31
Lug
2011

Mercato delle idee: Risponde David Mazzerelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da David Mazzerelli, coordinatore nazionale di Tea Party Italia.

Caro Alberto,
ti scrivo da tuo coetaneo, prima ancora che da liberista. Ti scrivo una personalissima risposta alla tua ottima analisi intitolata “Liberisti in Italia, che fare?”. Perchè se nel “mercato delle idee” Tea Party Italia, in appena un anno di vita, ha fatto oltre 20 eventi da nord a sud, facendo sentire la propria voce, cercando di aggregare più realtà possibile, è anche grazie ad un arcipelago di proposte, di spunti e di valori che – nel mio piccolo – ho avuto la fortuna di imparare da persone come te, che prima ancora di noi lottavano per quegli stessi valori in cui oggi ci riconosciamo: i valori della responsabilità individuale, dalla libertà politica e quindi della libertà economica.Ricordo ancora l’intervista che ti feci per UltimaThule.it ormai qualche anno fa). La intitolai “Generazione Mingardi”. Le cose già andavano maluccio in questo paese. Mi scrivesti che non credevi nei network, nei “consorzi liberali”, che l’arcipelago doveva restare “in concorrenza”. Ma mi avevi anche sottolineato che “da soli non si vince”. Ed è da lì che vorrei ripartire.

Io credo che ancora una volta il problema sia la comunicazione: il viral marketing liberale che citi (diffondere link, libri, lettere ai giornali locali) lo trovo davvero indispensabile ed è il metodo con cui ognuno di noi sta dando il proprio contributo. Tuttavia la stessa rete internet, che nel 2011 fomenta rivolte a giro per il mondo (o almeno così ci dicono), in Italia ancora non basta. Caro Alberto, gli italiani si informano poco: i quotidiani parlano di avvenimenti di ore e ore prima – e dunque già bolliti – la TV generalista è capace solo di marchette e la rete non solo è un mezzo ancora troppo poco usato ma l’informazione online deve ancora scoprire il modo per ripagare economicamente se stessa ed è quindi, paradossalmente, ancora mantenuta in larga parte dai vecchi media. Dunque (ri)partiamo dalla comunicazione: con il viral marketing si raggiunge un bel target, che tuttavia – permettimi – abbiamo già raggiunto. Tra facebook, blog, aggregatori, riviste, think tank e movimentismo, tra articoli, manifestazioni, t-shirt, dibattiti e interventi vari la base è coperta. Ma quanti saremmo? Possiamo dire di conoscerci quasi tutti? Ahimè, forse Sì. E se la rivoluzione in Italia non si fa perchè “ci si conosce tutti”, figuriamoci quella liberale: praticamente un incesto.

Il rischio è di continuare a cantarcela e suonarcela da soli: o peggio, continuare a dire quanto siamo bravi e quanto siamo intelligenti, come quei comunisti saccenti che mi trovavo davanti nei consigli di facoltà ai tempi dell’università, che mi guardavano dall’alto in basso semplicemente perchè non leggevo il loro vangelo. Con la differenza che loro non si piangevano addosso perchè erano maggioranza e noi invece abbiamo anche questo stupido vezzo. Per capire cosa non funziona, partiamo dal vedere innanzitutto cosa funziona: le nostre idee non sono di massa è vero, eppure Berlusconi con slogan liberali o pseudo tali ha vinto le elezioni più di una volta. Le nostre idee sono di difficile comprensione, è vero anche questo, eppure se prendiamo un amico al pub e gli spieghiamo con un po’ di calma queste stesse idee non solo le comprende facilmente ma ci dirà anche, indipendentemente dalle sue simpatie politiche: “caspita, hai proprio ragione, ma perchè non ce lo dice nessuno?”. Alzi la mano a chi non è capitato almeno una volta.

Dunque qual’è il problema? Se abbiamo la migliore carne del mondo ma nessuno ci vuole fare gli hamburger (nemmeno chi sta nelle cucine dove si decidono i menù) dove sta l’inghippo?

