12
Ago
2009

L’europrodotto delude, la bolla Usa si gonfia

Forte delusione – ma naturalmente sottovoce – al dato rilasciato oggi da Eurostat, relativo alla produzione industriale. Nell’Euroarea è diminuita dello 0,6% a giugno rispetto a maggio, e dello 0,2% nella Ue. Il più degli analisti aveva scommesso su un giugno con il segno positivo rispetto a maggio, ma non se ne parla proprio. Su base annua, la produzione industriale ha registrato un calo del 17% nell’Eurozona e del 15,6% nell’Unione. Quanto all’Italia, è tra i Paesi in cui è il calo è maggiore: -1,2% su base mensile, -21,9% sull’anno. Peggio, su base mensile, ha fatto solo la Danimarca, -2,7%. A far meglio di tutti è l’Irlanda, con un + 9,3% mensile e un +2,6% annuo. Negli Stati Uniti non va molto meglio a giudicare dalla bilancia commerciale di giugno, ma la novità è una prima dichiarazione della FED in merito alla bolla finanziaria che sta sostenendo con troppa forza.

Il deficit commerciale americano a giugno è salito, secondo la release del Bureau of Economic Analysis, ma meno di quanto ci si aspettasse, passando solo da 27 a 28 bn$ sul mese precedente, con esportazioni pr 125,8 bn e importazioni per 152,8. Per avere un’idea, l’import pre crisi americano era sui 220-230 bn $ mensile, e ciò misura quanto si siano ridotti i consumi USA. Oltretutto la modesta ripresa delle importazioni, la prima da giugno del 2008, si spiega pressoché integralmente con la risalita del prezzo del barile. Nell’export, va bene l’aeronautica con Boeing, i semiconduttori e gli apparati per tlc, male i software per computer.

Insomma la ripresa non è dietro l’angolo, la disoccupazione salirà, la capacità industriale resterà inutilizzata per oltre un terzo. La FED pochi minuti fa l’ha riconosciuto, con una nota in cui si limita mestamente a dire che l’attività economica “is levelling”. I tassi resteranno negativi, al livello attuale, a tempo indeterminato. Ma la novità è che i governors stanno finalmente capendo che non si può e non si deve sostenere oltre il rally di Borsa.  La decisione è “to gradually slow the pace”  dei massicci acquisti di titoli e securities previsti da parte della FED di qui a metà autunno, 1,25 trilioni di $ in mortgage backed securities, 200 bn di agency debt, e ben 300 bn$ di titoli pubblici. Gli acquisti, insomma, non si bloccano, ma almeno saranno meno convulsi: ci si rende conto che è bolla piena, ed è il caso di dire “finalmente”. A chi avesse dubbi sulla natura e proporzioni della bolla, segnalo questa bella analisi scritta oggi su Fortune da Colin Barr: siamo a un + 51% sullo S&P500 dalla prima settimana di marzo quando il boost si è messo in moto, e per società scassatissime e in mano allo Stato come AIG, Fannie Mae e Freddie Mac, la vorticosa risalita dei titoli di queste ultime settimane è semplicemente senza senso. Il dollaro è già sceso del 10% da marzo a oggi. Prima la FED la smette di drogare il mercato finanziario mentre l’economia reale non riparte, meglio è. Perché altrimenti l’anno prossimo l’inflazione rischia solo di aggiungersi alla recessione. Lo scorso fine settimana per la prima volta il segretario al Tesoro Tim Geithner insieme al suo “padrino” Larry Summers NON hanno escluso la necessità di corposi aumenti alle tasse. E il Washington Post già oggi ha preso a scrivere che bisogna rassegnarsi, che non c’è alternativa, che è meglio così. Non sono d’accordo nemmeno su una parola. Drogare la Borsa con una FED iperattiva e alzare le tasse per aiutare lo Stato a spiazzare risparmio privato sono due modi sbagliati di creare illusione redistributiva.

