25
Gen
2011

La grande finzione

“Lo Stato è la grande finzione attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri”: tutti conoscono la frase di Bastiat, non tutti ne capiscono la straordinaria importanza come intuizione teorica. Grazie a questo articolo di Claudia Biancotti mi è tornata in mente una delle conseguenze nefaste della politicizzazione della vita sociale.

L’interazione politica, intesa come il meccanismo decisionale in cui si impone una decisione unica su un intero gruppo, è una sorta di “tragedy of the commons”: tutti possono chiedere un privilegio, ma tutti pagano solo una piccola parte del costo totale. Il risultato è che si trae vantaggio dal proprio privilegio ma si perde per via dei numerosi privilegi altrui, e complessivamente si perde più di quanto si guadagna, visto che alla fine ci si dimentica che la ricchezza va prima prodotta, e poi al massimo redistribuita. L’unico vincitore netto del processo di “churning”, come dimostrato da de Jasay nel suo capolavoro “Lo Stato”, è appunto la politica.

Un corollario di questa visione è che la politica svuota la società: fa “crowding out” della capacità degli individui di cooperare, perché il chiedere privilegi e il difendersi dalla concorrenza altrui tramite questi diventano strategie dominanti rispetto ad impegnarsi per soddisfare il prossimo e coordinarsi con lui. L’atrofia sociale provoca un’ulteriore concentrazione di potere, e il meccanismo si autorafforza fino ad arrivare allo Stato onnipotente. I gruppi sociali diventano lobbies, gli individui diventano accattoni, e la politica diventa l’intermediatrice di tutto l’agire sociale.

Il risultato è che lo Stato crea uno svuotamento morale della società, la distruzione del capitale sociale che permette la convivenza e la collaborazione, e la sostituzione della cooperazione sociale con la coercizione politica. In questo voto, lo Stato regna incontrastato. Solo chi è in grado di vivere assieme agli altri senza un padrone può essere libero, e la politica toglie ai suo cittadini la possibilità di imparare questi skills: “partecipazione”, in politica, significa soprattutto allearsi per danneggiare terzi a vantaggio del proprio gruppo. Se fosse altro, la politica non sarebbe necessaria.

Recuperare la libertà significa quindi non solo difendere la società dall’ipertrofia statale, ma recuperare la moralità della cooperazione che solo permette agli uomini di coordinarsi per il reciproco vantaggio. In quest’ottica il pensiero di innumerevoli liberali è univoco: da Tocqueville alla Scuola austriaca, da Jefferson a Hoffer, la capacità di autoorganizzarsi in società è ciò che distingue l’individuo libero dal servo incapace di cooperare con gli altri tanto quanto di badare a sé stesso.

Il problema è quindi anche salvare i corpi sociali intermedi dallo snaturamento che è la naturale conseguenza dell’ipertrofia dello Stato.

26 Responses

  1. Sublimando la messe di concetti, la politica è :

    1.dove spendere i schei(=€).
    2.a chi decimare i schei(=€).

    TUTTO il resto è sulfurea rappresentazione da ablare con il rasoio di Occam.
    Serenissimi Saluti

  2. Salvatore Panza

    Bravo Pietro! Ribadire taluni concetti, soprattutto quando si parla di stato, non è mai abbastanza!

  3. Riccardo

    Sinceramente a me sembra sempre la solita Italia, 150 anni fa al momento della sua nascita, 80 anni fa al momento del fascismo, 50 anni fa nel momento del boom economico, 20 anni fa al momento di tangentopoli, eppure in queste epoche l’invadenza dello stato era molto inferiore

  4. Riccardo

    Lo dice anche il nostro inno : “noi siamo da secoli calpesti e derisi perchè non siam popolo, perchè siam divisi”

  5. Fabio

    Ottimo post . E poi ? quali sono le conseguenze ? Perchè non si traggono le conseguenze dalle proprie parole. Come recuperare la libertà perduta ? Spernado in un governo che vive sull’oppressione ? Su una comunità Europea lberticida ? Gentile Sig Monsurrò, faccia un passo aventi e ci dica COME mettere in pratica il suo ottimo discorso .
    Cordiali Saluti

  6. Grazie per i commenti.

    Il primo consiglio che mi viene in mente se mi si chiede “che fare?” è deprimersi: non ho la soluzione e non credo qualcuno l’abbia.