Le ragioni sono due: la prima è che la carne è poco buona, la seconda è che nessuno sa dove comprarla (nè sa, drammaticamente, che esiste). E se non sa che esiste è perchè nessuno glielo dice e quelli che provano a dirglielo (ossia tutti noi) hanno evidentemente canali troppo deboli o troppo poco incisivi. Un pò come in quel film, “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”, visto e rivisto dalla nostra generazione: i bimbi della famiglia, rimpiccioliti dalla macchina fantastica del babbo scienziato, urlavano, urlavano, urlavano e nessuno dei grandi li sentiva. Nonostante tutto, mettiamola come volete, ma noi siamo proprio come loro: urliamo, ci dimeniamo, urliamo ancora ma pochissimi provano ad ascoltarci e la maggioranza nemmeno ci sente.
E qui la proposta, concreta, diretta, come chiedi. Come si arriva a farsi sentire? A mio parere con eventi politici che abbiano la forza di lasciare un segno mediatico. Cosa si intende per segno mediatico? La creazione di un evento notiziabile, curioso, forte, impossibile da non coprire per tutte le Tv e i media in genere. Se non ci vogliono dare spazio, creiamo un evento a cui sia impossibile non dare spazio. Lasciamo da parte l’orgoglio e guardiamo un po’ gli altri: ricordo un servizio di Sky TG24 su un banalissimo raduno del “Popolo Viola” in un teatro a Roma. Ricordo che il “V” Day di Grillo fu coperto ben bene e che un sacco di sue uscite diventano puntualmente ridondanti sui mezzi di informazione. Ricordo i social forum (per andare a qualche anno fa), le manifestazioni ai tempi della guerra in Iraq, le liste di intellettuali firmatari non ricordo neanche più bene per cosa. In questi esempi il mittente del messaggio non aveva e non ha contenuti ma ha il megafono. Noi abbiamo i contenuti ma non il megafono. Proviamo ad unire le cose?

Niente network come ci insegni, ma da soli non si vince. E adesso è il momento di stare uniti, se si urla tutti insieme saranno costretti ad ascoltarci e la gente ci scoprirà. Tu citi i Tea Party Americani, ma lo slogan della manifestazione oceanica di Washington era “Can you hear us now?”. Proviamoci: in autunno, a Milano, troviamoci tutti, tutti insieme. Senza snobbismi, nè rivalità, nè gelosie, nè distinguo. Abbiamo le conoscenze e la forza per invitare giornalisti, politici, imprenditori, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Nomi di richiamo, di peso, nomi che spostano telecamere e attenzione. Non una manifestazione, non un sit in. Non un atto fondativo. Non un partito – sono d’accordo sul tuo passaggio in cui citi Hayek a questo proposito. Creiamo un evento che sia innanzitutto mediatico. Sui contenuti siamo bravissimi, ma a noi adesso occorre  la notizia, occorre l’immagine. La gente chiede ingenuamente volti nuovi in politica e noi per tutta risposta diamo loro idee nuove tramite un grande evento dove si riunisce per la prima volta quell’Italia che non si arrende, e di cui probabilmente ignoravano persino l’esisteva. Accendiamo i fuochi per salvare Gondor, ma accendiamoli tutti, perché il momento è propizio.

Ti lascio con la frase con cui concludesti qualche anno fa la nostra chiacchierata: “E’ un momento difficile, ma non è scritto da nessuna parte che le nostre idee debbano continuare a perdere. Dipende da come le si porta avanti, dall’entusiasmo, dalla determinazione, dalla voglia di non arrendersi di ciascuno di noi. Poi non siamo noi a scrivere i destini del mondo, ma anche per essere sconfitti bisogna prima combattere”.

Con stima e amicizia,

David Mazzerelli

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17 Responses

  1. Daniele

    Non lo so chi siete, non vi conosco, però la penso come voi. Sono triste perchè sto seriamente valutando di spostare due aziende in Austria (vivo a meno di 100 km dal confine) perchè questa struttura pubblica italiana mi lascia sempre di più senza parole, angosciato.
    Ho provato sulla mia pelle che cosa vuole dire seguire il vostro blog, ascoltare il dott. Oscar ogni mattina, il risultato dipende dagli argomenti e oscilla tra la gioia e la rabbia, ma mai la tristezza.
    I mie collaboratori leggono sempre gli articoli pubblicati e anche loro provano le mie stesse emozioni.
    Assieme ai miei amici/soci abbiamo costruito due aziende, dal 2008 al 2011, quindi in piena crisi, siamo passati da un fatturato di 1 Meuro a 8 Meuro, da 6 dipendenti (straordinari) a 17 dipendenti (straordinari), abbiamo mantenuto la ‘barra del timone’ anche nel mezzo della tempesta finanziaria, vogliamo andare avanti e vorremmo farlo in Italia.
    Dobbiamo venire anche noi a Milano o a Roma o in qualsiasi altro posto in Italia? Noi ci siamo e ci saremo sempre, daremo il nostro contributo, anche se modesto, chiamateci … noi ci saremo!!
    Grazie.

