25
Ago
2015

Integrazione ed egualitarismo—di Pietro Barabaschi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Pietro Barabaschi.

Attenzione. L’integrazione non dev’essere “ugualitarismo”. Spesso si sostiene che due popoli che hanno una ”cultura” totalmente differente per poter convivere non possano fare altro che “integrarsi”. Ovvero che le convinzioni, le abitudini, gli usi degli uni e degli altri debbano in qualche modo incontrarsi a metà strada, pareggiarsi, per produrre così una specie di “ugualitarismo”.
In barba alle sirene del relativismo, l’auspicio che si può, si “deve” fare, è il seguente: non si tenda a costringere i più “colti”, quelli la cui storia è un tessuto più elaborato e complesso, a rinunciare alla propria superiorità (sì, superiorità), neanche col pretesto di non “offendere” i meno colti.
Le culture superiori sono divenute tali in millenni di storia: una storia, come diceva Indro Montanelli, scritta col sangue. La loro eredità in termini di diritto e di libertà, di stili di vita, di usi, va preservata gelosamente. E’ dopotutto grazie a uno di questi prodotti culturali – il capitalismo – che talune società sono divenute tanto attrattive, anche per chi proviene da culture diversissime.
Il relativismo è parente stretto di certo “veterosindacalismo”. Che, per dirla con una metafora per nulla relativista, invece di spingere i somari a diventare cavalli costringeva i cavalli a diventare somari.

13 Responses

  1. Luca Saba

    Trovo abbastanza puerile la definizione di “culture superiori”. Inaccettabile sia dal punto di vista scientifico che morale. Se posso concordare sul fatto che integrazione non deve essere ugualitarismo, non posso se non sottolineare la superficialità dell’esternazione (anche se mi rendo conto che siamo in un periodo in cui le esternazioni superficiali vanno alla grande).

  2. Gianfranco

    Luca Saba,
    per favore. Sottolineando la superficialita’ dell’esternazione stai esprimendo un giudizio che implica necessariamente che tu abbia il diritto di farlo proprio da una qualunque superiorita’ autoattribuita.
    Da che mondo e mondo, ragazzo mio, la gente si sposta dalle culture inferiori a quelle superiori. Salvo le colonizzazioni.
    I contadini veneti e del sud andavano in America, non viceversa, i barbari entravano nell’Impero, non viceversa, gli africani cercano di entare in Europa, non viceversa. O i meridionali verso il nord. O verso la Germania.
    Il negare questo semplice sistema di vasi comunicanti che porta la gente ad andare dove si sopravvive meglio, dove le persecuzioni non ci sono, dove c’e’ liberta’ di culto, dove non esistono differenze legate all’identita’ sessuale dell’individuo, dove c’e’ lavoro (cioe’ in posti con cultura superiore) e’ sintomo di scarsa presa di coscienza della realta’. Il mio e’ un giudizio nei suoi confronti. Deriva dalla mia superiorita’ nel percepire la realta’ rispetto a lei.
    Non se la prenda. Era solo un esercizio per dimostrarle iperbolicamente che, nel contesto dell’autore, “superiore” ed “inferiore” sono perfettamente leggitimi.
    Cordialmente
    Gianfranco.

  3. FR Roberto

    Fare una classifica su quali siano le culture superiori in certi casi è problematico, se non impossibile, perché bisognerebbe capire in che senso una cultura è superiore ad un’altra, e la classifica potrebbe variare in base ai parametri utilizzati… e qualche folle potrebbe arrivare a conclusioni inopportune, come già è accaduto nella storia.
    Però è anche ora di finirla di considerare sempre a priori inaccettabile il reputare una cultura superiore ad un’altra.
    Con tutto il rispetto per le persone, come non possiamo considerare “superiore” la cultura Europea, piuttosto che quella Islamica, a culture tribali, come a puro titolo di esempio quella degli aborigeni australiani?
    Forse sarebbe più opportuno parlare di culture più evolute anziché di culture superiori? Forse si. Sicuramente anche in questo caso non sarebbe sempre immediato individuare una classifica, perché bisognerebbe definire il concetto di “evoluzione”, e selezionare i parametri che lo determinano, quasi inevitabilmente legati, almeno in parte, ad elementi soggettivi.

  4. Luca Saba

    Salve Gianfranco,
    forse sono stato troppo rude, ma penso che definire come superficiale un argomento, quando è espresso nel modo netto e privo di giustificazioni di sorta come nel caso dell’articolo del Signor Barbareschi, non sia una questione di auto-attribuzione di superiorità ma semplicemente una cosa….sensata.
    L’aggettivo superiore riferito alla cultura di qualcuno implica un giudizio di merito. Quale sia questo merito però non viene espresso. E questo è un problema.
    L’affermazione che “da che mondo e mondo […] la gente si sposta dalle culture inferiori a quelle superiori” dovrebbe forse essere cambiate in “da che mondo e mondo la gente si sposta da dove c’è più povertà a dove ce ne è di meno”. In questo modo sarebbe anche più facile fare misurazioni.
    Infine, capisco l’esercizio iperbolico, ma avrei avuto meno problemi ad accettare qualcosa di più misurabile.

