomigliano sembra Scampia, ma il problema è solo la Fiat dove 1 lavora e 3 fanno i sindacalisti , quando era ALFASUD 1 lavorava e 6 facevano i sindacalisti) e la Thyssen di Terni contro i quali guarda caso infuria la guerra ideologica…
    Unica sentenza al monod, infatti è tutto dire…

  28. Morgan

    Ma fate il piacere va. La condanna è scrosanta.
    Otto persone sono morte bruciate vive a causa del consapevole mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza in un impianto ad altissimo rischio. Altro che problema di normative che esiste ma è ben altra cosa e problematica. Noncerchiamo grottesche scappatoie. Se poi la ricetta di marcegaglia/giannino per attrarre investimenti è azzeramento di diritti, tutele, dignità retributiva be’…credo si commenti da sola. L’uscita degli industriali ha comunque un merito: evidenizare la ridicolaggine della barocca tesi secondo cui operai e imprenditori stanno dalla stessa parte.

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