  2. larry

    Non sono mai stato ad un evento Tea Party, ma da quanto ho letto sul web quasi tutti i loro incontri si sono rivelati delle passerelle per sindacalisti e politicanti locali…

  3. Luca Cavallini

    David credo che tu abbia proposto un percorso intelligente ed utile affinchè sia portata con forza alle orecche dell’opinione pubblica la possibilità di riformare il nostro Paese attraverso una concreta, opportuna, indispensabile “rivoluzione liberale” o meglio una rivoluzione nel nome delle libertà. Quello che proponi, se non ho capito male , è un evento nazionale. Mi permetto di suggerire: rendere l’evento nazionale la fine di un percorso e l’inizio di un nuovo percorso. Si tratta di far precedere all’evento di milano eventi locali. Se ci mettiamo insieme, se ci ritroviamo, possiamo condividere una serie di iniziative, da realizzarsi in diverse città, così da sviluppare e pubblicizzare i diversi volti della rivoluzione liberale. Questo percorso poi dovrà trovare una sintesi, darsi un volto, in una manifestazione nazionale in cui tutte le esperienze vissute a livello locale potrebbe compartecipare a dare a quel volto espressione, carattere ecc. iDa milano poi dovrebbe partire un progetto che non potrà che essere politico. io credo che la casa dei liberali, in una visione bipolarista tentende al bipartitismo, non possa che essere all’interno del PdL. Un conto vivere questa esperienza da soli, altro è se all’interno del pdL si stratutta una proposta politica nel nome delle libertà. Questo è il mio auspicio.
    mi rendo disponibile per lavorare inzieme a tutte le iniziative volte a pubblicizzare la necessità di nuovi spazi di libertà. ciao
    l.

  4. D’accordissimo con davide, come già ripetuto più volte sul ns.blog, e come andiamo ripetendo da anni come UpL, unione per le Libertà. Già allora, quando nascemmo, nel 1996 capimmo di quanto fosse difficile aggregare gli “Spiriti Liberi” in un solo soggetto, per questo pensammo di dare vita ad un Coordinamento tra Liberi, che condividevano alcuni punti, quello che hai elencato tu, sostazialmente, quelli per i quelli si batte l’IBL, sul piano culturale e non solo.
    L’Italia da allora è peggiorata e di molto. Quella Rivoluzione Liberale, auspicata con la nascita di Forza Italia è ancora di là da venire. Abbiamo un Parlamento di Nominati e non di eletti, che rispondono al loro capopartito e non a noi elettori. Un’Italia sempre più in crisi e in forte declino, Uno Stato onnivoro e dissipatore d’altrui ricchezza, quella da noi prodotta, che ci lascia sempre più in….mutande, al verde, caste fameliche (non solo quella politica) che si nutrono del nostro sangue, e noi quì a guardare. Leggo su La Stampa che ARENAWAYS porta i libri in tribunale.
    http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-e-questo-sarebbe-un-paese-liberale-governato-da-un-governo-liberale-80629953.html
    Perchè evidentemente il nostro è un paese illiberale, antidemocratico e che soffoca gli imprenditori liberi e la concorrenza. Dunque che fare? Unirsi no, tutti vogliamo essere generali senza truppe. Quindi ad ognuno il suo micromovimento.
    Però almeno cerchiamo di creare un Coordinamento di Uomini (e Donne!) Liberi, Liberali, che credono nel liberalismo e nei suoi principi fondamentali. E proviamo a ripartire da lì, per ricostruire lo Stato, questo Stato. Dove non dovrà più esserci spazio per le caste, i furbetti del quartierino, i politicanti. Basta subire, rompiamo le catene, riprendiamoci la nostra Libertà.
    E che da MILANO, nel prossimo autunno, possa partire la RIVOLUZIONE. INSIEME PER LA TERZA REPUBBLICA!

  5. Marco del Ciello

    Io ho partecipato a diverse iniziative del Tea Party Italia e ne ho apprezzato da subito l’anticonformismo e la volontà di andare oltre gli steccati tradizionali. Come dice anche questo post, credo che sia importante fare uno sforzo di comunicazione proprio nei confronti di quelle persone che normalmente non vengono raggiunte dalla ‘propaganda’ liberista.

