11
Dic
2011

Manovra: Se Monti fa il draga-draga alla diga

Il decreto “salva Italia” contiene importanti provvedimenti per mettere in sicurezza i conti pubblici, anche se con risultati tutti da vedere. Tra gli innumerevoli commi, però, se ne nasconde almeno uno che non ha nulla a che fare né con la crisi, né coi conti pubblici, né con la competitività né con null’altro che non sia in qualche modo riconducibile a una, o entrambe, le seguenti categorie: marchetta o cazzata. Sto parlando del surreale comma 8 dell’articolo 43 che, a dispetto delle presunte caratteristiche di necessità e urgenza del decreto, si occupa addirittura della manutenzione straordinaria dei bacini idroelettrici. Leggiamolo.

Ecco cosa dice:

Ai fini del recupero delle capacità di invaso e del ripristino delle originarie condizioni di sicurezza il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con le regioni e le province autonome, individua, […] le grandi dighe per le quali sia necessaria e urgente la rimozione dei sedimenti accumulatisi nei serbatoi.

Si tratta di un provvedimento ben strano, se messo nel suo contesto. Che effetto può mai avere la producibilità idroelettrica sugli spread? O sulla crescita economica? E cosa ha a che fare il dragaggio delle dighe con tutto questo? La sensazione, a voler essere benevoli, è che la ratio dell’intervento nasca da un clamoroso fraintendimento dei fatti. Sembra infatti che tutto abbia inizio, almeno in teoria, con la preoccupazione per le possibili conseguenze, sulla producibilità delle dighe e sulla loro sicurezza, derivanti dall’accumularsi dei detriti sul fondo degli invasi. In effetti, pur in presenza di una potenza efficiente lorda in modesta crescita, la produzione effettiva non è cresciuta. Come si può osservare dai dati, però, la fonte idroelettrica è soggetta a fortissima variabilità. La quale variabilità, come può capire chiunque, è legata essenzialmente al regime delle piogge: se i corsi d’acqua che alimentano i bacini artificiali non si riempiono, la portata che è possibile derivare dai bacini è inferiore e così l’energia elettrica effettivamente producibile. Il tema, dunque, è essenzialmente legato a variabili idrologiche e meteorologiche, non a problemi di manutenzione.

Se, d’altronde, il problema fosse legato non all’input, ma all’impianto – le cui dimensioni sono ridotte a causa del progressivo interramento – dovremmo osservare riduzioni del fattore di carico, ossia del numero di ore di funzionamento effettivo alla potenza nominale. Esistono due tipi di impianti idroelettrici: quelli a invaso (esclusi i pompaggi che in questo momento non interessano) e quelli ad acqua fluente. Se la presunta riduzione della produzione è guidata da ragioni idrologiche, non dovrebbe esserci sensibile differenza tra i due; se invece a dominare fosse un problema di manutenzione, i bacini dovrebbero deviare dagli impianti ad acqua fluente. Il semplice esame dei dati rivela che così non è: le fluttuazioni sostanzialmente si sovrappongono, e questo suggerisce che esse abbiano una causa comune. Questa causa non può essere l’interramento dei bacini.

Sgombrato il campo dai timori sulla mancata produzione, restano comunque le preoccupazioni sulla sicurezza. L’accumularsi dei detriti potrebbe comprometterla, per esempio tappando le condotte utilizzate per scolmare i bacini in caso di necessità. Tuttavia, esistono norme molto severe e controlli estensivi per verificare che tali scarichi non si ostruiscano, per ragioni facilmente comprensibili nel paese del Vajont. Le stesse dighe sono tipicamente dimensionate per resistere a carichi assai più importanti di quello potenzialmente determinato da quella frazione dei sedimenti che si deposita proprio a ridosso dello sbarramento.

