12
Nov
2011

Il programma europeo del (nuovo) governo

Entro venerdì scorso il Ministro dell’Economia avrebbe dovuto rispondere a 39 dettagliati quesiti formulati dal Commissario U.E. agli Affari economici Olli Rehn in una lunga lettera dello scorso 4 novembre ma dato che il governo è dimissionario è probabile che l’incombenza passi al governo entrante (*). I 39 quesiti sono tuttavia importanti perchè essi rappresentano una sintesi delle cose che avrebbero dovuto essere fatte negli scorsi anni e che non essendo state fatte e neppure tentate si dovrà cercare di realizzare a tappe forzate nei prossimi mesi. La lettera di Rehn è una sorta di negativo, come ai tempi della vecchia fotografia su pellicola,  di un impegnativo programma di governo. Basta stamparne il positivo, le risposte che sono in gran parte implicite nelle domande, ed ecco che il programma viene fuori.

In sintesi l’Italia ha bisogno di un governo che non ha bisogno di scrivere un programma (economico) perché questo è già il suo programma. E non si dica che si tratta di un commissariamento, trattandosi di provvedimenti ovvi che avremmo dovuto prendere spontanemente nel nostro interesse da molto tempo.

Quello implicito nella lettera di Rehn è un “programma europeo” in un triplice significato:

  1. E’ indispensabile all’Italia per continuare a stare in Europa e nella moneta unica.
  2. Ce lo impone l’Europa che non vuole rischiare di fallire trascinata dal nostro fallimento.
  3. E’ il programma che qualsiasi paese europeo in cui abbia prevalso il buonsenso economico (e quindi con pochissime eccezioni) ha già realizzato. 

(*) AGGIORNAMENTO: Il Ministero dell’Economia ha in realtà risposto ai 39 punti della lettera di Rehn. Lo riporta il Sole 24 Ore pubblicando sul sito il testo integrale della lettera inviata dal MEF a Bruxelles. Sul Sussidiario.net ho formulato proposte per riforme future su alcuni dei 39 punti.

23 Responses

  1. DA 3MONTI A MONTI
    “…Dall’Alpi alle Piramidi dal Manzanarre al Reno…” (Il Cinque Maggio – A. Manzoni)

    Presidente Berlusconi grazie per l’illusione di poter cambiare l’Italia in senso liberale che ci regalo` nel 1993, ma che e` rimasta tale.
    Ritrovi se stesso.

    ” Oh quante volte, al tacito
    morir d’un giorno inerte,
    chinati i rai fulminei,
    le braccia al sen conserte,
    stette, e dei dì che furono
    l’assalse il sovvenir!”

    Vivo quasi ininterrottamente da venti anni all’estero e scrivo queste righe da un paese del Mondo Arabo, nell’ora in cui tanti guardoni si stanno accalcando in Piazza di Monte Ciborio e Piazza Colonna dove l`obelisco del faraone Psammetico II ed i guerrieri, vincitori della guerra germanica, scolpiti sulla Colonna di Marco Aurelio, li guardano, stupiti, assistere alla sua caduta.
    Alle idi di Novembre ella cade tradito si da alcuni congiurati ma sopra tutto da quella grande parte di Italia cosi’ ben descritta da Ernesto Galli Della Loggia * sul Corrire della Sera del 10 Settembre 2011 che arroccata ai propri privilegi di posizione non vuole cambiare alcunche’.
    Ella che non e’ stato un tiranno od un aspirante tale, come molti hanno detto e scritto, altrimenti sarebbe probabilmente riuscito a tradurre l’illusione in realta’, viene ora rimosso non dal popolo italiano, non dalla insipiente ed errabonda opposizione politica bensi` da un vero tiranno, impalpabile, quasi invisibile ma implacabile ed onnipresente che si chiama tecno-eurocrazia, che negli ultimi decenni ha inflitto enormi danni all’Italia ed a tanti altri Paesi europei a conseguenza di una visione geoeconomica-finanziaria a volte miope a volte abbagliata, quindi quasi sempre sbagliata, e che ora necessita di un capro espiatorio da immolare per deviare l’attenzione dei popoli dai veri problemi da essa stessa creati ed imporre ancora il proprio volere ed i propri dictat.
    Talitha kum, rialzati Italia.