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13 Responses

  1. GabRoghi71

    ormai la manipolazione dei mercati è palese, attenzione alle prossime revisioni dei dati sulla disoccupazione (rumors di un milione di disoccupati in più nel solo 2009) che potrebbero dare il via alla fase di ribasso borsistico

  2. Romano

    Caro dott. Giannino,
    sono un suo grande estimatore come economista ma sopratutto come liberale.
    Detto tutto questo mi viene in mente una conferenza e un articolo del Nobel HECKMAN a Trento al Festival dell’Economia che diceva chiaramente che da questa crisi non se ne esce se non partendo da una nuova considerazione e educazione delle famiglie pertanto i tempi di uscita sono almeno ventennali. Io credo che i mercati oggi proseguano sugli errori di ieri solo la nuova visione del papa Benedetto XVI con la nuova Enciclica Caritas in Veritate sulla traccia del liberalismo cattolico secondo Antonio Rosmini insigne filosofo e prete roveretano. Può aprire nuovo orrizzonti se studiata e praticati alcuni insegnamenti di carattere puramente sociali e economici. Gradirei da lei un commento su questa mia considerazione che non credo asfittica e fuori luogo.
    Distintamente
    Romano Osele Rovereto (TN)

  3. oscar gianninio

    caro Romano non credo affatto che la sua considerazione sia fuori luogo. Quando – mi capita spesso – vado a tenere dibattiti e conferenze sul tema, organizzati da associazioni varie e diverse cristiane, ogni volta chiedo: mi fate capire, nel concreto della realtà economica e bancaria dell’Italia di oggi, in che cosa consiste la specificità del banchiere e del finanziere cattolico? chi davvero merita quel titolo, alla luce di un comportyamento distinto dagli altri e coerente al magistero e alla dottrina sociale della Chiesa? Di chi stiamo parlando: passera e bazoli? Oppure di chi? I tempi di nuovi modelli economici saranno lunghi, lo penso anch’io: non si esce da 20 anni di VAR autoprodotto da parte di ogni singola grande banca USA – con manager a questo istruiti nelle migliori univeristà del mondo – senza una nuova teoria dello sconto finanziario. Veda, capisco che lei immagini a insegnamenti “di carattere puramente sociale ed economico”. ma io penso invece a fondamenti nuovid ella finanza: conoscendo i banchieri, di parole e convegni sull’etica delle scelte sociali ne pososno dire e farev anche milioni, ma mi interessa meno di quello che fanno in concreto coi loro – nostri! – soldi

  4. Luca

    Gentilissimo Sig. Giannino,
    ammiro la sua capacità di sintesi e al sua conoscenza del mondo economico in tutte le sue sfaccettature. Leggendo i vari commenti vedo che moltissimi suoi estimatori in realtà sono “militanti” politici. Non la infastidisce essere considerato un buon economista/opinionista unicamente perchè riflette le posizioni politiche dei suoi lettori? Una sorta di Santoro berlusconiano, tanto per intenderci.
    Cordiali saluti
    Luca
    Bergamo

  5. Potrò essere sicuramente banale o qualunquista, ma non molto tempo fa “finanziere cattolico” era un termine che si applicava a soggetti… quantomeno discutibili. Ma forse era solo un problema di “pochi che sbagliano”?

    Sono certamente un profano sia di economia che, per esempio, di fisica. Ma non posso fare a meno di domandarmi: la finanza non “produce” nulla (in senso fisico), si limita a “spostare” le risorse. E nel farlo, qualche “briciola” rimane per strada…

    Col tempo, mi sembra che questo spostamento abbia portato sempre più risorse dai molti ai pochi, creando squilibri sempre più gravi. In questa situazione le rendite ormai superano di gran lunga il valore della produzione “fisica” (comprendo anche i servizi): si veda l’articolo di ieri del Corriere sul fatti che un giovane – anche laureato – in molti casi guadagna meno di 1000 euro al mese, e ne spende quasi altrettanti di solo affitto. E’ evidente che questo sistema non può sopravvivere a lungo: oggi i giovani sono aiutati dalle famiglie, che hanno accumulato risorse in momenti economicamente diversi, ma avanti di questo passo? Tra qualche anno queste risorse saranno terminate, e un lavoratore non solo non riuscirà più a provvedere a sé stesso, ma dovrà anche “mantenere” non ricordo se due o tre pensionati… Intanto i (pochi) “fortunati” banchieri e trader, continueranno a ricevere premi per aver spennato i loro clienti, tanto se le cose vanno male paga Pantalone.

    Dove voglio arrivare? Mi domando: ha senso tutto ciò? Mi sembra che parlare di “problema etico” o “morale” sia… fortemente riduttivo!

    Nel mondo delle transazioni in tempo reale, la pura speculazione può ancora esistere, o ormai è un meccanismo incompatibile con la moderna economia? Fino a “ieri” la speculazione si fondava, ed era limitata, dall'”attrito” del sistema, oggi questo attrito praticamente non esiste più, e la speculazione ha sempre più potere. E in cambio non da praticamente nulla alla società.

