10
Mag
2012

Breve profilo del caos – di Gerardo Coco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.

Lo scorso aprile George Soros scriveva sul Financial Times: l’Europa è entrata nella fase letale. Per sottrarla a questo destino il finanziere suggeriva la revisione del fiscal compact e, come gli è congegnale, anche fantasiose ingegnerie finanziarie. In realtà l’Europa è un morto vivente a cui nessuna operazione finanziaria, nessuna revisione di patto fiscale, nessun patto per lo sviluppo può ormai restituire vita. E a questo cadavere politico/economico privo di soluzioni socialmente ed economicamente realizzabili, ora non restano di vitale che sussulti di risentimento e antipatia verso il responsabile della cura che avrebbe creato la malattia: la Germania (ma a Maastricht gli stati membri cosa pensavano di aver firmato nel 1997? un accordo su come vivere alle spalle di un superstato garantito dal Quarto Reich?).

Coloro che oggi criticano la Germania dovrebbero ricordarsi che è stata la forza economica di questo paese a permettere all’Europa di non disintegrarsi prima del tempo disinnescando, temporaneamente, bombe finanziarie sparse nei paesi del mediterraneo. Pagandone naturalmente pesanti conseguenze. Inoltre dovrebbero ricordare che le politiche di austerità, (così come concepite, inutili e controproducenti) sono state imposte dalla Troika (BCE, UE e FMI) come contropartita del salvataggio europeo.

Siamo comunque arrivati al capitolo finale dell’odissea europea e c’è solo da speculare sul come si arriverà al punto di non ritorno, preparandosi alle conseguenze. Potrebbero essere proprio le reazioni antitedesche ravvivate dall’elezione di François Hollande in Francia a creare un nuovo “cigno nero”. Mentre tutti si aspettano l’imminente uscita della Grecia, Spagna e Portogallo, paesi ormai implosi e con tassi di disoccupazione da depressione, potrebbe essere la Germania a stravolgere lo scenario abbandonando volontariamente l’euro, magari per creare insieme ai paesi forti come i Paesi Bassi, la Finlandia e la Svezia una nuova valuta. Questa prospettiva che, ci sembra non essere mai stata presa in considerazione metterebbe fine alle conflittualità e gli scaricabarile tra i paesi mettendoli di fronte alle proprie responsabilità.

Pochi giorni fa la Foundation for Family Business di Monaco ha promosso una azione legale contro il consiglio di amministrazione della Bundesbank accusandolo di nascondere la vera entità del rischio per i cittadini tedeschi dei costi del salvataggio europeo (“German tempers boil over back-door euro rescues” –  Telegraph). Un’azione esemplare, istituzionalmente rappresentativa della consapevolezza di un’opinione infuriata per i danni tangibili creati dalla moneta unica: le operazioni di salvataggio sono costate ai contribuenti fino ad ora, oltre 2 trilioni di euro. Angela Merkel si appresta a fronteggiare le elezioni nel 2013 e la sua politica sarà simmetricamente opposta a quello di François Hollande, perseverando tenacemente nella linea rigorista per rendere le condizioni di futuri salvataggi talmente pesanti da indurre i paesi coinvolti a rifiutarli e dare l’occasione ai tedeschi di sbarazzarsi dell’euro in modo pulito. Tutti i governi europei vorrebbero essere salvati dalla BCE (in questo senso va interpretata l’impazienza smodata e malsana per gli euro bond) e continuare impunemente le politiche di spreco. Ma ogni futuro salvataggio creerebbe i presupposti di un’inflazione incontrollabile, uno spettro per l’elettorato tedesco che il Cancelliere federale deve dimostrare di saper esorcizzare.

Ciò che non si vede

Per valutare l’attendibilità dell’ipotesi dell’abbandono tedesco bisogna richiamare alcuni fatti importanti che la cronaca economica non ha messo abbastanza a fuoco.

Innanzi tutto la Germania negli ultimi mesi ha:1) approvato una legge che le permetterebbe di uscire dall’euro senza abbandonare l’Europa; 2) riattivato il SoFFin (Sonderfonds Finanzmarktstabilisierunghttp://en.wikipedia.org/wiki/SoFFin, il fondo per la copertura di rischi finanziari sospeso nel 2010, stanziando 480 miliardi di euro per predisporre un piano di emergenza a garanzia del sistema bancario in caso di crollo della moneta unica. Praticamente ha già cominciato a coprirsi contro tutti i rischi e a prepararsi per il ritiro dall’eurozona qualora venisse incalzata dai paesi membri ad effettuare salvataggi incondizionati.

La LTRO, mega operazione di liquidità della BCE di un trilione a favore di 800 banche europee avvenuta tra il luglio 2011 e il febbraio scorso, ribattezzata sarcasticamente da un economista, Lourdes Treatment and Resuscitation Option, perché ormai solo un miracolo può salvare l’eurozona, ha portato in pochi mesi a un’incredibile espansione del bilancio della banca centrale europea: circa 3 trilioni, una cifra superiore al PIL tedesco, francese o italiano (praticamente un quarto dell’intero il PIL europeo pari a 12,48 trilioni) senza risolvere nessun problema. La sproporzione tra la dimensione gigantesca dell’operazione e la sua inefficacia è una prova inequivocabile dell’impossibilità di uscire dalla crisi. Queste risorse, senza apportare nessun beneficio al sistema industriale, sono già state dissipate ed esaurite. Le ruote del sistema bancario europeo continuano a girare a vuoto. Forse non è ancora chiaro il meccanismo: le banche dovranno continuamente ricapitalizzarsi per compensare le perdite sui debiti sovrani permanentemente crescenti che sono obbligate ad acquistare.