    “SE GESU’ FOSSE TREMONTI…”, “ECCO APPARIRE I TECNO-EUROCRATI” ed altro in:
    http://www.segesufossetremonti.blogspot.com

    * “Il problema vero, profondo, strutturale dell’Italia sta altrove. Sta nell’esistenza di un immane blocco sociale conservatore il cui obiettivo è la sopravvivenza e l’immobilità. Nulla deve cambiare. È questo il macigno che ci schiaccia e oscura il nostro futuro. Il blocco conservatore-immobilista italiano è un aggregato variegatissimo. Ne fanno parte ceti professionali vasti e ferreamente organizzati intorno ai rispettivi ordini, gli statali sindacalizzati, gli alti burocrati collegati con la politica, i commercianti evasori, i pensionati nel fiore degli anni, i finti invalidi, gli addetti a un ordine giudiziario intoccabile, i tassisti a numero chiuso, i farmacisti contingentati, i concessionari pubblici a tariffe di favore, il milione circa di precari organizzati, gli impiegati e gli amministratori parassitari delle spa degli enti locali, gli imprenditori in nero, i cooperatori fiscalmente privilegiati, i patiti delle feste nazionali, i nostalgici della contrattazione collettiva sempre e comunque, le schiere di elusori fiscali, gli imprenditori in nero, gli aspiranti a ope legis e a condoni, quelli che non vogliono che nel loro territorio ci sia una discarica, una linea Tav, una centrale termica, nucleare o che altro. E così via per infiniti altri segmenti sociali, per mille altri settori ed ambiti del Paese. In totale, una massa imponente di elettorato.”

  2. microalfa

    Complimenti vivissimi ad Anton per lo splendido post.

    Non sono certo un militante pidiellino ma condivido almeno il settanta per cento di quanto da lui descritto e mi fa specie che un blog che si definisce liberale come il Chicago abbia recentemente condotto una sfegatata stizzosa isterica campagna contro il trenta per cento restante, ossia le colpe personali di Silvio Berlusconi nel non essersi imposto a sufficienza nel perseguire il programma che ci ha declamato dal ’94.
    Ciò significa averlo indebolito ulteriormente, invece di correggerlo, in cambio non di un salto nel buio bensì di una certezza: il ritorno al vecchio cattocomunista consociativismo spartitorio proprio del Belpaese, perdipiù eterodiretto dalla tecnocrazia internazionale.

    Complimenti quindi anche a Oscar Giannino e ai suoi colleghi dell’IBL, compreso l’attuale presidente, ex – da poco – senatore comunista.
    Il risultato è che da oggi – sicuramente – siamo tutti meno liberi. Spero solo che il termine liberale non venga più nemmeno sussurato in questa sede.
    Per semplice pudore.

    microalfa

  3. Luca

    Ma scusi microalfa, io non capisco (e attenzione, non sono certo “di sinistra”): secondo lei quanti altri lustri sarebbero serviti a Silvio Berlusconi per attuare che so, diciamo il 33% del suo programma liberale del ’94?

    Secondo lei fino alla fine del secolo in corso gli sarebbe bastato?

  4. RiccardoC

    @Anton,
    sono daccordo anch’io con molto di quello che lei scrive, ma
    Berlusconi ha fatto tutto da solo, è lui l’arteficie della propria rovina. Ancora a luglio poteva cogliere l’occasione che gli veniva offerta dalla grave crisi sui mercati per fare davvero qualcosa di incisivo. Ma non ha capito la situazione e ha continuato a non capirla cincischiando come un povero vecchio rincitrullito e questa è la sua colpa più grave.

  5. Claudio Di Croce

    @Anton
    Comdivido al 100% quello che scrive : aggiungo che già nella legislatura 2001/2006 SB si doveva accorgere che non solo l’opposizione ma anche i suoi “alleati “- il compagno della sorella di Tulliani e l’ex portaborse di Forlani – non gli avrebbero lasciato fare alcuna riforma profonda perchè sono espressione di quel blocco sociale che non vuole cambiare nulla. Secondo me avrebbe dovuto venire in TV spiegare come era la situazione e dare le dimissioni . Sarebbe stato rieletto a furor di popolo nelle elezioni successive. Ha prevalso una comprensibile , umana ambizione di continuare ad essere il Premier e questo lo ha fregato. Adesso voglio vedere cosa farà Monti in un contesto in cui il blocco sociale da lei descritto sarà toccato – spero -nei suoi decennali privilegi .Come reagiranno i partiti che lo rappresentano ?

