9
Set
2011

OGM: la partita persa per l’agricoltura italiana

di Annalisa Chirico

Il pomodoro racchiude un feto: questa è una delle immagini choc, con cui il fronte anti OGM semina paura e alimenta una “forma di superstizione”, parole di Rita Levi Montalcini.
Ieri la Corte di Giustizia europea ha bacchettato la Francia responsabile di aver fatto ricorso illegittimamente alla clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione domestica di mais transgenico. Se non ci sono prove scientifiche, che ne attestino la dannosità  per la salute e l’ambiente, la decisione politica è arbitraria.

Va detto che l’approccio dell’UE in materia è, a dir poco, soft. In Italia il dossier OGM è riposto in un cassetto, e non appena qualcuno tenta di aprirlo ecco che arriva il burocrate di turno ad azzopparlo. Sostanzialmente una strategia dell’affossamento, la cui grande vittima è l’agricoltura nazionale.
Ogni anno chiudono i battenti 40mila aziende del settore e il deficit annuale della bilancia commerciale si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Una serie di (non) scelte, che da Pecoraro Scanio in poi hanno tagliato l’Italia fuori dal settore delle biotecnologie verdi, condannando il Paese a produzioni di nicchia senza alcun respiro sui mercati internazionali. Un paradosso intriso di ipocrisia italiota, dove quel che conta è la verginità del suolo patrio: non puoi coltivare mais OGM, ma in compenso puoi importarlo dall’estero.

Stando ai dati Eurostat, nel 2010 i redditi agricoli italiani sono calati di quasi il 3 percento in controtendenza rispetto al resto dell’UE, dove si è registrato un aumento medio intorno al 12,6 percento. Il 90 percento della soia utilizzata nella filiera mangimistica italiana è geneticamente modificata, e non fanno eccezioni le produzioni dop (inclusi Grana Padano e Prosciutto San Daniele).  La Coldiretti, dal canto suo, vieta ai propri coltivatori di produrre quella soia OGM che poi vende nei propri consorzi agrari. In altre parole, l’agricoltura italiana è ormai in mano al sindacalismo ottuso, all’ambientalismo ideologico e al tribalismo leghista (che con le quote latte è già costato ai contribuenti 4 miliardi e mezzo di euro). Capitolo nero anche per la ricerca, dato che la mannaia proibizionista si abbatte persino sulla coltivazione sperimentale in campo aperto. Caso unico in Europa.

Ad oggi il Ministro Romano (il terzo in ordine di tempo) si è limitato a dire che il biologico è la sua missione. Ognuno si vota alla missione che vuole, ci mancherebbe altro. In ballo c’è proprio il diritto a una piena libertà di scelta tra convenzionale, transgenico e biologico. Ognuno secondo le sue preferenze. Il Ministro però non pare dello stesso avviso. Ministro, ci dica almeno qual è la sua strategia, se esiste, per ridare fiato all’agricoltura nazionale. E’ forse il biologico? Ecco, ce lo dica e si confronti nel merito con quanti, tra imprenditori e scienziati, non sanno più a che missione votarsi né con chi parlare. Se attendere un cambio di passo o piuttosto un cambio di Ministro.

33 Responses

  1. Terenzio il Troll

    Gentile signora Chirico,
    suppongo lei abbia gia’ iniziato il conto alla rovescia.
    Io, per parte mia, mi sono gia’ procurato birra e popcorn e mi sono messo in poltrona ad aspettare l’immancabile arrivo di una mandria di troll ecologisti pronti a difendere a spada tratta il medioevo.

    Mi chiedo se anche al tempo dell’introduzione della rotazione quinquennale vi fosse stato il medesimo tipo di polemiche da parte degli strenui difensori del maggese incapaci di contare oltre il tre.