Secondo il FMI le banche europee hanno una leva finanziaria di 26 a 1. È pertanto sufficiente una svalutazione dell’attivo del 3.85% per eliminarne il loro capitale. Se i titoli fossero valutati secondo il mercato (marked to market), la svalutazione risulterebbe di gran lunga superiore; tutte le banche, quindi, sono sempre soggette a enormi perdite che la BCE deve permanentemente finanziare.

Tutte le operazioni finanziarie di salvataggio fino ad oggi sono state mandate ad effetto per coprire le falle che i governi europei hanno tentato di mascherare e che riguardano la reale esposizione del sistema bancario nei confronti dei PIIGS. Un esempio è quello dell’esposizione tedesca nei confronti della Grecia su cui la Banca dei regolamenti internazionali ha mentito quantificandola a 3.9 miliardi invece di 8 miliardi come segnalato il quotidiano The Guardian (“Greece debt crisis: how exposed is your bank?”). Solo le prime tre banche tedesche, DZ Bank, Commerzial Bank, Postbank, hanno un esposizione di oltre 5 miliardi di euro il che significa che, in media, il 20 del loro capitale è praticamente svanito.

E siccome tutte queste operazioni a vuoto non potevano essere sufficienti a riempire un pozzo senza fondo, pure gli USA hanno partecipato clandestinamente al salvataggio bancario europeo (“The Federal Reserve’s Covert Bailout of Europe”)

Le banche europee dal 2011, con gli stati sull’orlo del collasso, hanno avuto difficoltà nel rinnovare I prestiti in dollari a breve. Poiché agli USA è vietato il salvataggio delle banche europee, dal settembre 2001, la FED ha aggirato il problema attraverso operazioni di swap (temporary U.S dollar liquidity swap arrangement) che tecnicamente non sono prestiti. Con queste operazioni, infatti, la FED vende dollari alla BCE che si impegna a restituirli a data futura e a tasso convenuto. Ma la BCE naturalmente usa i dollari per finanziare il proprio sistema bancario. Così la FED mascherando il salvataggio con un prestito alla sua collega europea, ha allargato il suo ruolo a salvatore “internazionale” di ultima istanza. Questo spiega anche la relativa stabilità dell’euro a circa 1.30 dopo che aveva perso il 17% all’epoca del primo salvataggio greco. Ma bisogna scordarsi che l’America in futuro possa soccorrere l’Europa. Nessun paese è in grado di salvarne un altro di tre volte maggiore: il sistema bancario americano ha infatti una dimensione pari a 12 trilioni di dollari contro quello europeo di 46.

Se teniamo conto di quello che dice Mohamed El-Erian, il CEO della PIMCO il più grande investitore di bond al mondo, (“French banks could tip Europe back into a full-blown crisis”), le banche francesi avrebbero addirittura una leva reale di quasi 100-to-1!! Insomma sarebbero degli organismi finanziari senza capitale, completamente a debito. Quando Hollande si renderà conto di questo si pentirà della avventata dichiarazione prima di essere eletto: “Mon seul ennemi, c’est la Finance” e finirà per perseguire le stesse politiche del predecessore e degli altri colleghi europei cioè di questua alla BCE.

Se prestiamo fede alla analisi di Jagadeesh Gokhale senior fellow del prestigioso Cato Institute di Washington, “Measuring the Unfunded Obligations of European Countries”, gli impegni assunti dai governi senza copertura finanziaria raggiungono una cifra da capogiro: per far fronte agli impegni finanziari di welfare, ogni paese europeo, in teoria, dovrebbe accantonare una cifra pari a quattro volte il PIL per ottenere al tasso corrente un reddito necessario al finanziamento del sistema sociale. Le Unfunded Liabilities sono appunto le promesse di spesa eccedenti i fondi a disposizione degli stati e di cui non sono stati fatti accantonamenti ma che andranno pagati. Pertanto è chiaro che negli anni a venire il welfare potrà essere assicurato “pignorando” i cittadini europei. Infatti questo scenario dell’orrore è facilmente prevedibile se si tiene conto dell’invecchiamento della popolazione europea, della stagnazione e della disoccupazione strutturale. Secondo Alex Weber l’ex presidente della Bundesbank (eliminato dalla gara per la presidenza della BCE dopo Jean-Claude Trichet, perché considerato non abbastanza inflazionista) il debito reale della Germania al lordo delle unfunded liabilities non sarebbe quello ufficiale dell’84% ma supererebbe il 200%. Ma questa stima secondo Jagadeesh Gokhale è ottimista: secondo lui le unfunded liabilities erano già nel 2009 del 418% cioè più di due volte superiori al PIL!

A fronte di questa situazione pensare che la Germania possa continuare a sostenere o sacrificarsi per l’Europa è ridicolo. Dopo essere stata per dieci anni la rete di protezione dell’Europa la Germania ha esaurito il suo ruolo. Se ne traggano le ovvie conseguenze.

Tempi decisivi

Un giorno gli storici dovranno parlare dell’immenso spreco economico e sociale causato dall’Europa. Esso non ha eguali nella storia ed è ora di fermarlo. Non esistono più strategie di natura finanziaria e il popolo tedesco l’ha capito.

È venuto per tutti il momento di pensare alla transizione e, per una volta, cercare di prevenire una crisi che si presenta così evidente ed imminente che nessuno potrà invocare la sorpresa di un cigno nero e cadere dalle nuvole. Qui siamo di fronte ad un pterodattilo, è il caso di dire. Se la crisi non viene gestita sarà molto ma molto peggiore di quella del 2008. Pertanto la si prevenga pianificando con spirito pragmatico l’uscita dall’eurozona. Sarebbe da irresponsabili non farlo e continuare a pensare a soluzioni miracolistiche. Il conto alla rovescia è già cominciato.

