26
Set
2013

Sorpresa, nell’auto a guadagnare più di Usa e Asia è l’Europa. Naturalmente non noi, ma i tedeschi

Se guardiamo al grande salone di Francoforte con l’occhio italiano, probabilmente capiamo poco e ci sentiamo pesci fuor d’acqua. Concept cars come quelle presentate, da Audi Quattro,da Lexus, dai “cinesi” di Volvo con il coupé o la Opel Monza, il trionfo di auto ibride e iperconnesse che dominano negli oltre 70 tra nuovi modelli e restyling presentati al salone, sembrano lontani parsec più che annui luce dalla nostra sconfortante situazione nazionale. Eppure, a guardare la realtà per quella che è e non attraverso il filtro dello sconforto che grava sull’Italia, l’ottimismo e la vitalità respirati a Francofrte sono fondati. Eccome.
Diamo un’occhiata ai numeri, come sempre. E’ vero, le vendite in Europa anche nel 2014 non dovrebbero superare se non di pochissimo quota 12 milioni, rispetto ai 12,6 del 2012, e ai 16 milioni del pre-crisi. Anche gli osservatori più ottimisti, come IHS Automotive., non si spingono, nella ripresa a venire, oltre quota 14,8 milioni di unità vendute, ma nel 2020. Gli ultimi dati congiunturali vedono nei primi 7 mesi del 2013 le vendite in Ue scese di un ulteriore 5% sullo stesso periodo del 2012 e, a parte il boom britannico in corso per la solida ripresa, tutti stanno maluccio: dal -7% tedesco al -10% francese, al -12% dell’Irlanda, al -9% italiano.
Quel che negli ultimi mesi inizia a concretizzarsi è però una diversa velocità di uscita dalla crisi. Mentre in Italia anche agosto su luglio ha registrato un meno 2%, in Spagna e Portogallo il miglioramento è stato del 17%, in Grecia del 13%, in Irlanda addirittura del 163%.
Se esaminiamo i risultati delle case automobilistiche sul mercato europeo, in 7 mesi Volkswagen sta a 935mila unità vendute, Ford a 564mila, Opel 500mila. Poi, a scendere, in fila trovate Renault, Peugeot, Audi, Citroen, BMW e Mercedes prima di arrivare a Fiat, decima con 364mila unità. In testa alla lista nera dei brand che hanno perso di più, ancora una volta Alfa Romeo con il 32% di venduto in meno sul 2012, e dopo Lexus viene terza la Lancia, con- 24%.
Eppure, dopo questo bagno di realismo – anzi di umiltà, per i risultati di Fiat – sono ragionevolmente sicuro che molti di voi resteranno perplessi, nell’apprendere un dato. Io, almeno, l’ho controllato per bene, perché lì per lì mi sembrava eccessivo, viziato evidentemente come sono anch’io dai guai nostrani.
Un recente rapporto di Alix Partner ha rimesso in fila i profitti operativi nel mondo realizzati della case automobilistiche per macroarea di appartenenza, da metà degli anni Novanta ad oggi. Tra il 1995 e il ’99 eravamo ancora nella Golden Age dei grandi gruppi americani, con 71 miliardi di dollari di profitti cumulati rispetto ai 45 miliardi delle case europee, e ai 57 di quelle asiatiche. Tra il 2000 e il 2004 l’America inizia a piantarsi – i suoi profitti dell’auto scendono a 43 miliardi – e l’Asia decolla, toccando quota 133 miliardi. Mentre le case europee salgono anch’esse, ma a 67 miliardi. Nel 2005-09 avviene lo tsunami della crisi, che travolge l’America con 138 miliardi di perdite. Ma, sorpresa, in quegli anni le case europee guadagnano eccome: la bellezza di 99 miliardi di dollari. Mentre quelle asiatiche salgono ancora, a quota 136 miliardi di profitti.
