12
Set
2012

Soldi a pioggia nel deserto: il credito fiscale di Passera

La defiscalizzazione degli investimenti infrastrutturali, che secondo il resoconto, come di consueto informato, di Carmine Fotina sarebbe l’asso nella manica del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Poker o bluff?

La risposta breve è: bluff. La risposta più articolata è: bluff e baro. Mi spiego.

L’idea è stata avanzata per la prima volta, alcune settimane fa, dal vice di Passera, Mario Ciaccia, il quale aveva suggerito di azzerare l’Iva per gli investimenti “che non sono sostenibili per un piano economico e finanziario con l’attuale gravame di Iva”. Ho già spiegato perché si trattava di una proposta inutile e dannosa. Le stesse obiezioni, con alcune aggravanti, valgono per la nuova versione.

Racconta Fotina:

La principale novità, al vaglio del Tesoro, è il credito di imposta per le nuove infrastrutture. Una misura, alternativa all’Iva zero proposta ad agosto, che punterebbe a sostenere entro il limite del 50% le nuove opere di importo superiore ai 500 milioni, mediante l’utilizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato, per le quali è acclarata la non sostenibilità del piano economico finanziario. Il bonus, a valere sull’Ires e sull’Irap generate in relazione alla costruzione e gestione dell’opera, verrebbe riconosciuto al titolare del contratto di partenariato pubblico privato «nella misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio del piano economico finanziario e comunque entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento».

Dal punto di vista tributario, cambiano sia il perimetro dell’intervento, sia il suo effetto. Cambia il perimetro, che viene definito meglio, nel senso che a beneficiare dell’operazione non sono più “le opere che non stanno in piedi” (mia libera traduzione per “non sono sostenibili per un piano economico e finanziario”) ma “le opere che, oltre a non stare in piedi, costano molto” (più di 500 milioni di euro). In altre parole, la platea dei destinatari viene ristretta e la loro dimensione media ingrandita. Per quel che riguarda l’effetto, un credito fiscale è a tutti gli effetti equivalente a un sussidio fatto e finito: non stiamo più dicendo che alcuni fattori di produzione necessari a realizzare le opere costeranno meno (in quanto non più gravati dal 21 per cento di Iva), ma stiamo dicendo che la collettività pagherà metà del costo dell’investimento.

Quindi, rispetto alla proposta Ciaccia, dunque, la versione Passera è assai peggiore, per almeno tre ragioni. La prima è che implica un sussidio diretto e molto alto a un ristretto numero di soggetti selezionati in base al più folle dei criteri (paradossalmente, se capisco bene, un’opera in grado di generare utili non godrebbe del sussidio, e quindi potrebbe rivelarsi meno conveniente dopo l’erogazione del sussidio stesso: un esempio da manuale di cattiva allocazione del capitale indotta dalla regolamentazione!). La seconda è che la manovra presuppone inevitabilmente una “regia politica”: cioè saranno i politici, o le burocrazie, a dire quali cattedrali andranno costruite nel deserto, o quali ponti diretti a nessun luogo, e implicitamente a squalificare opere relativamente più utili socialmente (laddove l’utilità sociale si traduce, ovviamente, nella loro redditività). La terza, e forse ancora più grave, è che il presupposto non dichiarato è che il “deficit infrastrutturale italiano” (comunque meno grave di quanto si può pensare) è riconducibile all’assenza (o all’insufficiente capacità) di poche, grandi opere (quelle la cui realizzazzione costa 500 milioni o più), anziché di tante, piccole opere: e chi l’ha detto? dov’è l’evidenza a supporto di una simile scelta? Non dico che non sia vero: dico che deve essere dimostrato, prima. Non voglio neppure prendere in considerazione, va da sé, l’ipotesi che la ragione ultima e non dichiarata sia che si è già scelto in anticipo chi deve godere di questo trattamento di favore.

C’è, infine, una questione di fondo: le opere, in Italia, non vengono realizzate per molti motivi, e probabilmente la fiscalità è uno di questi. Ma quello di gran lunga più importante è l’incertezza normativa, che uccide le prospettive di investimenti ad alta intensità di capitale e ritorni lontani nel tempo, quali sono quelli infrastrutturali. Cioè: non è che stiamo impegnandoci a sussidiare opere che non saranno mai realizzate, perché il disincentivo burocratico supera, e non di poco, l’incentivo fiscale?

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6 Responses

  1. Giorgio Andretta

    Non so cosa conoscano di diritto civile, che norma ogni attività muratoria, l’individuo Passera e tutti i suoi colleghi di governo,
    a quel che leggo penso chi ricoverargli in un gulag non sarebbe sufficiente.
    Va bene che successivamente la magistratura si potrebbe sempre “aggiustare”, a cose fatte.
    Non so se il sullodato ministro abbia mai costruito una cuccia per il proprio cane.

  2. Giorgio Andretta

    nemmeno il Gabibbo dovrebbe prendere in considerazione certi figuri, ne potrebbe soffrire la sua credibilità.

  3. Piero from Genoa

    OGGI => il Ministro Passera ha un Vice Ministro Ciaccia x le Infastrutture

    IERI=> il Capo di Bancha Intesa Passera aveva come Amministratore Delegato della Banca x le Infrastrutture del Gruppo Intesa un certo Ciaccia

    il vero problema del paese nn sono le tasse la spesa pubblica i debiti o la legge elettorale od il fattore K.. il vero problema è il CONFLITTO DI INTERESSI PERMANTENTE A TUTTI I LIVELLI ED IN TUTTI I SETTORI DELLA SOCIETA’ SIA PUBBLICA CHE PRIVATA => L’ETERNO RITORNO DELL’EGUALE 🙂

  4. Nicola Krugman

    Come si può affermare che un “credito d’imposta equivale ad un sussidio…la collettività pagherà metà del costo dell’investimento”???
    Si cerca di giungere ad una ben chiara posizione affermando il falso. E’ assolutamente inaccettabile che si spaccino per verità affermazioni così scellerate.
    Si esplicita molto chiaramente che il credito sarebbe esclusivamente “a valere sull’Ires e sull’Irap generate in relazione alla costruzione e gestione dell’opera”. E quindi da parte dello stato c’è solo un mancato incasso su una ben precisa, specifica e delimitata iniziativa imprenditoriale e non un sussidio, non un contributo a fondo perduto o simili.
    Cerchiamo di essere un attimo più precisi sulle analisi. Sinceramente da un blog diretto da Giannino, che stimo moltissimo, mi sarei aspettato un po più di accuratezza e precisione, e meno articoli di “critica a prescindere”.

  5. pierpaolo frigo

    Ma che differenza c’è fra un mancato incasso ed un contributo a fondo perduto ? sempre soldi soldi sono e nostri !

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