26
Lug
2020

La giostra degli avari e dei prodighi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Anna Monia Alfieri.

poi si volgea ciascun, quand’era giunto,
per lo suo mezzo cerchio a l’altra giostra.

(Inferno, canto VII, vv. 34 – 35)

L’immagine dantesca della giostra degli avari e dei prodighi è la più indicata per descrivere la situazione che stiamo vivendo in questi giorni, in Europa e a casa nostra: in Europa gli schieramenti opposti dei paesi rigoristi e di quelli favorevoli a politiche di maggiori aperture, in Italia chi difende un diritto da una parte, chi difende l’ideologia dall’altra. In mezzo, come sempre, i cittadini, i loro diritti, le loro vite. 

L’immagine della giostra porta inoltre con sé l’idea della inutilità, dell’apparente mancanza di senso, sentimenti che sperimentiamo sempre quando si pensa di essere ad un punto di svolta e poi arriva l’ennesima doccia fredda. Così è stato l’altro giorno, dopo aver assistito a quanto accaduto in Senato. Ma quella mancanza di senso è, dicevamo, solo apparente: le anime dantesche espiano, tramite la pena subita, il loro peccato, sottomettendosi, giocoforza, alla volontà divina; per noi la doccia fredda diventa l’ennesima occasione per aprire un confronto, per far capire ai cittadini come stanno realmente le cose. Chissà se anche noi italiani riusciremo ad imparare dai nostri errori. Siamo come il popolo di Israele nel deserto, “un popolo dalla dura cervice”: nonostante tutto, al popolo ebraico fu consentito di arrivare nella Terra promessa. Certo, ci vollero quarant’anni. Passiamo ai giorni nostri. Cosa è emerso dall’esito della votazione al Senato? 

Semplice: le scuole paritarie devono essere maggiormente controllate, il diritto alla libertà di scelta educativa, pur riconosciuto, affermato, sbandierato, nei fatti, rimane congelato. Come un pezzo di carne da fare arrosto comprato dal macellaio il lunedì e congelato in vista del pranzo della domenica. Il diritto di apprendere rimane così nel congelatore e con lui  il diritto all’istruzione (cfr Focus IBL”Il ritorno dei diritti). A onor del vero, per rendere l’idea, avremmo potuto scomodare anche Aristotele, l’atto e la potenza, ma il pezzo di carne congelato è più comprensibile anche a chi non ha studiato filosofia, o non ha studiato proprio.

Come sempre abbiamo fatto, partiamo dall’analisi di quanto è accaduto.  

Alla fine è andata cosi: l’ideologia ha prevalso sul buonsenso e sulla democrazia. Il risultato è stato che la 242a seduta al Senato di martedì 21 ha inferto un duro colpo alle famiglie di 8 Mln di studenti, condannando la Nazione a non ripartire perché non si riesce a ristabilire il diritto all’istruzione. Grandissimo merito che deve essere ascritto all’ideologia dei Pentastellati: un’ideologia che teme la scuola pubblica, statale e paritaria, pericolosissima perché educa le menti dei giovani e li rende consapevoli, indipendenti e critici.  Sia chiaro: nessun colpo è stato inferto alle paritarie: il fumo lanciato per confondere non appanna gli occhi di chi guarda alla realtà basandosi sui dati e sui numeri.  

Va riconosciuto che le cinque Mozioni presentate da Movimento 5 Stelle (n. 256), Lega (n. 267), Forza Italia con UDC (n. 232), FDI (n.259), Italia Viva (n. 275) partono tutte dalle stesse premesse: 1) pubblica è la scuola paritaria come la scuola statale, 2) indiscusso anche per i Cinque Stelle il ruolo della scuola paritaria per un sistema scolastico integrato , 3) la Legge 62/2000 trova ampia celebrazione, 4) dulcis in fundo la libertà di scelta educativa della famiglia è da tutte le forze politiche un diritto da tutelare. Sui principi sono tutti d’accordo ma si chiede che le Mozioni vengano tutte riformulate nella parte dispositiva. Detto in soldoni:  si tagliano le gambe alle idee.

Via libera cosi alla mozione di Italia Viva riformulata e alla mozione presentata dalla senatrice Bianca Laura Granato, del Movimento 5 Stelle, che chiedeva, in sostanza, di verificare, attraverso controlli stringenti (già peraltro previsti dalla legge ancor prima dell’emergenza Covid) come le scuole paritarie avrebbero utilizzato i 300 milioni di euro che il decreto Rilancio ha stanziato per far fronte alla crisi sanitaria e garantire la ripresa in sicurezza delle lezioni. 

Resta certamente per i cittadini onesti la vittoria morale e civica: un primo risultato certamente apprezzabile e per nulla scontato è che negli ultimi 130 giorni il muro dell’ideologia è stato abbattuto. Un’amplissima convergenza politica (Pd-Iv-Leu-Lega-Fdi-FI-UDC-NCI-Cambiamo-Gruppo Misto) ha sostenuto il diritto alla libertà di scelta educativa della famiglia. Addirittura il Movimento Cinque Stelle ha definito pubblica anche la scuola paritaria, proprio come la scuola statale. Del resto l’evidenza giuridica ed economica della cosa era chiara. Mai dare nulla per scontato, però. 

Ovviamente il Movimento ha dovuto salvarsi la faccia, dare il contentino alle frange più oltranziste del suo elettorato, pretendendo una serie fittissima di controlli. Sacrosanti, certamente, lo Stato deve essere controllore del Sistema Nazionale d’Istruzione, lo andiamo dicendo da anni, molto prima dei Cinque Stelle. Peccato che i controlli richiesti esistano da circa vent’anni, anno più, anno meno. Poco sopra facevamo riferimento allo studio (Dossier sulle Mozioni). 