  6. D’accordissimo con davide, come già ripetuto più volte sul ns.blog, e come andiamo ripetendo da anni come UpL, unione per le Libertà. Già allora, quando nascemmo, nel 1996 capimmo di quanto fosse difficile aggregare gli “Spiriti Liberi” in un solo soggetto, per questo pensammo di dare vita ad un Coordinamento tra Liberi, che condividevano alcuni punti, quello che hai elencato tu, sostanzialmente, quelli per i quelli si batte l’IBL, sul piano culturale e non solo.
    L’Italia da allora è peggiorata e di molto. Quella Rivoluzione Liberale, auspicata con la nascita di Forza Italia è ancora di là da venire. Abbiamo un Parlamento di Nominati e non di eletti, che rispondono al loro capopartito e non a noi elettori. Un’Italia sempre più in crisi e in forte declino, Uno Stato onnivoro e dissipatore d’altrui ricchezza, quella da noi prodotta, che ci lascia sempre più in….mutande, al verde, caste fameliche (non solo quella politica) che si nutrono del nostro sangue, e noi quì a guardare. Leggo su La Stampa che ARENAWAYS porta i libri in tribunale.
    http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-e-questo-sarebbe-un-paese-liberale-governato-da-un-governo-liberale-80629953.html
    Perchè evidentemente il nostro è un paese illiberale, antidemocratico e che soffoca gli imprenditori liberi e la concorrenza. Dunque che fare? Unirsi no, tutti vogliamo essere generali senza truppe. Quindi ad ognuno il suo micromovimento.
    Però almeno cerchiamo di creare un Coordinamento di Uomini (e Donne!) Liberi, Liberali, che credono nel liberalismo e nei suoi principi fondamentali. E proviamo a ripartire da lì, per ricostruire lo Stato, questo Stato. Dove non dovrà più esserci spazio per le caste, i furbetti del quartierino, i politicanti. Basta subire, rompiamo le catene, riprendiamoci la nostra Libertà.
    E che da MILANO, nel prossimo autunno, possa partire la RIVOLUZIONE. INSIEME PER LA TERZA REPUBBLICA!

  7. larry :Non sono mai stato ad un evento Tea Party, ma da quanto ho letto sul web quasi tutti i loro incontri si sono rivelati delle passerelle per sindacalisti e politicanti locali…

    Larry, con tutto il rispetto, ogni evento, in Italia, è anche inevitabilmente usato come passerella per politicanti: dai dibattiti accademici nelle aule universitarie alla guerriglia dei black block nelle strade passando per i concorsi di bellezza e i cabaret…dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il centro.
    Il punto è un altro: se hai letto “sul web” che le tappe Tea Party sono state solo quello…vuol dire che devi cambiare fonti di informazione. Entra nel gruppo facebook del movimento e verifica con i tuoi occhi di cosa si discute e con quali “secondi fini”:
    http://www.facebook.com/groups/teapartyitalia/?id=10150253491176527&ref=notif&notif_t=group_activity#!/groups/teapartyitalia/?ap=1

    E poi vieni al prossimo evento. Magari a quello milanese di quest’autunno, proposto da David nella sua lettera. Sono sicuro che potrai ricrederti.

  8. giuli foni

    come si fa a commentare quando tutto va storto e ci sono milioni di persone che muoiono di fame e tanti lupi fasmelici che girano per il mondo facendo man bassa di tutte le occsioni per riempirsi la pancia.Io non so ,Vorrei che ci fosse un Oscar Giannino come il pifferaio magico che fosse seguito da un popolo intero …

  9. giuli foni

    Il ceto medio, in vent’anni è distrutto io ne faccio parte e ho grosse difficoltà per la mia famiglia che era relativamente serena con il frutto del proprio lavoro…ora non più!

  10. microalfa

    Plaudo a qualsiasi iniziativa possa contribuire alla diffusione di un minimo di conoscenza del liberalismo nell’Italia cattocomunista.

    Ritengo tuttavia che finché non si renda obbligatoria la lettura della Rivolta di Atlante di Ayn Rand nella scuola media – ac similia – tutto sarà come un sospiro nel vento.
    Solo dagli anni scolastici – monopolizzati da uno storico insegnamento anti-liberale – ci potremo aspettare un apporto sostanziale di cambiamento.

