22
Mag
2010

L’Eutopia

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gerardo Coco:

L’euro avrebbe dovuto essere l’erede del marco tedesco. Dopo il salvataggio da un trilione di usd della Grecia, si è guadagnato una reputazione da dracma greca. Chi aveva capito cosa sarebbe stata l’Europa non si stupito più di tanto di quello che sta accadendo e sa che il peggio deve ancora arrivare. Quando i malati sono “terminali” sappiamo che moriranno, ma non sappiamo esattamente quando.

Il dollaro non sta meglio dell’euro.

Il fatto che si rivaluti rispetto al “cugino” significa solo che quest’ultimo perde valore più velocemente. Le future quotazioni fra le due valute rifletteranno le velocità relative di svalutazione perché le economie delle due “europe degli stati uniti” sono condannate ad una depressione inflazionistica (gli aumenti delle pressioni fiscal, investimenti pubblici ne ostacoleranno lo sviluppo).

Gli USA hanno tutto l’interesse che l’euro non crolli. Obama, il presidente più indebitato del Pianeta, segue con trepidazione gli eventi. Dopo avere sponsorizzato il salvataggio greco (di cui una parte, quella del IMF è a carico dei contribuenti americani) ha tirato un sospiro di sollievo. Un default e una “ristrutturazione” greca  avrebbe comportato una perdita secca per i detentori del debito, facendo alzare le antenne ai creditori americani i quali resi più coscienti della loro vulnerabilità e prefigurando una sorte simile per i propri titoli, li avrebbero riclassificati” anticipando l’apocalisse finale obamiana. Perché, dopo il bail out europeo, l’intenzione della Fed  sarà quella di inflazionare ancora di più la base monetaria per assicurasi che il debito del paese non resti invenduto.

È evidente che in questo contesto la quotazione dell’oro non può che salire inesorabilmente. L’oro svolge il suo ruolo storico di riserva di valore ogni qualvolta i governi affondano nei debiti e espandono la base monetaria. Il noioso economista à la page Nouriel Roubini e quelli come lui che non capiscono cosa è il denaro, parlava qualche tempo fa del pericolo di una bolla della “barbara reliquia” ricordandoci con l’uso di questa espressione la sua vera matrice culturale (perché non essere, una volta tanto, più originali e citare Lenin per il quale la funzione dell’oro era quella di arredare i pubblici orinatoi?). Lui che passa per l’anticipatore della crisi finanziaria del 2008 (molti economisti contemporanei l’hanno prevista prima di lui e uno che si chiamava Mises, addirittura quasi 100 anni fa) dovrebbe sapere che le bolle sono esclusivamente manifestazioni di politiche monetarie lassiste e che in assenza di queste, le bolle non emergerebbero mai. L’oro è, al contrario l’antidoto alle bolle.

La vera bolla, costantemente e minacciosamente presente, è la quantità di valuta che le banche centrali continuano a mettere in circolo. L’oro era ed è il denaro vero perché scarso per definizione e costoso da produrre e non moltiplicabile ad libitum con i computer bancari. È la protezione contro la costante ed inevitabile svalutazione delle valute. Gli aumenti delle sue quotazioni anticipano il rischio di deflazione del debito bancario che deve essere scongiurato da una continua inflazione monetaria, da un aumento delle riserve bancarie che a sua volta rende ancora più scarso l’oro e ne aumenta il valore rispetto alle valute.