  6. microalfa

    Luca :
    Ma scusi microalfa, io non capisco (e attenzione, non sono certo “di sinistra”): secondo lei quanti altri lustri sarebbero serviti a Silvio Berlusconi per attuare che so, diciamo il 33% del suo programma liberale del ’94?
    Secondo lei fino alla fine del secolo in corso gli sarebbe bastato?

    Caro Luca,
    ripercorra cortesemente con la mente, anche a spanne, la cronistoria dei periodi di governo del centrodestra dall’avvento di Berlusconi: la risposta alla sua domanda è decisamente “mai”. Non avrebbe mai potuto né completare e nemmeno imbastire in modo corposo alcun tipo di programma atto a sterminare gli antichi riti italici.

    Ho già accennato alle sue colpe personali e dirette che restano e non vengono dimenticate, ma con l’accanimento generale esterno e soprattutto interno – ci ricordiamo Casini, Fini e all’ultimo Tremonti? – contro cui ha dovuto lottare e passare la maggior parte del suo tempo, non gli hanno consentito di fare alcunché.

    Quel menzionato 70/30 nella suddivisione delle colpe non mi pare molto lontano da un giudizio obiettivo. E le alternative a Berlusconi, da come la vedo io, sono semplicemente terrificanti, altro che andare a cercare il liberismo alla Leopolda come è diventato di moda in questo salottino paraconfindustriale.

    Saluti

  7. kasparek

    @microalfa
    Caro Micro, mi spiace ma questa volta non sono troppo d’accordo: uno dei maggiori errori è stato proprio quello di circondarsi di persone inadeguate che avrebbero sempre remato contro. Tremonti, Brunetta, Sacconi, sono tutti socialisti che fondamentalmente ha scelto lui. Lasciando perdere per pietà Cicchitto e Bondi, anch’essi socialisti (comunisti?) e messi a dirigere il partito.
    Cosa si aspettava, di fare la rivoluzione liberale con Sacconi?
    Si aspettava che il partito crescesse liberale con a capo Cicchitto?
    Tremonti lo conosceva bene, e portarselo al governo in quel ruolo nel 2008 non è stata una buona idea.
    Se si vuole liberalismo, si scelgono le persone giuste con le idee giuste.

    Poi sono d’accordo che gli altri sono peggio, ma dopo tot anni ed in condizioni critiche qualche domanda bisogna anche farsela.

    Io credo che B., oltre a circondarsi di gente con le idee sbagliate, abbia anche il difetto di voler “piacere” sempre a tutti: indovina come fanno i politici a “piacere” a tutti? Evidentemente non facendo la rivoluzione liberale, che implica scontentare un sacco di gente.

    Comunque, che ora Dio ce la mandi buona, e che Giannino & co pressino Monti ed i sinistri (da Renzi non troveranno certo liberalismo, che richiede menti decisamente più fini e maggiore cultura, ma solo un po’ di populismo) con tutta la forza possibile, altrimenti dovrò dubitare anche della loro di buona fede.

  8. Luca

    microalfa, sottoscrivo in pieno ciò che scrive kasparek: ammesso e non concesso il 70/30 nella suddivisione delle colpe, buona parte del “70” è dovuto a personaggi che ha liberamente scelto Berlusconi.

    Almeno, da quanto è possibile osservare da quaggiù nella schiera dei mortali, non mi sembra sia stato obbligato a scegliere ministri e sottosegretari del “calibro” di Tremonti, Brunetta, Sacconi, Romani, …

    La lista è molto, molto lunga.

  9. microalfa

    Caro Luca,
    kasparek è un mio vecchio amico, quindi, con tutte le distinzioni date dalla realtà oggettiva che non esistono al mondo due liberali perfettamente identici, conosciamo le rispettive – vicine – posizioni e concordo in gran parte con lui e con lei.

    Essendo – credo – tutti noi uomini d’azienda o professionisti ben calati nel quotidiano, sappiamo perfettamente che i collaboratori non vengono da un siderale empireo di perfezione ma da una precisa platea di offerta: anche Berlusconi, con tutti gli errori a lui imputabili, non ha potuto che pescare nell’esistente stagno. Mi sapete dire nomi e cognomi di liberali autentici alternativi, e disponibili, ai nomi citati?