    A parte gli scherzi, il consiglio è non confondere la diagnosi con la terapia. C’è un problema X, il problema non si risolve facilmente, e forse neanche per intero. So what? Si adotta una terapia Y1 che ne risolve il 10%, poi la terapia Y2 che ne risolve un altro 5%, e magari a Yn ne abbiamo risolto il 70%. Pazienza per il resto, il mondo ideale non esiste e sarebbe pure terribilmente noioso.

    Quali sono i problemi?

    1. Abbiamo conti pubblici in stato pietoso? Tagliare la spesa, introdurre limiti al deficit, rispettare Maastricht, rendere la contabilità più trasparente, introdurre un vero federlaismo fiscale…

    2. Abbiamo un sistema pensionistico pietoso? Aumentare l’età pensionabile e liberare risorse per creare fondi pensione per i giovani.

    3. Abbiamo regolamentazioni pietose? Tagliare e liberalizzare.

    Alla fine la buona politica è sempre quella più imrpobabile, ma non è certo impossibile. Bisogna sforzarsi dieci per ottenere uno, ma è meglio di ottenere zero.

  7. Pietro Francesco

    La frase di Bastiat non la conoscevo e la trovo meravigliosa, dovrebbe essere scolpita nel marmo per essere affissa nel Parlamento e nei luoghi pubblici!!!!! Voglio fare due precisazioni però. 1) Ovviamenente nella frase la parola “Stato” non si riferisce allo Stato in sé, ma allo Stato ipertrofico il cosiddetto “stato sociale”. 2) Per Fabio: le conseguenze che si traggono sono che lo Stato dovrebbe smettere di occuparsi della sanità, dell’istruzione e della sicurezza sociale (che comprende previdenza e assistenza) per concentrare la sua azione sulla politica estera, la difesa e l’ordine pubblico interno.

  8. Tutto bello tutto giusto Dott. Monsurro’ pero’ Fabio ha ragione nel chiedere “E poi ?”
    Lei dice che l’ atrofia sociale conduce allo Stato onnipotente con il risultato che Lo Stato crea uno svuotamento morale della societa’, giustissimo ed io aggiungo, come nei paesi ex comunisti d’oltre cortina, dove ho vissuto per anni per cui so di cosa parlo.
    Mi vengono alla mente alcune frasi che ho scritto in ” Se Gesu’ fosse Tremonti…” che riporto qui sotto:

    “Guai a voi scribi e farisei che vi affannate con codici, regole ed altri svariati artifizi………..a controllare e limitare, anche nei minimi particolari, il libero arbitrio degli individui”
    ” Guai a voi che vorreste dominare il pensiero e l’azione dei vostri fratelli a vostro esclusivo beneficio, che giungereste perfino, novelli Erode, ad inserire nel cranio dei neonati apparati per imporre ordini e poi controllarne l’esecuzione. Nessun uomo, nessuna oligarchia, nessun Cesare ha il diritto di controllare l’ animo umano, neppure Dio lo fa e non lo vuole e non lo permettera’, mai.”

