19
Feb
2026

Civiltà e virtù della vita quotidiana

Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Leonardo Allodi uscito oggi su Lisander

La riflessione di Guia Soncini ha il merito di far riemergere un tema nascosto ma sempre presente nell’inconscio spirituale della nostra civiltà. Appare oggi collegato a un dibattito mai sopito: quello sulla “congenialità” fra la prima vera esperienza sociale dell’“ossessione” del Moderno che immediatamente conclude nella sua più profonda crisi, come è avvenuto nel breve spazio della Repubblica di Weimar, e il nostro tempo. Il recentissimo Il secolo fragile di Robert D. Kaplan è solo l’ultimo saggio, in ordine di tempo, fra i molti che hanno esplorato questa “congenialità”. Per chi nutra dei dubbi a tale riguardo, vanno oggi riletti romanzi nei quali proprio Kaplan coglie premonizioni convincenti anche per il nostro tempo: Addio a Berlino di Christopher Isherwood e Berlin Alexanderplatz di Alexander Döblin. In entrambi, l’ “emergenza antropologica” che si prolunga fino a oggi appare colta in profondità.

Ma è a Robert Musil che si deve, nel suo famoso e incompiuto romanzo degli anni Trenta, L’uomo senza qualità, la miglior descrizione di questo smarrimento e disorientamento che, ancor prima che antropologico, è e rimane metafisico. L’uomo descritto da Musil è intrappolato in un Variationskreisel, in una ruota di variazioni che gira a vuoto per approdare alla consapevolezza della “non salvabilità” del Sè moderno chiuso al trascendente. Proprio Musil, in un saggio apparso un decennio prima aveva intravisto una sola via d’uscita alla Gestaltlosigkeit, all’assenza di forma della Germania di allora: evocando Confucio e poi il Cristo di Meister Eckhart, occorreva ritrovare una “forma spirituale” partendo dalla riscoperta delle “virtù seconde”, dalle virtù della vita quotidiana, dalle forme della cortesia e delle buone maniere e dell’autodisciplina. È sorprendente, circa sessant’anni dopo Musil, scoprire come un pensatore che sulla congenialità fra il cinismo di Weimar e il nar-cinismo (Colette Soler) del nostro tempo ci ha lasciato un testo illuminante (Critica della ragion cinica), parliamo di Peter Sloterdijk, sia giunto a conclusioni simili: viviamo in uno status mundi nel quale un uomo “di qualità” e di “temperamento” non farà molta strada. Da qui la necessità di una “rimembranza” di quel che un tempo fu la Bildung, quell’ «educazione-formazione verso un modo superiore di essere se stessi».

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