    In ogni caso non sono, non sono mai stato e non sarò mai uno dei berluscones acritici, solo che mi ritrovo oggi incainato come una vipera per aver constatato che l’unica occasione data all’Italia di una sferzata anti-cattocomunista è stata affondata definitivamente. E a questo punto soppesare gioiose macchine da guerra esterne e demeriti propri non ha più molto senso. Non serve più.

    Resta soltanto la frustrazione per il triste certo destino di questo Paese, il mio, che amo. E il rammarico che persone culturalmente a me vicine abbiano affossato ulteriormente il processo anziché favorirlo. Anche senza tirar fuori Max Weber, sappiamo bene che alla fine ogni inferno è tappezzato di buone intenzioni.

    microalfa

  10. Filippo

    Bello e poetico il post di Anton,mi è piaciuto anche perchè nella parte finale descrive con terribile incisività il vero problema di questo povero Paese.Poi temo che il Cav. non abbia fatto molto per cambiare questo stato di cose,dato che a tutte le categorie enumerate da Anton il Cav ha aggiunto quella di improbabili e avventurieri finanzieri,di personaggi elevati a stipendi e impegni anche importanti grazie alla loro avvenenza e disponibilità,di tutta una corte di arrampicatori e leccapiedi che hanno saputo vendersi come fedeli compagni,pronti adesso a montare sul carro del nuovo vincitore.
    Dato che spesso per lavoro mi trovo all’estero in Germania,Svizzera e Austria mi chiedo se siamo noi italiani ad avere qualcosa di strano nel nostro DNA oppure sono gli altri i marziani.All’estero non sono migliori di noi,ladri approfittatori truffatori e tutte le altre belle figure che in numero esagerato popolano il nostro Paese sono presenti anche all’estero,ma non in modo così esagerato e spavaldamente arrogante.

  11. Marco

    Luca :
    Ma scusi microalfa, io non capisco (e attenzione, non sono certo “di sinistra”): secondo lei quanti altri lustri sarebbero serviti a Silvio Berlusconi per attuare che so, diciamo il 33% del suo programma liberale del ’94?
    Secondo lei fino alla fine del secolo in corso gli sarebbe bastato?

    Quoto 🙂

  12. kasparek

    Caro micro, no, i nomi non te li so dire. Così come non conoscevo Bondi, Cicchitto, Sacconi, Brunetta e mille altre persone prima che occupassero ruoli di primo piano.
    Se si vuole gente giusta, la si trova. Per trovarla bisogna cercarla.
    Se io fossi pdc, gente come Giannino la sentirei quotidianamente.
    E nell’ufficio accanto al mio credo vorrei personaggi tipo Leonardo Facco, a ricordarmi quotidianamente qual è la retta via verso cui bisogna tendere.

    Condivido il fatto che l’unica reale occasione di cambiamento in senso liberale sia svanita.
    Però non disperiamo: con un po’ di fortuna, potrebbe saltare fuori un Cameron qualsiasi, uno che scelga la via giudicata “troppo facile” (dal nostro governo) di tagliare drasticamente la spesa, cominciando proprio dal pubblico impiego.
    Visto che le cose difficili non sembrano riuscire tanto bene, ripiegare su quelle persino troppo facili sarebbe una buona idea.

  13. carlo grezio

    @Anton
    la seconda parte del suo post, quella che riporto di seguito, è perfetta.
    “Il problema vero, profondo, strutturale dell’Italia sta altrove. Sta nell’esistenza di un immane blocco sociale conservatore il cui obiettivo è la sopravvivenza e l’immobilità. Nulla deve cambiare. È questo il macigno che ci schiaccia e oscura il nostro futuro. Il blocco conservatore-immobilista italiano è un aggregato variegatissimo. Ne fanno parte ceti professionali vasti e ferreamente organizzati intorno ai rispettivi ordini, gli statali sindacalizzati, gli alti burocrati collegati con la politica, i commercianti evasori, i pensionati nel fiore degli anni, i finti invalidi, gli addetti a un ordine giudiziario intoccabile, i tassisti a numero chiuso, i farmacisti contingentati, i concessionari pubblici a tariffe di favore, il milione circa di precari organizzati, gli impiegati e gli amministratori parassitari delle spa degli enti locali, gli imprenditori in nero, i cooperatori fiscalmente privilegiati, i patiti delle feste nazionali, i nostalgici della contrattazione collettiva sempre e comunque, le schiere di elusori fiscali, gli imprenditori in nero, gli aspiranti a ope legis e a condoni, quelli che non vogliono che nel loro territorio ci sia una discarica, una linea Tav, una centrale termica, nucleare o che altro. E così via per infiniti altri segmenti sociali, per mille altri settori ed ambiti del Paese. In totale, una massa imponente di elettorato

