11
Giu
2010

Le luci americane si affievoliscono, ma le forze dell’oscurità no pasaran

Ieri il Senato americano ha respinto di stretta misura (47-53) una mozione della senatrice Lisa Murkowski (repubblicana dell’Alaska) che avrebbe fermato il tentativo della Epa (Agenzia di protezione ambientale Usa) di regolamentare le emissioni di gas serra. La notizia non è buona, perché lascia aperta una via d’uscita all’amministrazione nel caso non fosse possibile raccogliere la maggioranza necessaria per approvare il “climate bill” voluto dal presidente. Ma nel male c’è un grano di bene.

La mozione Murkowski – che ha raccolto il voto di tutti 41 senatori repubblicani – era sostenuta anche da tre senatori democratici: Ben Nelson del Nebraska, Blanche Lincoln dell’Arkansas, e Mary Landrieu della Louisiana. Altri tre democratici hanno votato a favore della mozione: Evan Bayh dell’Indiana, Mark Pyor dell’Arkansas, e soprattutto il potente presidente della Commissione Commercio, scienza e trasporti, Jay Rockefeller del West Virginia, autore a sua volta di una mozione che rimanda di due anni il mandato all’Epa. Fino all’ultimo l’esito della votazione è stato incerto: mentre Murkowski teneva il suo intervento conclusivo le previsioni erano ancora di un pareggio 51-51. La sconfitta democratica è stata scongiurata solo dall’intervento diretto dell’amministrazione, che ha esercitato un pressing un po’ irrituale e non privo di colpi bassi sui senatori in bilico, e dall’attivismo del leader democratico, Harry Reid, che ha accettato di sostenere la mozione Rockefeller pur di scongiurare una sconfitta che sarebbe stata pesantissima.

Quali sono le conseguenze di questo voto? Sicuramente si è trattato di una prova di forza democratica, che farà salire il morale dei credenti nel climate bill. Sul piano politico-economico, la Epa si rafforza, guadagnando un pesante via libera nel suo tentativo (che di fatto è il “piano B” di Obama) di regolamentare le emissioni. Dal punto di vista di Obama, questo è un modo per mettere il Senato di fronte al fatto compiuto: la scelta non è se regolamentare le emissioni di gas serra, ma chi deve farlo e con quali strumenti. Per quello che capisco, la Epa non può introdurre strumenti economici di controllo delle emissioni (come una carbon tax o uno schema di cap and trade) ma solo standard tecnologici e diavolerie del genere. Il modello è quello del Cafe, cioè le regolamentazioni sull’efficienza della flotta automobilistica, sulla cui imbarazzante inefficienza non si scriverà mai abbastanza. E questa, per chi crede nell’importanza di difendere il ruolo dell’industria nella nostra economia e la libertà d’impresa, è una cattiva notizia.

La buona notizia è che il fronte democratico è, chiaramente, fragile. I sei voti raccolti da una mozione che, pur bipartisan nella forma, era chiaramente di marca repubblicana sono il sintomo di un disagio diffuso, che inizialmente pareva assumere le forme di un appoggio più massiccio all’iniziativa di Murkowski. Fino all’ultimo sono stati in dubbio almeno quattro senatori democratici parevano pronti a votare sì: ne sarebbero bastati due per cambiare l’esito del confronto. Insomma: la prova di forza è anche, paradossalmente, una prova di debolezza e incertezza. Per ottenere il climate bill prima dell’estate, Obama dovrà conquistare uno a uno i voti della sua maggioranza, promettendo esenzioni o aggiustamenti per venire incontro alle constituency dei singoli senatori. Questo, di per sé, indebolirebbe e renderebbe più distorsivo il provvedimento, facendo crescere contemporaneamente il volume delle critiche “puriste”. La situazione del presidente pare sempre più precaria. Obama può tirare il fiato: la maggioranza ieri ha resistito. Ma i campanelli d’allarme sono più numerosi e più forti delle ragioni di tranquillità.

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6 Responses

  1. ezio

    Egr Dottore
    Mi perdoni se mi permetto di interloquire con Lei dal basso della mia incompetenza.
    E’ stato certificato da qualcuno che l’attuale modello di sviluppo sia quello migliore?
    E’ possibile che un intero sistema, per evitare inceppamenti, debba reggere esclusivamente su una crescita a prescindere e senza limiti? (la Terra non è senza limiti).
    Per fare un solo esempio: è vero che gli allevamenti zootecnici inquinano più dell’automobile, per produrre una sempre maggiore quantità di carne che viene divorata in quantità abnormi dal consumatore,che DEVE consumare, ben oltre il necessario, fino ad arrivare a patologie che a loro volta innescano altre spirali perverse? Prima che si pensi al solito teorico del: era meglio quando era peggio,
    chiarisco che non intendo affermare che non bisogna crescere, ma non sarebbe forse il momento di pensare a modelli più sostenibili di sviluppo?

