5
Set
2009

Rottamare la Große Koalition

Come peraltro ampiamente previsto, lunedì scorso il governo tedesco ha chiuso il rubinetto degli incentivi alla rottamazione. Il bilancio, tra l’euforico e il severo, l’ha fatto il settimanale Der Spiegel qualche settimana fa, dedicando la propria copertina e il suo speciale proprio al cosiddetto Abwrackprämie. Cinque i miliardi spesi, quasi due milioni le auto rottamate. Un modo come un altro per dimostrare agli elettori che il governo tedesco si muoveva con decisione per porre un freno alla crisi– e allargare il buco nel bilancio… L’effetto è stato quello di drogare ancora un po’ il mercato dell’auto, che non soffriva certo di una crisi congiunturale, ma di un chiaro problema di sovraccapacità (si veda Opel e la tassa occulta che grava su tutti i contribuenti tedeschi per farla rimanere in vita). Ora che i sussidi sono finiti e la possibilità di mandare i lavoratori in Kurzarbeit -la cosiddetta “settimana corta”- è prossima alla scadenza, la Germania si ritroverà con i medesimi problemi che tali misure puramente elettorali hanno solo ritardato.

Ma il generoso incentivo ha anche sortito l’inevitabile effetto di alterare le preferenze dei consumatori, danneggiando altri settori, in primis quello della riparazione e dell’usato. E così la domanda più ricorrente in Germania è diventata: perché gettare via auto vecchie di nove anni, ma che funzionano?… Segno insomma che la parabola della finestra rotta di Bastiat può essere costantemente riadattata nel tempo. E ancora: perché sussidi solo per le auto e non per i frigoriferi? L’interrogativo trova una facile risposta nell’abile capacità dei regolati, sindacati ed imprenditori del settore auto tedesco, di catturare il regolatore. Il risultato è che fino a luglio le nuove auto immatricolate sono state circa 2,4 milioni, il 27% in più dell’anno precedente, ma di queste solo una modesta percentuale è di fattura teutonica: ad averci guadagnato sono infatti state Fiat, Lada, Hyundai, Kia, Suzuki e via di seguito. L’obiettivo tutto protezionista dell’Abwrackprämie di tutelare i campioncini nazionali si è dissolto in una bolla di sapone; inavvertitamente il programma congiunturale della Große Koalition si è trasformato in un aiuto che ha superato i confini tedeschi, finendo anche nelle tasche di imprese straniere. Ma il bonus rottamazione era stato propagandato anche con quella spruzzatina di verde ecologista. Ma gli ambientalisti attaccano: non si è ancorata la vendita dei veicoli a criteri di emissione più rigida. Risultato? A giovare all’ambiente sarà la mera innovazione tecnologica, se è vero che le auto vendute sinora in Germania sono meno inquinanti di quelle rottamate, non per qualche disposizione legislativa, ma semplicemente grazie al progresso. In ultimo, due parole sugli abusi; secondo informazioni della polizia criminale, intorno all’incentivo rottamazione si sarebbe sviluppato un giro di affari clandestini non da poco: circa 50.000 auto, anziché essere rottamate, sarebbero state vendute sul mercato nero in Africa. Per la serie cornuti e mazziati: lo Stato ha dato via 2500 euro per ciascuna auto e c’è pure chi se li è intascati, guadagnandoci. Chapeau.

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