  2. riccardo

    Domanda assolutamente non retorica: come succede che l’ottuso fronte anti ogm nel nostro suolo patrio vince tutte le battaglie quando la logica è dalla parte opposta? A parte le immagini ad effetto, ci sono lobby che vendono benissimo il loro no: possibile che non si riesca a fare altrettanto con il sì? E perfavore non mi si parli degli italiani fatti in un modo piuttosto che in un altro, visto che ad oggi non mi pare siamo geneticamente diversi da tutti gli altri…Grazie

  3. diana

    test che applico spesso al collega/amico che si dichiara contrario: “pensi che mangiare OGM faccia male?”, se risposta positiva, rispondo “allora perché mangi grana padano e prosciutto di Parma?!” – come giustamente fatto notare dall’Autrice.
    Di solito, infierisco con il ciliegino pachino, IGP basato su brevetto..israeliano 😉 [non OGM, ma tanto per capire come siamo messi..]

    @ Terenzio:
    prepariamoci a sentire le solite ‘ma gli OGM sono sterili’ (gli agricoltori ripiantano ancora i semi del raccolto precedente.. ) ecc ecc.
    Anticipo un po’ quanto avverrà in questo post:
    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/27/ogm-una-panoramica/

  4. diana

    @ Riccardo:

    mia impressione: il ‘no a OGM’ fa ricorso a immagini suggestive molto efficaci, il buon contadino, le cose buone di una volta ecc (non per niente hanno creato il brand Mulino Bianco, onore ad Armando Testa & c che l’hanno creato a tavolino)
    Il ‘si`’, oltre a inserirsi nel filone tecnologico non molto di moda, pretende di spiegare facendo riferimento ad argomenti più tecnici che non tutti possono, o vogliono, seguire. Spiegare il (eventuale) perché sì a OGM obbliga a entrare nella descrizione dell’agricoltura reale e ‘smontare’ le leggende di cui sopra che girano tra i non addetti.
    Ultima considerazione: le aziende di fitofarmaci/fertilizzanti (bio e non) e le aziende GDO europee usano gli OGM come ‘dazio’ non esplicito. Guardare, a titolo di esempio, il fatturato Monsanto e quello della Basf o di Carrefour.

  5. Abito in Veneto, e mi ricordo che fino ad una decina d’anni fa potevo dire se qualcuno cucinava polenta,solo annusando l’aria, per il caratteristico profumo che usciva dai camini. Oggi, si continua a mangiare la polenta, ma non emana più quel profumo.
    Colpa degli OGM? Colpa dei mulini ad acqua ormai scomparsi? Colpa dei diserbanti ed insetticidi cosparsi sui campi di mais? Chi ha idee in proposito….

  6. Riccardo

    Sono Riccardo G. e sono scettico, scusatemi, su questo articolo e sugki OGM: e’ solo colpa della politica anti OGM se l’agricoltura italiana va male? Non lo credo, penso piuttosto alla sua organizzazione complessiva fatta di piccole aziende che fanno fatica a competere, ma che secondo me meriterebbero di essere aiutate (ma non voglio aprire un altro fronte di discussione).
    Inoltre da quel che ho capito ad esempio nel formaggio l’elemento OGM e’ l’enzima, o la proteina del caglio: mi sembrano cosa ben diversa da una pianta o da un germoglio di soia, pomodoro, patata ecc.ecc.

  7. Silvano

    Mah io credo che ci sia una logica che è passata in una fetta larga delle masse italiote: “se lo fanno per profitto” allora è male. Al più c’è una soglia di tolleranza verso il “piccolo”, ma se “eccede” deve essere redistribuito e/o tassato e/o nazionalizzato. E’ un gap culturale in cui trovano spazio microrendite corporative e ottusità ideologiche.
    Non so se dobbiamo ringraziare la pubblica istruzione, i sessantottini, l’intellighenzia o gli intellettuali al caviale. Comunque l’idiosincrasia verso il progresso economico e tecnologico a omnipervasiva.

    @Riccardo: l’agricoltura è il settore più sussidiato che c’è. Per questo continuano a sussistere microimprese che dovrebbere essere già schiantate da un pezzo.