Gli economisti che fino ad oggi hanno lo hanno deriso si dovrebbero chiedere perché mai la Cina nel 2008 abbia istituito il Shanghai Gold Exchange, che permette a qualsiasi cittadino  di vendere ed acquistare liberamente oro e che lo stesso governo incoraggi (!) all’acquisto  la crescente classe media (pari ormai alla somma della popolazione degli USA e d’Europa), che è nella fortunata condizione di risparmiare fino al 40% del proprio reddito. È sicuramente una svolta significativa della politica cinese (viene in mente, per contrasto, la requisizione dell’oro agli americani operata da Roosevelt negli anni ’30) e rivela una preveggenza e senso di responsabilità che i governi occidentali non hanno. Sono le prove generali per abituare la gente alla rimonetizzazione dell’oro nell’eventualità di un collasso delle valute. Dal  2003, il governo cinese ha aumentato i propri averi in oro del 76% e ora ne possiede 30 volte in più rispetto al 1990.  Immaginiamoci se i greci avessero avuto i propri risparmi in oro al posto delle dracme.. Invece di insorgere nelle piazze se ne sarebbero stati a casa a sorridere.

Dall’inizio del secolo ad oggi l’oro si è rivalutato del 350%.  Qualcuno prevede che entro l’anno che l’oro raggiunga i 2000 USD e nel giro di qualche anno i 5000. Qualcuno azzarda oltre i 10.000. Previsione assurda?

Un momento: come si può valutare il valore intrinseco dell’oro? Ipotizzando di scambiare gli attivi in oro con le passività correnti ad es. della FED si dovrebbe semplicemente dividere il loro valore in dollari con la quantità fisica d’oro cioè, $2.5 trilioni diviso  8100 ton. metriche fa circa 10.000. Ecco dunque il valore terminale dell’oro. Ma se nel mercato si raggiungesse questo livello significherebbe anche il crollo dell’intero sistema monetario internazionale cioè di quel sistema creato per espandere la spesa pubblica e il debito degli stati. Il ritorno al gold standard puro (su base 100 % di riserva, complementato dall’argento) significherebbe l’eliminazione di tutte le valute create dal nulla e la loro unificazione in un sistema monetario internazionale ove l’unità monetaria è espressa in unità fisica di metallo e non in unità amministrativa deprezzabile. Significherebbe la fine delle svalutazioni competitive, la fine delle politiche di stabilizzazione destabilizzanti, la formazione di maggior risparmio e capitale, l’aumento della sua produttività, la discesa naturale dei prezzi e il conseguente aumento del potere d’acquisto e quindi, per quanto paradossale possa sembrare, una maggiore liquidità finanziaria, l’ossessione degli economisti. Infatti in un sistema in cui la quantità di moneta è misurata in termini di assoluto potere d’acquisto sarebbe come avere più denaro a disposizione e quindi essere corrispondentemente più liquidi. Significherebbe inoltre: la certezza delle obbligazioni contrattuali rese incerte dalla continua inflazione e quindi una maggior difesa dei diritti di proprietà; l’impossibilità di espandere la spesa pubblica oltre il prelievo fiscale, e, con la fine dei governi ipertrofici e delle banche centrali la fine dei cicli inflattivi e deflattivi.

In una parola, la rimonetizzazione dell’oro significherebbe un’eutopia che in greco significa “il buon posto” dove vivere.

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22 Responses

  1. Maurizio Mazziero


    Rassegna finanziaria del 22 novembre 2010

    Le piazze finanziarie europee impongono lo stop agli acquisti sugli strumenti finanziari agganciati all’oro. Attraverso gli intermediari finanziari dell’Eurozona sarà possibile inoltrare solo ordini di short selling sull’oro.

  2. marianusc

    sai che divertimento allora se fra qualche anno tutte queste apocalittiche previsioni si riveleranno sbagliate?

  3. Joanne Maria Pini

    Guest ha perfettamente ragione, alla facciazza di tutti gli stampatori di moneta senza più alcun valore…in attesa de “Il cigno nero”…

  4. concordo con l’articolo a parte il fatto che con l’oro a 10.000 non continueranno ad inflazionare e impoverirci, chi può dirlo? I cinesi probabilmente vorrebbero smarcarsi dall’investire in titoli del Tesoro americano, ma non è così semplice perchè se non li rinnovano rischiano seriamente di far venire giù il castello di carte e di azzerare il valore di quelli che possiedono.

