23
Ott
2018

Plastica usa e getta: divieti e buone intenzioni—di Frits Bolkenstein

Il bando alla plastica usa-e-getta è il classico trionfo delle buone intenzioni sul buon senso
di Frits Bolkenstein
Questo post è stato originariamente pubblicato su Epicenter Network. Epicenter Network, di cui IBL è uno dei membri fondatori, è una rete europea di centri di ricerca ispirati alle idee del libero mercato.

Con la legislatura che volge al termine, una delle ultime grandi iniziative politiche ancora sui tavoli della Commissione e del Parlamento europeo in carica è quella che riguarda la plastica monouso. La proposta attualmente in discussione al Parlamento europeo è di proibire, o quantomeno limitare notevolmente, la vendita di plastica usa-e-getta (stoviglie, ma anche cannucce e cotton fioc). Ci si aspetta inoltre che gli Stati membri aumentino gli sforzi per la raccolta differenziata di bottiglie monouso, con un obiettivo di raccolta fissato al 90% per il 2025. I costi da sostenere per raggiungere l’obiettivo dovrebbero essere coperti dalle imprese produttrici dei prodotti incriminati, che dovrebbero inoltre finanziare la gestione e la pulizia dei rifiuti.

Secondo il Commissario Frans Timmermans, la proposta della Commissione punta niente di meno che a porre gli standard più ambiziosi del mondo e di sempre per garantire oceani puliti, il rispetto dell’ambiente, la sicurezza del cibo che mangiamo e la tutela della nostra salute. E come dargli torto? Chi di noi non vorrebbe oceani puliti, un ambiente migliore, cibo sicuro e più salute per tutti? E tuttavia, qualsiasi proposta politica dovrebbe essere giudicata non tanto dalle intenzioni, per quanto nobili, ma piuttosto dai suoi risultati. E proprio per questo, nella sua forma attuale, la proposta della Commissione non è all’altezza dei suoi obiettivi.

Non è difficile concordare sul fatto che un mondo senza plastica monouso, astrattamente, sarebbe un mondo migliore. Il problema, però, è che è tutt’altro che facile trovare materiali altrettanto versatili e altrettanto affidabili. Ci affidiamo alla plastica monouso per moltissime ragioni, dalla freschezza dei nostri cibi alla sterilizzazione delle apparecchiature mediche. Sostituire questo tipo di plastica è una sfida seria e importante per il mondo della ricerca. I sostituti della plastica tradizionale non mancano, basti pensare ai biopolimeri (materie plastiche prodotte da fonti di biomassa). Ma, ad oggi, non esiste semplicemente azienda in grado di produrre un sostituto adeguato alla plastica monouso.

Proibire la plastica monouso senza averla sostituita con qualcosa di altrettanto efficace ci fa correre il rischio di creare una toppa peggiore del buco. Prendiamo ad esempio l’utilizzo nell’industria alimentare. Senza la plastica monouso, la conservazione del cibo peggiorerebbe notevolmente. Questo genererebbe un aumento dello spreco alimentare, costringendoci ad aumentare la produzione di cibo, il che a sua volta comporterebbe problemi economici e anche ambientali nella gestione della terra e dell’acqua. Aumenterebbero, ad esempio, le emissioni di CO2 e metano. I costi sarebbero percepiti non solo dai governi ma anche dai consumatori ordinari, che dovrebbero sostituire i prodotti scaduti nei loro frigoriferi con maggiore regolarità.

Non solo. Se anche potessimo sostituire la plastica monouso, le alternative non sarebbero necessariamente più facili da smaltire senza generare danni all’ambiente. La maggior parte delle alternative compostabili può essere smaltita in modo efficace solo in impianti altamente specializzati, per cui i rifiuti dovrebbero essere trasportati per tragitti molto lunghi, generando tassi di inquinamento molto superiori a quello della plastica tradizionale.

Quest’ultimo esempio ci conduce al problema principale: il riciclaggio. O meglio: la mancanza di esso. Perché quella che dovrebbe essere la priorità assoluta dell’Ue in questo momento, quando si tratta di questioni ambientali, è far sì che gli Stati membri si impegnino a riciclare almeno il 50% di tutti i rifiuti urbani. Non sarebbe solo una buona politica, sarebbe anche un buon affare. Secondo il commissario Jyrki Katainen, solo il 5% delle materie plastiche dell’Ue attualmente viene riciclato, con il risultato che ogni anno circa 100 miliardi di euro di plastica vengono ‘sprecati’. Se riuscissimo a riciclarne anche solo una piccola percentuale in più, il risultato in termini di tutela ambientale e crescita economica sarebbe nettamente superiore a quello generato dalla proposta della Commissione.

Il Parlamento dovrà discutere la proposta della Commissione domani, nella sessione plenaria di questo mese, e farebbe bene a bocciarla. Si tratta di una proposta molto dannosa per i consumatori e ben poco efficace per proteggere l’ambiente. Il Parlamento europeo farebbe meglio a concentrarsi sul rispetto, da parte degli Stati membri, degli obiettivi di riciclaggio già concordati. Quella sì che sarebbe una vittoria: per l’ambiente e per i consumatori.

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