  8. claudio

    Cara Annalisa, sono completamente d’accordo con lei! Possibile che nel nostro Paese non si possa coltivare quanto di meglio ci offre la tecnologia genetica solo per la paura che ti venga qualche malattia o possa trasformare l’agricoltore in un prestatore di manodopera o possa diminuire la biodiversità.
    – Possibile che ci sia gente così ottusa che pur di non far guadagnare le multinazionali che hanno il brevetto non si espone ad un minimo rischio tecnologico?
    – Possibile che ci sia gente così ideologica che nella consapevolezza che le piante infestanti resistono al Roundop, per cui le piante OGM RR non servono a nulla, è contraria alla loro introduzione?
    – Possibile che ci sia gente così tribale che pur nella consapevolezza che gli insetti maturano una resistenza genetica alla tossina degli OGM BT è contraria alla loro introduzione?

    Per fortuna che questa gente ha bravi giornalisti come lei, che senza paura dicono come stanno veramente le cose!

  9. CLAUDIO DI CROCE

    Siamo un paese che si oppone a qualunque cosa a cui che ignoranza e fanatismo politico-ideologico impongono di opporsi. Siamo contro l’energia nucleare, contro gli inceneritori , contro i trafori , contro le strade , contro i rigassificatori , contro la ricerca di petrolio e/o gas sul nostro territorio , contro tutto quanto possa comportare un rischio di qualunque tipo . Siamo per il principio di precauzione per cui non si fa nulla che possa comportare un rischio anche minimo nei prossimi decenni e/o secoli .
    Siamo un popolo vecchio , con la pancia piena , pieno solo di invidia e di rancore sociale . Figuriamoci se non ci si oppone all’OGM , di cui il 99% degli italiani non conosce nulla , ma segue quello che gli dicono i Pecoraro Scanio di turno .

  10. claudio

    A tutti quelli che vogliono gli OGM per difendere il reddito dell’agricoltore:

    A tutti quelli che dicono che con gli OGM l’agricoltore italiano guadagna di più, io dico che raccontano bugie! Che sia chiaro….fin tanto che il consumatore richiederà separazione di filiera, ovvero etichettature degli alimenti contenenti OGM, non ci saranno maggiori guadagni per nessuno, anzi a livello collettivo aumenteranno i costi del cibo (costi di separazione delle due filiere, costi di etichettatura, costi di analisi, costi burocratici, ecc.). In particolare, l’agricoltore non guadagnerà di più, per diversi motivi;
    – l’agricoltore subisce il prezzo di mercato, per cui se è vero che gli OGM determinano un abbassamento del costo di produzione (e la qualità?) è altrettanto vero che nel lungo periodo il prezzo di mercato tende a coincidere con il costo, per cui il vantaggio è limitato nel tempo;
    – il costo agricolo degli OGM è inferiore rispetto al costo del convenzionale, ma è altrettanto vero che anche il prezzo di mercato dei prodotti OGM ottenuti è inferiore al prezzo di mercato di quelli convenzionali;
    – una differenza di costo di produzione di 80-100 euro/ha (verosimile) a favore del mais/soia OGM rispetto al convenzionale non significa che l’imprenditore guadagni 80-100 euro in più! Purtroppo il prezzo di mercato del mais OGM e della soia OGM è più basso del prezzo di mercato del prodotto convenzionale.
    http://www.agerborsamerci.it/listino/listino.html
    Guardate il listino della soia dove ci sono specificate le caratteristiche “non OGM” (372 euro a tonnellata) e dove non c’è scritto nulla significa che è OGM (324 euro tonnellata).
    Facendo i “conti della serva”, considerato che la soia produce circa 4 tonnellate ettaro si ha un minor incasso per il prodotto venduto di circa 200 euro per ettaro. Allora, forse, non ci siamo!! risparmio 100 euro per poi incassare 200 euro in meno!!