  5. mario fuoricasa

    La cosa non mi spaventa perchè non mi interessa quanta fatica e sofferenza si dovrà patire per rimetterci sulla buona strada. Il futuro è ignoto e non ho paura dell’ignoto perchè non so cosa sia. Non vorrei che qualcuno invece avesse un po’ paura di quel che di noto e precario perderebbe nel processo di riaggiustamento verso una moneta onesta ed una politica monetaria non basata sulla espansione del credito e sui bailout. L’oro consentirebbe la riprivatizzazione della moneta. Già, perchè quei fogli di celluosa e cotone imbrattata d’inchiostro non abbiamo deciso noi di usarli come moneta. Se si realizzasse in qualche modo qualche cosa che assomigli e simuli gli effetti di un “gold standard” sarebbe comunque un passo in avanti, sarebbe la fine dell’economia di scambio per mezzo di “pizzini”.

  6. Roberto

    @ “sai che divertimento allora se fra qualche anno tutte queste apocalittiche previsioni si riveleranno sbagliate?”

    Previsioni apocalittiche per chi non possiede almeno una % in gold…a parte questo, credo invece che questa possibilità, seppur remota, possa portare benefici a tutti.

    Rimane il fatto, almeno per il momento, una transizione di questo tipo non è contemplata dai “pianificatori”, al contrario si prosegue con la bolla…

    Per quanto riguarda il valore è impossibile prevedere il prezzo oncia in dollari o in euro (forse il prezzo della carta stessa :-)), mi piace immaginare che un anno di lavoro potrà valere un oncia.

  7. Fabio Fazzo

    E l’inflazione che subì l’Impero Spagnolo tra il XVI e il XVII secolo per eccesso di metalli preziosi dove la mettiamo?
    In realtà qualsiasi unità monetaria, quindi anche quella espressa in metalli preziosi, ha un valore puramente convenzionale. Tuttavia, senza la finzione monetaria sono quasi impossibili gli scambi (ridotti al baratto), è quasi impossibile creare riserve di valore (limitata alla mera conservazione di beni non deperibili) è quasi impossibile iniziare qualsasi tipo di intrapresa. Il problema non è i sottostante dell’unità di conto, ma la credibilità dell’emittente: cioè la sua capacità di garantire che il valore nominale dell’unità di conto emessa non si deprezzi (o non si deprezzi troppo) nel tempo. E’ evidente che se gli emittenti consumano più risorse di quante ne producono (come avviene da moltissimi anni), il valore ella moneta da loro emessa si deprezza. Può non piacere a molti, ma purtroppo se si ritiene importante che la moneta conservi valore (ed entro certi limiti evidentemente lo è) non si può prescindere dal cosiddetto “rigore di bilancio” degli Stati e delle banche (atteso che anch’esse emettono moneta attraverso i prestiti).

  8. @ Fabio Fazzo

    “E l’inflazione che subì l’Impero Spagnolo tra il XVI e il XVII secolo per eccesso di metalli preziosi dove la mettiamo?”

    In realtà l’inflazione dell’Impero spagnolo deriva dalla mancanza delle riserve integrali della banca centrale (proposta invece dalla scuola austriaca, la quale eviterebbe anche oggi tral’altro quell’eccesso di moneta in circolo che tu invece premetti come ineludibile) e storicamente dalla commutazione dell’oro in moneta di scambio a causa dei pagamenti di guerre promosse in Olanda e in Germania entro lo scenario della Guerra degli Ottant’anni e dei Trent’anni.
    Le analogie con l’attualità non finiscono mai di stupire…
    Ti ricordo comunque come oggi la moneta in circolo non sia neppure aurea.
    Il problema quindi rientra nella logica della “stampa stampa” o “conia conia” praticato dagli Stati come monopolisti della moneta.
    D’altronde se ci fai caso l’inflazione altro non è che l’eccesso di moneta in circolo.
    Un bene di riserva come l’oro essendo per l’appunto di riserva non potrà mai essere utilizzato pienamente e forse neppure direttamente come moneta di scambio (è probabile che la riserva non essendo frazionaria ponga un altro materiale simbolico di scambio come moneta a livello convenzionale).