    Forse bisognerebbe dire che l’ultimo gattopardo, quello che ha fatto tutto quello che poteva perchè nulla cambiasse pur dicendo che tutto doveva cambiare è stato proprio lo statista di arcore.
    Nonostante l’illimitato credito ricevuto da persone molto fiduciose, al limite dell’incoscienza, non ha combinato assolutamente nulla.

    Una parte più contenuta del paese, probabilmente a conoscenza delle malefatte precedenti del ns ultimo statista non ha avuto alcuna fiducia e con un pò di pazienza è stato puntualmente e dolorosamente confermato. Bastava vedere di chi si circondava per sapere come sarebbe andata a finire.

  14. francesco marangi

    Mi affido al link di un articolo che espone, con prosa certo migliore della mia, una tesi che ho spesso fatto mia, seppure alternata con altre ipotesi di uguale fortuna:
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10894
    Aggiungo che il Corriere, oltre a mister Milena Gabanelli “Hyde” segnalata da Marco O., ha, per fortuna, anche il dottor Massimo Mucchetti “Jekyll”.

  15. Francesco P

    Temo che neppure il nuovo governo potrà far molto per rimuovere quell’immenso freno che rappresentano i mille blocchi sociali tanto bene stigmatizzati nel post di Anton.

    Questi blocchi sociali dell’interesse piccolo, miope e immediato sono ben rappresentati dalla rissosità e dal vuoto d’idee, di cultura economica e di organizzazione del lavoro dei partiti. Oggi tutti i partiti tranne la Lega plaudono al tecnocrate che li toglie d’imbarazzo nel momento delle scelte difficili, ma sono pronti ad un “appoggio condizionato”, vale a dire sfuggire alle proprie responsabilità nei passaggi più delicati. Inoltre non sanno fare a meno di Berlusconi, per rimpiangerlo o per usarlo ancora come feticcio, additandolo a causa di ogni male.

    L’unico partito che non cerca di fare un uso doppio di Monti è la Lega. Non credo per dignitosa coerenza. Credo piuttosto per il marcato localismo (la Lega NON è federalista, è localista) e per la consapevolezza di ciò che attende l’Italia. Inoltre la Lega non può aspirare al governo fuori da uno schema bipolare mentre uno più probabili esiti di questa fase sarà il ritorno alle maggioranze variabili della Prima Repubblica.

    Certi provvedimenti duri che il nuovo governo è stato chiamato a compiere dall’Europa potranno essere resi molto più gravosi a causa della recessione e del deteriorasi della crisi finanziaria del debito pubblico europeo. I leading indicators OECD pubblicati questa mattina sono tutti orientati al brutto ( http://www.oecd.org/dataoecd/14/27/49028266.pdf ) e – come altri indicatori – fanno pensare più a una fase di recessione che non un rallentamento o una “stagnazione” del ciclo.

    L’Europa è particolarmente esposta per lo scarso dinamismo imprenditoriale, la perdita di competitività rispetto al Far East, l’elevato tasso di burocratizzazione e la lentezza del processo decisionale. L’Europa è una contraddizione unica con la sua moneta “artificiale” (meglio che ci sia, ma se non diventa una moneta vera non si salva neppure la Germania) e la mancanza di una politica estera comune. Vi immaginate cosa sarebbero gli Stati Uniti se il Texas, la California e lo stato di New York facessero tre politiche estere divergenti fra loro mentre agli altri Stati non fosse consentito avere una propria politica estera?

  16. Alberto

    Se come vedo e leggo da parte di molti personaggi dell’ ex maggioranza e loro ammiratori, non era Berlusconi il problema della crisi finanziaria Italiana, allora speranze per una rapida uscita dal tunnel, ce ne sono ben poche, perchè tanto marcio, Berlusconi o Monti sarà difficile estirparlo in tempi non biblici.
    Ho quindi cercato di fare un’ analisi dell’ economia Italiana partendo dall’ inizio della prima esplosione del debito pubblico che fosse la più possibile obiettiva.

