15
Ago
2010

Ferragosto, Sartori mio ti riconosco

Da alcuni anni, il professor Giovanni Sartori approfitta della penuria estiva di notizie per farsi pubblicare sempre lo stesso articolo, sempre nel giorno di Ferragosto, e sempre sul Corriere della sera. Sarà forse perché un 15 agosto così freddo e così brutto non lo si vedeva da tempi immemorabili, ma quest’anno – accanto al consueto rosario catastrofista – Sartori dice una cosa nuova e giusta.

Prima di dare credito a Sartori per questa inattesa deviazione rispetto alla norma, però, vale la pena evidenziare almeno due errori da matita blu presenti nel sermone. Il primo:

[Il clima sta cambiando] Ma molti governi, Italia in testa, non fanno nulla per creare un’opinione “verde” né per affrontare seriamente il problema del collasso ecologico. [corsivo aggiunto]

Non voglio, qui, discutere l’esistenza del collasso ecologico (lo farò tra poche righe). Voglio invece concentrarmi sulle parole in corsivo perché mi sembrano false dal punto di vista descrittivo e pericolose da quello prescrittivo. False, perché se c’è un tema su cui tutti i governi, compreso quello italiano, investono risorse in comunicazione ed “educazione” (oltre che formazione nelle scuole), è proprio quello del clima. Ci sarebbe, semmai, da mettere il naso nella qualità dell’informazione fornita (anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo, specie nelle sue declinazioni più allarmiste e/o peracottare) ma non mi sembra che ci sia un deficit di “informazione”. Lo dimostra, per esempio, l’ultima rilevazione Eurobarometro sul tema, secondo cui il 47 per cento degli europei e il 32 per cento degli italiani considerano il riscaldamento globale uno dei problemi più seri che il mondo si trovi ad affrontare (entrambi in netto calo rispetto alle rilevazioni precedenti, principalmente a causa della crisi che ha determinato una revisione delle priorità). Se gli italiani e gli europei temono tanto il riscaldamento globale, è a causa sia della propaganda delle organizzazioni verdi, sia della propaganda pubblica di governi e organizzazioni internazionali. Quindi, Sartori dice una bischerata. Ma il problema vero è che io non credo che i governi dovrebbero formare l’opinione pubblica: anche senza fare l’estremista liberista che sono, posso concedere che i governi debbano occuparsi dei beni pubblici, internalizzare le esternalità, garantire i diritti eccetera. Ma l’opinione pubblica dovrebbe formarsi liberamente: altrimenti, da qui al Minculpop il passo è breve (ieri la razza, oggi il clima: cambiano solo i pretesti per dare al governo il potere di dire alla gente ciò che deve pensare). Dunque, mi fa molto più paura il governo educatore del cambiamento del clima.

Il secondo errore da matita blu è questo:

La crisi economica è e resta grave, ma il problema della crescente invivibilità del nostro pianeta è molto, molto più grave.

Crescente invivibilità?? Non so dove Sartori “inviva” (credo in un attico newyorkese), ma dalle mie parti (ok, la Liguria è una zona fortunata) il mondo è vivibile – oggi più di ieri, e ieri più dell’altroieri. Tutti i dati, del resto, suggeriscono che le cose stiano così. Lo suggeriscono in particolare due dati, che Sartori conosce molto bene perché ci ha “scritto” un libro. Il primo dato è quello sulla popolazione globale, che è cresciuta da 2,5 miliardi di esseri umani nel1950 a 7 miliardi oggi, e continuerà a crescere  – si stima – fino a circa 9 miliardi nel 2050. Se una popolazione cresce, è anche perché l’ambiente in cui vive è migliore (rispetto alle sue esigenze), più ospitale e meno tossico. Cosa, peraltro, confermata dal secondo dato: l’aspettativa di vita alla nascita, a livello medio globale, è cresciuta da 54 anni nel1960 a 71 nel 2008 (in Italia, rispettivamente, da da 72 a 84). In quale senso del termine un pianeta nel quale si verificano queste tendenze è caratterizzato da una “crescente invivibilità”?

