Clienti-fornitori: l’Asino-Stato ride e scalcia
Con la solita esagerazione di questi tempi “Monti-madonna-di-Lourdes”, per venerdì è annunciato dai media un nuovo decreto fiscale. E dico esagerazione perché a leggere Repubblica nell’ultima settimana sembra quasi che le tasse vengano tagliate come ai tempi di Ronnie Reagan, e scappa da ridere perché nel frattempo di tagli alla spesa e alla pressione fiscale non si parla affatto, è il solito esercizio “prendi ancor di più e dai qualche briciola allo scaglione più basso”. Non sparo pregiudizialmente, vedremo le misure quando saranno scritte invece che annunciate da agit-prop che sembrano Giornale e Libero con Berlusconi dei vecchi tempi. Ma so da vent’anni che i due tecnici che lavorano su tasse – Vieri Ceriani – e spesa – Giarda – sono due statalisti di sinistra, dunque non posso certo aspettarmi i 6 punti di pil almeno di meno spesa e meno tasse che vorremmo noi. Né massicce dismisisoni di asset pubblici per abbattere il debito. Ma c’è di peggio, rispetto alla delusione culturale. C’è molto di peggio: la nuova, gravissima, solenne, atroce presa in giro della reintroduzione dell’elenco clienti-fornitori.











