Chi non ha tempo per le buone maniere?
Ripubblichiamo di seguito l’articolo di David Mazzerelli uscito oggi su Lisander
Qualche sera fa, una mia amica mi ha mandato un vocale pieno di ringraziamenti e stupore per la gentilezza che le aveva riservato una persona a me cara, con cui l’avevo messa in contatto per aiutarla in un progetto lavorativo. Anche se la cosa non si era conclusa come sperato, lei era rimasta colpita dal fatto che qualcuno potesse rispondere con celerità, cortesia e in maniera proattiva, offrendo aiuto senza alcun obbligo. Uno stupore che noto sempre più anche nel lavoro e nelle interazioni quotidiane con chiunque incontro. Alcune cose che davamo per scontate, come ad esempio l’educazione, forse non lo sono più così tanto?
Seguendo il dibattito in corso sulle buone maniere, mi sembra che le accuse di questo “degrado” dell’approccio all’altro siano rivolte soprattutto verso il digitale e, in particolare, verso i social media. Vedo buone ragioni in chi lo sostiene, ma anche qualche criticità. Partiamo da lontano, come direbbero gli esperti, dal marketing della nostalgia. Sempre buono per il clickbait di un articolo online come questo.