    Insomma, a mio (modestissimo) parere, negli ultimi 20 anni sempre più risorse sono state sottratte al mondo produttivo per essere trasferite verso la produzione di rendite o speculazioni, ma così facendo la produzione (vedi in particolare la ricerca e sviluppo o i beni fondamentali per la vita, come l’acqua potabile) è sempre più a rischio. Mi fa sorridere pensare che forse un giorno questi signori che hanno accumulato ingenti ricchezze giocando a dadi coi soldi altrui potrebbero non avere più nulla da comprare, cibo compreso!

    Egregio dott. Giannino, mi scuso per la lunghezza del mio commento, e spero in una sua replica.

    Cordialmente,
    Gabriele Turchi

  6. Giorgiob75

    Nel comunicato del FOMC diffuso ieri si legge che, finalmente, la FED a partire da Ottobre (quindi 1 mese extra rispetto a quanto inizialmente previsto) smetterà di comprare a man bassa la cartaccia emessa dal Tesoro.
    Pensiamo agli effetti di questa manovra ?
    Il principale, a mio avviso, sarà rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse applicati ai mutui e ai prestiti, che molto spesso hanno come tasso di riferimento proprio il decennale del tesoro.
    Il già debole mercato immobiliare USA subirà quindi una nuova gelata ?
    Cosa si inventeranno i nostri eroi ?
    Intanto i mercati salgono incuranti della situazione economica reale.

  7. oscar giannino

    caro Giorgio, ci andrei piano a credere che da ottobre la FED no coimpra più titoli pubblici: per il momento vuole che il mercato capisca che bisogna andarci più piano, a far crescere ulterormente gli indici sin qui insufflati dalla FED stessa…

    caro Gabriele, la tuia prevenzione assoluta verso la finanza è – se permetti – sbagliata. Non c’è economia reale senza finanza, semplicemente. il punto è di una fianza che non venga incoraggiata al carry trading sulle monete e al propriety trading dallo stesso regolatore monetario, e che abbia regolamentazione patrimoniali più adeguiate per classi di rischio dei prenditori e dei prodotti che rifila al mercato

    caro Luca: no, non credo affatto di essere considerato un castigamatti di destra. mi pare che Berlusocni mi abbia levato dalla trasmissione in diretta che facevo su Raiuno tempo fa perché non rispndevo a nessuno e facevo di testa mia , e che feltri mi abbia chiuso e cacciato perché non sopportava la mia autonomia di giudizio, dunque la mia autonomia è comprovata .. dal ferro e dal fuoco, per così dire

  8. Scarthorse

    Sono scettico sui benefici di questo tipo di “liberismo” almeno nella versione che abbiamo visto applicata, per non dire imposta, negli ultimi quindici anni. Condivido quanto diceva Romano sulle vie di uscita riferite alla dottrina sociale della Chiesa. Non si può separare l’economia dal rispetto della persona.
    Detto questo apprezzo moltissimo e da sempre le analisi, uniche nel panorama nazionale, del direttore Giannino; la faccenda di LiberoMercato che mi piaceva immensamente mi è andata di traverso anche se sono molto contento di averlo ritrovato qui.
    Sull’argomento vedo che sia su internet che alla radio anche oggi questi dati come accade spesso negli ultimi mesi sono stati vellutatamente adattati dando nuova aria alle Borse col solito improbabile giochetto del “meno peggio delle attese”.

  9. @oscar giannino

    Mi scuso se, evidentemente, non mi sono espresso con sufficiente chiarezza. Credo anche io che, in qualche modo, la finanza sia una componente imprescindibile di questo sistema. Il punto che cercavo di evidenziare è semplicemente che mi chiedo oggi che funzione abbia. Una volta (mi corregga se sbaglio, resto un profano) lo scopo della finanza era quello di “acceleratore”, consentendo, per esempio attraverso i prestiti, l’innescarsi anticipato di un circolo virtuoso di produzione e profitto. Ma oggi, commerciando in nulla (o fuffa, se posso), come dicevo drena risorse al sistema produttivo, innescando viceversa un circolo vizioso. Inoltre, sia i cittadini che, per molti versi, i governi sono di fatto impossibilitati a qualunque intervento che non sia a posteriori: le transazioni in tempo reale non offrono alcun “margine di ripensamento”.
    Poco tempo fa leggevo, sul rincaro del petrolio, che gli sceicchi accusavano apertamente “la speculazione” di far lievitare i prezzi del petrolio (cito a memoria) “perché ora che il petrolio arriva sul mercato è già stato comprato e venduto innumerevoli volte, e a ogni passaggio il prezzo aumenta”. Mi pongo una domanda molto semplice: perché? Cui prodest? (profitti immediati a parte, ovviamente).