Quindi, non c’è neppure particolare esigenza di sicurezza, e del resto non risulta alcuna segnalazione in tal senso da parte degli organi competenti (inclusa la sonnecchiosa direzione generale grandi dighe del ministero delle Infrastrutture che, secondo le malelingue, avrebbe promosso il provvedimento). Ma se non ci sono ragioni oggettive, come spiegarsi la presenza di una simile norma in un simile contesto? A essere malevoli, viene da pensare che l’obiettivo della norma non sia avere delle dighe dragate, ma avere delle dighe da dragare – come nota anche Stefano Agnoli. Questo implica enormi costi, economici e ambientali, perché trasportare tutta l’attrezzatura necessaria in quota, e dragare le dighe per mezzo di chiatte oppure dopo averle svuotate comporta sforzi colossali. Il fondo rimosso andrebbe trasportato e stoccato altrove, e anche questo implica costi e stress sul sistema, già non brillante, di gestione degli inerti. Per dare un’idea, un amico del settore mi dice che, spannometricamente, si potrebbe stimare il volume di materiali da asportare – senza che vi sia alcuna necessità di farlo – tra 1 e 2 milioni di metri cubi per ciascun invaso, pari a 100-200 mila carichi di camion, con costi complessivi stimabili nell’ordine del miliardi di euro.

Ora, questo miliardo di euro non entrerebbe nelle nostre belle statistiche sul debito e la spesa pubblica, perché sarebbe spesa formalmente privata – sarebbero le società che gestiscono i bacini a doversene fare carico. In un modo o nell’altro, questo colpirebbe la collettività: in parte questi extracosti si riverserebbero in bolletta, in parte si tradurrebbero in minori utili e quindi minori dividendi per gli azionisti e/o minori investimenti. In un periodo in cui la parola d’ordine è “austerità”, è davvero bizzarro che sia proprio il decreto “salva Italia” a introdurre spese pazze, pubbliche o private che siano.

You may also like

Il “giusto prezzo” dell’energia—di Stephen Littlechild
Il grande gombloddo fossile: 1.402 miliardi di sussidi!
Si fa presto a dire “unbundling”—di Elisabetta Bourla e Michele Governatori
Civiltà fiscale è abolire la Robin Tax

18 Responses

  1. paolo bianchini

    Caro Giannino, io la stimo molto, ma chi glielo ha detto che non ci sono problemi di sicurezza? Forse Enel che e’ il maggior operatore interessato dal provvedimento? Per favore non mi deluda anche lei.
    Con immutata stima

  2. marco

    mah, a pensare che ci siano delle truffe, spesso ci si azzecca; ma e’ questo il caso?

    che poi, se di truffa si tratta, magari e’ quella di chiamare inerti o detriti da smaltire i metri cubi di terreno che si andrebbero cosi’ a creare.

    se le dighe anziche’ contenere riserve d’acqua contengono riserve di terra, chi ha bisogno d’acqua (per produrre corrente, per irrigare, per bere, etc.) avra’ dei problemi. Quindi meglio che le dighe siano piene d’acqua anziche’ di terra, poiche’ per contenere acqua furono preposte.

    …indaghiamo invece su che fine vanno a fare i metri cubi di terreno che qualcuno chiede d’esser pagato per smaltire… siamo sempre li’, quello che per qualsuno e’ rifiuto, per altri e’ materia prima…. 😉

  3. io una idea ce l’ho. premetto che togliere sedimenti dal fondo dei bacini prima che si creino condizioni di pericolo fa parte delle opere di prevenzione e che una cosa del genere sarebbe veramente rivoluzionaria in un paese in cui la prevenzione ormai neanche si sa cosa sia. Quando si parla di sedimenti, normalmente si intende, tra non adetti ai lavori, fango, melma e materiale da discarca. Faccio un’ipotesi: se buona parte di quei sedimenti fosse costituita da ghiaia, forse l’operazione di manutenzione si pagherebbe da sola. Dragare laghi e corsi d’acqua e’ un’operazione che viene malvista dalle autorita’ competenti a causa di truffe e disastri combinati in passato (avete idea di quanto sia profondo il Po in Piemonte, dove si poreva estrarre in alveo?). Io spero che questa norma serva a semplificare un’azione di prevenzione che potrebbe ripagarsi da sola. Dico spero perche’ esperienze passate nell’ambito delle estrazioni di inerti mi hanno reso molto diffidente e prima di dare un giudizio su questo comma avrei bisogno di maggiori informazioni tecniche. Pero’ non sparare sulla prevenzione, che per sua natura va fatta prima che si manifesti un pericolo e se funziona bene non e’ spettacolare e non se ne accorge nessuno perche’ non succede nulla. Il che e’ proprio lo scopo della prevenzione.