    “Il problema non è i sottostante dell’unità di conto, ma la credibilità dell’emittente: cioè la sua capacità di garantire che il valore nominale dell’unità di conto emessa non si deprezzi (o non si deprezzi troppo) nel tempo.”

    Il problema deriva certamente dall’erogazione monetaria di denaro da parte degli Stati in attività economiche.
    Se lo Stato non intervenisse non ci sarebbe questo rischio (ma a questo punto non credi che anche il monopolio della moneta sarebbe di per sè inutile da parte di questo?).

    ” E’ evidente che se gli emittenti consumano più risorse di quante ne producono (come avviene da moltissimi anni), il valore ella moneta da loro emessa si deprezza. Può non piacere a molti, ma purtroppo se si ritiene importante che la moneta conservi valore (ed entro certi limiti evidentemente lo è) non si può prescindere dal cosiddetto “rigore di bilancio” degli Stati e delle banche (atteso che anch’esse emettono moneta attraverso i prestiti).”

    Ma siccome lo Stato non potrà mai essere garante di tale stabilità monetaria e di un “bilancio di rigore” a livello nazionale e istituzionale comunitario (crisi euro-Grecia docet) la tua proposta velatamente tecnoburocratica e signoraggista non è valida.
    Tral’altro l’emissione di moneta attraverso i prestiti è proprio la causa della crisi e del suo peggioramento attuale.
    Saluti da LucaF.

  9. gerardo coco

    Rispondo a Fabio.
    L’imperialismo della Spagna nel XVI secolo fu dovuto dalla scoperta delle miniere d’oro e d’argento nell’America Centrale: un vero “fiume” di metalli preziosi che inondò la Penisola. Si è calcolato che verso la metà del secolo la Spagna ricavasse annualmente circa tre miliardi dalle miniere d’oro e d’argento dell’America Centrale e del Sud e, nell’ultimo decennio il valore dei carichi si era decuplicato. Ma questo è un fatto unico ed immprovviso nella storia del mondo che dette luogo alla cosidetta “rivoluzione dei prezzi” che si estese nelle altre nazioni europee con effetti catastrofici. Oggi l’incremento della produzione aurifera potrebbe aggirarsi al massimo al 2%, l’anno ma l’aumento della quantità monetaria, cioè l’inflazione, sarebbe neutarlizzata dalla produttività industriale, cioè dalla discesa naturale dei prezzi e si avrebbe un aumento del potere d’acquisto e non una riduzione determinata proprio dalla “finzione monetaria”.
    Questa sì che può portarci di nuovo al baratto ! (vedi inflazione in Germania dal 1921 al 1923) che è stato superato da più di 5000 anni. Le monete “segno” non conservano il valore proprio perchè, come dici, il rigore di bilancio statale non esiste. Con il sistema aureo, il rigore esisterebbe ma è proprio per questo che è stato eliminato.

  10. mario fuoricasa

    Luis de Molina e gli scolastici del “Siglo de oro” avevano già correttamente diagnosticato quali fossero le cause dell’inflazione –
    Banca con riserva 100% sui depositi.
    Di più. avevano anche in embrione una vaga idea dei cicli.
    !No seais Hidalgos!

  11. mario fuoricasa

    Sorry, Ho avuto un clik precoce.

    Luis de Molina e gli scolastici del “Siglo de oro” avevano già correttamente diagnosticato quali fossero le cause dell’inflazione – La Banca con riserva frazionaria e la soluzione era –
    Banca con riserva 100% sui depositi.
    Di più. avevano anche in embrione una vaga idea dei cicli.
    !No seais Hidalgos!