    Per Roberto invece, la mia lamentela nasce dal fatto che si voglia utilizzare un superlativo assoluto che a livello discorsivo critica la cultura degli altri senza spiegare perché questa sia meno buona della nostra. Da cosa dipende ? Da quante persone sfama ? Da quanta è la libertà di parola ? Da quanta è la libertà sessuale ? È più interessante la tua idea di evoluzione anche se mi rammarica constatare che la nostra “cultura” non sempre tende ad evolvere, alle volte sembra fare un percorso piuttosto involutivo.

  5. Roberto

    L’integrazione è “mischiarsi”. Lo dice la parola stessa. Legge uguale per tutti, niente razzismo o xenofobia, stessi diritti e stessi doveri, rispetto e tolleranza tra religioni,culture ed etnie diverse. Non approfittare di persone che devono lavorare per farle lavorare 10-12 ore al giorno, magari senza contratto e con paghe ridicole. Il pericolo è il vetero-capitalismo più che il veterosindacalismo.

  6. Gianfranco

    Caro Luca,
    spero ti sia accorto di essere entrato in contraddizione.
    La metto giu’ facile: perche’ la gente migra da una cultura “povera” ad una “meno povera”? Cosa cambia? Te lo spiego subito: cambia che quando una cultura e’ povera, intendiamo materialmente (che la poverta’ spirituale non si allevia disturbando la Marina Militare, ma non si sa mai), non garantisce a chi la frequenta una cosa basilare, per mancanza di risorse: la continuazione della specie. Se non hai cibo non fai figli. Quindi sparisci.
    Ora, tu puoi continuare a farti le seghe mentali (che sono gratis e puoi fartele da solo), ma se non riesci a sommare 2 + 2, c’e’ poco da fare.
    Una cultura che garantisce nel modo migliore di un’altra la sopravvivenza della specie, e’ sicuramente superiore. Inoltre, negare che una cultura superiore (non necessariamente per questioni economiche) attragga popolazioni da culture inferiori, e’ disonesta’ intellettuale. Nell’esempio specifico dei nostri cari fratelli africani, dall’alto della loro cultura, sicuramente vivrebbero meglio di noi. Se non e’ cosi’ e’ perche’ non sanno farlo. Se non sanno farlo e’ perche’ mancano loro gli strumenti culturali.

    Negare queste implicazioni (a mio modo di vedere banalissime) significa essere cosi’ annientati dal relativismo da essere oltre ogni recupero. O non arrivarci.
    Per questo non interverro’ oltre su questo argomento.

    Saluti
    Gianfranco.

  7. Marco

    @Gianfranco Giusto per chiarire, ritieni che una persona proveniente da una cultura “inferiore” (supponiamo un africano) sia anch’egli inferiore in un qualsiasi senso o caratteristica?

  8. Francesco_P

    Ci sono le migrazioni economiche che possono essere dirette dallo Stato per potenziare la nazione oppure dalle organizzazioni criminali e ci sono le invasioni.
    Le migrazioni dirette dallo Stato oggi sono quelle dei lavoratori qualificati che si trasferiscono negli USA, del Canada, in Inghilterra, Australia, ecc. per contribuire alla vita economica della nazione ospite; in questo caso è giusto parlare di integrazione perché si ha a che fare con persone che vogliono integrarsi e dare pieno sviluppo alle loro potenzialità professionali.
    Le migrazioni dirette dalla criminalità organizzata sono ai tempi nostri quelle dei latinos senza alcuno skill professionale negli USA, dei rumeni, degli albanesi, dei cinesi, ecc. in Europa. Questi fenomeni hanno afflitto soprattutto l’Italia, la nazione in cui i funzionari pubblici sono i primi a voltarsi dall’altra parte.
    Una parte degli immigrati economici illegali desidera integrarsi ed elevarsi socialmente pur avendo scelta la via truffaldina per entrare nella nazione ospite e una parte no, perché il loro obbiettivo personale è quello di praticare la delinquenza in una società più ricca e meno punitiva.
    Infine ci sono le invasioni ostili come quella degli africani in Europa che giungono attraverso le rotte dei Balcani e del Canale di Sicilia. Questi non vogliono integrarsi, ma vengono qui per imporre la Sharia e per uccidere, schiavizzare e comandare, mossi anche dalla propaganda dell’ISIS e organizzati dai predicatori islamici e dalle cellule terroristiche presenti sul territorio europeo.
    Ovviamente le politiche devono essere differenziate in funzione della natura del processo migratorio; si dovrebbe andare dall’apertura totale fino alla chiusura totale, anche ricorrendo alla forza delle armi nel caso in cui il fenomeno rappresenti una vera invasione.
    Purtroppo in Europa c’è ancora tanta confusione e tanta ipocrisia per l’influenza ideologica finendo per considerare fenomeni totalmente differenti come un unico. Di conseguenza non si affronta il tema dei diversi modi modi con cui si deve praticare l’integrazione piuttosto che i respingimenti.
    Rifiutarsi di distinguere i diversi fenomeni porta come conseguenza ai dibattiti surreali a cui assistiamo, alla confusione di idee e di soluzioni legislative, all’inazione.
    Essendo incapaci di mettere a fuoco soluzioni appropriate, ne possono trarre profitto solo personaggi loschi, novelli Hitler o novelli califfi sanguinari.

