7
Gen
2010

Ryanair riprende il volo: sostanzialmente vincitrice

Come si evince da questa agenzia Reuters di un’ora fa, sembra proprio concludersi e nel migliore dei modi la “guerra” scoppiata tra Enac e Ryanair, con quest’ultima che sembra uscire dalla vicenda piuttosto soddisfatta. Dopo un incontro con i responsabili dell’Enac, Adrian Dunne – direttore delle operazioni di terra di Ryanair – ha dichiarato: “Riteniamo che la nuova ordinanza di Enac, che richiede a tutti i passeggeri sui voli nazionali italiani di esibire agli aeroporti un passaporto o una carta d’identità nazionale valida in Ue o nell’Area economica europea, rafforzi la sicurezza dei voli nazionali in Italia”. Insomma, anche per i parlamentari e i pescatori viene meno la possibilità di estrarre dal portafoglio un documento qualunque, che nulla abbia a che fare con quelli necessari a realizzare il check-in da casa (passaporto o carta d’identità), secondo il meccanismo studiato dalla compagnia irlandese.
In sostanza, si può dire che Michael O’Leary esca vincitore, ed è certamente stata importante la grande mobilitazione popolare (più di 86 mila aderenti al solo gruppo di Facebook creato da Alessandro Caforio) e il sostegno che ha trovato anche sulla stampa più influente: basti pensare al pezzo di Alberto Mingardi del 2 gennaio.
Resta ancora aperta la questione delle patenti di guida, che ora i responsabili di Ryanair si sono ripromessi di esaminare, ma se anche si dovesse aggiungere questo documento al novero di quelli autorizzati, resterebbe comunque esclusa la lunga di carte di ogni tipo che in un primo tempo si voleva considerare validi per il viaggio. Lo stesso ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha affermato che nei prossimi giorni il governo potrebbe esaminare la possibilità per intervenire sulla questione della differenza delle patenti.
Ryanair ha difeso il suo modello di business, studiato per eliminare ogni costo aggiuntivo ed eliminare ogni frill. L’ha fatto per tutelare i propri interessi, ovviamente, ma in tal modo ha salvaguardato anche tutti noi. Non potremmo certo volare spendendo mediamente 30 euro, infatti, se ogni scelta aziendale (sul tipo di velivolo, sulle modalità di acquisto o di imbarco, sugli orari, sull’altezza delle hostess, e via dicendo) fosse ostacolata da leggi o agenzie di controllo.
L’impresa low-cost sapeva di contare su un ampio consenso popolare ed era consapevole di poter giocare questa battaglia in difesa dei suoi e dei nostri interessi. L’ha giocata bene e ha vinto. I più sinceri complimenti.

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10 Responses

  1. fiammetta

    da un comunicato dell’enac disponibile su alcuni siti si evince che Ryan ha allargato le maglie per accettare soltanto le cosiddette tessere AT/BT, le uniche di fatto davvero equivalenti alle CI perché riconosciute a livello europeo e valide per l’espatrio. Così non dovrà cambiare il sito né differenziare i passeggeri a seconda della destinazione.
    E i parlamentari, titolari di quelle tessere, e la parlamentare che tanto si era lamentata, saranno felici e contenti. Ma per una volta anche noi semplici cittadini.
    Come volevasi dimostrare, nessuno dei due contendenti ha perso la faccia (e Ryanair ci ha dato l’occasione di notare una legge che andrebbe cambiata…)

  2. gino

    ringraziamo ryanair, così chi ha figli e usava altre compagnie aeree ora è obbligata a fargli fare il passaporto per farli volare. Bel successo del cavolo.
    come fate a gioire per una cosa del genere?

  3. Ermes

    @gino
    perchè i suoi volavano con la tessera dell’autobus? i miei hanno una semplice carta d’identità per minori rilasciata dall’anagrafe comunale, non mi sembra una gran fatica….