    Per recuperare la liberta’ bisogna pero’ impegnarsi ed AGIRE, fare qualche cosa di concreto dal basso per chiedere e pretendere l’ avvio del rinascimento come umilmente propongo nel volumetto sopra citato in relazione a limitazione dell’ingerenza dello Stato nella vita dei cittadini, Debito Pubblico, Spesa Corrente e costo della PA, scuola, ecc. che invito ancora una volta tutti a commentare sul blog:
    http://www.segesufossetremonti.blogspot.com
    o su questo pregiato blog che ci offre ospitalita’.
    Grazie
    Anton

  9. Roberto 51

    Lo Stato Italiano, tra l’altro, ci fornisce: un livello di criminalità (vedansi il numero di omicidi/anno: circa 1,2 ogni 100.000 abitanti contro 5 negli USA o 22 in Brasile) nonostante tutto tra i più bassi nel mondo, una sanità che cura tutti e ha garantito la scomparsa di epidemie e accidenti simili oltre a darci qualche garanzia che non ci stanno togliendo qualche organo per guadagnarci su, una scuola che, nonostante i peggioramenti chiamati riforme, e i tagli istruisce i nostri ragazzi o almeno ci prova, un sistema di pensioni che è da risistemare ma che ci evita i vecchi per strada a chiedere la carità, un sistema di protezione civile che funziona, un sistema di comunicazioni da migliorare ma che un po’ funziona.
    Io credo che lo stato sia una pessima istituzione indispensabile, come il Leviatano di Hobbes.
    In caso di calamità naturale o di accidente invito poi i liberisti a sperare nella “moralità della cooperazione”.
    Il nostro stato va rimesso a posto, molti rami vanno tagliati e altri risanati, ma stiamo attenti a non buttare via il bambino con l’acqua sporca.

  10. Mi rivolgo a Roberto 51, perchè come lui ho avuto per qualche tempo dei dubbi sull’efficacia dello Stato, perlomeno in determinate condizioni.
    Ma ciò era dovuto principalmente al fatto che quando si passa dal buio alla luce, serve del tempo per iniziare a vedere, si devono abituare gli occhi 🙂
    Se alcune delle tue affermazioni sono valide (non concordo con quelle su scuola e pensioni, ad esempio), non è detto che ciò sia “merito” dello Stato. Potrebbe anche essere che siamo arrivati a quei risultati, “nonostante” lo Stato.
    E nel caso delle calamità naturali o di eventi catastrofici, un sistema statale minimo (o addirittura un sistema senza Stato) prevedrebbe delle assicurazioni che pagherebbero gli interventi di cui oggi si occupa lo Stato (non sempre benissimo, stando alle lamentele di tutti gli alluvionati, dei terremotati, eccetera).
    Così per le pensioni, così per la sanità: non è che lo Stato ci dà “gratis” questi “servizi”. Li paghiamo con le tasse. Magari pagandoli in modo diverso e “volontario” potremmo addirittura avere servizi migliori, come d’altronde par di capire quando applichiamo lo stesso ragionamento e tutto il resto.
    Pensaci 🙂

  11. Il sistema pensionistico italiano è una vergogna per il paese, non una cosa di cui vantarsi. E con le riforme non è diventato più equo, continua ad essere iniquo, anche se si tratta di un’equità finanziariamente sostenibile. Uno scempio immorale contro i giovani e il loro futuro.

    La criminalità in Italia è bassa non certo per merito dello Stato: i processi penali durano anni e la stragrande maggioranza dei reati minori non è mai punita. E’ difficile trovare la polizia nelle periferie di Roma, visto che è tutta concentrata sugli obiettivi “strategici” al centro.

    Concordo che la costosa scuola italiana sia di qualità decente, anche se probabilmente in calo, e che la più economica università sia anche di buona qualità almeno per quanto riguarda la didattica (la ricerca non credo sia granché).

    La sanità va bene per le emergenze e le cure croniche, ma è pessima per i normali problemi: sei mesi per un esame, in genere.

    Questo è il risultato di 800 miliardi di spesa pubblica.