    Partendo da questo lavoro del MEF Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica,(voluta dal 1990 dal governo dell’ epoca,

    chiusa da Tremonti una prima volta nel 2001, ricomposta subito da Padoa Schioppa nel 2007 e richiusa subito dal prof. Tremonti nel 2008),

    si rileva che(considerando):

    A)Spese di personale; Acquisto di beni e servizi; Trasferimenti correnti (a: famiglie e istituzioni sociali; imprese private; imprese pubbliche*); Interessi passivi; Poste correttive e compensative delle entrate; Somme non attribuibili in conto corrente.
    B)Beni e opere immobiliari; Beni mobili, macchine e attrezzature; Trasferimenti in c/capitale (a: famiglie e istituzioni sociali; imprese private; imprese pubbliche*); Partecipazione azionarie e conferimenti; Concessioni di crediti e conferimenti; Somme non attribuibili in conto capitale.
    </blockquote

    La spesa pubblica (vedi fig 1.1), è salita fortemente dal 1980 al 1992, con andamenti e componenti diverse come vedremo, scendendo poi nel succ.vo periodo 1992-2001:

    -dal 1980 al 1984, spesa corrente ed in c.c. + 5%; + 1% dal 1984 al 1992.
    -dal 1980 al 1992 spesa per interessi + 16%.
    -dal 1992 al 2001 spesa corrente – 2%.
    -dal 1992 al 2001 spesa c.c. -4%.
    -dal 1992 al 2001 spesa per interessi -12%.
    </blockquote
    Guardiamo ora nel dettaglio delle voci per centri di costo riferite ad alcuni paesi europei e l' intera area euro(vedi Tab. 1.2) anno 2004 ma dai dato OCSE, la situazione è analoga per il decennio 2000/2009:
    -la spesa pubblica totale è pari da noi al 47,7% praticamente uguale alla media euro, 47,6% su PIL con scostamenti del +5,5 per la Francia e del – 8,9 per la Spagna, che però negli anni 2005-2008 recuperato circa 2 punti.
    -la spesa sociale, pari al 26,3% è inferiore dell' 1,6% rispetto alla media che ha scostamenti pari al -7,2% per la Spagna e del + 4,7% della Francia.
    -il resto della spesa è pari al 21,4% , cioè più alta della media europea, pari al 19,7% cioè dell' 1,7%
    e cioè pari proprio quasi alla differenza tra spesa per interessi nostra e della media europea; a noi costa l' 1,6% in più degli altri.
    -la spesa primaria inoltre, diminuisce del 7,6% al lordo della spesa per interessi e del 5% per interessi, nel periodo 1993/2000

    ”Lo spread BUND/BTP raggiunge quota ZERO” nel 1998

    mentre nel periodo 2000/2006, torna a crescere tornando al valore record del 1993 al netto degli interessi sul debito( pag 22 fig 1.2)
    -la situazione nei successivi anni fino al 2008, caduta del governo Prodi è analoga al periodo 1993/2000 mentre riprende a crescere velocemente nel successivo governo Berlusconi, in tandem con il debito e fino a livelli pre ’92, cioè l’ anno del 1° rischio di default.
    Questo è stato il segno di possibile deriva, che mi ha dato l’ andamento dei parametri finanziari, che ho iniziato a vedere fin dal 2010, e che doveva dare a Tremonti, quando analizzai la manovra del 2010, basata sulle tre gambe, recupero evasione(non recupero contenzioso), taglio lineare spese rimodulabili ministeri, taglio stipendi statali; due delle tre gambe hanno ceduto di schianto e gli obiettivi della manovra sono stati mancati.

    Allora sulla base dei dati soprariportati, anche se è vero che da noi ci sono alcune anomalie che riguardano il sistema del welfare e la spesa sociale, è anche vero che la credibilità e le capacità dei governi succedutisi, hanno determinato e fortemente gli andamenti della spesa e gli andamenti del debito e del relativo costo del servizio.