  2. Luca Salvarani

    Per come la vedo io Obama non riuscirà più a far approvare nulla perchè i repubblicani godono già di 41 voti e sicuramente altri ne guadagneranno a novembre, inoltre anche i repubblicani più moderati temono le pressioni del tea party e pertanto prevedo che non collaboreranno. Altro fattore: le presidenziali si avvicinano e Obama se facesse passare qualche altra proposta delle sue perderebbe il sostegno dei moderati che lo hanno fatto vincere, quindi….

  3. Gentile sig. Ezio,
    gli allevamenti in genere sono tutti zootecnici e quasi tutti generano grandi quantità di CH4 che è normalmente presente nella composizione dell’aria e quindi non è considerabile un inquinante. Effettivamente è un gas serra normalmente presente nell’aria in 1/2 ppm (parti per milione). Diciamo che il modello che lega l’incremento nell’aria dovuto alla zootecnica all’aumento delle temperature è ancora tutto da dimostrare. Troverai infatti senza fonte scientifica ogni percentuale in merito al contributo del CH4 al riscaldamento terrestre. In ogni caso data questa mancanza di informazione non credo che la regolamentazione pubblica possa fare meglio dei libere scelte economiche tra persone nella gestione del CH4 come della CO2.
    A quelli che vedono inquinanti, perversione e corruzione del pianeta morale consiglio questo video: http://www.popmodal.com/video/4214/George-Carlin–Saving-the-Planet

  4. ezio

    Egr Sig Stefano
    Il mio riferimento agli allevamenti era esemplificativo dell’attuale schema di crescita.
    Volendo approfondire: American Society of Animal Science
    Non è in discussione la necessità dell’allevamento di carne da macello, ma la sua sovrapproduzione a scopo meramente lucrativo, così come la sovrapproduzione di auto Euro 3/4/5/….100, la sovrapproduzione di elettrodomestici dalla vita breve, la sovrapproduzione di beni inutili e quantaltro il consumatore (a sua volta pollo da batteria), DEVE comprare, per far si che questo modello di sviluppo non si inceppi.
    Grazie a tutto ciò la gente diventa obesa, si compra altre auto che, dove vivo io non hanno più neanche lo spazio utile al loro impiego, si fa sommergere da rifiuti creati da elettrodomestici che potrebbero durare dieci volte di più, tutto perchè è necessario a QUESTA crescita, per il bene di QUESTA società schiava della sua stessa necessità.
    Al di sopra di tutta questa bella batteria di “polli consumatori”, ci sono i loro “Proprietari”, che li allevano amorevolmente in questa direzione, anche inventandosi nel momento in cui inevitabilmente se ne è presentata la necessità, il credito al consumo. La mia domanda da parte di “quelli” che vedono inquinanti e perversione, (siamo persone), agli economisti è:
    Questo è l’unico modello di sviluppo?
    Saluti

  5. Stefano

    Gentile sig. Ezio,
    in generale le sovrapproduzioni non avvengo per “scopi lucrativi”. I casi più eclatanti sono quelli nei quali lo stato cerca di regolamentare il mercato: vedi la sovrapproduzione di beni alimentari nella CE come della conseguenza della PAC e la sovrapproduzione di auto come effetto degli eco-incentivi statali. In un mercato libero per definizione si produce per soddisfare la domanda.
    Se la può rassicurare le economia si sviluppano andando verso il consumo di servizi piuttosto che beni materiali ma in ogni caso gli individui devono essere liberi di fare le proprie scelte in base al proprio reddito disponibile.
    Se lei si sente un po’ Neo tra milioni di “polli consumatori” schiavi la scienza che può darle delle risposte non è l’economia.
    Saluti.
    PS. Quando si cita una fonte si mette nome articolo, autori, volume, numero, pagina a meno che non si disponga del link. Il nome della rivista è un po’ generale.

  6. ezio

    Egr Sig Stefano
    In un mercato dove la domanda viene pilotata, le esigenze inculcate con lavaggi di cervello, (le chiamano esigenze latenti), è difficile parlare di libera scelta negli acquisti.
    Che gli economisti non possano darmi delle risposte, specie se si guarda in una sola direzione, lo avevo capito.
    Mi proporrei e Le proporrei di non tediare oltre con questo argomento, i gentili lettori del blog.
    Cordialmente

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