  11. matteo

    provo a rispondere al primo riccardo con la mia esperienza personale, vivo in una famiglia italiana media, studio agraria a milano, quando a tavola salta fuori il discorso degli ogm mio padre dice quello che sente a radio padania e radio radicale(non mi chiedete perchè le ascolta entrambe). Io gli racconto quello che ho studiato e sentito dagli agricoltori incontarati negli ultimi 2 anni di università (ora inizio il terzo), smonto più o meno tutte le sue strambe teorie, lui inizia a gridare, mia madre gli da retta e mia sorella che ha fatto scienze delle comunicazioni ha sempre ragione a prescindere…sarò un frustrato, ma la verità ancora una volta non interessa a nessuno

  12. Riccardo...senza G

    @luigi..la mia ultima considerazione riguarda, nelle polemiche italiche, il ridurre sempre tutto agli italiani che in quanto tali non sono in grado di comprendere ciò che è meglio per loro e la cosa mi da profondamente sui nervi visto che, ribadisco, non siamo geneticamente diversi dagli svedesi o dai tedeschi.
    @Silvano: so bene che l’agricoltura non solo italiana ma europea esiste solo in quanto sovvenzionata, (per la gran parte), ma detto questo visto che si parlava di ogm ho basato il mio intervento sull’argomento in questione.

  13. libliblib

    Ottimo articolo, nulla da eccepire…e pensare che, se si facesse un sondaggio tra gli agricoltori/allevatori lombardi iscritti a coldiretti, per esempio, il 99,9% seminerebbe colture ogm all’istante…….

  14. Roberto 51

    Gentile Annalisa,
    bell’articolo, ma lei stessa spiega e motiva la diffidenza dei consumatori verso gli OGM quando scrive “non ci sono prove scientifiche, che ne attestino la dannosità per la salute e l’ambiente”.
    Cosa significa esattamente?
    Che fino ad ora queste prove non ci sono ancora? Che potrebbero essere dannosi ma non lo si può dimostrare? Che le prove effettuate non ne hanno dimostrato la dannosità ma che altre lo potrebbero fare?
    Troppe volte è capitato che materiali ritenuti, magari anche in buona fede, innocui si siano dimostrati pericolosissimi: ethernit, mercurio, ddt, benzina al piombo, per non dire dei medicinali, di certe plastiche e dei pesticidi.
    Perché il consumatore dovrebbe fidarsi? Di chi e perché? Degli esperti che ormai non ne imbroccano una nemmeno per sbaglio?
    Chi compra ha ragione a pretendere di sapere se quello che mangia contiene o meno OGM. Negargli questa libertà va contro ogni principio liberale, è roba da regime sovietico, dove il PCUS è sostituito dai produttori di OGM e dalle lobby che li sostengono.

    Tra l’altro, come fa rilevare Caludio, la convenienza dell’uso degli OGM è tutta da dimostrare, in un’agricoltura dove tutto il valore aggiunto va nelle tasche degli intermediari.

  15. Luca Paolo

    E’ sconvolgente la leggerezza con cui vengono affrontati certi argomenti. Poiché non “non ci sono prove scientifiche, che ne attestino la dannosità per la salute e l’ambiente” allora lasciamo campo libero agli OGM, possiamo stare tranquilli!
    Io penso che queste assurdità siano scritte non tanto per ignoranza della materia, ma in vera e propria malafede, per aprire la strada a miliardari interessi multinazionali.
    Del resto, chi sa come funziona il mondo – vedo che su questo blog ce ne sono pochi – sa bene quanto siano “efficienti” gli organismi di controllo e verifica che a livello mondiale e comunitario dovrebbero garantirci dai pericoli ambientali e sanitari di cibi e farmaci. Basta scrivere “Monsanto”, “Bayer”, “Pfizer” e su internet si troveranno centinaia di articoli riferiti alle pratiche di queste aziende, che di fatto più o meno direttamente controllano i controllori.
    Dalla WHO alla FDA americana, passando per la CE che sta per approvare un nuovo disciplinare sui biologico, che ammetterà 400 sostanze ESTRANEE alla natura (cioé chimiche) nei prodotti marchiati “biologico”. E questo per i biologici…
    Attualmente l’economia agricola mondiale è in mano a un paio di aziende multinazionali produttrici di semi e pesticidi, con la Monsanto in prima fila. Vi lascio a internet per una conoscenza più approfondita con l’azienda menzionata, accenno solo al fatto che la suddetta mantiene di fatto il monopolio della vendita di sementi agricole mondiali; i semi ibridati vivono un anno, non si riproducono come avviene in natura ma vanno riacquistati dagli agricoltori di anno in anno. E’ facile capire il potere che un’azienda del genere viene ad avere sulle nostre vite.
    Per farvi un’idea, in un cable pubblicato da Wikileaks – immagino che voi siate contrari anche a quelli, vero? – si legge che l’ambasciatore americano a Parigi consiglia a Washington di iniziare una “guerra commerciale” all’UE per far approvare l’introduzione degli OGM.
    Il cable può essere reperito qui http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/03/wikileaks-us-eu-gm-crops