  12. marianusc

    La mia opinione è che finchè il valore del denaro resterà una convenzione sociale e ci sarà uno Stato autorevole ad imporla, catastrofi del genere non ci saranno.
    E’ proprio lì il punto, l’economia sta evidenziando come lo Stato non abbia più la forza e la capacità di imporre la sua autorità ma sembra in balia degli umori del mercato.
    I provvedimenti di Obama e della Merkel ne sono la conseguenza.

  13. marianusc

    D’altronde sono gli Stati ad aver fatto le norme attuali su cui si basa il mercato finanziario, il sistema monetario, etc, in conseguenza della loro autorità conferitagli dai popoli, cioè dall’economia reale.
    Se l’hanno fatto in passato, catastrofi globali non possono esserci, semmai locali in virtù della competizione internazionale; ma se sono tutti (o quasi) a rischiare, ricalibrare le convenzioni di comune accordo è ampiamente fattibile.

  14. Roberto

    Per marianusc Non è detto che non possano ripetersi catastrofi economiche, anzi, alcuni stati stanno meno peggio di altri, ma tutti si scontrano con il mercato, tutti inflazionano la moneta (nel significato austriaco), tutti sono a rischio.
    La strada che si sta prendendo porta inevitabilmente ad un collasso mondiale, i tempi non si possono prevedere, di fatto ci hanno raccontato che questo era l’anno della ripresa, invece come ampiamente previsto iniziano i problemi veri.
    http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=463:riflessioni-complementari-sulla-crisi-iii-e-ultima-parte&catid=38:teoria
    Questo è uno dei tanti articoli, dove credo venga spiegato egregiamente il problema e la possibile soluzione.
    Grazie per lo spazio Roberto F.

  15. marianusc

    Io dico solo questo: se a (quasi) nessuno Stato conviene che un altro crolli (diciamo a nessuno dei maggiori Stati mondiali) ciò non avverrà, perchè sono gli Stati a fissare le regole della Finanza e del Mercato.
    Troverenno il modo di controllare la situazione anche se si dovessero modificare le regole stesse dei mercati (come stanno già tentando di fare).

    Il problema è se abbiano la forza di farlo e se ci sia davvero questa unità di intenti (al momento sembra di si).

  16. cesare b.

    forse per alcuni uscirò fuori topic…
    volevo condividere con voi questa mia esperienza:

    alcuni anni fa andai in banca per chiedere un mutuo (€ 1.000.000,00) per la mia azienda.
    fu pattuito un tasso fisso, insieme alle garanzie reali e personali (ben superiori all’importo oggetto del mutuo). subito dopo chiesi alla banca se fosse possibile, anziché ricevere l'”accredito” in varie tranches di quel milione, andare a “ritirare” (entrando quindi in proprietà della somma, come infatti prevede per legge il contratto di “mutuo”) in un’unica tranche l’importo per intero.
    mi fu risposto che non era possibile e che ciò avrebbe comportato un aumento del tasso di interesse precedentemente pattuito…

    da questa esperienza personale ho maturato le seguenti opinioni:

    – anche le banche, attraverso i mutui (che poi mutui non sono, in quanto il denaro RESTA nelle banche), con-corrono alla alimentazione continua di bolle speculative, ossia fanno più di quanto potrebbero.
    – chissà quanto denaro c’è in giro avente queste caratteristiche di “non-denaro”.

    Complimenti al sig. Coco per l’ottimo post.

    salut.