  4. Carlo Lottieri

    @Ermes
    Giusto. Per giunta le altre compagnie continuano a tenere la policy che ritengono migliore. Perché questo è il punto: se Ryanair, per ridurre i costi e continuare a offrire voli lost-cost, deve anche introdurre il check-in fai-da-te (su internet), che senso avrebbe impedirglielo?
    A fiammetta vorrei far notare che la faccenda della legge da cambiare in realtà è figlia di un’informazione “a metà”: esiste cioè una legge che autorizza tutti quei documenti, ma nei rapporti del cittadino con l’amministrazione pubblica. In qualche modo è una legge a nostra tutela, poiché allarga la nostra libertà. Il problema è che l’Enac rinviava all’elenco di documenti citati in quella legge, ritenendoli tutti sufficienti per il riconoscimento e imponendo alle compagnia aree di accettarli (in questo modo violando la libertà di iniziativa). Non era una legge a imporre di accettare la licenza di pesca, e se fosse così oggi l’Enac non potrebbe fare marcia indietro. Era l’Enac che aveva citato l’elenco incluso in quella legge.
    Ma tutto è bene ciò che finisce bene, e soprattutto la lezione – stavolta – è che i liberi consumatori (cosa del tutto diversa dagli apparati del consumerismo organizzato) possono far sentire la loro voce.

  5. linda

    @gino
    MI SA CHE DI AEREI LEI NE HA PRESI POCHINI CON I SUOI FIGLI….. COS’E’ LE ALTRE COMPAGNIE ACCETTAVANO IL PORTO D’ARMI DEI SUOI BAMBINI?

  6. gino

    la carta d’identità si fa solo a 15 anni
    mentre prima è possibile fare altri tipi di documenti, tipo at/bt non citati in quest’articolo.

  7. gino

    e comunque sempre stando all’articolo si capisce questo:
    situazione di partenzala compagnia A fa in un modo le altre fanno in un altro. Interviene lo stato e obbliga la compagnia A a fare come le altre. Questa protesta, lo stato cede e obbliga le altre compagnie a fare come la compagnia A. Come fa un blog liberista a dire :”sembra proprio concludersi e nel migliore dei modi la “guerra” scoppiata tra Enac e Ryanair”.

  8. Carlo Lottieri

    In effetti i documenti miniteriali At/Bt non erano ricordati nel pezzo, e questo perché le prime agenzie che abbiamo visto (come la Reuters citata) non facevano alcun cenno alla cosa. Su questo Gino ha ragione e gli siamo grati della precisazione. Insomma, Ryanair ha dovuto accettare che rimanessero legittimi – evidentemente l’Enac ci teneva tanto… – questi minuscoli privilegi di ministri e parlamentari.
    Per il resto, però, non vedo i problemi sollevati da lettore, dato che l’accordo riguarda Enac e Ryanair e non mi pare proprio – a quanto ora è dato di capire – che dovrà cambiare qualcosa nel comportamento delle altre società: che decideranno autonomamente quali documenti accettare. Se a loro basta il tesserino da pescatore, sono fatti loro.
    Non a caso anche per Ryanair pare resti ancora aperta la vicenda delle patenti di guida, che l’Enac vorrebbe imporre come documento adeguato e che la compagnia irlandese rigetta: a dimostrazione che l’Enac insiste nell’imporre una linea, e che è solo Ryanair che – per sue ragioni organizzative – si oppone.
    Quanto alla soddisfazione espressa dal post, un liberista è contento quando le relazioni di mercato (tra chi vende e compra servizi di trasporto, in questo caso) non vengono intralciate dal potere.
    In un sistema di mercato è bene se A si comporta in un modo, B in un altro e C in un altro ancora. Tutto questo viene chiamato pluralismo, diversità, concorrenza, ecc. E il sistema giuridico ha il solo compito di mettersi a protezione dei diritti di proprietà e del rispetto degli impegni contrattuali.
    La compagnia A ha protestato e ha fatto bene – perché lo Stato le impediva di interagire con i propri clienti, secondo regole che andavano (e vanno) bene agli uni e agli altri.
    L’Enac si è intromessa tra noi e Ryanair, danneggiando entrambi, ma la mobilitazione su internet e sulla stampa l’ha costretta a fare retromarcia. Quando una mobilitazione di tanti singoli costringe i regolatori a indietreggiare, beh, non c’è da stupirsi se un blog liberista si felicita per la cosa.

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