Altro elemento positivo è il fatto che ormai è chiaro ai cittadini  che certe scelte non servono alla Nazione ma servono a tenere la seggiola occupata nelle sedi del potere. Però, a pensarci bene, non erano quelle sedi che dovevano essere distrutte, demolite, rase al suolo? Almeno così veniva sbraitato nelle piazze durante i Vaffaday. Effettivamente non se ne organizzano più da qualche tempo. La piazza è lontana, ora si è in giacca e cravatta in Parlamento. Si è diventati pezzi grossi. Poi non conta se ci si è rivelati degli incompetenti, se si cerca di approfittare della pandemia  per ricattare cittadini, alleati e opposizione. Giacca e cravatta contano. Un boccone avvelenato per il governo giallo rosso ora, come per il governo giallo verde prima.

Ma va bene, aumentiamo i controlli sulle paritarie. Nessun problema per loro. Avremo le scuole di medie e grandi dimensioni che riusciranno a sostenere questo ulteriore aggravio di lavoro che comporterà costi non indifferenti: una scuola con più di 400 alunni reggerà il colpo, la scuola dell’infanzia di due, tre classi evidentemente chiuderà, non perché non è in regola ma perché non può sostenere il costo della burocrazia. Poco male, sarà rilevata dalla malavita, dagli uomini del ministero che, furbetti, conoscendo i trucchi del mestiere, sapranno come eludere questi controlli.

E’ palese che questa mozione, nelle sue richieste incongruenti, non solo non raggiunge lo scopo delle premesse ma rappresenta l’ennesimo colpo inferto alle piccole scuole, ai piccoli presidi di legalità delle periferie e del centro sud, peggio, costringe la scuola paritaria ad essere la scuola dei ricchi, dovendo innalzare le rette da chiedere alle famiglie. Esattamente quello che la scuola paritaria NON vuole fare come andiamo ripetendo, sembra inutilmente, da anni. Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato. E le famiglie che a settembre non vedranno riaprire le scuole dei loro figli? Cosa importa questo alla senatrice Granato, la Lady di ferro, tutta  controlli e burocrazia?   Lei con lo stipendio da parlamentare si potrà pagare la baby sitter e cosi le sue colleghe mamme parlamentari.  Le altre sue colleghe mamme, ma non parlamentari, si arrabatteranno in qualche modo, rinunceranno forse anche  al lavoro. Del resto  è stato  consigliato ai ristoratori di cambiare mestiere, vogliamo che alle mamme non sia detto di stare a casa. Un discorso di pura logica aristotelica (Aristotele ritorna sempre).

Ripetiamo la gravità dell’allarme: per 1.139 mila allievi non manca il banco in senso letterale (non vorremmo che la Ministra si sia indirizzata verso l’acquisto dei banchi avendo preso alla lettera la nostra denuncia): per loro il diritto all’istruzione non riparte. Hanno bisogno di scuole, con docenti e programmazione.

Un percorso responsabile

Ecco cosa la Ministra può e deve fare nell’immediato:

  1. Emanare una Circolare affinché i vari Direttori generali dei singoli Uffici scolastici regionali abbiamo entro venerdì 24/07/2020 il fabbisogno per l’a.s. 2020/2021. Con le linee guida che si propongono alla presente e che hanno già una loro fattibilità (link) per quanti allievi e/o classi non c’è spazio? Quanti i docenti che mancano?
  2. Chiedere alle scuole paritarie di siglare, per quante hanno disponibilità e nel rispetto dell’autonomia,  patti educativi che si potranno tradurre concretamente nelle seguenti opzioni:
  • spostare una classe (allievi e docenti) dalla statale alla paritaria di fronte
  • chiedere a quel 15% di allievi che riceveranno una mail (come quella che stanno ricevendo i 3 mila genitori dei bambini che non hanno la scuola dell’infanzia a Milano a settembre) con una quota capitaria (il comune di Milano ai bambini in lista di attesa assegna una quota di 2Mila euro per andare nella scuola dell’infanzia paritaria in estrema libertà) come tetto massimo per il costo medio studente (lo stato colloca a 6Mila euro) o il costo standard di sostenibilità per allievo ( 5.500 studi dimostrano). Si ripete la proposta del costo standard di sostenibilità per allievo, perché va nella linea della verifica e del controllo così tanto invocata dalla Granato. Controlli efficaci non maniacali. 
  1. Stabilizzare i docenti precari che sono in classe da più di 5 anni, senza il coup de théatre  del concorsone perché, se fossero stati incapaci, non andavano mantenuti in quella posizione. Abbiamo docenti precari da 20 anni che, come tali, andranno in pensione. Non è cosa degna di un paese civile.

Questo nell’immediato. Entro il prossimo biennio occorre poi introdurre in modo modulato il costo standard di sostenibilità per tutti i 7 Mln di studenti della scuola statale e i 900 mila della scuola paritaria; solo in questo modo si può dare autonomia alla prima e liberare  la seconda per dare un futuro sostenibile alla Nazione. Altrimenti lo scenario quale sarà? Il diritto all’istruzione dal lockdown resta congelato per 8 Mln di studenti e, nelle migliori delle ipotesi, avremo una scuola a due velocità. I tavoli con le rotelle, ahinoi, ne sono un’immagine molto rappresentativa.

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