14
Mar
2010

Crescita cinese

Negli ultimi due anni la crescita cinese sembrava aver rallentato un po’, passando dal 10% al 6%. I governanti cinesi si sono spaventati, anche per via di un notevole numero di agitazioni nelle campagne, e hanno optato per un piano di stimolo di vaste proporzioni. Di recente il premier cinese ha detto di voler modificare il modello di sviluppo cinese, rendendolo meno dipendente dalle esportazioni. La cosa ha senso?

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14
Mar
2010

Strani ibridi…

La Storia, per seguire la bipartizione misesiana delle scienze sociali, è sempre complessa, multicausale e difficile da valutare, indipendentemente da quanto si è bravi a maneggiare i necessari strumenti della Teoria. Purtroppo non sempre si ha il tempo per fare distinzioni complicate, e così sorgono i Miti, che in genere sono un sottoprodotto intellettuale (si fa per dire) delle Ideologie.

Il problema è che, il mondo essendo una cosa complicata, ogni mito può contare su decine e decine di fatti che lo dimostranoo, anche se ovviamente esisteranno anche decine e decine di fatti che lo confutano. Uno di questi miti è il cosiddetto Neoliberismo.

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13
Mar
2010

Due gasdotti al prezzo di uno

Cosa c’è dietro la proposta di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, di “fondere” Nabucco e South Stream, i due progetti concorrenti di gasdotti che dovrebbero portare gas dalla Russia e dal Caspio verso il Sud Europa? Apparentemente, l’idea sta in piedi: costruire un tratto comune ai due gasdotti consentirebbe di conseguire rilevanti economie di scala, sia sotto il profilo dei costi di realizzazione sia sotto quello dei costi di negoziazione coi paesi di transito. In più, sebbene i russi non sembrino entusiasti (et pour cause), gli americani per la prima volta mostrano aperta simpatia per un’iniziativa di Piazzale Mattei. L’inviato di Washington per l’energia, Richard Morningstar, ha parlato di “un’idea interessante che merita ulteriori discussioni e approfondimenti“. Dietro il fumo politico, però, non sembra esserci dell’arrosto.

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12
Mar
2010

Il ritorno della commedia all’italiana (e un paio di dramoletti)

La buona notizia è questa: stando ai dati forniti da Cinetel, dal primo di gennaio al 7 marzo 2010 sono stati staccati 10,3 milioni di biglietti per i film italiani. Se la quota di mercato conquistata dalle pellicole italiane nel 2009 è stata del 24,4%, nei primi due mesi del 2010 ha toccato quota 33,5%. Ben 5 film hanno incassato più di 5 milioni di euro: “Io, loro e Lara” di Verdone, “Baciamo ancora” di Muccino, “Scusa ma ti voglio sposare” di Moccia, “La prima cosa bella” di Virzì e “Genitori & figli” di Veronesi.  Read More

11
Mar
2010

La bambola gonfiata e quelle… gonfiabili

Negli scorsi giorni, ha provocato un certo rumore la decisione del supermercato più famoso al mondo, Wal-Mart, che in un suo negozio della Louisiana ha abbassato a 3 dollari il prezzo di Theresa, la versione afro-americana della Barbie, che costa invece 5,93 dollari. L’eco della notizia è rimbalzato fino al nostro paese, trovando spazio anche sul Corriere e su La Stampa, la quale lascia che siano le parole di una attivista a spiegare le – o meglio la – ragione dello scontento di alcuni. Così facendo, si sostiene, Wal-Mart sminuirebbe il valore delle “persone di colore”. È veramente questo il caso? Parrebbe davvero strano che un grande supermercato “calmierasse” i propri prezzi, per esprimere un (di per sé, inopportuno e insostenibile) giudizio di carattere razziale. Read More

11
Mar
2010

Ci salverà il micro-mecenatismo?

Supponiamo che l’Italia detenga davvero il cinquanta per cento del patrimonio culturale del mondo interno. Come facciamo allora a conservarlo e a valorizzarlo? Lo Stato italiano destina una quota pari a circa lo 0,3 per cento del Pil alla cultura. Poco? Troppo? Secondo i più, tale cifra è insufficiente per preservare il nostro patrimonio. Naturalmente dovremmo intenderci prima di tutto su cosa sia un “bene culturale”. Cosa merita di essere conservato? E da chi? Ogni scavo che permetta di scandagliare il suolo italico porta alla luce reperti. Cosa salviamo e cosa “gettiamo”? Read More

10
Mar
2010

Non è la panacea di ogni male, ma il Fme è meglio delle sue concrete alternative

– Lo dico apertis verbis: a differenza di Oscar Giannino, a me la proposta di Daniel Gros e Thomas Mayer d’istituire un Fondo monetario europeo non dispiace. L’idea dei due mi convince alquanto soprattutto in termini ‘relativi’, e cioè rispetto alle alternative immaginabili: il governo economico della politica monetaria (di cui Sarkozy e sodali vanno troppo spesso discorrendo), la discrezionalità e la violazione sistematica del Trattato UE in materia di salvataggio degli Stati membri, la sempreverde armonizzazione fiscale.

Tra l’esercizio intellettuale di Gros e Mayer e l’eventuale implementazione c’è una distanza siderale, ovviamente, soprattutto se si considera quanti e quali passaggi politici ci vorrebbero per trasformare la proposta in un’istituzione reale, con tutti i danni che i Governi nazionali potrebbero arrecare al progetto originario. In concreto, Gros e Mayer partono da due assunti: primo, di fronte al dirompere di crisi finanziarie come quella greca, l’obiettivo delle istituzioni politiche non può essere quello di prevenire a tutti i costi i default sovrani, quanto quello di renderli possibili e possibilmente più ‘ordinati’; secondo, va limitato l’azzardo morale. Read More

9
Mar
2010

Bernabè, l’IPtv e il sospetto che s’avvera

Qualche giorno fa ha fatto discutere, il post su Fastweb, Telecom Italia e l’inchiesta bomba. A tutti faccio notare che intanto è venuto un primo segnale che a mio giudizio conferma i sospetti avanzati. Il convegno in cui l’amministratore delegato di TI si è rivolto a Rai, Mediaset e Sky per la compartecipazione in una società per la banda ultralarga e l’lptv ha registrato per la prima volta da anni un’iniziativa che l’incumbent offre alle imprese tv broadcaster, digitali e satellitari. Inutile dire che Fastweb, semplicemente, non è più presente neanche nel novero degli interlocutori. Quando dovrebbe essere un protagonista.

9
Mar
2010

FME, un’idea che non capisco

L’idea di un Fondo Monetario Europeo che ha preso piede nelle cancellerie continentali sembra a me assai singolare. Per quattro ragioni. Non mi piaceva la versione iniziale proposta un mese fa (qui) da Daniel Gros e Thomas Mayer. Non mi piace, per ragioni diverse, la proposta del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaüble. Capisco invece la frenata di Angela Merkel, ma è una furbata anch’essa, almeno dal mio punto di vista. Non capisco per nulla, poi, in che misura i politici europei che propongono un simile strumento lo colleghino alla questione dei pesi nel FMI. Read More