27
Feb
2013

Opere pubbliche incompiute

Autostrade, gallerie, ponti, stadi, palazzetti sportivi, piscine, carceri, ospedali e istituto di ricovero: sono centinaia – alcuni ne hanno contate finora 360, altri più di 600 – le opere pubbliche incompiute in Italia. 

Come stigmatizzato dalla Corte dei Conti nella relazione annuale per il 2010, le «cosiddette opere pubbliche incompiute, opere cioè progettate ma non appaltate ovvero non completate o comunque inutilizzabili per scorretta esecuzione, rappresentano un gravissimo spreco di risorse pubbliche e la testimonianza più eloquente dell’inefficienza dell’amministrazione centrale e periferica» per «carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure amministrative, inadeguatezza della progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabile sia alle amministrazioni committenti che alle imprese esecutrici, carenze e inadeguatezze dei controlli tecnici e amministrativi».

Le opere pubbliche incompiute sono un problema ben noto – inchieste e articoli ne danno regolarmente segnalazione – anche al Governo. Nel 2004 un gruppo di parlamentari ha presentato una proposta di legge per istituirne l’anagrafe e completare o adattare per altri scopi o vendere tutte le opere pubbliche incompiute (Disposizioni per il recupero e la riutilizzazione delle opere pubbliche incompiute). Anche il Disegno di Legge n. 4161 ha ripresentato proposte simili nella primavera 2011.

Un tentativo di catalogazione informale è stato avviato da “Incompiuto siciliano”, un progetto che raccoglie ricercatori, artisti e architetti e che si definisce “Osservatorio partecipato sul fenomeno delle opere incompiute”. Il risultato del lavoro è pubblicato sul sito web www.incompiutosiciliano.org. Sul sito è possibile anche segnalare opere incompiute sul territorio italiano e un elenco di quelle finora segnalate.
Attualmente l’elenco raccoglie circa 360 opere pubbliche incompiute. Questo progetto ha voluto cogliere una prospettiva artistica del fenomeno, definendo quello delle opere pubbliche incompiute, chissà se ironicamente o seriamente, «il più importante stile architettonico italiano del dopoguerra». Su questo progetto si è ispirato anche il documentario, che ha raccolto consensi in numerosi festival cinematografici, «Unfinished Italy» del regista francese Benoit Felici (trailer).

Un tentativo di quantificazione delle opere incompiute è stato realizzato da un giovane architetto nella sua tesi di laurea. «Sulla base delle indagini svolte sino ad ora, e attraverso la consultazione di siti di inchiesta, articoli giornalistici, relazioni di enti istituzionali specifici, considerando le informazioni relative agli ultimi tre anni (dal 2008 a giugno 2011), sono riuscita a rilevare 633 opere […] si tratta di tipologie differenti tra loro accomunate dalle stesse motivazioni che ne hanno interrotto i lavori, lasciando cantieri fermi in attesa di una ripresa con data da destinarsi».

Sebbene qualche progetto possa ancora essere completato, la maggior parte sono stati abbandonati; in ogni caso si tratta di opere inutilizzabili, perché mai terminate, pur avendo assorbito ingenti fondi pubblici. Col senno di poi, alcune di queste opere sono state dichiarate inutili; d’altronde, il fatto che il loro progetto si stato abbandonato suggerisce che molte di esse non fossero una priorità per quel territorio e per la sua comunità.

You may also like

Ponte sullo stretto: i costi superano i benefici
Il sistema dei trasporti in Italia tra arbitrii e segreti—di Gemma Mantovani
Abolire le Province è necessario
Il “Salva Roma”, il “mille proroghe” e gli sprechi non contestati di ATAC

2 Responses

  1. Jack Monnezza

    @ Verissimo…

    Ma I nostri eroi non si sono limitati alle tasse ” correnti”.

    Hanno anche emesso titoli obbligazionari di tutti i tipi con a garanzia le tasse “future”.

    Inoltre, ultimamente, con grande fantasia, prende piede anche il project financing. Viene dato ad un pool di costruttori l’appalto&concessione della nuova opera. Questi costruttori, con la garanzia implicita pubblica, si finanziano facilmente al 99% con banche locali controllate dalla medesima fondazione. Se l’opera e i costruttori hanno problemi il debito scoperto ricade su banche/ fondazione e questi a loro volta, non potendo fallire, si rifanno sul contribuente tramite Monti/3M bonds e LTRO.

    Credete veramente che MPS sia decotto per colpa di qualche derivato di Mussari o piuttosto il finanziamento facile di centinaia di opere pubbliche e clientelari ?

Leave a Reply