Se poi guardiamo infine agli anni 2010-2012, ultima sorpresa: i produttori europei passano in testa, salgono a 116 miliardi di dollari di utili rispetto ai 100 miliardi dei produttori asiatici, e ai 46 delle case statunitensi, in recupero dopo il grande salvataggio con 80 miliardi di dollari decisi da Obama e messi dal contribuente americano. In altre parole., tra 2010 e 2012 le case europee hanno guadagnato nel mondo più di quanto avessero fatto nell’intero decennio 1995-2004.
Ecco, questi sono i dati finanziari che spiegano la forza, l’ottimismo e il profluvio di novità a tutti i livelli presentati e visti a Francoforte
Ovviamente e purtroppo per noi mentre bene per loro, l’86% dei megaprofitti nel mondo dei costruttori europei si concentra nei tre soli giganti tedeschi: VW, BMW, Mercedes. Tutti gli altri, sono semplicemente in diversi tratti di un percorso di razionalizzazione della produzione e di riposizionamento su segmenti e mercati, di ottimizzazione delle catene finanziarie e distributive. Erano troppo esposti su mercato europeo che si è più contratto, erano in ritardo sul dislocare produzione in Cina e investire nella distribuzione locale, non avevano una copertura di segmenti che dal più alto – dove si guadagnano più margini – garantisse negli anni risorse per investire. La forza nell’auto di tedeschi era e resta quella, triplice. Dovunque nel mondo, completi di gamma e soprattutto forti in quella alta, e mai saltare un ciclo di profitti reinvestiti.
Gli stabilimenti tedeschi sono sono interessati dalla sovraccapacità inutilizzata che continua a essere il problema irrisolto delle altre case europee -. americane comprese, visto che Ford in Europa ha perso 1,8 miliardi di dollari nel 2012 e altrettanti o poco meno me perderà in questo 2013, mentre GM è scesa a un ritmo di mezzo miliardo di perdite annue da 1,4 nel 2012. Solo 42 degli oltre 100 maggiori stabilimenti d’auto europei viaggiano oggi oltre il 45% di capacità utilizzata, mentre bisogna essere almeno oltre il 75% per guadagnare. Se consideriamo i 160 stabilimenti complessivi, 85 di essi sono sotto la quota del break even ,secondo IHS Automotive. Ed erano 74 nello stesso periodo dell’anno scorso, quindi la situazione sta ancora peggiorando. Per il ritardo profondamente radicato in Italia, Francia e altrove, nel comprendere che è meglio consentire alle case automobilistiche di razionalizzare al più presto impianti e processi produttivi, invece di credere che basta tenerli aperti coi sussidi pubblici perché tornino a guadagnare. E’ una sciocchezza, ma la politica e i sindacati credono che sia sciocco tornare a guadagnare più in fretta per investire, distinguendo il sostegno a chi perde lavoro nell’auto – sacrosanto – con la difesa di impianti che vanno semplicemente chiusi.
Nel frattempo, tifiamo ovviamente per il buon esisto dell’ascesa di Fiat in Chrysler. Ma di qui a credere che Alfa Romeo tornerà addirittura oltre quota 300 mila unità vendute entro il 2016, è altro paio di maniche.