È sbagliato credere, come è stato detto, che l’Europa potrebbe al peggio subire la sorte del Giappone che ristagna da un quarto di secolo. Il Giappone è un paese, non un gruppo di paesi e comunque sopravvivrà. L’Europa non è un paese ma un’unione di paesi e non sopravvivrà. L’Europa non è una vacca sacra alla quale si debbano sacrificare i cittadini europei riducendoli al servaggio. Prevedere e prevenire l’uscita da un’unione che non funziona non è una catastrofe, è una decisione sensata. Eppure siamo sicuri che gli stolidi burocrati faranno di tutto per salvare l’euro a costo di distruggere la classe media e trasformare l’Europa in un luogo di tirannia fiscale, un incubatore di conflitti, di movimenti separatisti e di drammi sociali.

Irene Pimentel, la storica portoghese riferendosi all’apparente stoicismo dei portoghesi di fronte alla crisi, recentemente ha detto: “Alla fine la popolazione esploderà. È impossibile che le persone restino così impassibili. Sono preoccupata per la democrazia”. Anche noi.

You may also like

Jacques Delors: un socialdemocratico vero, architetto di un’Europa alla francese
Consigli di lettura per il 2024 (prima parte)
Taglio del cuneo fiscale: utile, ma non risolutivo
Aiuti di stato Alitalia, meglio tardi che mai?

31 Responses

  1. @mbonva

    Agghiacciante. Ma il problema non e’ l eurozona in se. Ma i debiti dei singoli Paesi. PFIIGS direi aggiungendo Francia. E la stabilita del $ su € non e’ dovuta anche alla debolezza $ x eccessivo debito Usa? Qual’e’ la leva bancaria li’? Quale valuta si sta rafforzando al mondo? Neanche il franco sv. Allora non e ‘ che forse la Germania esportatrice con un nuovo DM forte non andrebbe lontano? O si comprano il mondo? Grazie.

  2. Sinceramente penso che si stia facendo un dramma inutile. L’Euro fa paura a tanti proprio perchè è una moneta forte. Che poi questa forza sia stata costruita sul nulla, o meglio, sul debito, onestamente non è dato a sapere. Non facciamo l’errore di valutare la situazione nel ristretto ambito italiano ; ci sono paesi in Europa che stanno galoppando nonostatnte tutto. Certo è che in Europa c’è qualcosa che non funziona http://www.ersiliogallimberti.blogspot.it/2012/05/leuropa-deve-rivedere-il-suo-modello-di.html

  3. RiccardoC

    Per quanto riguarda Hollande, il suo è uno slogan, la comunicazione è importante. Con i sofismi e i distinguo non si vincono le elezioni. Per esempio se io dovessi trovare uno slogan per il candidato dei miei desideri dichiarerei “dipendenti pubblici, fuori dalle palle!”. E’ ovvio che sarebbe una brutale semplificazione del mio pensiero, ma credo che potrebbe aprire una breccia nel cuore di molti elettori.

  4. Forse é il momento di considerare seriamente la creazione di una federazione di stati europei. Quello di USA e quello australiano funzionano benissimo.

    I politici devono abbandonare il concetto della inviolabilità della sovranità dello stato ed avere un concetto piú moderno ed attuale. Potrebbe essere la nostra unica via di uscita, se é tutto vero quello che ci espone Coco.

  5. Filippo

    Premetto che il mio post è più sentimentale che altro.Mi dispiace dover pensare e vedere purtroppo che passo dopo passo a meno di imprevisti colpi di scena questo scenario di “disgregazione” europea,che ancora non si sa che forma prenderà, si sta sempre più avvicinando.
    Sono più attratto dalla storia che dall’economia (il mio conto in banca lo può testimoniare…)e pensare che l’unione europea sorta faticosamente e dopo terribili e devastanti guerre fra le Nazioni che la compongono stia iniziando inesorabilmente a sfilacciarsi a sfaldarsi mi rattrista molto.E’ vero,non è sicuramente la migliore forma di unione che si potesse pensare,ma da un alto e nobile concetto siamo arrivati a questo punto per la fretta di estenderne i confini a altri Paesi che forse non erano pronti,per insipienza di politici “locali” che l’hanno sfruttata a loro uso e consumo,per cecità finanziaria da parte di quegli stessi organi che avrebbero dovuto dirigerla,per l’egoistica incapacità dei popoli di riuscire a delegare-rinunciare al loro potere “locale” in nome di un più alto interesse comune.L’implosione (forse inevitabile ma spero di sbagliarmi)dell’Europa avrebbe conseguenze pesantissime e non solo economicamente,come le avrebbe il continuare su questa politica di folle rigore.Temo una frammentazione del panorama europeo.I particolarismi mi fanno paura,sono sempre l’anticamera per cose peggiori (altra storia e ben altra situazioni poco o niente comparabili ma la dissoluzione dell’ex Jugoslavia con quel che ne è seguito non è accaduta in un altro pianeta e neppure troppi anni fa).Temo un’idea di Germania contro resto d’Europa,con Francia che per tradizione di grandeur si sente un passo avanti agli altri,Il Regno unito che a seconda dei suoi interessi flirta ora con gli USa ora con i vari Paesi europei senza però compromettersi,gli altri Paesi che ora qui ora là cercano di barcamenarsi e trovare una via di sopravvivenza.Siamo certi che senza l’Europa tutto tornerà ad andare meglio?Vi chiedo scusa per questo sfogo,scritto così come mi è venuto in mente.