    Il mondo di Internet porta naturalmente verso l’abbattimento di alcune barriere spazio-temporali, e verso la disintermediazione (come questa discussione evidentemente dimostra). Perché invece nel mondo finanziario l’intermediazione è esplosa? E guadagna ad ogni passaggio, virtualmente senza alcun rischio, aggiungerei.

    Chiedo ancora scusa per la importante componente di ingenuità (e ignoranza) da parte mia, ma sono convinto che la vastità delle devastazioni di questa crisi suggerisca di affrontare la questione… un po’ più alla radice.

    La ringrazio (e ringrazio tutti i lettori del blog) per la pazienza accordatami.

    Cordialmente,
    GT

  10. americo

    Caro dott. Giannino,
    completamente digiuno in materia finanziaria, seguo questa crisi dal “crollo Lehmann” e continuo – francamente – a non capire bene cosa stia succedendo.

    Le mie difficoltà di comprensione nascono probabilmente dall’ingenuità della scarsa conoscenza. In sintesi si tratta della “moneta”: una volta la sua “copertura” era materiale – oro, argento e cosí via. Poi si è passati al sistema basato sulla produttività di un Paese, sulla sua capacità di produrre ricchezza “scambiabile”: beni vendibili. Mi sbaglio?
    Successivamente mi sembra di capire che il sottostante “concreto” sia stato sempre piú sostituito dal “valore” della carta sui cui veniva stampata la moneta – il resto era “fiducia”. Se non altro – tuttavia – la cartamoneta, pur non avendo alcun valore reale, era però quantizzabile e veniva sostanzialmente gestita dalle Banche centrali.

    Oggi mi sembra di capire che il ruolo di emittente sia stato indirettamente rilevato da “operatori finanziari vari” (fondi, banche d’investimento, compagnie d’assicurazione etc) che hanno moltiplicato in modo esponenziale la massa monetaria aggiungendo a quella esistente una montagna di “moneta virtuale”. Quindi nessuno sa, in realtà, quanta “moneta” esista, quanta ne venga emessa o distrutta, e in che forma ciò avvenga. E’ giusto?

    Ma se cosí fosse, non ci troveremmo in presenza di un mega-Monopoli incontrollato e incontrollabile, praticamente svincolato da qualsiasi piattaforma economica reale? Un “gioco” finanziariamente termonucleare, in cui chi finisce nel campo sbagliato rischia di precipitare il mondo (reale) in un baratro – ma in cui poi basti passare alla “cassa” di uno Stato per farsi dare un “buono” che gli permetta di continuare il giro? E lo Stato, in questo “Monopoli”, può stampare tutti i “buoni” che vuole. Tanto è un gioco….

    Spero che queste perplessità siano veramente “campate per aria”, ma mi piacerebbe capire dove sbaglio.

    Mi associo al sig. Turchi nel ringraziare Lei ( e tutti i lettori) per la pazienza.
    Con un cordiale augurio

    AU

  11. Giorgiob75

    Caro Dott. Giannino, mi sono limitato solo a riportare parte del contenuto del comunicato del FOMC.
    Condivido pienamente la sua perplessità in merito a quella dichiarazione e ritengo, inoltre, che se veramente da Ottobre la FED smetterà di fare da “palo” al Tesoro USA, probabilmente ciò sarà dovuto al fatto che, nel frattempo, avranno architettato qualche altro escamotage per ottenere gli stessi risultati garantiti dall’attuale stratagemma.

  12. Luigi

    Buongiorno, ho sempre apprezzato i sui interventi (rari) televisivi ed ora apprezzo molto la sua trasmissione su Radio24 dalle ore 9.00 alle 10.00. Ora che ho scoperto il suo blog sono diventato suo lettore affezzionato.
    A proposito di Radio24: se gli ‘sporchi’ capitalisti fanno una radio di quel tipo (indirizzata agli umani e non ai cerebrolesi) forse per questo paese non tutto é perduto.

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