19
Ott
2010

Ogm: in nome di una legge che non c’è

La proposta della Commissione Europea di lasciare agli stati membri la libertà di decidere ognun per sé se ammettere o meno le coltivazioni Ogm sembra trovarsi di fronte a una strada sempre più in salita. Dopo i pareri negativi espressi un po’ da tutti in giro per l’Europa  ora arrivano le prime prese di posizione ufficiali: i ministri dell’ambiente dell’UE si sono riuniti la scorsa settimana a Bruxelles e hanno votato a larghissima maggioranza (solo l’Olanda era a favore) contro la proposta, Italia compresa. Particolarmente dura è stata la posizione di Francia e Germania.

Il lato buffo della vicenda è che la nostra Conferenza delle Regioni, con il documento approvato il 7 ottobre, si rifà paradossalmente a una legislazione che non c’è, e che forse non ci sarà mai, ignorando quella in vigore:

Vista la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sullalibertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colturegeneticamente modificate (COM (2010) 380 def.);
vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio (COM (2010)375 def.);
(…)
preso atto che l’Unione Europea intende ammettere la possibilità per i Paesi membri di vietare la coltivazione di OGM e che una tale opzione sussiste per il nostro Paese;
(…)
La coltivazione di OGM va valutata, oggi, alla luce di un nuovo quadro di riferimento, costituito dalla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione dicolture geneticamente modificate; dalla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne lapossibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loroterritorio;

Può essere utile ricordare che l’approvazione delle linee guida per la coesistenza tra colture Ogm, convenzionali e biologiche, che la Conferenza delle Regioni continua a trascurare, è un passaggio necessario anche per sbloccare i test in campo aperto sugli Ogm, senza i quali la nostra ricerca biotech, anni fa all’avanguardia, è costretta a stare alla finestra.

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7 Responses

  1. La cosa ancora più buffa che questi parlino e nessuno dice niente. Non un Annozero, non un Report che si muove per far vedere quanto questi dittatorelli locali delle regioni siano completamente fuorilegge. Possibile che dopo quanto si è detto questio non fanno un bell’approfondimento sulle normative in vigore in termini di OGM?

  2. Non sono d’accordo con te Masini. Se leggi la sentenza del Consiglio di Stato, le misure di coesistenza sono regole che riguardano aspetti economici, sono opzionali e, in caso che le regioni non le adotti per il cosidetto potere sussidiario del Ministro dell’Agricoltura. Quindi anche Galan la sta facendo lunga. Se volesse sarebbe già partito con le sperimentazioni. In ogni caso il mio mais è inutile sperimentarlo, è già 12 anni che è seminato i n tutto il mondo. Semai bisognerà sperimentare mais nuovi, più recenti.

  3. Giordano Masini

    @Fidenato Giorgio
    E’ vero. La sentenza del Consiglio di Stato autorizzava la semina proprio in virtù del fatto che se le regioni non tiravano fuori queste benedette linee guida, tale inadempienza non doveva rappresentare un danno per un’impresa. Questo però non ha impedito alle istituzioni (in primis il ministero delle politiche agricole nell’era Zaia e la conferenza delle Regioni) di andare avanti nella loro opera di ostruzionismo, e, a quel che pare, finora con successo. Ho voluto sottolineare l’aspetto della ricerca proprio perché ritengo che sia importante che si sappia che anche lì c’è un problema grosso aperto, e all’origine del blocco della ricerca ci sono le stesse motivazioni tecnico-giuridiche (farlocche) che impediscono le semine.

    Quanto a Galan, ritengo che in questo momento stia cercando, con non poche difficoltà, di portare a casa il massimo risultato possibile con i margini di manovra (esigui) di cui dispone. Potrebbe far meglio? Forse, ma per giudicare il suo operato aspetterei qualche risultato.

  4. claudio

    Di seguito alcuni punti chiave della questione OGM in ambito agricolo:

    – sono ormai vecchi, in quanto ottenuti con una tecnologia che ha 30 anni e passa (transgeni nucleari e non nei cloroplasti, promotori virotici costitutivi e non inducibili, marcatori antibiotici che oggi potrebbero essere eliminati, ecc.);

    – non mantengono le promesse (non risolvono il problema delle erbe infestanti e degli insetti, non producono di più, non è vero che l’agricoltore guadagna di più, ecc.);

    – non servono all’agroalimentare italiano, in quanto ritenuti dal consumatore di bassa qualità (il 75% dei consumatori non li vuole!!).

  5. Claudio, senza entrare nel merito di quanto dici (cioè senza star qui a battere le dita per rispondere ai tuoi tre punti), se anche fosse vero quanto hai scritto, perché non lasciare libertà di scelta agli agricoltori? Se avessi ragione tu, di loro spontanea volontà non li utilizzerebbero. Qual è il tuo timore?

  6. claudio

    Il problema è la libertà di scelta di quelli che non li vogliono coltivare, in relazione all’inquinamento genetico che si verrebbe a determinare.

    Se gli OGM avessero:
    – transgeni nei cloroplasti;
    – promotori inducibili;
    – marcatori diversi da quelli di resistenza agli antibiotici;
    – separazione di filiera anche per i derivati da OGM (allevamenti);

    credo che nessuno avrebbe niente da dire sulla coesistenza e sulla libertà di ciascuno di poter coltivare quello che ritiene opportuno.

  7. diana

    @claudio
    ma i consumatori italiani sanno che il loro tanto amato Parmigiano ‘deriva’ da soia GM? Che il grano “senatore Cappelli” tornato ora di moda è stato creato come ibrido a inizio Novecento dal quasi dimenticato agronomono e genetista Nazareno Strampelli (partendo anche da un grano tunisino, tra l’altro)?
    Forse le varietà GM europee sono ‘vecchie’ proprio perché qui è stata bloccata la ricerca…

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