12
Gen
2021

Happydemia. Cronaca semiseria della nuova normalità

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Andrea Macciò.

“Chi ha congiunti può toccare i congiunti se non hanno disgiunti, ma chi non ha congiunti può toccare i disgiunti sempre che non abbiano congiunti aggiunti (…) è fortemente sconsigliato ogni contatto fisico che non sia tra congiunti o tra disgiunti, ma anche tra non congiunti e disgiunti aggiunti”

Giacomo Papi

Happydemia di Giacomo Papi è un romanzo satirico che racconta con toni leggeri, ma sostanzialmente impietosi, i giorni surreali che stiamo vivendo.

Una fantascienza distopica declinata in chiave comica, che in realtà non è affatto diversa dalla realtà che viviamo ogni giorno

Come affermava Ennio Flaiano, appare più evidente non solo che “questo virus ci rende folli” come afferma il filosofo francese Bernard Henry Levy, ma anche che, almeno in Italia, la situazione politica è grave, ma non è seria.

Siamo all’inizio dell’ennesima ondata e il Previdente del Consiglio, fedele alla linea del “principio di massima precauzione” annuncia in diretta social e tv l’istituzione dell’ennesimo lockdown.

 Sono passati ormai alcuni anni dalla prima Conferenza Stampa nella quale il Previdente del Consiglio vietò ufficialmente i baci, gli abbracci, le carezze, le strette di mano, le dita nel naso e “toccarsi il viso con le mani” (affermazione che viene ripetuta ossessivamente sui mezzi pubblici italiani).

Michele, assieme al nonno, assiste ormai con nonchalance al proclama dell’ennesimo lockdown.

Oltre all’amore, al sesso e all’affettività come la conoscevamo, i lunghi anni di pandemia perenne hanno distrutto anche il tessuto socioeconomico e il mercato inteso in senso liberale, caratterizzato dalla libertà d’impresa privata e soprattutto dalla libera concorrenza.

Le grandi aziende della comunicazione digitale e delle consegne si sono riunite in un immenso Trust chiamato Happydemia che ha concentrato su di sé tutte le attività economiche (e no) della vita precedente. Happydemia gestisce la comunicazione digitale, la televisione, i social network, la musica, le serie tv, i siti di incontri (ove consentito dal Previdente del consiglio, essendo il sesso una delle attività ad alto rischio contagio), il cibo da asporto.

Al loro vertice il “Ceo e Founder” Pitamiz, un ex depresso che si è riscattato fondando la più grande multinazionale monopolista del mondo.

Pitamiz ha avuto un’intuizione geniale: dopo anni di lockdown e nuova normalità, il principale bisogno delle persone sono gli psicofarmaci. 

E la consegna degli stessi diviene così l’autentico Core Business di Happydemia.

Il lavoro di Consegnator diviene ambitissimo da tutti, non solo in quanto una delle poche attività sulle quali c’è ancora forte richiesta, ma anche perché dà la possibilità di uscire di casa.

Michele riesce così a farmi assumere alla Happydemia come Consegnator; qua conosce Miriam, una misteriosa ragazza apparentemente carina, ormai dipendente dalla mascherina: non riesce più a toglierla, senza si sente nuda.

E così il teatrino dell’ennesimo lockdown va avanti. L’ex Ministro degli Interni, già alleato del Previdente del Consiglio, cade in forte depressione perché sono drasticamente ridotti gli sbarchi dei migranti. Il ministro degli Affari Miei è sempre all’opera nello studiare nuove restrizioni in base al principio della massima precauzione.

Il Previdente dialoga intanto sotto con il vecchio leader del Partito del Lavoro Guadagno Pago Pretendo. Una situazione esilarante che racconta la distopia morale, politica ed economica nella quale siamo precipitati.

Pitamiz è il simbolo di quella che il sociologo Massimiliano Panarari (2018) definisce “reintermediazione”: le grandi società private del digitale non hanno realizzato il sogno della disintermediazione paventato da alcuni agli inizi degli anni Dieci, ma sono diventati i nuovi mediatori attraverso i quali tutti, dall’ultimo dei cittadini al Presidente dell’ex paese più potente del mondo, devono passare, come si evince dalle controverse vicende delle elezioni americane.

E Pitamiz ha anche intuito il vero business della nuova normalità: gli psicofarmaci, unico appiglio per sopravvivere a una vita divenuta il simulacro di sé stessa.