    Analizziamo ora l’ aspetto relativo agli stipendi dei parlamentari ed in generale dei costi della politica:


    -Provincie: costo 113 MLN; N° 4104 politici; costo unitario 27.534 Euro/cad.
    -Regioni: costo 907 MLN; N° 1117 politici; costo unitario 812.000 Euro/cad;
    -Camere: costo 461 MLN; N° 945 politici; costo unitario 487.830 Euro/cad
    </blockquote

    se è vero che tali costi sono bassi come valore assoluto, sono però alti, soprattutto gli ultimi due come importo unitario e francamente scandalosi, ma la cosa grave è che implicano altri costi per trascinamento, anch' essi scandalosi come ben appare per esempio per i costi degli apparati regionali che per quanto mi sia sforzato di cercare anche sui siti istituzionali, non sono riuscito a trovarli e quindi ho dovuto basarmi per l' analisi sui dati del libro “la casta”:


    Le 15 regioni a S.O., costano come personale 2,31 MLD e delle 6 a S.S non si conosce il costo, ma solo per la Sicilia, abbiamo un costo di 1,78 MLD. Ora però abbiamo i costi totali che ammontano a 6,5 MLD, dato che il costo pro capite degli 80.000 dipendenti è pari a 81.250 euro. Ciò che però è scandaloso ancor di più. È che il rapporto del costo per abitante è pari ad 1:100 tra la meno cara Lombardia e la più cara Val D’ Aosta.
    </blockquote

    Analoga e scandalosa situazione vale per il personale delle due camere, della PdC, del Quirinale, di molti staff ministeriali e di altre e molte strutture pubbliche.
    Credo che insieme alle scandalose situazioni precedenti, si debba considerare lo scandalo delle auto pubbliche e di altre analoghe situazioni di privilegio che debbono assolutamente essere non ridotte ma abolite e prima di ogni altra cosa.

    Passo all' ultimo punto su cui concordo, ma debo fare una riflessione anche su quelle parole. Quale è il programma per la crescita?
    Credo che debba basarsi sulla soluzione dei seguenti nodi:

    Occorre convincere gli investitori a portare i loro soldi in Italia, in questo mondo globalizzato, e quindi per questo è necessario avere finanza a posto, abbassare la tassazione anche allargando anzi soprattutto la base imponibile, alzare la produttività del lavoro, abbassare i costi energetici, flessibilizzare il lavoro in entrata ed in uscita, flessibilizzare il lavoro quando sei in, azzerare le pastoie burocratiche, portare al massimo la concorrenza tra le imprese e ridurre anzi azzerare i privilegi della politica e delle corporazioni(intendo ad es. Tassisti, farmacisti, professionisti vari, etc) , investire ed aumentare la propensione verso la ricerca e l' innovazione, avere una giustizia civile snella e veloce.

    Ecco chiudo con questa riflessione che da esattamente l' idea del lavoro da fare e comunque di quanto il governo uscente sia stato lontano dal raggiungimento di questi risultati; forse il più lontano della storia della Repubblica.

  17. Claudio Di Croce

    Auguro ovviamente a Monti il pieno successo nella sua difficilissima opera : se ci riesce dovrà essere beatificato. Mi permetto però di avere forti dubbi sulla sua effettiva capacità e anche volontà di incidere sul mostro della spesa pubblica che è il vero problema italiano da decenni. Lui e il suo governo sono espressione della burocrazia e del mondo bancario . Come si fa a credere per esempio che professori universitari vogliano seriamente affrontare la vergogna delle università italiane : dopo il radioso ’68 al grido ” un pezzo di carta a tutti ” il numero delle università è decuplicato ( mi viene da ridere a pensare all’università del Sannio , sponsorizzata da Mastella ) il numero dei professori è aumentato ancora di più , si sono creati lauree e materie assurde, inutili , dannose, solo per dare posti di paga a mediocri insegnanti . Ci sono corsi che hanno meno di dieci allievi . Pensate cosa ci costa dare pezzi di carta inutili a giovani che escono dalle università convinti di avere diritto a un posto di paga prestigioso e ben retribuito , invece di pensare a restituire alla collettività o alla famiglia una parte almeno di quanto sono costati . E invece vanno in piazza a spaccare quanto possono.

