7
Feb
2012

Charles Dickens, il capitalista – di Peter Klein

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Beacon, il blog dell’Independent Institute.

Sapevate che il 7 febbraio 2012 ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens? Lo scrittore britannico viene sovente accomunato a Carlyle, Shaw, Ruskin e altri letterati anti-capitalisti di ispirazione romantica e vittoriana. È pur vero che a Carlyle il capitalismo non piaceva, ma non per i soliti motivi. Dickens, tuttavia, come spiega Paul Cantor, è stato un imprenditore e un capitalista di immenso successo, uno degli ispiratori della grande innovazione ottocentesca del romanzo d’appendice.

Ecco cosa afferma di Charles Dickens una delle sue più importanti studiose (Jennifer Hayward, Consuming Pleasures: Active Audiences and Serial Fictions from Dickens to Soap Opera):

Stephen Marcus ha definito Dickens “il primo capitalista della letteratura”, nel senso che lo scrittore ha operato in condizioni apparentemente sfavorevoli al fine di sfruttare nuove tecnologie e nuovi mercati e creando, di fatto, un ruolo interamente nuovo per la narrativa. Nello studio Charles Dickens and His Publishers Robert Patten cita Oscar Dystel, presidente e direttore generale della casa editrice Bantam Paperbacks, il quale descrive i tre “fattori-chiave” per lo sviluppo di una linea di tascabili: la disponibilità di nuovo materiale, l’introduzione della rotativa e il ruolo dei rivenditori all’ingrosso di riviste come canale di distribuzione. Come evidenziato da Patten, nel periodo vittoriano operarono in parallelo svariati fattori: una pletora di autori, nuove tecnologie e l’espansione della distribuzione. Di pari passo al miglioramento delle tecniche di produzione della carta, della stampa e dell’incisione, inoltre, si svilupparono mezzi di trasporto maggiormente efficienti. Verso il 1836 si era ormai consolidata l’indispensabile rete di librerie sullo Strand di Londra, di venditori ambulanti, di rivenditori in provincia e del servizio postale, agevolato dalla diffusione delle strade asfaltate, del rapido servizio delle diligenze e, in seguito, della rete ferroviaria. Gli editori dell’epoca dovevano solo dare il tocco finale, sviluppando il mercato che si stava schiudendo per la loro merce. Riducendo i prezzi, accentuando l’importanza delle illustrazioni e degli elementi narrativi più sensazionali e aumentando la varietà dell’offerta, tanto nella forma quanto nel contenuto, gli editori crearono un pubblico di lettori nei gruppi demografici più vasti: le classi medie e i lavoratori, in cui in precedenza i lettori, in pratica, erano inesistenti…

Di pari passo con questi progressi, sul versante del marketing, Dickens trasformò la narrazione da una serie stereotipata di vignette di goffi sportivi in una rivisitazione del romanzo picaresco ambientata a Londra, ma in cui non mancavano le incursioni dell’ambiente urbano nelle campagne inglesi. La quinta puntata del Circolo Pickwick introdusse due personaggi di estrazione popolare, Sam Weller e suo padre. Il pubblico reagì favorevolmente alla rappresentazione – umoristica ma benevola – di questi personaggi urbani fatta da Dickens. Dopo la comparsa di Sam sulla scena le vendite salirono alle stelle e pare che numerosi lettori abbiano scritto a Dickens, consigliandolo di sviluppare al massimo il nuovo personaggio. L’autore, che esibiva già allora la genuina sensibilità alle richieste del suo pubblico, così diversa da quella affettata degli editori Chapman e Hall, rispose facendo di Sam Weller una delle colonne portanti delle avventure di Mister Pickwick.

Le tecniche narrative, pubblicitarie e di distribuzione elaborate da autori ed editori, del tutto innovative dal punto di vista imprenditoriale, ebbero un successo straordinario. Già all’epoca del quinto episodio, la tiratura del Circolo Pickwick aveva raggiunto le quattromila copie, livello dal quale non si discostò mai fino al termine dell’opera. Come Norman N. Feltes evidenzia nel suo Modes of Production of Victorian Novels, un successo di tale portata è stato solitamente attribuito al genio dell’autore, alla fortuna e all’abilità nel marketing, che operarono di concerto per produrre un’esplosione senza precedenti nel mondo della letteratura. Tuttavia, sostiene Feltes, i processi storici che plasmarono e determinarono la produzione materiale de Il Circolo Pickwick furono altrettanto importanti “del genio, della fortuna e della scaltrezza di Chapman e Hall”. Il successo della serie dipese certamente da una combinazione di perfetto tempismo, capacità di intuire il potenziale della pubblicità, dall’enorme talento comico di Dickens e dalla sua capacità di far rispecchiare il suo pubblico nella sua opera e dall’aggiustamento della narrazione in risposta ai desideri dei lettori. Tuttavia questo insieme di fattori non avrebbe mai potuto affermarsi simultaneamente se non si fosse verificata allo stesso tempo la convergenza delle condizioni economiche, tecnologiche e ideologiche degli anni Trenta dell’Ottocento.

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