    Comunque auguri per qualsiasi “evento”.

    microalfa

  11. @Daniele grazie mille per gli apprezzamenti e la disponibilità. Se credete possiamo sentirci via mail e vederci alla prima occasione utile: david.mazzerelli@teapartyitalia.it Oppure se ci date un vostro contatto ci faremo sentire noi!

    @Luca Cavallini grazie mille per gli apprezzamenti alla lettera e la disponibilità! Riguardo agli eventi sul territorio prima dell’evento (ipotetico) di Milano, noi in un anno ne abbiam fatti 22 da nord a sud (come puoi vedere qui: http://www.teapartyitalia.it nella sezione tappe). L’evento nazionale non sarebbe “un tea party” vero e proprio ma una vera a propria chiamata alle armi di tutte le anime della galassia liberale, libertaria, liberista italiana.

  12. stefano tagliavini

    Non frequento facebook e non lo faro nel prossimo futuro, ne consegue che vorrei farmi un opinione sul Tea Party italiano su questo o altri siti. Vorrei porre in primo luogo una domanda per sapere se il vostro movimento si ispira a quello americano.

  13. Andrea

    Tutto bene quanto detto… Bene anche per le nuove iniziative… Tuttavia internet e’ un purosangue che deve saper essere domato: così come non basta aprire un sito per generare contatti o avere contatti per generare business credo che le tecniche di utilizzo del web vadano affinate.
    Per esempio nel tuo articolo non c’è un link ai canali cui ti riferisci…
    Ma potrei anche chiederti se e’ stato redatto un piccolo manifesto delle idee liberali da poter fare circolare rapidamente…
    Ancora… io sono un vostro potenziale follower: ma nessuno mi ha mai raggiunto! E, una volta che mi avete raggiunto dovete dotarmi di strumenti da fare circolare rapidamente… come fanno i sinistri o il popolo viola con le foto o video umoristici sul berlusca e la sua combriccola.
    Ad ogni modo… contate anche su di me!

  14. Secondo me l’idea è quella di “piccole” battaglie su obiettivi precisi e possibilmente comuni ad altri “mondi”.
    (M.L.King iniziò con una battaglia sui posti nei trasporti pubblici, Gandhi con un biglietto del treno etc.)
    Io vi avevo proposto un tema secondo me vitale per una società se vuole essere libera, prima ancora che liberale: il concetto di “pubblico” sul tema della scuola. Qui l’Italia si dimostra statalista e spendacciona (spreca almeno 2000 euro ad allievo ). Su questo tema si troverebbe l’appoggio anche di molti cattolici (che ingenuamente hanno votato per l'”acqua bene del creato”).

  15. davide sacco

    Son sempre stato convinto della necessità di privatizzare le carceri. Un imprenditore avrebbe dell’ ottima manodopera a costo zero ( o quasi: i contributi pensionistici privati o pubblici vanno cmq pagati)… dal lavoro pesante nei campi al lavoro in fabbrica…

  16. @stefano tagliavini il movimento si impegna sulla realtà italiana, che è profondamente diversa da quella americana…ma chiaramente trae ispirazione dal fermento che in tutto il mondo è stato generato dalla nascita dei Tea Parties americani! Però attenzione: quando parliamo di Tea Party Movement americano parliamo di QUELLO VERO, non della caricatura che ne viene fatta dallo stampo europeo! Parliamo di un movimento single-issue concentrato su temi economici (tasse, spesa, deficit, debito, moneta, burocrazia, deregulation, concorrenza, ecc.), NON di un movimento ispirato al “fondamentalismo religioso” o alla dottrina Bush in politica estera. Parliamo di un movimento decentrato e leaderless, in profonda antitesi e contrapposizione rispetto all’establishment repubblicano, NON di una correntina personale di Sarah Palin o di qualche altra primadonna del GOP. E comunque, ripeto: l’Italia non è l’America…la battaglia qui è più dura, più delicata, più difficile e più insidiosa…ma proprio per questo ancora più necessaria!

    @Andrea hai ragione, il punto ora è riuscire a raggiungere tutti quelli su cui possiamo contare, come nel tuo caso! Dacci una mano: suggeriscici modi di diffondere il gruppo, e fallo tu stesso!
    http://www.teapartyitalia.it
    http://www.facebook.com/groups/teapartyitalia
    http://twitter.com/#!/TP_ITALIA

    @roberto
    Assolutamente d’accordo: piccoli passi. E tutte le possibili strategie, anche in parallelo tra di loro.

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