  12. Fabio

    Ringrazio quelli che hanno citato il mio commento.
    Gentilissimo Dott. Monsurrò, secondo me il problema è ancora più grave. Non si tratta solo di terapie Y1 Y2 ed Y3, magari anche facilmente identificabili, ma della MANCANZA DI VOLONTA’ del dottore di applicare le terapie, e della assoluta ininfluenza dei cosiddetti “Metodi democratici” nelle democrazie statuarie moderne. Pensiamo realmente che uno qualsiasi degli attuali partiti politici abbia la REALE VOLONTA’ di ridurre lo stato sociale ? Ed anche esistesse questa volontà, pensiamo che sia realizzabile in un ambito di compromessi snaturanti e totali ? Cito rapidissimamente il Federalismo, che poteva essere un primo piccolo passo per la riduzione del peso dello stato e per un incremento della libertà, ma che è stato completamente snaturato dai 100 compromessi necessari a farlo accettare ad un parlamento lobbistico ed insitamente corrotto. La corruzione nasce dalla radice stessa del regime di rappresentanza come oggi concepito: quando un 40 % della popolazione vive sulle spalle dello stato, mungendolo in modo diretto o indiretto, è quasi impossibile che si possa pervenire ad una reale riforma dello stesso in modo tradizionalmente democratico. Forse solo un forte stimolo esterno o uno shock interno potrebbero portare a questo risultato. Ci vorrebbe una reazione all’Irlandese, o alla Islandese, ma si tratta di paesi molto lontani dal mediterraneo….

  13. Luca Barba

    @Nicola R

    Innanzitutto cercherei di chiarire l’ambito della discussione evitando gli eccessi ideologici, che come sempre, diventano una questione di fede.

    Non condivido l’impostazione dell’articolo se non come mera provocazione intellettuale. Lo Stato ha il suo fondamento nell’aggregazione per la condivisione dei rischi, un processo del tutto naturale (tipico anche del mondo animale o del mondo aziendale) e del tutto logico.

    Non si tratta di vivere a spese degli altri, bensi di mettere a comune e razionalizzare risorse e servizi. Ad esempio la maggior parte di noi grazie allo stato può permettersi il lusso di sapersi difendere poco o nulla, ed un servizio di questo tipo per sua natura non può essere sottoposto al rischio di essere completamente privato.

    Non può esistere un sistema senza Stato, perchè nessuno farebbe rispettare i contratti ad esempio.

    Inoltre quanto ad assicurazioni e simili non mi sembra che dove questi metodi vengono applicati (USA) si ottengano dei risultati meravigliosi e sorprendenti. Chi è povero non ha le cure sanitarie e li la cosa finisce, il che non mi sembra segno di cooperazione sociale, ma piuttosto di grandissimo svuotamento morale.

    Lo stato è il set di servizi per cui non possiamo affidarci ad interessi singoli e quindi accettiamo la sommatoria pesata degli interessi di tutti come migliore approssimazione di un risultato ideale.

    Lo stesso Pietro Monsurrò chiamato ad esplicitare le conseguenze del ragionamento cita in realtà degli interventi di tipo migliorativo che non intaccano la necessità ideale della macchina.

    Il punto quindi è quale Stato vogliamo, ed allora ben vengano la riduzione dell’ipertrofia statale e l’alleggerimento. Lascerei perdere delle concezioni che per quanto intellettualmente affascinanti non poggiano sulla realtà, alla fine divengono fuorvianti.

  14. Fabio

    Gentilissimo Luca

    Non concordo con te, in questo senso. Se da un lato lo stato ha, nel passato, quando strutturato in modo diverso, generato risultati positivi, e comunque abbia anche alcuni lati positivi da salvaguardare, nello stesso tempo vorrei porre in luce e smitizzare alcuni affermazioni che vedo apparire:
    a) Sicurezza. A quale costo abbiamo ottenuti in Italia un “Incremento della sicurezza” ? Per costi intendo quelli economici (ricordiamo che abbiamo un’incidenza di membri delle forze dell’ordine sulla popolazione enorme se confrontata con gli altri paesi avanzati) e limitazione della Libertà (vedi intercettazioni, intrusioni nella privacy, indagini superficiali, innocenti perseguitati etc etc). Non so se vi rendete conto che, in Italia, solo a livello centrale , vi sono 4 forze di polizia che hanno ambiti sovrapposti. Non cito poi le polizie locali. Vi sembra una cosa logica, naturale. Non pensate che forse una sola forza di polizia nazionale , con le dovute diramazioni, sarebbe in grado di svolgere lo stesso lavoro in modo migliore, con meno doppioni e sprechi ? Pensatelo pure, tanto è INUTILE. Perchè non riuscirete mai ad eliminare uno di questi doppioni. Non affronto neppure il tema della libertà , che è una battaglia persa in partenza, basta vedeere come è stato affrontato il tema delle Web Tv o della “Liberalizzazione” delle connessioni WI Fi. La Libertà in Italia è vista come un male assoluto dalla classe politica. Inutile farsi illusioni. Avete avuto un’apparenza di sicurezza (ma ne siete sicuri? io amo la storia e tutta questa evoluzione nella sicurezza non la vedo), al prezzo della repressione .

