26
Feb
2026

Abyssus abyssum invocat. Lettera aperta sul concorso notarile

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Edoardo Nadalini

Ho partecipato al concorso notarile tenutosi nel novembre del 2024 i risultati del quale sono stati pubblicati a febbraio 2026. Pochi giorni dopo, la stampa ha reso noto un documento contenente un elenco di Santi associati ad alcuni candidati. Non voglio esprimermi in merito a questa vicenda, ancora da chiarire, né sulla polemica che riguardò la formazione di questa commissione di concorso per la quale rimando al contributo Se mantieni la calma quando tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito il problema. Lettera al Presidente Biino e al notaio Miceli apparso su Federnotizie in data 13 novembre 2024.

Ritengo però siano maturi i tempi per una riflessione sull’accesso al notariato, data l’importanza della figura del notaio per il corretto funzionamento del nostro sistema economico in generale, anche se qui posso limitarmi solo ad alcune considerazioni vaghe e, soprattutto, molto schematiche. L’importante è che non si accantoni il discorso in ordine all’accesso al notariato.

In prima battuta devo con rammarico constatare una mancanza di serietà nello svolgimento delle prove scritte del concorso: ho visto interi capannelli di candidati parlare costantemente tra loro, sia in bagno che al proprio posto, risolvendo in gruppo le problematiche sollevate dalle prove concorsuali. Il servizio d’ordine su questo aspetto specifico dovrebbe essere intransigente e procedere all’espulsione immediata dei candidati colti a scambiarsi informazioni.

Frequentando delle scuole notarili, poco alla volta conosci le persone che siederanno vicino a te a Roma, visto che i posti sono assegnati in ordine alfabetico, e questo consente una migliore comunicazione durante le giornate concorsuali. Peraltro proprio alcune scuole incentivano la formazione di gruppi di conoscenti, arrivando ad organizzare delle simulazioni di concorso durante le quali si simula, appunto, anche il momento in cui si andrà in bagno con il proprio vicino di banco per potersi esercitare a parlare senza essere visti dal servizio d’ordine.

Consapevole delle difficoltà logistiche della seguente proposta, il problema potrebbe essere in parte arginato disponendo i candidati a concorso non in ordine alfabetico ma in modo del tutto casuale.

Passando poi ad una rapida rassegna di quelli che a mio avviso sono i sempiterni problemi strutturali della selezione dei notai, devo evidenziare quanto segue.

In primo luogo, il concorso non si celebra ogni anno, ma mediamente ogni diciotto mesi ed in più i risultati delle prove scritte si fanno attendere tendenzialmente per più di un anno (per dare un’idea delle tempistiche, si allega qui sotto una tabella relativa alle ultime annate). A febbraio 2026 stiamo discutendo di un concorso svoltosi nel novembre del 2024 e questo accade ad ogni tornata concorsuale: inizi a sentirti un po’ come il tenente Drogo…

Tempistiche così dilatate costituiscono un oggettivo sbarramento per i candidati meno abbienti: non tutti possono permettersi di dedicare anni essenzialmente ad attendere le prove di un concorso. Non è solo una questione di giustizia sociale, è altresì un problema per il notariato stesso che ha tutto l’interesse a selezionare i candidati migliori, a prescindere dalle proprie possibilità economiche, perché, parafrasando un discorso tratto da “Ratatouille” (sublime film d’animazione!) “non tutti possono diventare un grande notaio, ma un grande notaio può celarsi in chiunque”. Il fatto di non assegnare tutti i posti a concorso non costituisce, invece, un problema.

In secondo luogo, il concorso è estremamente aleatorio. Le tracce infatti vengono scritte la mattina stessa delle prove e questo per evitare che il loro contenuto sia diffuso prima delle prove. La conseguenza di ciò è che spesso le richieste sono ambigue e due soluzioni diverse, seppur giuridicamente fondate, possono portare ad esisti diversi in sede di correzione.

In terzo luogo, devo rilevare che i candidati più preparati potrebbero rischiare maggiormente di non superare le prove concorsuali, per tutta una serie di meccanismi che non posso qui sviscerare. Mi limito solo a riportare lo stralcio del contributo apparso su Federnotizie in data 30 aprile 2024 dal titolo Concorso: organizzazione, tracce e correzione. È tutto da rifare per il quale “Spesso vari vincitori hanno un livello di preparazione teorica più basso, non di poco, di altri candidati che non vengono promossi una o più volte. La ragione si rinviene, solitamente, nel fatto che tali vincitori hanno seguito negli elaborati la via della mediocrità, optando per soluzioni che non sono errate, ma che non mettono nemmeno in luce il loro effettivo livello di competenza e conoscenza dei problemi affrontati; un concorso che dovrebbe premiare l’eccellenza non può preferire chi non prende posizione su un problema rispetto a chi la prende, motivando adeguatamente, solo perché quella adottata da quest’ultimo non era ‘la soluzione della commissione’”.

Il fatto è che il concorso attualmente tende a privilegiare i candidati che “studiano” per soluzioni – epigoni, forse ignari, di Bacone, Francesco, si intende, non Ruggero – e non quelli che studiano per principî e categorie. Questo potrebbe creare non pochi problemi al futuro notaio che, rischiando di non avere una preparazione giuridica solida (e questo diversamente da chi vinceva il concorso in tempi più remoti), non sarà in grado di gestire problemi complessi. Se studi matematica studiando non delle regole ma delle soluzioni, per essere veramente preparato dovresti studiare tutte le soluzioni possibili, ma esse sono infinite, come peraltro probabilmente sono infiniti i numeri che sperano il numero 1 dal numero 2 ed il passaggio dal primo al secondo è possibile solo grazie a delle astrazioni concettuali.

