29
Ott
2009

Spostare la tassazione dalle imprese alle cose?

E’ quasi passata sotto silenzio, perchè sottovoce l’ha lanciata, la proposta di Guido Tabellini di riequilibrare la tassazione italiana abbattendo l’Irap ed alzando alcune aliquote Iva.
“Se potessimo farlo e se non ci fossero ripercussioni internazionali – ha scritto il rettore della Bocconi sulle pagine domenicali de Il Sole 24 ore- sarebbe il momento di sussidiare la produzione nazionale e tassare le importazioni”. Siccome non lo possiamo fare, Tabellini non vedrebbe male una riduzione della tassazione d’impresa finanziata da un leggero aggravio dell’imposta sui consumi, che è un modo indiretto di tassare un po’ di più le importazioni.
Il sottoscritto (che a Tabellini non potrebbe portare manco la borsa ma un po’ di senso politico ce l’ha) non scommetterebbe una lira sulla fattibilità di una proposta del genere: dire agli italiani che si finanza la riduzione dell’Irap alle imprese con la loro spesa quotidiana provocherebbe la prima rivoluzione armata dell’Occidente democratico.
Non andrebbe invece scartata a priori l’ipotesi di uno scambio Irpef-Iva, con la riduzione della tassazione sul reddito delle persone fisiche (abbattimento delle aliquote e irrobustimento di un’area di esenzione per i redditi medio-bassi) finanziata da un ritocco verso l’alto delle aliquote Iva.
Piazzo una piccola bomba carta sotto la sede di Chicago-Blog e scappo via dalla vergogna: la Polonia ha una tassazione del reddito personale a tre aliquote (zero, 18 e 32 per cento), con l’aliquota più alta che scatta sopra gli 85.528 sloty (pari a circa 20mila euro), ed un’aliquota Iva del 22 per cento.

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2 Responses

  1. Franco Bocchini

    Quando lessi la proposta sul “Sole”, provai una certa gratitudine per Guido Tabellini: pensai che – finalmente! – qualcuno con una visibilità ben superiore alla mia era uscito allo scoperto con un’opzione che mi è sempre parsa persino ovvia, e di cui da tempo sostengo la validità.
    Intendiamoci, è del tutto evidente che la riduzione dell’imposizione fiscale e – contestualmente – dell’ipertrofica spesa pubblica rimangano la via maestra da percorrere per restituire competitività e, conseguentemente, crescita e benessere al sistema-Paese.
    Purtuttavia, anche un diverso bilanciamento del prelievo costituirebbe un piccolo passo nella medesima direzione, determinando una riduzione di costo per le produzioni italiane ed avvantaggiandole rispetto alla concorrenza, con benefici effetti in termini di posti di lavoro ed in generale di reddito disponibile sul territorio.
    Inoltre, non è affatto detto che tale azione comporterebbe un aggravio di spesa per i cittadini, potendo compensare gli effetti: dunque, potrebbero rimanere solo le conseguenze positive.
    Non v’è dubbio, peraltro, che la tua ipotesi di “sollevazione” popolare – ma io direi sindacale, con tutto il carico di demagogia connesso – sia perfettamente credibile e che, perciò, un’azione di questo tipo sia decisamente poco attuabile in un Paese “politico” che par solo cercare qualunque occasione di contrasto invece che di comune e pacato ragionamento.
    E allora?
    Allora rimane il merito di aver portato alla ribalta un approccio pragmatico, una stilla di quella cultura economica così carente nella landa desolata chiamata Italia, giacché anche per discutere di un argomento sarebbe alquanto opportuno averne un minimo di conoscenza ed, invece, incompetenza e populismo regnano sovrani e si impongono con prepotenza.
    Entrando nel merito della tua controproposta, Piercamillo, che da quella prende le mosse, la tassazione dei consumi a me è sempre parsa più equa ed efficace di quella sui redditi – magari figurativi o presunti – dunque ha senso dire “meno Irpef e più Iva”. Ciononostante, si tratta di un discorso generale, che non credo avrebbe impatto reale sulle difficoltà attuali: il problema strutturale italiano si risolve solo snellendo lo Stato (ed ogni emanazione pubblica, peraltro), e la questione della competitività ha a che fare con le condizioni nelle quali operano le nostre imprese, oberate da costi impropri, maggiori che in altri luoghi (anche vicinissimi).
    Nota finale: circa la tassazione polacca non voglio argomentare. E mi ritiro a piangere in un angolino …..

  2. Piero

    bella proposta… stimolante.. tra l’altro i vostri nemici della Voce dicono che la non deducibilità Salari+Interessi la rende già “di fatto” una quasi-Iva che si paga anche quando si perde.. detto questo aggiungo 2 contro-osservazioni:
    1) una funzione “non dichiarata” dell’Irap è che è meno evadibile dell’Ires.. una sorta di aggiunta che recupera x via distorta l’imponibile mediamente eluso/evaso (vale il 20% diluito del Pil totale.. molto di più su certe categorie)
    2) la trasformazione implicherebbe una re-distribuzione della tassazione dal ceto delle imprese/autonomi a quello dei consumatori/lavoratori dipendenti già iper gravati…
    Piero

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