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4 Responses

  1. dbra

    Le aziende italiane sono rimaste per anni sedute sugli allori, tagliando sugli investimenti in sviluppo e ricerca ogni volta che avevano il bilancio da appianare, con complicità della stampa del settore (su tutti, Quattroruote) che continuavano a dipingere come vezzi le evoluzioni dei produttori all’avanguardia – tecnologia ibrida in primis. Inoltre il settore medio-alto, in cui c’è maggiore valore aggiunto e margini per l’esportazione, è stato colpevolmente il più trascurato: alla fine interessava più punture sul settore economico, tenuto a galla dai continui incentivi statali. Il risultato è che Lancia e Alfa sono ora etichette buffe che non attirano nessuno, e l’unico appeal che resta alla Fiat è la nostalgia sulla 500. Dove mai si sarebbe potuti arrivare, così?

  2. marco

    quasi tutto vero, ma dove ci hanno mai portato i profitti dell’auto in Italia se non agli acquisti di Galbani o Danone o del Club Mediterranee?
    Abbiamo ballato una sola estate quando un ingegnere sembrava potesse reggere contro un avvocato e un amministrativo (che poi ha rovinato ben 3 aziende tra aeroporti, assicurazioni e abbigliamento). Solo per dire che anche la mancanza di meritocrazia è un bel fardello che portiamo sulle spalle COMPLICI NON SOLO I SINDACATI, NON SOLO I POLITICI, NON SOLO I MANAGER (quelli meno capaci ovviamente) MA PURE GLI IMPRENDITORI (coi loro patti che limitano a un clubino la scelta dei vertici che quindi si reggono su aree di clienti , non sempre i migliori)

  3. Rodolfo

    Gli Europei hanno quasi il totale monopolio nel settore lusso(auto tedesche, orologi svizzeri, e designer italiano)non stupisce che I tedeschi vendono bene.Alcune brand di ottima qualita’, vedi Volvo, e’ fallita perche non aveva un accesso agli altri mercati.I produttori asaitici stanno spingendo sul settore lusso, vedi Lexus della Toyota,e anche I produttori sudcoreani.Toyota e GM restano I piu’ grandi produttori del pianeta.Volkswagen ha iniziato a produrre auto ibride da questo anno dopo che le auto giapponesi le fabbricavano da anni e anche I produttori americani hanno iniziato da molti anni.Se la FIAT vende piu’ Maserati che hanno un prezzo maggiore delle ALFA secondo il tuo parere quale conviene produrre di piu’. La FIAT non spinge tanto ALFA e Chrysler dato che se quest’ultima guadagna di piu’, la sua valutazione e dunque la quota ancora da acquistare ha maggior valore.

  4. Claudio

    A me la cosa non sorprende. Per motivi complicati e toppo tediosi perche possano generare interesse nei possibili lettori del blog, sono giornalmente immerrso in esercizi di analisi relative al business development su scala mondiale. La mia specialita e la pochissimo titolata r&d pura (come dicono dove purtroppo vivo, la capacita di think out of the box), per cui io normalmente assisto solo per aiutare con la matematica (un untensile che maneggio con una certa quotidianita’) e perche’ mi viene naturale modellare quello che sento piuttosto che parlarne (tipicamente lavoro con persone legate al marketing, loro intuiscono non pensano/cercano di identificare o modellare con relazioni analitiche le interazioni tra I fenomeni).
    Long story short, Il prodotto Tedesco gratifica chi lo compra non perche’ e un prodotto migliore ma semplicemente perche’ e un prodotto da ostentazione di medio livello nella grande maggioranza dei mercati mondiali. Non vi siete mai chiesti perche’ l’industria Tedesca e’ principalmente forte in settori dove e difficile fare una comparazione molto precisa tra I prodotti che comunque sono consumer?
    Quello che fa veramente paura e che sulla parte di extreme top dei prodotti consumer, la stessa cosa avviene sui prodotti Italiani ma il fenomeno e sfruttato pochissimo (I super ricchi comprano una Ferrari, negli USA come in China). Perche’ non vediamo un brand Italiano che fa pentole di ultra mega lusso che fara cadere gli occhi a tutti I notri amici quando entreranno in una nostra cucina? (semplicemente perche non pensiamo in quel modo..) Se andate a comprare qualcosa che volete sia iper sicuro. comprate una prodotto Giapponese. Se cercate qualcosa si super innovativo, cercate qualcosa made in USA (anche se nel 99.99% sono pensati da soggetti non nati qui…). La percezione delle persone e una cosa con un inerzia estremamente grande (prego considerare che I 55M di Italiani sono poca cosa rispetto ai 7+B della popolazione mondiale). Il livello della qualita della R&D dell’industria Tedesca non e molto migliore di quella Italiana. Il vero salto c’e tra USA & Giappone (e se limitiamo a pochi settori Korea) e il resto del mondo. Per noi Europei arrivare a quei livelli sara molto difficile perche richiede un impostazione mentale che non e insita nella nostra cultura di base. Pensate che le ditte Giapponesi non producono R&D internamente perche consci di avere una cultura chiusa, non corrono il rischio di dover dipendere dall’importazione di persone innovative (per cui la fanno fuori dai confine nazionali…). In Italia, siamo portati alla Guerra dei poveri (cercare di abbassare il costo, non cercare altri mercati o produrre qualcosa con valore aggiunto minore). L’Italia e un paese piccolo, non puo’ sostenere una grande popolazione. Una industria votata all’estremo top di gamma che richiede molto fashion e poca e costosissima R&D e’ sostenibile ma nessuno ha il coraggio di dirlo….

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