    Contenti voi.

  15. marix

    Sul tema delle libertà, caro fabio, mi preoccuperei di più dell’assurdità di avere un presidente del consiglio patron di innumerevoli mezzi di comunicazione, cosa inesistente in altri paesi avanzati. Vero quel che dici sulle polizie varie, ma la cosa con un’unica polizia nazionale non è che migliorerebbe granchè (salvo forse dal lato coordinamento): il problema rientra nella cronica propensione agli sprechi di una classe politica ormai di livello bassissimo.

  16. marix

    Caro Pietro monsurro, tutto più o meno condivisibile quel che dici in linea di principio e idealmente.
    Il sistema pensionistico è penalizante per i giovani, ma credo che in pochi Paesi come in Italia esista un attaccamento alla (e ammortizzatre sociale come) la famiglia: molte forme di assitenza le fa quest’ultima ed è tenuta a farlo anche secondo il codice civile. Piccia o no, questo è.
    La criminalità in Italia è bassa anche per merito dello Stato e della famiglia: crede davvero che nelle periferie americane si trovino lo stesso numero e qualità (anche quella conta, si badi: un poliziotto demotivato e poco addestrato farà metà del suo lavoro) di agenti di polizia che si trovano a Beverly hills?
    Si stupirebbe se da un’inchiesta sulla qualità delle forze di polizia schierate sul territorio venisse fuori che quelle a presidio nei centri storici o dei palazzi del Potere sono le più preparate e “motivate” anche con premi indiretti (tipo licenze se e quando lo desiderano,ecc)? Io no.
    Sulla sanità negli Usa, Obama sta cercando di cambiare qualcosa, almeno da noi ti curano. Certo qui da noi esitono casi di degrado orrendi, ma molto dipende pure dagli abusi che taluni pazienti fanno della sanità gratuita (come dai commenti all’articolo su questo blog:
    http://www.chicago-blog.it/2011/01/21/una-volta-laureato-guadagno-assicurato/ )
    Il tutto ovviamente IMHO.

  17. Luca Barba

    @Fabio

    Caro Fabio,

    ci sarebbe da dire che se lo Stato italiano diverra’ federale le polizie locali saranno la norma, ma questo e’ un aspetto trascurabile del discorso.

    Condivido appieno quel che dici, perche’ ti poni un problema concreto e cerchi una soluzione. Come ho detto l’ipertrofia e l’invadenza dello Stato italiano non piacciono neanche a me e l’ho scritto.

    Tutt’altra cosa pero’ e’ contestare in nuce l’idea di Stato in quanto artefice dello svuotamento morale della societa’ perche’ sostituisce la cooperazione sociale (qualcuno mi spieghi cos’e’) con la coercizione politica.

    Semmai un eventuale carente interazione politica(tralasciando l’ovvia considerazione), intesa come il meccanismo decisionale dimostra come il difetto sia insito negli uomini che appena ne hanno una minima possibilita’ cercano di trarre un vantaggio personale dalle situazioni. Senza un regolatore terzo, la conseguenza logica e’ semplicemente la legge della giungla. La questione e’ come e’ fatto il regolatore ?

