Le buone maniere tra trasformazione e crisi, ordine e tecnica
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di Francesco D’Ignazio uscito oggi su Lisander
L’articolo di Guia Soncini coglie un sentimento diffuso, ma spesso non esplicitato per timore di apparire retrogradi: la percezione che le buone maniere siano scomparse, o quantomeno profondamente erose, nella moderna età della comunicazione. L’articolo è una fenomenologia del disagio contemporaneo, fatto di esempi riconoscibili a tutti, che vanno dalla musica sparata in treno alla telefonata in vivavoce, dall’ossessione per la trasparenza alla scomparsa della discrezione, fino al bisogno di autorizzazione morale per infrangere regole che pure si riconoscono come esistenti. Condividendo la diagnosi, essa può costituire un punto di partenza per tentare di comprendere le cause di ciò che sta accadendo.
Perché quelle che chiamiamo buone maniere stanno scomparendo? Per rispondere a questa domanda è necessario prima comprendere cosa esse siano. E per fare ciò bisogna rispondere a una domanda preliminare: qual è l’origine delle buone maniere? Sono un insieme di costumi formali, regolati unicamente dalle convenzioni e dall’inerzia del “si è sempre fatto così”, oppure il prodotto di un desiderio più profondo e naturale dell’uomo di limitare negli altri quei comportamenti che gli risultano sgradevoli? Si pensi all’esempio della musica ascoltata ad alto volume in treno, richiamato da Guia Soncini. Il fastidio non nasce da una norma astratta, ma dall’esperienza concreta di un’invasione dello spazio comune. La regola, semmai, nasce dopo, come tentativo di formalizzare una soluzione condivisa a un conflitto potenziale.