    Ma ovviamente NON ci sono interessi di parte dietro a queste cose; ovviamente NON ci sono studi che provino che gli OGM facciano male; del resto neanche l’uranio fa male, vero? Perché non vi documentate prima di scrivere articoli di questo livello?

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=22090
    Qui si spiega perché gli OGM sono una minaccia – non si vuole spaventare nessuno, ma informare con argomenti scientifici redatti da un medico e un agronomo; brevemente, elenco di seguito le ragioni principali, rimandando all’articolo per una spiegazione completa
    1) Perdita dei complessi pro-vitaminici e vitaminici delle piante
    2) mutazioni genetiche delle piante e conseguente alterazione della Biochimica umana
    3)fallimento della dieta-anti-cancro
    4) malattie indotte da virus transgenici
    5)intossicazione da veleni sintetizzati da piante transgeniche
    6)possibili carestie a livello mondiale a causa della tecnologia “TERMINATOR”
    7) modificazione transgenica di piante naturali
    8) scomparsa irreversibile del patrimonio genetico delle piante naturali

    Ovviamente si tratta di conseguenze risibili se paragonate al rischio di non far arricchire qualche cricca o la multinazionale di turno; i benefici degli OGM per l’umanità intera saranno immensi, del resto c’è la crisi, che ci frega di finire di avvelenare la terra – dunque noi stessi- e devastare l’ecosistema, facendo danno irreparabili. C’è da salvare l’economia, mica si può convertire al biologico (quello vero); no, dobbiamo convertirci al veleno!
    Ideologia neoliberista rozza e affarista propugnata da sedicenti economisti e giornalisti da quattro soldi. Anche questo è un crimine contro l’umanità.

  16. claudio

    Bravo Roberto, il problema che hai posto è alla base delle esigenze minime del consumatore. Ma come……:

    – stiamo pagando gli agricoltori per non coltivare la terra (set-aside)!
    – gli agricoltori hanno “quote di produzione” (latte, pomodori, ecc.) che non devono superare per non aumentare l’offerta (e far scendere il prezzo)!
    – distruggiamo le produzioni in eccesso per mantenere alto il prezzo di mercato!

    e, quindi, in un momento di eccedenze produttive dovremmo alimentarci con un cibo che potrebbe essere “non sicuro”……….per noi e per l’ambiente …………solo perchè qualcuno ha individuato in questo modo di produrre un grande business (leggi brevetto)?

  17. claudio

    Quelli che affermano che gli OGM BT, ovvero quelli resistenti agli insetti, risolvono i problemi legati ai fitofagi prendono in giro la gente comune, in quanto è risaputo che:
    – dopo pochi anni gli insetti maturano una resistenza genetica alla proteina insetticida, tant’è che in America gli agricoltori devono seguire le regole della “Grover Guide”, ovvero devono fare le aree rifugio (da un minimo del 20% a un massimo del 50% della superficie investita a mais BT), questo significa una pratica impossibile da noi, dove abbiamo aziende con una superficie media di 5 ettari;
    – la nicchia ecologica lasciata libera dalla piralide del mais viene occupata da un altro insetto, come è avvenuto con la Helicoverpa Zea
    http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5815
    Pertanto il problema è solo rimandato! Tra l’altro le multinazionali che hanno il brevetto sugli OGM BT hanno anche brevettato il modo di risolvere i problemi creati da questi nuovi insetti. Grazie.