    Dire che il regolatore e’ l’artefice del difetto dell’uomo e’ una provocazione intellettuale, stimolante ma non significativa. Il regolatore e’ un prodotto dell’uomo e ne eredita i difetti, non viceversa.

  18. Giacomo Bertacchi

    Ottimo spunto.
    Discutibile solo la tesi secondo cui “lo Stato crea uno svuotamento morale della societa’”.
    Che lo Stato, come ogni entita’ terza, al suo stesso entrare in gioco svuoti di senso la morale, il rapporto morale irrazionale e addirittura per alcuni preontologico tra il Se’ e l’Altro (Bauman, Levinas), sostituendo al piano morale il piano deontico, va da se’.
    Non ha forse molto senso parlare pertanto di “morale della societa’”.
    Forse l’estensore intendeva piu’ propriamente scrivere di “etica sociale”.
    Mi scuso della pedanteria, ma come ben sappiamo il diavolo si nasconde nei dettagli e il senso del mio intervento vuole essere solo una manifestazione di pieno apprezzamento e di totale condivisione.

  19. Fabio

    Gentilissimo Luca

    ti ringrazio per il tuo stimolo. io non critico la presenza delle Polizie Locali, che anzi trovo una presenza necessaria, in quanto vicine alla popolazione. La mia contestazione va nei confronti delle 4 forze di polizia nazionali (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ed ora Forestale), che svolgono la stessa identica funzione, facilmente accentrabile in una sola forza di polizia con le necessarie ramificazioni. Perchè nella mia cittadina di 27.000 abitanti ci sono ben 4 caserme con oltre 400 militi (su 27000 abitanti…) , ma nello stesso tempo una sola pattuglia attiva negli orari notturni ? Io vivo ai confini fra Piemonte e Lombardia, non in una valle dell’Afghanistan, ed ho la netta sensazione che 250 di questi pubblici dipendenti siano male impiegati…

    Lo stato “Moderno”, derivato dalla rivoluzione francese, è in gran parte autore di un impoverimento morale, dovuto all’uso distorto dell’ideologia, nella sua deriva demagogica, che è diventata il pretesto per lo sfruttamento della società da parte di schegge sociale, singolarmente magari non rilevanti, ma che nel loro insieme diventano quasi maggioritarie e quindi non riformabili su base democratica tradizionale, se non per eventi traumatici di origine interna o esterna. Non sono contrario al “Regolatore”, ma ritengo che lo stesso dovrebbe essere situato ad un livello molto, ma molto più basso, tale da essere sottoponibile ad un più diretto controllo da parte del popolo, ottenendo nello stesso tempo quindi una sintesi fra feedback politico e responsabilizzazione della comunità. Purtroppo la mia è un’utopia, perchè la cancrena verminosa dello stato nazionale ormai è arrivata in profondità. Io personalmente sto liberandomi dei miei vincoli immobiliari e conto di trasferirmi all’estero entro un annetto.

  20. @Giacomo Bertacchi
    Per “svuotamento morale” intendevo che l’intervento statale elimina la necessità delle persone di accordarsi per fare qualcosa che è nel comune interesse, perché sostituisce all’accordo tra persone un processo politico, cioè coercitivo, in cui si prende una decisione e la si impone agli altri. Senza stato ci sarebbero alcuni beni difficili da produrre (come la difesa, esempio tipico), ma con lo stato anche beni che sono facili da produrre (come un’assicurazione mutua) diventano molto difficili da produrre perché l’alternativa “statale” è a costo marginale nullo.

    Faccio un esempio: 100 lavoratori di una zona si accordano per creare un fondo per aiutare le vittime degli incidenti sul lavoro (in qualunque modo). Dovendo fare questo, devono imparare alcune doti fondamentali della cooperazione: il rispetto della parola data, il senso di responsabilità, il fatto che le regole più facili da far osservare sono più facili da implementare (tipico ragionamento da law & economics), etc. Se arriva lo stato e impone un’assicurazione nazionale, il capitale cooperativo necessario per creare un’associazione volontaria viene distrutto, e si crea un mondo di incentivi perversi in cui: è possibile fare qualcosa ritenuto morale senza impegnarsi di persona, è sempre possibile chiedere a qualcuno di pagare i costi delle proprie idee senza impegnarsi a renderle accettabili a tutti, etc.