Sartori scrive poi due cose quanto meno bizzarre: anzitutto abbandona clamorosamente l’energia eolica (“è fiorita quasi soltanto perché fonte di tangenti e di intrallazzi” ed è “largamente un imbroglio“), che è bizzarro perché l’eolico – in condizioni di adeguata ventosità – è la meno patacca tra le fonti rinnovabili (al netto dell’idroelettrico). Ma a Sartori – è chiaro dalle edizioni precedenti della sua omelia – non interessa garantire uno sviluppo sostenibile: Sartori pensa che siamo troppi e consumiamo troppo, e dunque non si fa troppi problemi su come compensare gli eventuali sacrifici ecologici. Poi usa Bjorn Lomborg pro domo sua, attribuendogli una conversione inesistente (da “negazionista” a tiepidamente interventista) perché Lomborg non ha mai negato l’esistenza del cambiamento climatico né il ruolo dell’uomo, ma ha sempre sostenuto (e lo fa ancora adesso) l’opportunità di non spendere tonnellate di soldi nelle politiche che piacciono a Sartori.

Comunque, dicevo, Sartori conclude il pezzo dicendo una cosa molto giusta, e questo gli va riconosciuto. Il ragionamento è che le varie profezie su questo o quel disastro si rivelano sistematicamente fallaci perché pretendono di avere una precisione di cui non disponiamo. Per Sartori, possiamo individuare delle tendenze (quelle che individua lui sono peraltro sbagliate, come sull’esaurimento delle risorse, ma questo è un altro discorso) ma non fissare delle date fine-di-mondo. Tuttavia, l’opinione pubblica è sensibile proprio a queste ultime, quindi – secondo Sartori – c’è una sorta di trade off tra l’onestà nella comunicazione scientifica e l’efficacia nel raggiungere gli obiettivi politici a essa collegati (già sentito?). Dunque,

predire scadenze è sbagliato; ma non farlo rende la predizione inefficace. Come uscire da questo circolo vizioso? Non lo so.

Ecco: “non lo so” sono le tre parole più corrette dell’articolo. Solo, andrebbero generalizzate.

Update 10:18 AM: testo corretto secondo il rilievo di LucaF. Grazie Luca!

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8 Responses

  1. Ottimo articolo di Stagnaro mi permetto di rilevare un piccolo errore all’autore nella seguente frase:
    “ma ha sempre sostenuto (e lo fa ancora adesso) l’opportunità di spendere tonnellate di soldi nelle politiche che piacciono a Sartori.”

    Manca un NON tra il “di” e lo “spendere” per dare senso alla distinzione tra i due personaggi.

    Post: Il governo non educa le masse sull’ambientalismo ecologista?.
    Ma se abbiamo un governo italico che impedisce a Fidenato di coltivare 6 semini OGM opponendosi al rispetto delle normative europee e alle sentenze del Consiglio di Stato a favore di tali coltivazioni!!!.
    Ma se abbiamo ministri e governatori di regioni che applaudono sette religiose come Greenpeaceology!
    Ma se i media propagandano solo nazisalutismo proibizionista ecofondamentalista!.
    Sartori se fa caldo nel tuo loft accendi il climatizzatore a NY prima di scrivere i tuoi articoli!
    Qui comunque in Italia la temperatura non è proprio estiva ma autunnale….
    Ciao da LucaF.

  2. Bestia Bugblatta

    Vedo che anche Sartori usa gli stessi metodi degli altri ambientalisti: etichettare come colluso dei petrolieri chiunque non la pensi come loro.

    Anni fa il portavoce per eccellenza, di fatto, degli interessi petroliferi e di gran parte della grande industria è stato il danese Bjorn Lomborg, che con il suo molto reclamizzato libro L’ambientalista scettico negava la stessa esistenza del problema ecologico e anche la crescente scarsità delle risorse energetiche e dell’acqua.

    Io ho letto il libro “cool it”, uscito dopo l’ambientalista scettico e mi è sembrato un libro pieno di buon senso, ma forse anch’io sono pagato da petrolieri, sebbene né io né il mio conto corrente ce ne siamo accorti.

    Volevo infine segnalarvi l’ennesima mazzata alla “mazza da hockey”. E’ uscito un nuovo studio che, prendendo per buoni i campioni di dati utilizzati per riprodurre i famosi “hockey stick”, dimostra come le ricostruzioni siano statisticamente inesatte.
    Per maggiori dettagli:
    http://wattsupwiththat.com/2010/08/14/breaking-new-paper-makes-a-hockey-sticky-wicket-of-mann-et-al-99/

  3. @ Carlo Stagnaro
    Grazie mille per la citazione finale!.