  18. @Luca Paolo
    La maggioranza della gente ha la memoria corta oppure pensa che il problema non li riguardi. Tre esempi: per decenni su usò l’amianto dai freni delle auto, fino agli edifici. Poi ci dissero che era cancerogeno e se ne vietò la produzione. I morti per asbestosi ci sono in Europa come in America, perché anche le Torri Gemelle avevano amianto.
    Si utilizzarono pellicole plastiche trasparenti per sigillare gli alimenti. Dopo un po’ di anni ci dissero che erano cancerogene, per via dei loro componenti, e tolte dal mercato.
    Ora è la volta delle pentole antiaderenti, perché il teflon contenuto sarebbe cancerogeno.
    Dupont tace in proposito.

    Gli OGM, latte in polvere ed altro, servono senz’altro ad arricchire ulteriormente alcune multinazionali…..

  19. claudio

    Anche le piante OGM RR non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
    – le erbe infestanti maturano una resistenza genetica al diserbante;
    – le erbe infestanti parentali acquisiscono per impollinazione incrociata il gene di resistenza al diserbante e diventano esse stesse resistenti;
    – le piante coltivate possono diventare esse stesse infestanti di altre coltivazioni, è già avvenuto per Colza RR.
    In conclusione, questa tecnologia può andar bene per le grandi distese agricole degli USA o dell’Argentina, ma non è adatta al sistema agricolo italiano.
    Tra l’altro negli USA a causa di queste difficoltà sono tornati alle rotazioni ed ai vecchi diserbanti.

  20. stefano tagliavini

    @Luca Paolo
    @claudio

    Siete perfetti. Se qualcuno ha la bontà di leggersi l’ultimo State of The Word avrà le sue risposte sull’inutilità degli OGM per risolvere i problemi della fame del mondo. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma in un paese come il nostro, con la grandissima ricchezza di prodotti della zona mediterranea, è davvero demenziale parlare di OGM. Gli OGM forse non faranno male, ma chi dice che arricchirrebbero i contadini mente sapendo di mentire. Gli OGM farebbero ricchi solo le grandi multinazionali che vendono le sementi. Il resto sono solo chiacchiere.
    Invito tutti quantio a leggersi un bellissimo servizio sugli OGM Monsanto sul Burkina Faso di Francoise Girard pubblicato sul numero di febbraio 2009 di Le Monde Diplomatique.

  21. claudio

    a Giovanni Bravin,

    il problema nasce dal fatto che ci sono interventi di “scienziati” che negano quanto detto dal fronte del no agli OGM siano veri, anzi a volte dicono delle “grandi bugie”, che possono condizionare enormemente un pubblico non ben informato. Per esempio alcuni affermano che che
    “fatta esclusione della caratteristica – transgenica – introdotta, il resto – dell’organismo – rimane uguale”.
    Questa è un’affermazione falsa, in quanto è ampiamente dimostrato che l’introduzione del transgene determina degli “effetti a cascata”, che vanno a modificare altre caratteristiche dell’organismo trasformato. Così, per esempio:
    – Il pomodoro transgenico arricchito di vit. A ha un minor contenuto di licopene, poichè per fare la vit. A si “mangia” il licopene ;
    – il mais BT ha un maggior contenuto di lignina!
    – c’è poi il discorso dei marcatori antibiotici, che a mio parere non fanno nulla, però ci sono!
    – e le caratteristiche nutrizionali saranno le stesse? e quelle culinarie? e quelle organolettiche?
    Allora, in conclusione, anche taluni ricercatori pro-OGM a volte, volutamente o no, dicono delle bugie che possono condizionare enormemente le persone non ben informate.

    Perchè lo fanno?

  22. enrico

    Cara Annalisa Chirico, da quello che scrive si deduce che non solo non conosce nulla di biologia e biotecnologie ma neanche nulla di economia nel settore agricolo. L’agricoltura italiana soffre non per non aver introdotto il mais transgenico, ma per il fenomeno della globalizzazione e dei mercati aperti. Produrre qui è molto più costoso che in altri paesi e non è conveniente per un mare di altri motivi.
    LA SUA IGNORANZA E’ IMBARAZZANTE
    Mi chiedo con curiosità quale sia il suo curricula e quali sono le fonti che le permettono di fare affermazioni così povere a livello intellettuale.
    Le conviene mettersi seriamente a studiare, capire le biotecnologie per lei è troppo complicato immagino, ma almeno le basi di economia.