  17. Fabio Fazzo

    Ringrazio tutti per l’attenzione riservata al mio precedente intervento e Vostre osservazioni sono molto stimolanti.
    Mi piacerebbe continuare la discussione anche se so che per una regola non scritta dei blog, i post dopo un po’ “scadono” e le discussioni restano lì.
    Inflazione spagnola. Una economia basata sui metalli preziosi (quella europea del medio evo) produsse le caravelle che andarono a cercarli. Se tornassimo all’oro (oggi sotto forma di riserva aurea pari al 100% del circolante) diverrebbe conveniente andare a cercare l’oro dappertutto (magari persino nello spazio). E prima o poi la produzione aumenterebbe ben oltre l’attuale 2% annuo, con conseguente rischio di inflazione. Se si volesse tornare ad ancorare la moneta ad un sottostante reale, sarebbe allora forse più utile fare riferimento a beni produttivi, quali, ad esempio la produzione di energia. Ciò, tra l’altro, stimolerebbe la ricerca di fonti di energetiche e il loro aumento non genererebbe inflazione perchè più energia disponibile significa sempre più sviluppo economico.
    Stati. C’è poco da fidarsi della buona volontà degli Stati. Tuttavia, per quanto essi siano poco affidabili, i banchieri, come s’è visto, sono ancor più inaffidabili. Per questo motivo meramente pratico non si può rinunziare al monopolio statale nell’emissione monetaria. Si tratta quindi di cercare di imbrigliare per quanto possibile gli Stati a regole di buona condotta mediante vincoli costituzionali, come sta avvenendo in Germania.
    Comunque nessun sistema può essere perfetto. Crisi ce ne saranno sempre e il denaro sarà sempre in una certa misura volatile. Del resto è una cosa che, pure essendo indispensabile, (inceredibile paradosso) non esiste. Comunque un moderato deprezzamento della moneta non è un male perchè incentiva gli scambi.

  18. bart_simpson

    Se i greci avessero avuto i propri risparmi in oro… ne sarebbero stati a casa a sorridere.

    Ehi ma non è questo il motivo (troppa gente che si gratta la pancia) per cui la Grecia è fallita?

    Ho il sospetto che l’oro sia uno dei candidati a diventare la prossima bolla.
    Mi sembra che tante persone abbiano investito in oro, e sebbene propongano di iniziare a ragionare in once e non più in carta straccia , poi in realtà traggano soddisfazione nel guardare i grafici in salita in cui l’oro è prezzato in carta straccia.

    Se poi un governo incoraggia ad acquistare un bene… sappiamo come va a finire.

    Vabbè, finite le critiche, confesso comunque di aver acquistato un po’ di oro (quando stava sotto a 1000)

  19. michele penzani

    Il brillante articolo di Gerardo Coco, nonchè i suoi interventi, mi hanno fatto riflettere su alcune frasi in particolare:”Tra l’altro l’emissione di moneta attraverso i prestiti è proprio la causa della crisi e del suo peggioramento attuale.”…Vero…La nascita stessa dei parametri di Maastricht ne sono un esempio. Ma nella riscossione di tali prestiti c’era la convinzione di un determinato valore per l’euro da parte di chi ha creato, pianificato, articolato l’attuale euro-zona…Considerando la normativa sull’import-export intra ed extracomunitaria che favoriva i Paesi a “peso monetario maggiore” (Germania, Francia) a scapito di una pur ricca potenzialità di esportazione, anche in funzione della validità intrinseca dei prodotti (Italia) e la grande liquidità in circolazione, la via d’uscita dell’Europa dalla crisi rimane l’export :”(cinesi)…crescente classe media (pari ormai alla somma della popolazione degli USA e d’Europa), che è nella fortunata condizione di risparmiare fino al 40% del proprio reddito…”.
    Diversa è la situazione USA, che però può contare su una elevata tecnologia in settori cruciali (anche se gli americani sono coloro i quali “consumano più risorse di quante ne producono”) che interessa anche ai proprietari di gran parte del debito pubblico a stelle e strisce, nonchè sempre più grandi consumatori di materie prime (Cina).
    …Tutto sommato, a mio modesto parere, credo ci sia ancora molto da riequilibrare nel valore monetario.

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