    Non vorrei esagerare e dire che ogni problema si può risolvere facilmente con un po’ di cooperazione e che l’unico ostacolo alla cooperazione è lo stato (ogni “paradosso del prigioniero” è un ostacolo alla cooperazione ance fuori dalla politica), ma reputo evidente che la capacità della società di autoorganizzarsi è di molto ridotta dall’interventismo statale, che sostituisce alla cooperazione la politica, impoverendo tutti noi della capacità di rapportarsi con gli altri in maniera costruttiva nei rapporti sociali di tutti i giorni.

    E ciò è molto brutto.

  21. Luca Barba

    @Pietro M.

    Mi sfugge qualcosa. Da un punto di vista ideale (sono ben consapevole che in realtà non è così) il processo politico è il mezzo con cui un gruppo sociale si accorda per fare qualcosa nel comune interesse.
    Possiamo chiamarla cooperazione ma non mi sembra che questo cambi i termini del problema, anche in una cooperazione si deve raggiungere un compromesso che tutti debbono rispettare, pena l’esclusione dal gruppo.

    Chiaramente c’è un problema di efficienza e di collocazione dei processi al giusto livello per garantire un feedback corretto.

    Però non mi sembra che questo mini il concetto di fondo che una società che si auto organizza deve ad un certo punto per affrontare problemi complessi assegnare dei ruoli. Altrimenti spenderebbe in negoziazione ed in inefficienze invece che in strutture, non creerebbe economie di scala, non si specializzerebbe.

    Mi sembra che non sia lo Stato in sè a portare questo problema.
    E’ il potere ad avere questo effetto, e non necessariamente solo lo stato ha potere.

    Proprio sull’assicurazione mutua. Ci sono stati che non l’hanno e questo ha due effetti. Il primo è la creazione di agglomerati (giganteschi) privati di potere che gestiscono lo stesso servizio, con in più l’obiettivo di far profitto. Il secondo è che chi non può pagare non ha il servizio.

    Io non sono contrario allo schema della mutua privata, anzi, ma non mi sembra che una grande assicurazione con milioni di clienti sia necessariamente più facile da controllare di un ente pubblico. Direi che ha molti più strumenti per non rispettare il contratto ideale che stipula con me di assistermi in caso di bisogno e se invecchio la cosa diventa davvero un problema (ad esempio la mia assicurazione privata finisce a 75 anni). In USA ad esempio con questo sistema quali sono i risultati oggettivi ? Non la vedo questa distanza siderale. In più gli over 65 (mi sembra, non sono un esperto) i poveri e molti cronici sono comunque a carico dello stato perchè il privato non è che li gradisca più di tanto e svariati milioni non hanno il servizio.

  22. Gianni E

    @Luca Barba
    Il processo politico NON è il mezzo con cui un gruppo sociale si accorda per fare qualcosa nel comune interesse. Non lo è nemmeno idelamente.
    Il processo politico impone a una minoranza la scelta di una maggioranza che è poi una minoranza meglio organizzata. In genere facendole pagare il costo

  23. Matteo

    io auspico una rivolta in stile Egitto..c’e sempre stato da pagare un prezzo per cambiare..COSA VUOI CAMBIARE DOVE LA CORRUZIONE HA RAGGIUNTO LIVELLI BIBBLICI? MA DI COSA STIAMO PARLANDO. ho 2 lauree e ho uno stipendio dignitoso ma sarei pronto domattina a tirare una picconata al bancomat di casa mia o a tirar giu la sbarra dell’autostrada come hanno fatto a salonicco..siete dei miserabili,del resto cosa vuoi pretendere in un paese dove nonostante la piu grande crisi di sempre e milioni di persone senza lavoro LUIS VITTON ha fatto un +72%..pazzesco

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