20
Feb
2026

Forza AI!

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Mario Dal Co.

Per ragioni contingenti che hanno a che fare con la necessità di raccogliere rapidamente grandi quantità di fondi, Sam Altman ha lanciato il suo modello di intelligenza artificiale (AI) sotto forma di chat. Non era assolutamente necessario. Ad esempio, Gemini di Google funziona come search, Copilot di Microsoft come supporto anche alle applicazioni di ufficio. Ma l’imprinting di AI è quello dato da Altman, ossia uno strumento a disposizione di tutti: uno strumento di produttività individuale.

Naturalmente ora le organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione, stanno muovendosi, ma non vi è dubbio che lo strumento è prevalentemente nelle mani degli individui. I lavoratori più svegli godono di una posizione di rendita perché con minor sforzo fanno più lavoro e meglio di prima, lucrando un beneficio che l’azienda non riesce facilmente a riportare nel suo conto economico o a tradurre in nuove procedure. Ma è quello che accadrà, prima nelle aziende private e poi, chissà quando, anche nella pubblica amministrazione. 

Le amministrazioni pubbliche vengono messe a nudo da AI: essa traduce le procedure per l’utente in modo assai più comprensibile di quanto non facciano le amministrazioni stesse. AI mette a nudo le contraddizioni delle norme, delle procedure, rende palpabile la bizzarria e la perdita di efficienza dovuto alle stratificazioni dei sistemi informatici e dei flussi di lavorazione e le procedure di controllo degli uffici, rendendo intollerabile il perdurare di veri e proprio abusi informatici a cui i cittadini-utenti sono sottoposti. AI mette anche in evidenza quanto le autorità di tutela degli utenti nei settori regolati, siano inefficienti nel dare risposta in modo rapido ed efficace, risposta che sarebbe l’unico deterrente per evitare gli abusi degli erogatori dei servizi pubblici.

Prendiamo Poste Italiane. Un cittadino spedisce sei pacchi ordinari spendendo circa 100 euro. Il tempo di consegna sono 10 giorni lavorativi. Prima domanda all’autorità competente (AGCOM): il sabato conta come lavorativo o no? Dal sito delle Poste non si capisce. Seconda domanda: il Modulo P sul sito AGCOM serve a denunciare la violazione delle norme del settore, ma non funziona e si blocca proprio quando si deve indicare se la “Tipologia di invio è: Corrispondenza, Libri/giornali/cataloghi, Pacchi, Altro”. Forse vale la pena di rendere disponibile un’interfaccia di denuncia più semplice e funzionante.

Dopo aver annunciato sul sito che Poste Delivery Standard (ma perché in inglese?) “Consegna in 4 giorni (sabato e festivi esclusi)” 23 giorni dopo la spedizione solo due dei sei pacchi sono arrivati un po’ acciaccati, mentre degli altri non c’è alcuna traccia. Nel senso che sul sito della tracciabilità di Poste Italiane risultano ancora all’ufficio di spedizione. Ma se davvero fossero ancora lì perché mai, avendo gli uffici postali il numero di telefono del mittente e del destinatario, perché mai non hanno avvisato?  Oppure, se i pacchi non sono affatto lì, il sistema informativo li ha persi di vista.

Alla fine il cittadino riesce ad aprire la segnalazione: dopo tre mattinate di tentativi per parlare con una creatura ha speso i propri soldi nelle telefonate a pagamento dal mobile e subito una montagna di minuti, a lui addebitati, di inutili assicurazioni che i suoi dati saranno trattati ai sensi della norma europea di tutela della privacy. Inutili, perché il cittadino non ha alcuno strumento di verifica che non lo stiano prendendo in giro, mentre è ben sicuro che gli stanno facendo perdere tempo e denaro. Alla fine della corsa ad ostacoli l’ostinato o paziente cittadino riesce ad aprire la segnalazione ed ottiene la seguente non-informazione: “Gentile Cliente, abbiamo proseguito la Sua segnalazione verso la struttura di competenza. Le invieremo un riscontro quanto prima. Cordiali saluti Poste Italiane S.p.A.” 

(Quesito a Poste Italiane, non si potrebbe dire qual è la struttura di competenza? O forse si aprirebbe un problema di privacy?) Entro quanto tempo riceverà la mail e non i pacchi di cui Poste sanno solo che sono “in transito”? Dove sono in transito? Non chiediamo troppo).

E a proposito di privacy: se il cittadino chiama i Carabinieri o la Polizia mica gli dicono che loro sono i tutori dell’ordine ai sensi delle leggi concernenti la sicurezza. Se io telefono al mio droghiere, mica mi dice che il prosciutto ordinato non contiene prodotti vietati dalle leggi che li vietano. Per quale motivo, invece, le comunicazioni telefoniche debbono essere afflitte da queste enormi perdite di tempo e denaro (del cittadino) per ripetergli dopo ogni caduta di chiamata che i suoi dati saranno trattati ai sensi della norma europea e quell’altra facezia che gli rispondono dall’Italia? In verità, basterebbe che  il Garante sanzionasse pubblicamente uno dei furbacchioni che abusano della privacy. Tra l’altro quei furbacchioni sono pochi e grossi, anzi grossissimi, ed operano sui dati personali continuativamente e in modo massivo. Non è difficile individuarli. Insomma, per far risparmiare tempo e denaro del consumatore possiamo eliminare definitivamente gli annunci sulla tutela della privacy? O forse questo profluvio di annunci è un modo del Garante stesso per rendersi visibile, nel qual caso si tratterebbe di pubblicità occulta pagata dall’utente.

AI, usata con intelligenza umana, aiuterebbe assai le amministrazioni a rivedere le procedure e semplificarle. Ciò riguarda anche le aziende private, soprattutto le banche, che ormai si fanno scavalcare in efficienza dalle varie PayPal. Aiuterebbe anche a risolvere contraddizioni legislative che la stratificazione normativa continua a produrre.

Squadre di analisti giovani, del tutto estranei alle logiche interne degli uffici, ma rappresentative degli utenti, potrebbero avviare una revisione delle procedure, in particolare di quelle digitali, che porterebbe benefici ai cittadini utenti e ridurrebbe il guazzabuglio organizzativo della pubblica amministrazione (e dintorni) rendendola più snella e rapida.

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