2
Feb
2022

Linguaggio inclusivo e schwa: perché i liberali non possono rimanere indifferenti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Tim Wörner

Questo articolo comincia con una vicenda accaduta in Germania all’università di Kassel (Assia) nel marzo dello scorso anno, quando uno studente universitario di 20 anni ha ricevuto un voto più basso rispetto alle aspettative per non aver usato un linguaggio inclusivo nel suo compito scritto. Non desta stupore che il fatto abbia suscitato delle polemiche.

Questo è solo uno dei tanti casi sull’argomento in linea con il dibattito in corso sia in Germania che in Italia per l’adeguamento della lingua al rispetto delle minoranze. A ribadire l’attualità della tematica, è di dominio pubblico che, dopo un paio di mesi dall’accaduto nell’università tedesca, anche la compagnia aerea di bandiera tedesca Lufthansa abbia deciso di sostituire in cabina la formula “Sehr geehrte Damen und Herren”, (in italiano “Gentili signore e signori”) con formule più inclusive (ad es. “Buongiorno”).

Simbolo di questo dibattito, o meglio, di questa guerra culturale è diventato il cosiddetto “Gender-Sternchen” (l’asterisco) che viene inserito alla fine della parola per evitare la scelta tra maschile e femminile: “Mitarbeiter*innen” (collaboratore/trice) invece di “Mitarbeiter” (maschile) e “Mitarbeiterinnen” (femminile). Sull’argomento ci sono state reazioni e polemiche sia da parte della classe politica, sia dai semplici cittadini. Pertanto, il governo regionale di Baviera, guidato dal governatore Markus Söder del partito cristiano sociale bavarese (CSU), si è posizionato contro le università che impongono ai loro studenti l’uso di un linguaggio più neutro etichettando le linee guide di alcune facoltà come tendenti all’“indottrinamento”.

Sondaggi recenti mostrano come la stragrande maggioranza (il 71%) della popolazione non sia d’accordo con l’uso dell’asterisco in diversi ambiti come ad esempio quello dei media . Nonostante queste controversie, si osserva un uso sempre più diffuso di questo linguaggio non solo nel mondo universitario ma anche dalle emittenti di servizio pubblico tedesco come l’ARD e la ZDF. Una simile tendenza si è sviluppata anche in Italia con la nascita di un movimento con l’obiettivo di ottenere una maggiore uguaglianza nella società odierna tramite la lingua, dato che le professioni o gli incarichi istituzionali vengono solitamente citati al maschile. Infatti, oggi parole come sindaco, ministro, ingegnere vengono spesso usate anche al femminile come ad esempio “sindaca”, “ministra”, “ingegnera”.

Tuttavia, il linguaggio inclusivo non si ferma alle sole professioni. Progressivamente si è affermato l’uso dell’asterisco o della “schwa” (anche scevà) come soluzione linguistica al fine di rendere l’italiano più inclusivo anche in altri contesti. Il fidanzato diventa fidanzat oppure fidanzatə, il ragazzo diventa ragazz*/ə, evitando quindi di escludere persone che non si riconoscono in uno dei due generi.

Lo schwa, considerato più intuitivo avendo un proprio suono, viene sempre più usato in modo particolare nel mondo dei social media e degli influencer che lo adottano in sostituzione dell’asterisco.

A questo punto vale la pena porre la domanda sul motivo alla base di tutto questo. È noto che attraverso la lingua si forma anche il modo di pensare delle persone. Attraverso la lingua impariamo a conoscere, categorizzare, interpretare e giudicare ciò che ci circonda, a esprimere ciò che pensiamo e viviamo. La lingua non riflette però la realtà in sé, ma ne è una sua interpretazione.

I sostenitori del linguaggio inclusivo sono dell’opinione che certe minoranze (ad es. le persone transgender) non vengono rappresentate in modo equo poiché discriminate dall’uso della lingua italiana che tende a declinare al maschile anche quei termini che si riferiscono al femminile. Di conseguenza, gli scopi fondamentali di questo movimento linguistico sono due: in primo luogo superare da un lato il maschile universale e dall’altro il binarismo di genere di un linguaggio che alla terza persona singolare o plurale prevede solo il femminile o il maschile. In questo modo, alcune minoranze nella società diverrebbero più visibili.

In altre parole, lo scopo è di modificare attivamente (attraverso la lingua) il modo di pensare delle persone per rendere la società più equa. Tuttavia, è proprio questo il vero problema del linguaggio inclusivo poiché ogni linguista è consapevole che le lingue cambiano nel tempo adattandosi a nuove realtà nella società e nella vita quotidiana. Questi cambiamenti sono assolutamente normali finché non vengono forzati specialmente sulla base di un’ideologia politica controversa.

È chiaro che la tutela delle minoranze e la promozione delle pari opportunità sono principi fondamentali del liberalismo. Analogamente è altrettanto chiaro che l’uso che viene fatto del linguaggio influenza la percezione della realtà. È anche vero però che questo effetto è difficilmente misurabile e che il suo impatto è molto probabilmente limitato.

Allo stesso tempo non è detto che l’uso dello schwa o l’uso dell’asterisco abbiano alcun effetto degno di nota. Inoltre, bisogna prendere in considerazione che la disuguaglianza o la discriminazione spesso menzionate in questo ambito sono molto vaghe. È il compito di una società liberale quello di valutare costantemente e in modo critico il proprio atteggiamento soprattutto verso le minoranze combattendo in tal modo ogni forma di discriminazione.

Il liberale dev’essere in prima linea a criticare e denunciare ogni atto di discriminazione basato sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’origine delle convinzioni personali. Dunque, è anche necessario che questi atti di discriminazione vengano chiaramente indentificati e specificati senza ambiguità. Infatti, non è sufficiente dire che la lingua italiana sia discriminante e non abbastanza inclusiva perché con la declinazione al maschile si rischia di offendere persone che potrebbero sentirsi escluse.

In questo contesto si parla spesso anche di gentilezza verso il prossimo. Questo non è affatto sorprendente considerando che l’uomo è un animale sociale, come scrisse il filosofo greco Aristotele. La gentilezza verso il prossimo, nei confronti della famiglia, degli amici, dei vicini, dei colleghi o del barista del nostro bar preferito è un istinto naturale. In una società liberale, il bene più alto è quello di poter pensare ed esprimersi liberamente pur correndo il rischio di essere offensivo. Questo rende particolarmente triste il grande silenzio dei liberali indifferenti che non si posizionano contro queste tendenze in nome dell’uguaglianza. La storia dell’ultimo secolo ci ha mostrato che i tentativi di cambiare attivamente l’uso della lingua per motivi ideologici possono portare su strade pericolose.

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