    @ Bestia Bugblatta

    Concordo con il tuo post, io il libro di Lomborg “Stiamo freschi” me lo sono letto e francamente non mi pare che fosse molto negazionista sul problema uomorsomaiale. 😉
    Lomborg mi pare una sorta di “Milton Friedman dell’ambiente” (se mi passate il paragone azzardato!), un perfezionista dell’efficienza d’intervento ambientale da parte dei governi non certo un negazionista nè del problema nè dell’interventismo come lo tratteggia Sartori.
    Sartori anzichè parlare di ecofondamentalismo dovrebbe spiegare agli italiani come sia possibile giustificare a norma di legge e nel vincolo e rispetto della proprietà privata, che un campo di mais OGM perfettamente a norma di legge comunitaria europea (riconosciuta dalla sentenza del Consiglio di Stato italiano) sia stato non soltanto sequestrato dalle autorità di pubblica sicurezza italiana ma in seguito distrutto da un manipolo di vandali criminali il tutto sotto gli occhi delle forze dell’ordine e il plauso delle autorità politiche italiane che ne avrebbero dovuto tutelare l’incolumità fisica sino alla chiusura dell’inchiesta.
    Il profffff Sartori che insegna diritto e i fondamenti del vivere civile in società dovrebbe allora spiegarci quali norme di un paese civile riconoscano come compito dello Stato, quello di indurre al reato di istigazione a delinquere e alla distruzione della proprietà privata.
    Torno inoltre a riproporre e invito Sartori e i sartoriani del Corriere alla visione del seguente filmato che dimostra inequivocabilmente i veri stipendiati da petrodollari:
    http://www.youtube.com/watch?v=PczlAEvar84
    Forse prima di pubblicare simili editoriali (a spese dei contribuenti) in prima pagina farebbero bene ad informarsi sulla rete oltre che a testare le capacità cognitive del “Platone toscano”. 😀

    Post: Mi sa che Sartori c’è l’abbia ancora con un certo suo ex studente americano che non frequentava le sue lezioni all’università….
    Il punto è che se Sartori ambisce a diventare suo intellettuale di corte negli Usa anzichè scrivere sull’italico Corriere della Sera farebbe prima a scrivere una letterina email al suo ex (mancato) studente direttamente a questo indirizzo: http://www.whitehouse.gov/contact
    Comunque visto il maestro, l’allievo è giunto a medesime deliranti conclusioni ambientali e politiche anche senza frequentare le sue lezioni magistrali universitarie. 😀
    Saluti da LucaF.

  4. Nicole Kelly

    Sul sole24ore c’è un articolo dove si cita il fisico Hawkings che predice che, causa disastro climatico e sovrapopolazione, bisognerá lasciare la Terra.
    Fate un po’ voi….

  5. Bestia Bugblatta


    Sul sole24ore c’è un articolo dove si cita il fisico Hawkings che predice che, causa disastro climatico e sovrapopolazione, bisognerá lasciare la Terra.

    Anche un grande scienziato quando vuole fare il profeta può dire delle solenni baggianate.
    Per non parlare del resto dell’articolo a cominciare dal titolo che, come accade spesso, non è coerente con il contenuto.

    Volevo poi soffermarmi sui famosi esperti dell’IPCC:

    Gli esperti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’agenzia dell’Onu che si occupa dei cambiamenti climatici, hanno dichiarato che gli eventi catastrofici degli ultimi giorni sono coerenti con le conclusioni raggiunte dai loro studi, sebbene i fatti di una singola annata non siano da soli sufficienti a dimostrare la bontà delle previsioni.

    mi piacerebbe sapere se i loro studi hanno previsto l’ondata di gelo in sud America il record dell’estensione dei ghiacci marini dell’antartide (un mese prima del massimo stagionale) e la diminuzione dell’attività degli uragani degli ultimi anni (prevedono un aumento per quest’anno, ma staremo a vedere).

    Dicendo questo non voglio negare che la temperatura globale è aumentata negli ultimi anni, anche se la sua quantificazione è difficile da stabilire, tuttavia ritengo che abbiamo una conoscenza troppo incompleta per fare certe previsioni.

  6. Citazione in punto di “non lo so”, e perciò di consenso. “Per controllare il rischio è necessario spaventare la gente”. Goebbels? No. Anthony Giddens. E parlava di ambiente e clima.

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