  6. massimo

    @RiccardoC
    considerato che la stragande maggioranza di chi và a votare sono quelli che con lo stato ci mangiano, mi sà che non verresti eletto 🙂

  7. Stefano

    A proposito di dipendenti pubblici, all’assessorato al commercio di Torino tutto si ferma quando un’impiegata arriva in pantofole sciabattanti, reggendo un vassoio con la moka e le tazzine e urla: “Caffeeeeh! Caffeeeeh!”
    Come dice il grande Mario Seminerio, ce lo meritiamo tutto, il default.

  8. Marco Tizzi

    Si rilancia l’idea della doppia moneta: Euro per le transazioni internazionali, moneta(e) locale(i) per ogni Paese nel proprio mercato interno.

  9. Marco Tizzi

    @RiccardoC
    Questa mattina ho sentito il candidato del M5S a Palermo che dichiarava candidamente “nel mio programma c’è il licenziamento dei dipendenti del Comune perché sono troppi”.

  10. Odin

    Buongiorno 🙂
    Qui occorre una NewCo Europa (direi in sintonia con Lorenzo Camillo)
    A me non crea problemi votare un presidente degli Stati Uniti d’Europa e sapere che a Roma c’è un Governatore con assemblea di 100 rappresentanti.

    L’alternativa è la retromarcia.

  11. Fabio Cenci

    1)Soros e’ solo un gangster del tutto inaffidabile e le sue batoste le ha prese anche lui

    2)l’Italia, la Spagna, la Francia, il Portogallo…certo che si meritano il default… lo sappiamo benissimo ma c’e’ ancora il 67% di persone che vanno a votare, la maggior parte delle quali votano per il mitico ABC; questa e’ la prova provata che ci meritiamo il default dato che votiamo lo stesso, e premiamo gli stessi…..quindi va tutto benissimo cosi’ (io ovviamente NON voto ABC)

    3)l’Euro piace(va) solo a quel cretino di Prodi, una faccia un simbolo di preclara intelligenza, e al vecchio rimbambito Ciampi; ovviamente questi due minus habentes credevano di far fessi i krukken, come i Greci insomma, scaricando sul loro poderoso fondoschiena la nostra zavorra del debito ecc. I Greci erano contenti come una Pasqua di poter continuare a far fessi i lavoratooooooooriiiiiiiii, con pernacchia successiva alla A. Sordi per intenderci. Ecco, adesso pagano……pagheremo

    4)la Germania NON e’ esente da colpe, e sta NASCONDENDO i suoi debiti (dei Lander), e questo continua ad essere passato sotto silenzio, perche’ loro sono i signori e padroni, e Coco non sembra reminiscente di questo semplice fatto. INOLTRE, la BCE non e’ una Banca Centrale, ma e’ la riedizione della Banca Centrale Krukka, ERGO NON VA……il problema e’ alla radice. La Banca Centrale Europea deve essere Europea e NON PRIVATA, ma degli Stati Europei, anche federati mi va benissimo. Non puo’ essere un feudo di Krukkonia. Ma ai katrtoffeln va piu’ che bene cosi’; sono loro che ci stanno facendo fessi e non il contrario.

    Morale: lasciare l’Euro ovviamente e’ dolorosissimo, niente e’ senza conseguenze, ma mi chiedo: per quanto tempo possiamo restare in questa gabbia di matti e senza una Banca Centrale?

    Bisogna fare una valutazione quantitativa di quanto ci costa rimanere e quanto ci costa uscire. Ovviamente Monti non e’ proprio all’altezza di questo compito ragionieristico; lui sta nell’Empireo e ha bisogno di “tecnici”, quelli con gli attributi.

    Chi sa fare fa, chi non sa fare fa il Monti, INSEGNA!

  12. Alberto Mag

    Mi pare di capire che, chi più – chi meno, tutti gli stati operano con conti truccati.
    Inoltre il problema è tutto finanziario. A questo proposito vorrei far osservare che la Germania la sua unificazione l’ha fatta anche (se non soprattutto) con i soldi europei. E ha imposto l’allargamento della UE a Est, pagato anche questo con i contributi europei. Pertanto non è così generosa come si vuol far credere. La vera nefandezza è stata costuire una UE e l’euro (quasi mi scappava “Marco” – lapsus significativo) senza prima avere l’unificazione politica a 10 (o 12). E’ di tutta evidenza che questo non interessava e non c’era la volontà di farlo (l’unificazione della Germania, però si fece, e la DDR era conciata peggio di molti PIIGS). Quanto alle banche indebitate: non sono “private”? E allora qual’è il problema ? E’ pari a quello delle industrie, se non fosse che l’industria dà da lavorare a tante persone che producono e vendono i loro prodotti (all’estero soprattutto nel caso tedesco), mentre le banche si sono fatte tanti bei soldini con i derivati e compagnia e ora che è stato scoperto il trucco tremano. Sono i signori come Soros e i vari gestori di fondi che devono tremare (e infatti lo fanno). E’ necessario certamente tagliare la spesa ma non uccidere la gallina che produce. Si deve tornare a un sistema che non abbia una così marcata (pazzesca) leva finanziaria. Se qualcuno deve rimetterci che ci rimettano i finanzieri, non le persone e i produttori.

  13. Davide Gionco

    Non concordo con le analisi che leggo.
    L’economia italiana ed europea va a rotoli non per una sola causa, ma per un insieme di con-cause.

    Il Problema dell’euro è che è stato realizzato unificando i sistemi monetari, ma senza unicare il sistema politico e fiscali.
    Le profonde differenze fra le diverse nazioni europee hanno portato a degli squilibri commerciali fra la Germania e i paesi del Sud Europa senza che vi fossero dei meccanismi di compensamento.
    In Italia quando avevamo la lira c’erano degli scompensi commerciali fra Nord e Sud, ma venivano almeno in parte ribilanciati tramite la redistribuzione fiscale.
    In Europa questi squilibri venivano ribilanciati dalla fluttuazione dei cambi.
    Se la Germania esportavo troppo verso l’Italia, il marco si rivalutava, la lira si svalutava fino a non rendere più convenienti le esportazioni tedesche verso l’Italia e le importazione in Italia dalla Germania.