  4. Monica Cocchi

    Condivido il commento del Sig. Bianchini. Anche perchè, a buon senso, se nel corso degli anni si è depositata una tale mole di detriti, tale da richiedere di essere trasportata da 100-200 mila camion, è evidente che la situazione va ripristinata. E’ chiaro che la produzione di energia dipende da quanto le piogge riempiono l’invaso, ma è chiaro anche che l’invaso se in parte è pieno di detriti avrà minor capienza. Forse bisogna aspettare che sia completamente pieno di detriti prima di portarli via? E inoltre, in parallelo a innumerevoli critiche verso una manovra che non produce crescita ma solo riduzione dei costi, questa critica va verso una misura che produrrà lavoro? E infine, dopo quello che è successo in Liguria forse è meglio che in questo paese si cominci a far manutenzione a man bassa, sono altre le voci di spesa pubblica che sarebbe bene tagliare, volendo tagliare quelle davvero superflue non ci sarebbe che l’imbarazzo della scelta.

  5. Dan.Ca.

    Forse, a seguito delle alluvioni mortali dello scorso novembre, il nuovo Governo vuole dimostrare – con un provvedimento magari non utilissimo – di avere a cuore il problema.

  6. lionello ruggieri

    I commenti quasi tutti completamente sfavorevoli al’articolo rendono ampia giustizia della sciocchezza sostenuta nell’articolo. Ma non c’è nessuno che vaglia gli articoli in arrivo e decide se è il caso di pubblicarli? Se è così, mettete un incaricato e ci potremo risparmiare anche molti scritti di Giannino.

  7. Terenzio il Troll

    Le dighe servono anche per regolare il flusso dei corsi d’acqua a valle delle stesse.

    Se sono piene di terra, la capacita’ di fare da polmone viene meno.

  8. Panero Giuseppe

    Vedo che da noi in piemonte si dice che la merda mola a’s sta’ ne’n e’n pe’.I professori dei serpenti,non fa’ niente per migliorare i rettili.L’evoluzione si e fermata.W PANNELLA E IL PARTITO RADICALE UNICO AL MONDO AD ESSERE STATO MAI PRESO CON LE MANI DENTRO IL BARATTOLO DELL’ ETICA (METTETICI DENTRO QUELLO CHE VOLETE……AL BARATTOLO DELL’ETICA)

  9. Carlo paga tributo a Carlo e replica (a chicago blog :-)) la critica marxiana ai lavori di sterro in Bretagna. Però temo sfugga il punto più importante. Io non so se le grandi dighe urgano lavori o meno; e non ho idea del se, quando e

  10. come la prevenzione ripaghi. Però ho un amico che abita a valle di una diga, e che sino ieri era convinto esistesse un qualche dirigente pubblico che a scadenze regolari ci buttava un occhio, si assicurava della manutenzione tempestiva come noi col boiler, e in caso di anomalia (che quando c’è pericolo è tardi) buttava un fischio. Ieri ha scoperto che per sapere se e dove è necessario ripristinare le condizioni di sicurezza di una qualche diga è preventivamente necessaria l'”individuazione” del bisogno ad opera del “Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con le regioni e le province autonome.”
    Stanotte, a scanso di equivoci, dorme da me.