  18. giancarlo

    Ho appena letto due terrificanti articoli sull’Independent (a sinistra del centro) e sul Telegraph (a destra del centro)… che spiegano in maniera estremamente convincente che Monti come Papademos, fanno parte del Piano Goldman Sachs per assicurarsi che i debiti sovrani vengano ripagati alle banche che li hanno in pancia. Monti ci ridurrà sicuramente in mutande (speriamo almeno quelle), perchè sulla casa sta per arrivare un terremoto: aumento delle rendite catastali, poi si dovrà mettere come reddito in denuncia IRPEF il 20% della rendita aggiornata e pagare l’aliqota marginale. Fanno degli esempi modestissimi (appartamento da 70 metri in periferia con reddito da 18.000 euro e paghi appena un paio di centinaia di euro), ma se fai esempi più realistici, mio padre, con pensione da 40.000 netti e grande casa ricevuta in eredità, dovrà pagare 20.000 eiuro anno… il che significa che farà meglio a caricare la sua Beretta e spararsi un colpo in testa!! Vedo dei suicidi in arrivo, io per mio conto, se mio padre va in rovina sparo a monti prima di spararmi anch’io!

  19. giancarlo

    Cari amici liberisti, troppo un pizzico inutile questo lungo scambio di ipotesi e giudizi su “se fosse stato” o su “non sarà mai” proprio mentre assistiamo ad un vero terremoto, in un paese dove non cambia mai niente ! SE i tecnici e professori saranno “agenti segreti della finanza europea” (ipotesi che io al pari di Giannino deridiamo da sempre) oppure “conservatori nelle università o nel pubblico impiego” lo sapremo molto presto. INtanto possiamo dire che hanno un piglio deciso, idee verosimilmente chiare e piani che sembrano forti (tagli) e non senza aspetti liberali! Aspettiamo, quindi, per una volta liberi dal nulla che rappresentavano i politici precedenti a cui francamente non si possono dare alibi di “scarso materiuale umano”…
    Monti ha trovato la squadra usando 1 o max 10% degli esperti che da anni predicavano all’inutile centro-destra al governo! Non esiste quel problema, esiste solo la volontà di agire concretamente ancorché astutamente (altrimenti il sistema ti affonda!).
    Bene, la partenza è stata buona, i progressi saranno forzatamente rapidi, l’ottimismo si impone. Noi liberisti abbiamo il dovere di criticare meno a fare di più.
    Saluti, Giancarlo

  20. @Microalfa, @RiccardoC, @Claudio Di Croce, @Filippo, @Carlo Grezio
    vi ringrazio, in ritardo e me ne scuso, per le belle parole rivolte al mio post, facendo presente che la seconda parte dello stesso e’ di Ernesto Galli della Loggia, come indicato dal asterisco.
    Mi sembra che voi diciate (sintetizzo):
    (Microalfa): si rischia un nuovo “consociativismo”, dove sono finiti il liberismo e la liberta’ ?
    (RiccardoC): Berlusconi non ha colto la situazione creatasi lo scorso Luglio per fare qualcosa di incisivo
    (Claudio Di Croce), Berlusconi e’ caduto a causa dei suoi compagni (e molti altri, aggiungo io) che non vogliono cambiare nulla, avrebbe dovuto spiegare tutto in TV e dimettersi, sarebbe rieletto a furor di popolo, cosa puo’ fare Monti se tocca il blocco sociale?
    (Filippo): Berlusconi non ha fatto molto per cambiare
    (Carlo Grezio): come nel Gattopardo, cambiare per non cambiare nulla.

    Concordo con la sintesi delle vostre affermazioni.
    Caduto Berlusconi, che non ha voluto/potuto/saputo cambiare le cose, viene imposto Monti che non sembra cosi’ deciso e pronto come si e’ voluto far credere, che deve “trattare e concordare” con i soliti noti e quindi apparecchia la solita minestra, questa volta piu’ salata del solito, con pochissimo (direi nulla) pepe per la ripresa economica e con le spezie che condurranno alla recessione,
    cosa ci aspetta in futuro e cosa possiamo fare noi sudditi ?

    Le mie proposte sono esposte nei post del mio blog ‘Se Gesu’ fosse Tremonti…’ ancora attuale, basta togliere il Tre.
    http://www.segesufossetremonti.blogspot.com
    Se volete farvi una risata, amara dati i tempi, guardate la fotografia della
    famiglia media italiana dopo la manovra Salva Italia, sul post piu’ recente del sito sopra indicato.
    Fratelli, attendo con ansia i vostri commenti.
    Grazie

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