    Oggi invece capita che ogni anno escono dall’Italia oltre 60 miliardi di euro, il 4% del PIL, che vanno verso la Germania e che non ritornano.
    E’ normale, quindi, che in Italia ci sia una crisi di liquidità che sta affossando l’economia reale.
    Eppure si continua a parlare in modo isterico solo del debito pubblico e non del debito estero.

    La seconda causa della crisi il meccanismo perverso e illogico di creazione del denaro.
    Se oggi lo Stato ha bisogno di 100 €, deve emettere un titolo di stato da 100 € per averli.
    Dopo di che questi 100 € entrano in circolazione in Italia (lo Stato paga il proprio dipendente, il quale fa la spesa, etc.).
    E’ normale che la massa monetaria debba aumentare, per fare fronte all’aumento dei prezzi.
    Per mantenere questi 100 € in circolazione, lo Stato deve rinnovare ogni anno (ipotizzando titoli a scadenza annuale) quel titolo iniziale che ha coperto l’emissione di 100 €.
    In alternativa potrebbe ritirare dalla circolazione quei 100 €, ad esempio mediante imposizione di tasse, e poi usarli per saldare il debito e non rinnovare più l’emissione di titoli.
    Ma in questo modo la massa monetaria rimarrebbe costante.
    Ad esempio oggi dovremmo farci bastare gli stessi euro che circolavano 10 anni fa, pur sapendo che i prezzi sono aumentati del 50%. Non pare credibile.
    Ora, ipotizziamo un tasso di interesse dei titoli del 4% annuo.
    Il primo anno lo Stato dovrà pagare 104 € per saldare il titolo emesso l’anno precedente per avere i 100 €.
    Per pagare questi 4 € di interessi dovrà aumentare le tasse o tagliare i servizi di 4 € oppure il secondo anno dovrà emettere nuovi titoli per 104 €, che al saldo dovrà pagare 108.16 €.
    Dopo 20 anni di questo esercizio lo stato dovrà emettere 219.11 € di nuovi titoli di stato.
    In 10 anni il debito pubblico sarà più che raddoppiato.
    Oppure dovrà avere, ogni anno, aumentato le tasse del 4% o tagliato i servizi del 4%, ovvero aumentato gli introiti dello stato (e le uscite degli italiani) di 119.11 €.

    Se avete modo di consultare le tabelle relative, si scoprirà che l’82% dell’attuale debito pubblico è costituito DAI SOLI INTERESSSI sui titoli di stato emessi a partire dal 1990.
    Ciò significa che è proprio questo meccanismo a fare crescere il debito pubblico e a fare spostare risorse dall’economia relae (che paga le tasse) all’economia finanziaria (che vive sugli interessi dei titoli di stato, senza ppodurre nulla).

    Mentre si continua ad acccanirsi contro lo stato che spende e i politici che rubano (sacrosanto farlo, ci mancherebbbe), non si sente nessuno che metta in discussione il meccanismo perverso che ci ha portato nella situazione in cui siamo.
    Eppure non sta scritto in nessun manuale di fisica o di chimica che sia concretamente impossibile creare denaro senza una controparte di titoli di stato a debito e ad interesse.

    Una qualsiasi coompagna telefonica vende delle schede prepagate, che sono una forma di denaro, le quali si estinguono facendo le telefonate. Senza nessun interesse.
    Per il denaro si potrebbe fare la stessa cosa: lo Stato lo crea, il denaro circola, e viene annuallato quando ritorna allo Statocome pagamento di tasse.

    Il tutto senza emettere dei titoli di stato ad interesse, che risultano inestinguibili, per il fatto che mancheranno sempre quei 4 € per pagare gli interessi.

  14. John Galt

    @Davide Gionco
    Ma in questo modo la massa monetaria rimarrebbe costante.
    Ad esempio oggi dovremmo farci bastare gli stessi euro che circolavano 10 anni fa, pur sapendo che i prezzi sono aumentati del 50%. Non pare credibile.

    mmmh … inflazione è aumento della massa monetaria (da cui deriva ogni aumento dei prezzi). Di conseguenza, tu dici che “oggi dovremo farci bastare la stessa massa monetaria che circolava 10 anni fa, pur sapendo che la massa monetaria è aumentata”. No, non è decisamente credibile 😉

    La mente che riuscirà a trovare un meccanismo per ricondurre ad un sistema di gold standard (che è tendenzialmente deflazionistico) l’attuale sistema di stampanti impazzite che ci sta trascinando a fondo, vincerà il noberl per l’economia per almeno 10 anni consecutivi.

  15. fabrizio

    questo scenario da tregenda è stato causato da mille ipocrisie, volontarie ambiguità, infingimenti e moralismi autoreferenziali. La realtà presenta il conto come nel URSS del 91. Dobbiamo attraversare il fiume in piena; speriamo di portare qualcosa sull’altra riva.

  16. andrea

    @Davide Gionco
    Il Suo stato crea il denaro dal nulla. Se ne rende conto?
    E’ quanto succede già oggi con il Dollaro e con l’Euro (fiat money a corso legale) stampati da Fed e BCE per salvare il sistema banche-politica interventista.
    Un sistema fallimentare fondato sull’azzardo morale, come vediamo in questi anni terribili. E che in Italia vogliono correggere distruggendo solo il settore privato più piccolo, più indifeso e soprattutto non contiguo al potere politico della spesa in deficit.
    La moneta che vuole Lei è solo carta inflazionabile e svalutabile. Dietro quella carta cosa c’è?
    Ha ragione John Galt: la responsabilità la impone solo il ritorno al GoldStandard.
    Ma come?