  11. Carlo Stagnaro

    A me pare che il problema di fondo non sia se le dighe richiedono manutenzione oppure no – ma che questa faccenda venga affrontata in modo così anomalo all’interno di un decreto così anomalo. Già esistono soggetti e procedure incaricati di vigilare sugli aspetti di sicurezza: esistono evidenze sulla necessità di interventi, anche preventivi, sui bacini? Dove sta questa evidenza? O, in alternativa, nessuno sta vigilando e quindi si chiede al ministero di concerto con le regioni di svegliarsi? In entrambi i casi siamo nel paradosso. Nel primo caso perché l’inserimento nel decreto di questa norma ha l’aspetto fastidioso di una “moral suasion” con l’obiettivo di movimentare terra, più che di pulire dighe; nel secondo caso perché saremmo in presenza di un clamoroso “buco” nel meccanismo di controllo/regolamentazione/sanzione su un tema tanto rilevante dal punto di vista della sicurezza. Ma se è così, il decreto dovrebbe essere formulato in modo molto diverso – per esempio individuando nuovi criteri di sicurezza, o nuovi soggetti incaricati non della vigilanza “una tantum” ma del controllo day-by-day. Insomma, comunque la si guardi mi pare un provvedimento quanto meno bislacco.

  12. Franco Garzon

    Sarebbe opportuno che, prima di esprimere giudizi, ci si documentasse meglio.
    Solo andando a memoria, ci sono almeno 4 dighe solo in Trentino Alto Adige il sui svaso comporterebbe notevoli aumenti di produzione di energia e, soprattutto, incrementi importantissimi per la sicurezza degli abitati a valle:
    Diga di Fortezza sull’Isarco, a monte di Bressanone;
    Diga di San Colombano, a monte di Rovereto;
    Diga di Stramentizzo, a monte di Trento;
    Diga di Ponte Pià, a monte di Ponte Arche (TN)
    Se ci mettessimo a tavolino ne troveremmo molte decine, in giro per l’Italia.
    Ho ampia documentazione che conferma in tutto e per tutto tali dati; lo svaso è importante quindi, per: SICUREZZA, PRODUZIONE DI ENERGIA PULITA, ECONOMIA, quest’ultima perché si darebbe lavoro importante alle imprese edili che nel 2011 in Trentino hanno licenziato il 20% delle maestranze.
    Quindi, l’accenno al “draga-draga” è solo malfidenza. Le realtà è che è un piccolo ma importante tassello per la ricrescita dell’Italia. Grazie

  13. Giovanni Bravin

    Interessanti i vari posts, ma il quesito era: cosa c’entrano operazioni di dragaggio dighe con la manovra Monti? Mi ricorda la precedente manovra finanziaria del Governo Berlusconi, poi variata, che prevedeva modifiche alle leggi di successione, denominata dall’oppozione “norme anti-Veronica”!

  14. Leggo solo ora articolo.
    Mi pare l’articolista poco informato e poco dentro il tema .
    L’asportazione dei sedimenti dai bacini è obbligatoria affinchè in concessionario ( solo dell’acqua e non della valle ) restituisca la valle a fine concessione così come l’ha trovata , infatti la valle è della collettività , nostra .
    I sedimenti pesano 3 volte l’acqua ,la pressione idrostatica sulla diga aumenta , se questi lambiscono l’iopera di sbarramento.
    La capacita’ di invaso del bacino, se limitata , limita la capacità di laminazione delle, piene , unica armacontro le innondazioni .
    I sedimenti possono ostruire la valvola di scarico di fondo quando questa è aperta ,
    è molto pericoloso se questa si intasa , è un incidente grave .
    Di Schettino sulle sighe che ne sono tanti , non vorrei scoprirli domani , al telegionale.
    A disposizionen per dare ulteriori dati all’articolista.
    In Svizzera questo articolo sarebbe …umoristico , bene fa Monti , anche se appartenente alla banda dei banchieri ladri e registi della Crisi , a stimolafre la pulizia dei bacini , moggi in mano a tanti “furbetti”.

Leave a Reply