Peraltro indurre una regola da un caso particolare è epistemologicamente sbagliato nel nostro campo. Se parlassimo di fisica – e già il seguente discorso forse non varrebbe per tutte le sue branche, si pensi alla fisica teorica pura – potremmo ammettere l’esistenza di regole già scritte nella natura delle cose e così il singolo evento potrebbe essere manifestazione di una regola data. Il diritto però non è già scritto nella natura delle cose. Esso è piuttosto una ragione artificiale ed i singoli fatti quotidiani non racchiudono in sé delle regole che consentano di passare dal particolare al generale. Il singolo evento è muto e buio ed assume un valore giuridico solo quando è irradiato da una regola giuridica che non è indotta dalla prassi, ma è dedotta dalla teoria. La gravità non esiste perché qualcuno ne ha codificato la regola, ma qualcuno ne ha codificato la regola perché esiste; un fatto è invece giuridicamente rilevante solo perché qualcuno, con una regola posta a priori, dice che così deve essere. Questo per dire che è necessariamente sbagliata l’idea per cui, nel nostro campo, si impara facendo: prima si impara e poi si fa! Tutte cose abbastanza note e ovvie.

In quarto luogo, si deve porre attenzione nella scelta dei membri della commissione di concorso e non ho motivo di credere che ciò non sia stato fatto. Solo i migliori – con un percorso professionale coerente con le materie oggetto delle prove – possono selezionare i migliori, diversamente varrebbe il Salmo che recita “Abyssus abyssum invocat”. Ovviamente i fenomeni sono un caso a parte e rischiano di non essere intercettati da una procedura selettiva pubblica – che è ontologicamente la glorificazione teoretica della medietà, non voglio dire mediocrità perché è un termine connotato negativamente, mentre il senso del mio discorso è qui un altro – e comunque dovrebbero investire il loro tempo nel mondo accademico, per il bene collettivo, evitando la contingenza della prassi. Questo in un mondo ideale. Per i membri notai il discorso andrebbe sviluppato: infatti, se in esercizio, i notai hanno oggettivi problemi a prendere parte ininterrottamente alle sedute di correzione e questo concorre ad allungare i tempi di correzione.

Quanto qui evidenziato è noto a tutti coloro che gravitano attorno al mondo notarile e da tempo si discute in ordine alla modifica delle modalità di accesso, senza che si sia giunti a delle soluzioni concrete. Volendo concludere questo brevissimo contributo in termini propositivi, sintetizzo quella che a mio avviso sarebbe la riforma ideale del concorso (ideale rispetto alle due finalità qui poste: tempi rapidi e preparazione teorica solida), lasciando sempre una prova selettiva da “dentro o fuori subito”, ma si potrebbe, e sarebbe certo opportuno, ragionare anche su percorsi di selezione più graduale, sostanzialmente a step.

Le prove dovrebbero rimanere tre strutturare però nel modo seguente. Una prima prova di otto ore di sola teoria (per intenderci, come avviene a magistratura), con due o tre domande aperte, possibilmente da scrivere a computer. Una seconda prova di diritto civile della durata di sette ore che preveda la stesura dell’atto e la sua motivazione facendo riferimento, in motivazione, alle questioni fiscali relative alla traccia. Una terza prova estratta a sorte tra atto di diritto commerciale ed atto di ultima volontà della durata di sei ore che preveda la stesura dell’atto e la sua motivazione (senza riferimenti a problemi fiscali). Volendo a tutti costi mantenere le tre prove pratiche, la prova teorica pura potrebbe essere semplicemente aggiunta alle altre tre, come qui immaginate. Segue poi l’orale.

Quanto proposto concorre a garantire una preparazione giuridica reale e non meramente casistica. Per velocizzare poi le procedure di correzione si dovrebbe procedere come segue. Viene corretta inizialmente solo la prova teorica di tutti i candidati nell’arco di una manciata di mesi e vengono pubblicati subito i risultati di detta correzione. Si procede poi con la correzione delle prove pratiche dei soli candidati che hanno superato la prova teorica. In questo modo i tempi sarebbero sicuramente ridotti: gli esclusi alla prova teorica lo saprebbero nell’arco di pochi mesi, mentre per gli ammessi alla correzione delle prove pratiche si tratterebbe di attendere qualche altro mese, avendo però ridotto drasticamente il numero di candidati le cui prove devono essere corrette. La composizione della commissione durante i tre momenti potrebbe poi variare. Questo in estrema sintesi.

Alcuni storceranno il naso davanti ad una proposta di riforma arrivata da un candidato, il nostro è pur sempre il Paese in cui non conta cosa si dice, ma chi lo dice. Peccato che la Verità prescinda dalla sua fonte, dalla quale si limita a ruscellare, e sia tale in sé e per sé. In ogni caso, a conferma della centralità della preparazione teorica e non casistica, ricordo che già Aristotele diceva “Noi crediamo di non conoscere nulla se prima non abbiamo posto il perché di ciascuna cosa”; non proprio il primo che passa e sicuramente non un candidato al concorso, almeno fino a quando non lo faranno Santo e potremo allora trovare Sant’Aristotele vicino al nome del candidato corretto nel giorno della sua ricorrenza. Con buona pace dei baconiani, notai o aspiranti tali.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, mi pare dicesse Tancredi; io non voglio che cambi tutto, ma qualcosa, almeno, sì.

Edoardo Nadalini
edoardo.nadalini@gmail.com

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