  17. Marco Tizzi

    @John Galt
    A parte che il Nobel per l’economia non esiste, non mi pare che al momento ci sia un economista sulla piazza, almeno quella che politicamente conta, che proponga un ritorno a un gold (o qualcosa-di-concreto) standard.
    L’unico che lo propone è un politico e si chiama Ron Paul (imperdibile il suo duetto con Krugman, si trova su youtube).

    Il problema è che c’è un intero popolo, quello tedesco, convinto che la moneta sia ancora qualcosa di reale e che quindi il debito mondiale, pubblico o privato che sia poco cambia, si debba in qualche modo “ripagare” (e non rifinanziare).
    Cosa che non può funzionare.
    E infatti non funziona.

    E’ come utilizzare un simulatore di volo per fare un viaggio intercontinentale: anche se atterri è difficile riuscire poi a visitare la destinazione.

  18. Mario45

    @ Marco Tizzi
    Scusi Marco, ricordo male o Modigliani e’ stato premio nobel per l’economia ? In ogni caso, se non ci fosse il Nobel, verrebbe istituito all’uopo.

  19. Marco Tizzi

    @Mario45
    Il cosiddetto “Nobel per l’economia” è un premio che la Banca di Svezia si è inventata e, dato che faceva figo, ha dedicato a Nobel.
    Possiamo anche inventarcelo io e lei, non cambia niente: è una delle tante, gigantesche, bufale mediatiche che ci propinano i giornali e le TV.

    Il testamento di A. Nobel recita:
    Io, Alfred Bernhard Nobel, dichiaro qui, dopo attenta riflessione, che queste sono le mie Ultime Volontà riguardo al patrimonio che lascerò alla mia morte. […]

    Il testamento di Nobel, esposto in copia a Sanremo nella Villa Nobel

    La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità. Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che abbia fatto la scoperta o l’invenzione più importante nel campo della fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il più grosso incremento nell’ambito della chimica; una parte alla persona che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina; una parte ancora a chi, nell’ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace. I premi per la fisica e per la chimica saranno assegnati dalla Accademia Reale Svedese delle Scienze; quello per la fisiologia o medicina dal Karolinska Instituet di Stoccolma; quello per la letteratura dall’Accademia di Stoccolma, e quello per i campioni della pace da una commissione di cinque persone eletta dal Parlamento norvegese. È mio espresso desiderio che all’atto della assegnazione dei premi non si tenga nessun conto della nazionalità dei candidati, che a essere premiato sia il migliore, sia questi scandinavo o meno.
    Come esecutore testamentario nomino Ragnar Sohlman, residente a Bofors, Varmland, e Rudolf Liljequist residente al 31 di Malmskillnadsgatan, Stoccolma, ed a Bengtsfors vicino ad Uddevalla. […]
    Questo Ultimo Volere e Testamento è l’unico valido, e cancella ogni altra mia precedente istruzione o Ultimo Volere, se ne venissero trovati dopo la mia morte.
    Infine, è mio esplicito volere che, dopo la mia morte, mi vengano aperte le vene, e una volta che ciò sia stato fatto e che un Medico competente abbia chiaramente riscontrato la mia morte, che le mie spoglie vengano cremate in un cosiddetto crematorio.
    Parigi, 27 novembre 1895
    Alfred Bernhard Nobel

    E cmq una moneta legata ad uno standard aureo renderebbe il Sudafrica il Paese più potente del mondo.
    Cosa che non mi dispiacerebbe perché ci ho vissuto e ci tornerei volentieri, ma mi pare un filo anacronistica. Come scrisse un giorno Randall Wray “la probabilità che si torni ad uno standard aureo è pari allo zero assoluto”.
    Purtroppo c’è una grossa confusione tra la natura della moneta e la “dimensione” dello Stato. Cosa che non è assolutamente comprovata dalla realtà dei fatti, dato che tutti gli Stati “snelli” e “liberisti” adottano comunque una moneta fiat basata sul debito, con tanto di moltiplicatore monetario.

    Il problema resta che in questo sistema le banche (e non gli Stati) creano moneta dal nulla, ma vogliono degli interessi per farlo. E la creano sempre e comunque a fronte di un debito.
    Ma la moneta per gli interessi non la crea mai nessuno, quindi si deve continuare a fare debiti per ripagare gli interessi, in uno schema Ponzi che balla come una palafitta.
    Poi la Merkel dice che esiste un debito buono (quello privato) ed uno cattivo (quello pubblico). Il perché l’uno sia buono e l’altro cattivo non è dato a sapersi.
    Nel frattempo i tedeschi fanno entrambi, per essere sicuri di non sbagliare.

  20. Mario45

    @Marco Tizzi
    Caro Marco, d’accordissimo sullo schema Ponzi della fiat money. La moneta e’ la misura che permette di prezzare beni e servizi. L’oro e’ il materiale scelto nei secoli dal mercato perché più stabile e quindi più adatto a funzionare da misura del valore degli altri beni.Ma Lei tutto questo ed altro lo sa benissimo.
    Probabile non si ritorni più al gold standard, probabile ed anche triste. Meno male che Ron Paul e’ ancora vivo.

  21. Marco Tizzi

    @Mario45
    Infatti io non sto dicendo che la situazione attuale mi piaccia. Tutt’altro.
    Personalmente mi piacerebbe che chiunque potesse usare la moneta che più gli aggrada. O anche non usarla, se riesce a vivere in una comunità che voglia farne a meno.
    Ma questa visione non è coerente con il concetto di Stato. Che infatti non mi piace (non mi è mai piaciuto e mai mi piacerà).