Il copione dell’ennesimo lockdown sembra sempre lo stesso. 

Un mondo ormai placidamente diviso tra percettori di reddito universale perennemente a casa e Consegnator di Happydemia che provvedono alle loro necessità. Periodicamente il Previdente del Consiglio emana nuovi Decreti scritti con un linguaggio burocratese, sempre più astruso e cervellotico.

Una vera e propria neolingua come quella che abbiamo imparato a conoscere: congiunti, asintomatici, Rt, focolai, cluster.

A rompere questa armonia avvengono due variabili impazzite: lo sciopero dei Consegnator e l’amore.

Un paese di dipendenti da Happydemia non può sostenere lo sciopero dei Consegnator (dopo la morte di uno di loro) in quanto ormai le persone sono totalmente dipendenti dal Grande Trust, che agisce in sinergia con lo stato in termini di tracciamento e profilazione delle persone.

E così, una popolazione ridotta alla fame, visto che le consegne di Happydemia sono ormai l’unico mezzo per mangiare, scende in piazza e prende di mira proprio i Consegnator.

Come affermava alcuni anni fa Maurizio Ferraris, sono milioni di atomi convinti di avere ragione da soli: i “restoacasisti martiri” (Manzotti, 2020) paladini del lockdown, i contatori di contagi, i negazionisti che negano il negazionismo, le mamme no Vax, i padri No Tax, i Viva il Virus, un gruppuscolo che tifa per l’estinzione dell’umanità. Specchio della società atomizzata in mille individualismi assolutismi sicuri di essere depositari della verità.

La manifestazione è anche un pretesto per mettere dopo anni il naso fuori di casa e determina l’ebbrezza collettiva. L’amore, altro grande rimosso degli anni pandemici, è l’altra variante impazzita. Michele e Miriam si innamorano, e forse la convincerà ad abbassare almeno nell’intimità quella mascherina che è diventata la sua comfort zone. Come la coperta del Linus dei Peanuts.

In un mondo in cui toccarsi e amarsi è diventato sovversivo.

In Happydemia Giacomo Papi mette con leggerezza il dito nella piaga. Il vuoto ideale della politica contemporanea, con un Previdente del Consiglio che procede a tentoni emanando decreti a raffica sempre più esoterici e incomprensibili nel tentativo di far passare l’idea che è tutto vietato. L’ex Ministro dell’Interno il cui unico argomento sono gli sbarchi di immigrati. Un’economia che si allontana dal Libero Mercato per avvicinarsi a un monopolio pericoloso tra un pugno di potentissime aziende private e lo Stato, alleati nel profilare e controllare le persone, oltre che nel demolire la concorrenza. La rimozione dell’amore e della sessualità dalla sfera pubblica, tornati a essere qualcosa di mostruosamente proibito come 60-70 anni fa, a meno che non si sia “congiunti”. 

La fine del lavoro, se non quello di Consegnator o impiegato di Happydemia. L’individualismo comunitario, se mi è permesso questo ossimoro, delle migliaia di gruppetti identitari nati in rete convinti di essere depositari della verità assoluta (Ferraris, 2017)

Nei personaggi, dal Previdente del Consiglio al Ministro degli Affari Tuoi, all’ex Ministro in crisi esistenziale per l’assenza degli sbarchi al leader di PdlGPP, non è difficile riconoscere i protagonisti della scena politica italiana, gravissima, ma come diceva Flaiano, mai del tutto seria nemmeno nei momenti più tragici.

Happydemia di Giacomo Papi, insomma, con il linguaggio della satira ci racconta in realtà la distopia nella quale siamo immersi.

Riferimenti Bibliografici 

Ferraris M (2017) Postverità, Il Mulino Bologna.
Henry Levy B (2020) Il virus che rende folli, La Nave di Teseo, Milano
Manzotti R. (2020), Il nuovo bigotto (volgarmente detto restoacasista martire: io sono meglio perché godo meno di te), www.leoniblog.com, 6 maggio 2020
Miconi A. (2020) Epidemie e controllo sociale, Manifesto Libri, Roma
Panarari M. (2018) Uno non vale uno. Democrazia diretta e altri miti d’oggi, Marsilio, Venezia
Papi G. (2020) Happydemia, Feltrinelli, Milano

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