27
Lug
2010

N = N(V)

Il polverone che si è sollevato attorno a Umberto Veronesi è una triste dimostrazione delle difficoltà in cui si dibatte il nostro paese. Credo di essere stato tra i primi a proporre il nome di Veronesi come presidente dell’Agenzia, proprio su Chicago-blog. La mia idea era che, tendendo la mano al centrosinistra offrendo il posto a un suo uomo, il governo avrebbe rafforzato quella parte del Partito democratico che nel nucleare ci crede non come una panacea ma, laicamente, come una tecnologia di cui è sciocco fare a meno. La provocazione era stata compresa e rilanciata dalla parte del Pdl che riconosce l’importanza di essere bipartisan, in queste cose. La proposta a Veronesi è infine arrivata, ma con che risultati?

Il quadro politico lo ha ricostruito poco fa Oscar Giannino, col quale mi sono praticamente sovrapposto nello scrivere questo post. Oscar evidenzia una serie di cose molto giuste, per cui non sto a farla lunga. Paradossalmente, indicando Veronesi si è messo il Pd alle strette, tanto che Pierluigi Bersani ha dovuto assumere una contorta e bislacca posizione – lui che, si mormora, in fondo nel nucleare ci crede – chiedendo all’oncologo le dimissioni da senatore. Dimissioni prontamente offerte, ma che non hanno mutato la posizione apparente del Pd. Credo che, in parte, a determinare il crollo degli eventi sia stato anche il modo in cui, nel frattempo, è cambiato il mondo. L’anno scorso, il nucleare era un progetto concreto per costruire il quale era più che necessario, era indispensabile costruire un sentiero di dialogo (come aveva colto perfettamente il responsabile energia e servizi pubblici del partito, Federico Testa).

Da allora è cambiata soprattutto una cosa: Claudio Scajola non è più ministro dello Sviluppo economico. In passato ho espresso tante perplessità sul modo in cui Scajola stava gestendo la faccenda, ma almeno una cosa gli va riconosciuta: la stava gestendo. Le sue dimissioni e lo sconsolante vuoto che hanno lasciato rivelano che, tutto sommato, il nucleare non è nelle priorità dell’esecutivo. Non basta l’impegno del sottosegretario Stefano Saglia: Saglia sarebbe l’uomo giusto, ma non è al posto giusto, nel senso che un sottosegretario è sempre un sottosegretario. Potevano farlo ministro all’Energia, magari scorporando l’Energia dallo Sviluppo economico, e non l’hanno fatto. Ne stiamo pagando le conseguenze (non solo sul nucleare, beninteso).

Il fatto è che tornare al nucleare – cioè costruire l’infrastruttura legale e regolatoria per consentire la costruzione e l’esercizio di impianti atomici – o è una priorità, o non è. Bisogna fare troppo lavoro per svolgerlo nei ritagli di tempo. Non basta darsi buone norme: serve anche credibilità e, per questo, non si può fare senza l’opposizione. La mano tesa del governo, forse allungata fuori tempo massimo ma comunque tesa, è rimasta senza controparte. Credo che questo dimostri, anzitutto, un grave limite del maggior partito d’opposizione: la versione brutale di quello che penso è che Bersani non conti, non abbia il controllo sul partito e dunque ne subisca gli istinti più populisti. La versione diplomatica della stessa cosa è che il Pd non è in grado di ospitare un dibattito interno degno di questo nome e, sulla base di questo dibattito e di quella trascurabile cosa circostante che si chiama “realtà”, di prendere una posizione. Con questa opposizione, verrebbe da dire, chi ha bisogno di una maggioranza: e infatti pure la maggioranza, come vediamo giorno dopo giorno, ha la stessa consistenza di un pupazzo di neve a Ferragosto.

C’è, poi, un altro problema, che emerge anche dalla lettera di Milena Gabanelli sul Corriere, è una scarsa comprensione di quello che il nucleare è. A questo proposito, segnalo l’uscita di un libro molto spiccio e molto chiaro sul tema: Fattore N. Tutto quello che c’è da sapere sull’energia nucleare, di Gino Moncada Lo Giudice e Francesco Asdrubali. Senza troppi fronzoli, Moncada e Asdrubali – due ingegneri e professori di fisica tecnica ambientale – raccontano la verità sul nucleare in quanto tecnologia. Non fanno politica, non appendono gagliardetti. Spiegano come funziona una centrale, che differenza c’è tra le centrali di oggi e quelle di ieri, perché Chernobyl è irirpetibile, quali rischi si corrono e in quali stadi della filiera, eccetera.

Purtroppo, suggerire la lettura di questo libro è, credo, abbastanza inutile, e dunque – mi spiace per Moncada e Asdrubali – inutile è stato scriverlo. Perché nessuno di quelli chiamati a decidere lo leggerà, perché le decisioni sono già state prese e, se l’opposizione le ha prese abdicando al suo ruolo di guardiano responsabile sull’operato del governo (con le dovute, lodevoli, romantiche e pure loro inutili eccezioni), il governo vi ha sostanzialmente abdicato nel momento in cui ha perso gran parte dei primi 2 anni di mandato nei quali si doveva avviare il cantiere istituzionale per il nucleare.

Dunque, N = N(V). Il nucleare (N) può essere – non necessariamente è – essere funzione di Veronesi (V), o di qualunque altro nome preparato e credibile si voglia proporre per la testa dell’Agenzia. Non vi piace l’oncologo? Prendete qualcun altro che abbia competenze, palle e indipendenza (tra pochi mesi ce ne sarà almeno uno disponibile, credo, uno che si è battuto come un leone per rendere il nostro mercato energetico migliore di quanto fosse, e in cambio ha ricevuto pesci in faccia e sgambetti un po’ puerili). Ma un buon presidente non è sufficiente. Ci vuole anche una reale indipendenza, e l’Agenzia di sicurezza nella sua versione attuale non ce l’ha (è di nomina governativa). Ci vuole soprattutto una cultura condivisa: cultura delle istituzioni (non si gioca con gli investimenti) e cultura dell’energia e cultura della tecnologia. Questa cultura condivisa non c’è. Non perché non ci sia una cultura condivisa. Perché non c’è una cultura. E si vede.

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2 Responses

  1. michele penzani

    …Sì…Forse è proprio così. E’ anche vero che all’interno del PDL è in corso una diatriba interna (sponda opposizioni) che ha portato anche al “taglio della testa” dell’ex Ministro Scajola. Chiaro che il buonsenso imporrebbe la precedenza a questioni concrete, più che a quelle legate ad equilibri politici; tuttavia, anche visti i recenti incontri tra il Pres. del Consiglio e Sarkozy e la non marginale importanza del comparto energetico in genere, si spera possa sembrare difficile che tali problematiche non abbiano il sopravvento, in fase decisionale, rispetto alla nota mancanza di cultura condivisa da parte del panorama politico nazionale…Anche se l’attenzione alle vicende interne (ProtezioneCivile,Verdini e altro) e l’innegabile fase discendente della leadership dell’attuale Premier lascerebbero supporre il contrario.

  2. Flavio un'altro

    le future centrali, in che modo saranno assicurate? Ci saranno esenzioni per i cittadini che avranno centrali o depositi di scorie vicino a casa (come in altri stati europei)? Sono pro-atomo e cerco risposte nuovi argomenti a molti amici definibili come ambientalisti pro-greggio.
    Grazie

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