    Purtroppo il mio modo di pensare si chiama anarchia e dato che gli Stati fanno sempre il possibile per associarlo al suo esatto opposto (gente che ammazza altra gente perché non la pensa allo stesso modo), è un modo di pensare che ha poco successo.

    Quindi bisogna scendere nella realtà e cercare una soluzione al fatto che qui la gente non è più felice e, anzi, continua ad ammazzarsi.
    Soluzione che purtroppo, temo, nessuno di noi abbia in tasca: però devo dire che tra tutti i mali al momento l’emissione di una moneta in qualche modo pubblica mi sembra il minore.
    E’ anche vero che non so quanto questa possa essere realistica.

  22. Alberto Mag

    @Mario45. Il mercato è tale in quanto riporta alla forma originaria: bancarelle e altro in cui periodicamente i mercanti, i produttori ecc.. esponevano i loro beni per venderli agli acquirenti. La moneta ha reso più facile lo scambio, evitando il baratto. Cetamente il gold standard era (ed è) qualcosa di molto meno artificioso dell’attuale sistema che consente di stampare pezzi di carta e dire che valgono x. Ma cosa prendo se voglio disfarmi degli n X pezzi di carta? Niente. Non posso convertirli in oro e chi li emette, di fatto, non mi garantisce nulla, salvo una promessa di poter acquistare qualcosa. In teoria la regolazione dei valori di conscambio tra monete dovrebbe essere fatta comparando il prezzo di un paniere di beni e su questo stabilire il rapporto (1kg di pane quanto costa in $, in € ecc…). Ovviamente è impossibile. Ma la nefandezza è avere trasformata la moneta in un bene (aveva un senso quando c’era la convertibilità con l’oro) senza nulla di tangibile in contropartita. Bisogna tornare alla vecchia concezione di moneta (ancorata a qualcosa di tangibile) o non considerarla più un bene (e quindi non prezzarla). Utopia, of course…

  23. Mario45

    @Marco Tizzi
    Come Lei la pensi risulta chiaramente da quanto ha finora postato. Sono d’accordo con l’assunto in base al quale qualsiasi comunità possa scegliersi la moneta che le pare, se questo funziona. Quello che mi pare evidente oggi e’ che il sistema della fiat money sta implodendo. Dal ’73 ad oggi le crisi sono diventate sempre più frequenti e profonde – prima 10 anni, poi cinque, ora praticamente senza soluzione di continuità – e ingestibili. Il sistema cerca di sopravvivere, ma mi sembra morto di fatto. Il mondo troverà prima o poi una via nuova che probabilmente sarà vecchissima. Temo che a quel punto no mi riguarderà più.

  24. Mario45

    @Alberto Mag
    Ok, ma visto che la funzione principale della moneta e’ proprio quella di misura del valore dei beni e servizi cui si rapporta, se non la prezziamo che misura e’ ?

  25. Claudio Di Croce

    @Marco Tizzi
    La ringrazio per le precisazioni circa i premi NOBEL : io credo che i veramente significativi siano quelli per la fisica , la chimica , la fisiologia/medicina, basati su dati oggettivi . Gli altri sono influenzati da motivazioni anche politiche e troppo soggetti alle opinioni degli esaminatori e dal momento politico/culturale e di ripartizione geografica.
    Infatti è stato dato un premio Nobel a Dario Fò !!!!!!!
    Magari il prossimo italiano sarà Grillo .

  26. Carlo Ghiringhelli

    Nella storia moderna la nuova economia viene introdotta dalla così detta rivoluzione dei prezzi del Cinquecento che sconvolge le classi a reddito fisso e segna la rovina della nobiltà che aveva affidato la terra nelle mani di coltivatori obbligati in denaro per somme fisse e generalmente modeste. Al contrario, si affermano le imprese nuove fondate sul credito e all’interno della comunità si manifesta una crescente tendenza a una oligarchia vieppiù ristretta, mentre si dà inizio al grave problema dei salari che tormenterà la vita sociale dell’Europa per molto tempo. Inoltre la distanza sociale fra operaio e il maestro aumenta tanto nei mestieri corporativi quanto nei mestieri liberi. Il nuovo proletariato si oeganizza e si ribella contro queste tendenze aristocratiche (del denaro), dando vita a grandi scioperi -ben diversi dalle ‘jacqueries’ contadine medievali-: nel 1539 a Lione avvenne il famoso ‘tric’ che si estese anche a Parigi e durò molto a lungo. In questa occasione il potere regio introdusse una legislazione ancora più pesante contro le coalizioni/fratellanze operaie.
    All’inizio del XXI secolo si assiste alla rivoluzione per eccesso di indebitamento che prelude forse ad una nuova economia, ma certamente sta colpendo pure il singolo capitalista da parte stavolta di una burocrazia statuale vorace.
    Orbene non ho alcun dubbio che:a) il ‘welfare’ che abbiamo conosciuto è in via di smantellamento -del resto nel primo Paese protestante, il Regno Unito, il welfare medievale gestito dalla chiesa viene distrutto creando le condizioni dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo proprio della rivoluzione industriale-; b) la democrazia sarà senza politica -che nei due ultimi secoli ha cercato con i parttiti di controllare l’economia fino alla redistribuzione della richezza- intesa come amministrazione della partecipazione; c) lo stato-nazione è in crisi; tutta quanta la ‘global policy’ non ha ancora un quadro giuridico adeguato.
    Sullo sfondo ci sono le nuove tecnologie e la seconda globalizzazione, tenendo presente che la prima globalizzazione (1880-1910) fu un fallimento che condusse alla Grande guerra con il conseguente decadimento morale che ha caratterizzato la civiltà occidentale fino ad oggi (si legga il commento che G.Bateson ha scritto sul Trattato di Versailles!).
    In cauda venenum: signor Coco, faccia la cortesia di rispondere alla mia domanda collegata al Suo penultimo articolo (perchè Ben Bernanke ritiene che l’oro non sia una moneta), visto che domandare è lecito, rispondere è educato.Grazie.