  23. claudio

    Sugli OGM occorre chiarezza e onestà intellettuale! Come può qualche sedicente “ricercatore” affermare che con gli OGM non esiste un problema di CONTAMINAZIONE. E’ ovvio che la valutazione deve essere fatta caso per caso (per soia e per mais il problema è più contenuto), ma il problema della contaminazione non si pone solo per colza RR, ma anche per barbabietola da zucchero, per sorgo, ecc. che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese. Le piante selvatiche se ne strafregano delle distanze di semina, per cui una volta introdotti (gli OGM) la contaminazione di campi coltivati è inevitabile.

    Riporto un lavoro del CNR, se qualcuno ha voglia di leggerlo.

    Titolo: Analisi della diffusione genica da due campi di ginestrino (Lotus corniculatus) utilizzando i transgeni come marcatori (2003)

    L’ingegneria genetica è diventata uno strumento molto utile per il miglioramento delle specie vegetali ma numerose preoccupazioni derivano dall’impatto che il rilascio di questi organismi transgenici potrà avere sull’ambiente. L’attenzione è stata, in particolar modo, focalizzata sulla dispersione del polline transgenico, considerato fra i maggiori fattori di rischio. Le indagini sono state condotte su ginestrino (Lotus corniculatus), una leguminosa foraggera perenne, allogama, interessante per l’alto valore nutritivo.
    Sono state prodotte due popolazioni con due diversi geni introdotti per mezzo di due vettori: una contenente il gene batterico dell’asparagina sintetasi (asnA) trasferito via Agrobacterium tumefaciens, che dà alla pianta la possibilità di produrre questo aminoacido attraverso due differenti vie, e l’altra contenente il gene marcatore uidA introdotto via Agrobacterium rhizogenes che non dà alla pianta nessun vantaggio, ma permette di individuare facilmente le piante eventualmente trasformate.
    Sono state eseguite due serie di esperimenti, di cui uno a Perugia e un secondo a Roma su un’area più ampia. In entrambi gli esperimenti venivano predisposte: un’isola impollinante costituita da Lotus corniculatus modificato e varie isole riceventi, localizzate a distanze crescenti, costituite da L. corniculatus wt (wild type) e da altre due specie di Lotus, L. pedunculatus e L. tenuis. Inoltre alcune piante di L. corniculatus non modificate venivano poste anche nell’isola impollinante per verificare l’eventuale impollinazione a distanze estremamente ravvicinate. In entrambi gli esperimenti venivano posti alveari di api vicino all’isola impollinante. La verifica, eseguita sulle piante derivate dai semi prodotti dalle diverse isole, è stata condotta non solo ricercando l’eventuale transgene ma anche verificando la sua espressione.
    I risultati ottenuti con l’esperimento di Perugia consentono di evidenziare, per quanto riguarda il gene asnA, che:
    • l’introgressione di transgeni si è verificata solo su piante della stessa specie e non sulle altre;
    • la frequenza dell’introgressione è stata dell’11% nelle piante wt (non modificate) all’interno della stessa isola impollinante, mentre scendeva a 0,71% a 9 metri e a 0,17% a 18 metri, zero a distanze maggiori;
    • la direzione del flusso genico è risultata dipendente dal posizionamento dell’apertura dell’alveare ed ha interessato le isole riceventi collocate di fronte ad essa, non quelle laterali.
    Non è stato invece riscontrato alcun trasferimento del gene uidA.
    La sperimentazione condotta a Roma ha confermato tutti i risultati della prima con la sola eccezione che, essendo maggiori le dimensioni del campo, maggiore è stata anche la distanza alla quale si è verificata introgressione (2,2% a 60 metri, 0,74% a 120 metri). Inoltre la barriera di mais disposta di fronte all’apertura dell’arnia non ha impedito, ma modificato il percorso delle api che hanno aggirato l’ostacolo andando a impollinare le isole laterali.

    In conclusione, anche alcuni ricercatori e i professori universitari favorevoli all’introduzione degli OGM a volte raccontano bugie e, purtroppo, fanno fare brutta figura all’intera categoria!

