Storia di un’eccellenza italiana
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Ludovica Manusardi Carlesi.
Ci sono luoghi in cui la parola incurabile perde forza. Dove la tecnologia non è un fine, ma uno strumento silenzioso al servizio delle persone. Uno di questi luoghi è a Pavia, ed è la Fondazione CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, che oggi rappresenta una delle realtà più avanzate in Europa e nel mondo nella cura di tumori complessi.
In occasione dei 25 anni dalla fondazione e dei 15 anni dall’inaugurazione, come giornalisti scientifici UGIS abbiamo avuto l’opportunità di visitare la struttura, accompagnati dai medici e dai ricercatori che ogni giorno lavorano a stretto contatto con i pazienti. Una visita che ha permesso di osservare da vicino non solo una straordinaria infrastruttura tecnologica, ma soprattutto un modello di integrazione virtuosa tra ricerca, clinica e innovazione.
La progettazione del CNAO nasce da un’idea ambiziosa, fortemente ispirata dalle intuizioni di Ugo Amaldi, fisico delle particelle al CERN di Ginevra, e di Giampiero Tosi, direttore della Fisica Sanitaria dell’Ospedale Niguarda di Milano. Su iniziativa del Ministero della Salute l’obiettivo era la realizzazione in Italia di un centro di eccellenza per il trattamento dei tumori mediante adroterapia.
L’adroterapia rappresenta un’evoluzione radicale rispetto alla radioterapia convenzionale. Grazie all’impiego di un acceleratore di particelle – il sincrotrone – non si utilizzano raggi X, ma protoni e ioni carbonio, adroni, ovvero particelle pesanti. La loro caratteristica fisica più rilevante è la capacità di rilasciare la massima energia direttamente sul tumore, con una precisione inferiore a 200 micrometri. Questo consente di colpire in modo molto più efficace le cellule malate, riducendo al minimo il danno ai tessuti sani circostanti, un vantaggio decisivo soprattutto nei casi di tumori difficilmente operabili o resistenti alle terapie tradizionali.
Dal 2011, anno in cui venne trattato il primo paziente con un fascio di protoni, il CNAO ha curato migliaia di persone. Oggi il Centro è pronto per una nuova fase di crescita, che segna un passaggio strategico non solo per la struttura, ma per l’intera comunità scientifica internazionale.
È infatti in programma per il biennio 2026-2028 la realizzazione di un secondo edificio, contiguo a quello esistente, destinato sia all’attività clinica che alla ricerca. Il cuore di questa espansione sarà un ulteriore acceleratore di protoni collegato a una sala di trattamento dotata di gantry Hitachi, una testata rotante che permette al fascio di raggiungere il tumore da molteplici angolazioni senza spostare il paziente. Una soluzione particolarmente preziosa nel trattamento dei tumori pediatrici, ambito in cui il CNAO è già oggi un punto di riferimento nazionale e non solo, anche per bambini in età prescolare.
Accanto a questo, verrà installato un acceleratore compatto per la produzione di neutroni, dedicato allo sviluppo di una terapia sperimentale altamente innovativa: la Boron Neutron Capture Therapy (BNCT), tecnica che apre nuove prospettive nel trattamento di tumori complessi come quelli del colon e del fegato, e tumori in stadio avanzato o recidivanti nella regione testa-collo. Con questo ampliamento, finanziato con 90milioni di eurodi contributi pubblici,il CNAO diventerà uno dei pochi centri al mondo dotato di un sincrotrone in grado di accelerare oltre a protoni e ioni carbonio anche nuove specie ioniche (ossigeno, elio, litio).
Fondamentale, anche in questa nuova fase, sarà la collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il Politecnico di Milano e l’Università di Pavia. Un sistema integrato in cui la ricerca di base e l’applicazione clinica dialogano costantemente, dimostrando come i progressi scientifici nascano dall’incontro tra competenze diverse e obiettivi condivisi.
Prova concreta che la ricerca non è un esercizio teorico fine a se stesso, ma un processo continuo che produce ricadute dirette sulla qualità della vita e sulle possibilità di cura.
Raccontare tutto questo significa anche affrontare un tema culturale più ampio: spiegare al grande pubblico come la ricerca in fisica nucleare non sia un ambito oscuro o pericoloso, ma una risorsa straordinaria, capace di generare applicazioni in diversi ambiti che migliorano la vita e la salute delle persone.
