  27. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Al di là di quali siano significativi (sono d’accordo in merito con lei, soprattutto nel caso di Fo) è davvero curioso che i media riescano a creare addirittura un premio che non esiste, non crede?
    Si arriva a prendere in giro le ultime volontà di un morto pur di rendere nobile una scienza che non è mai esistita.
    Che schifo.

  28. Gerardo Coco

    Caro Signor Ghiringhelli, poteva benissimo risparmiarsi il “venenum” finale al suo articolato commento. Perché potrei ritorcerle l’osservazione.
    Un lettore cortese dovrebbe ripetere l’invito a rispondere e solo in caso di reiterata mancanza da parte dell’autore avrebbe il diritto di “piazzare la stoccata”. Spesso sono in viaggio e mi capita per qualche giorno di restare senza computer e poi dimenticarmi di rispondere. Ora rispondo alla sua domanda scusandomi di non averlo fatto prima.
    Bernanke, come qualsiasi altro banchiere centrale, non potrà mai sostenere che l’oro è denaro. Anche se per le banche l’oro ha ancora questa funzione.
    Egli sa che con il gold standard, quel sistema monetario per cui si possono creare dollari convertibili in una specifica quantità fisica di metallo, significherebbe rinunciare al controllo monopolistico del denaro che è la ragion d’essere dell’istituto che presiede, significherebbe la fine della spesa pubblica incontrollata e del debito. Con l’oro il potere monetario sarebbe nelle mani del pubblico che richiederebbe immediatamente la conversione nel metallo ogni qualvolta avesse il sentore di una svalutazione e della diminuzione del potere d’acquisto. Con il gold standard il sistema bancario sarebbe sensibilissimo alle percezioni del pubblico e valuterebbe con molta attenzione i profili del rischio della propria funzione di intermediario del credito per evitare di perdere le proprie riserve auree e di fallire. In regime di denaro inconvertibile le banche e i governi se ne fregano e non hanno limiti a espandere ed inflazionare i mezzi di pagamento. Ed è per questo che saremo perennemente in crisi.
    Spero pur nella brevità della risposta di essere stato esauriente. Per approfondire la rimando a due articoli che ho scritto in passato:
    http://www.chicago-blog.it/2010/09/29/la-grammatica-dell%E2%80%99oro/ e
    http://www.chicago-blog.it/2011/06/13/oro-e-debiti/
    Distinti saluti
    Gerardo Coco

  29. Carlo Ghiringhelli

    @Gerardo Coco
    Gent.mo signor Coco, temo che la mia espressione possa averLa offesa, me ne dispiaccio sentitamente (absit iniuria verbo valeva quando redassi il mio commento) e Le chiedo scusa (deprecari aliquid excusatione). Carlo Ghiringhelli

  30. Carlo Ghiringhelli

    In questi ultimi tempi mi è capitato di osservare che:
    I)per taluni ci sono i burattinai che conducono il gioco, il quale tuttavia ammette varie uscite di sicurezza sotto il profilo tecnico e politico, ma volta a volta banchieri, burocrati-ideologi e gli stessi politici con il megafono dei media ostacolano (in primis l’unificazione europea con un governo responsabile e con una banca centrale a tutto tondo);
    II)talaltri si oppongono a tale gioco in forza dell’indignazione, dell’antiglobalizzazione, anticapitalismo, antioccidente, antipolitica e simili;
    III)c’è la reazione popolare animata dalla paura, dalla rassegnazione, dalla rabbia -la cui impotenza si esprime anche con il suicidio che pùò essere interpretato psicoanaliticamente come la iivolta contro la funzione paterna simbolizzata dallo Stato-
    IV)c’è chi riafferma il primato della persona con una coloritura di forte impegno etico e morale;
    V)c’è chi invoca una nuova Bretton Woods, chiedendosi se accadrà prima o dopo le macerie…;
    VI)c’è infine il prof. Coco che, in forza del libero mercato e contro lo statalismo -io aggiungerei in nome del diritto a là Leoni avverso alla legislazione che forse è un errore!- e al fine di difendere l’individuo, indica con luciditè analitica e rigore argomentativo la necessità di un cambiamento di paradigma: essendo la moneta una istituzione del libero mercato e non una creazione per convenzione dello stato, occorre ripristinare il sistema monetario aureo.
    Il riferimento teorico è il lavoro di von Mises che aveva integrato la teoria monetaria nella teoria generale del valore. A proposito del valore- della moneta ad esempio, ma vale a mio giudizio per qualsivoglia cosa, al di là del lessico della scienza economica – von Mises aveva capito, oltre la legge della domanda/offerta, che il valore è sempre ottenuto ponebdo qualcosa -il valore attuale come I termine del rapporto- in un rapporto- con il valore dell’immediato passato quale II termune del rapporto- considerando la possibilità o meno di soddisfare tale rapporto.L’operazione di valorizzazione è sempre la stessa: per esempio, l’equazione x+3=8 ammette la radice uguale a 5, essendo il valore numerico di 5 l’unica soluzione dell’equazione di I grado soddisfacente il rapporto di uguaglianza.
    Orbene Marx che si è sforzato di comprendere come funziona il capitale al fine di salvare l’uomo partendo dalla materia- la base sociale/economica- per giungere allo spirito, si sentiva un pensatore radicale nel senso che alla radice delle cose c’è sempre la relazione profonda tra i soggetti che agiscono costituendo liberamente dei rapporti i più ricchi possibile.

Leave a Reply