  24. alex61

    Vedo che i Troll Sotuttoio si sono scatenati!
    Se Si ritiene che gli Ogm siano un errore e non siano convenienti, non serve vietarli, ma si estingueranno da soli.
    Poi tutto questo parlare delle gigantesche multinazionali tentacolari delle sementi fà un po sorridere, visto che la malvagia Monsanto ha un fatturato minore della buonissima Coop (sei tu).

  25. enrico

    @alex61
    Caro Alex61, i Sotuttoio mi sembra stiano da entrambi le parti. Non sono qui per convincere nessuno. Ma è evidente che i problemi dell’agricoltura italiana non dipendono dal tipo di sementi usate. Le aziende agricole vanno male per altri motivi, indipendenti dall’introduzione degli ogm. Uno di questi è la morsa nella quale il produttore si trova: venditori di sementi- diserbanti e grande distribuzione.
    Il prezzo delle sementi-concimi-diserbanti lo fanno le multinazionali e il prezzo del prodotto agricolo lo fa la grande distribuzione. Il produttore è li schiacciato.
    Per quel che riguarda gli Ogm come sementi io sono contrario all’introduzione perché ci sono rischi di trasferimento di geni dal’ Ogm a colture diverse ma compatibili. Un gene che nella specie ogm di laboratorio non da problemi, potrebbe darne trasferendosi in un altra pianta. Ad esempio allergie. Il codice genetico di una pianta viene spesso considerato in modo statico. L’introduzione di geni non previsti potrebbe portare ad esempio a risvegliare geni silenti della pianta, che potrebbe produrre proteine tossiche, renderla un infestante fortissimo. Non son qui per farti una lezione di biologia, ma i rischi sono superiori ai vantaggi. Mi infastidisce pure quando si parla di Ogm per salvare i paesi poveri con ogm che producono più vitamine e cose del genere. Le piante a super rendimento spompano i terreni. Un esempio: prova a montare il motore di una Ferrari su una 500…
    Altro esempio: i fattori vitaminici conosciuti sono un centinaio. Nella pianta ci sono dai 20 ai 30 mila fattori nutritivi non ben conosciuti. Se io aumento la produzione di alfa tocoferolo nella pianta (fattore conosciuto) riduco o modifico la presenza di cofattori e altre sostanze di cui non sò nulla. Questa modifica mi passa negli anni da campo a campo e contamina le altre specie compatibili in modo irreversibile. IRREVERSIBILE. Magari fra 30 anni ci accorgiamo che abbiamo perso un cofattore fondamentale. E i danni a chi li chiediamo. A una azienda che fattura meno della Coop!

  26. claudio

    Sugli OGM l’informazione deve essere corretta, per cui a quelli che dicono che non esiste un problema di coesistenza io dico che raccontano bugie! in quanto non è vero che ci possa essere coesistenza tra piante OGM e “non OGM”, poichè:
    – C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto al polline delle piante coltivate OGM che può fecondare altre piante coltivate della stessa specie non OGM (biologico e/o convenzionale);
    – C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto al polline delle piante coltivate OGM che può fecondare altre piante infestanti parentali selvatiche, che così diventano anch’esse resistenti al diserbante (la colza sarebbe meglio non coltivarla in Italia);
    – C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto al seme delle piante coltivate in una annata che diventano infestanti della coltivazione che le segue (questo, ovviamente, se si fanno le rotazioni e non la monocoltura, ma la monocoltura è da evitare nel nostro Paese);
    – C’è un problema di contaminazione incontrollabile accidentale dovuto al seme transgenico che può essere trasportato dai più svariati vettori (animali, vento, acqua, camion adibiti al trasporto dei raccolti, ecc.);
    – c’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto ai trasporti delle derrate agricole (semi possono cadere a terra e gerninare nei fossati e/o in incolti.
    La contaminazione, purtroppo, è una cosa seria, che limita la possibilità di coesistenza.

    Anche in questo caso “ricercatori” vanno affermando in giro che con gli OGM non c’è problema di coesistenza. Ancora una volta, purtroppo, questi “ricercatori” fanno fare brutta figura all’intera categoria dei ricercatori.

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