  9. Gianfranco

    Dimmi, Marco, in base a cosa una persona potrebbe ritenere un’altra persona inferiore? In quali sensi e caratteristiche? Tipo il colore della pelle? O la forma degli occhi? Cose cosi’? Il genere? O il codice d’avviamento postale? La targa dell’auto (lettere particolari o numero pari e dispari)? O credo religioso o poltico.
    Dimmi un po’, perche’ sono curioso.

    Io capisco che sei abituato a parlare con gente del tuo livello, per cui non hai mai dovuto sforzarti ad assumere atteggiamenti intelligenti e critici nei confronti di chi ti sta attorno. E capisco l’aggressivita’ che mascheri sotto domande insinuanti come le tue.
    Ma non sono problemi miei.

    Ora, se vuoi scrivermi, scrivimi a tono, comincia a pensare e smettila di comportarti con me come se fossi un tuo familiare o amico.

    Sono stato chiaro. Nonostante questo, dubito che tu capisca. Dubito fortemente perche’ ero gia’ stato chiaro prima, negli altri interventi, e non hai capito niente.

    Se dovessi riassumere il tuo intervento, portei farlo in 3 parole: “sono uno stupido che non ha niente da dire o aggiungere, ma siccome i bravi bambini cercano in ogni modo di dare dei razzisti agli altri per poi ergersi e spandere quintali di morale da quattro soldi, eccomi qua.” Ho torto? Hai qualcosa da aggiungere, fuorche’ fare come fai in famiglia o al bar, andando sul personale?

    In quale punto ti e’ sembrato che venissi dal tuo contesto? In quale punto di cio’ che ho scritto, ti e’ sembrato di essere autorizzato a formulare la tua domanda?

    Ciao Marco,
    cresci.
    Gianfranco.

  10. Gianfranco

    L’ipocrisia consiste nel fatto che molte persone, che beneficiano delle liberta’ dell’occidente, in realta’ lo odiano.
    Odiano il nostro modo di vivere perche’ sono dei perdenti. Vedono, di questo mondo, solo l’aspetto materiale, sono stupidi come sassi, e dato che non hanno i miliardi, non possono permettersi i festini a base di coca e puttane, odiano.
    Odiano l’America, la Germania, odiano qualunque cosa pensano sia superiore a loro. L’Islam non li spaventa, perche’ pensano che non siano veri esseri umani, intelligenti e motivati, ma stupidi beduini. Agghiacciante.
    Quindi pensano che, con l’avvento dell’Islam, questo sistema sara’ distrutto e, soprattutto, dal profondo della loro ignoranza, pensano che nell’islam tutti siano uguali.
    Quindi scassano le palle col fatto che le culture sono “diverse” e che tutte vadano rispettate.
    Ogni tanto, un po’ d’islam lo vorrei anch’io, per un paio di settimane. Altro che gay pride, donne che vanno al governo o che parlano senza essere interrogate, apostati che sui forum criticano la mia cultura. 2 settimane.
    Purtroppo il costo dei carboidrati, molto basso, ha fatto in modo che gli idioti possano sopravvivere tranquillamente. La diffusione del porno in internet ha fatto in modo che le connessioni fossero diffuse ed alla portata di tutti. In piu’, la madre dei cretini rifiuta qualunque pratica di contenimento delle nascite.
    L’apice di questo fenomeno e’ costituito dal fesso che mi ha chiesto se penso che un negro sia inferiore a noi. Poi gli chiedi: “ok. inferiore. ma inferiore in cosa? non vuol bene ai suoi bimbi? non si lava i denti? non sa correre, per esempio le maratone? non puo’ diventare presidente degli USA perche’ un negro non parla inglese o non usa coltello e forchetta? ha 19 dita anziche’ 20?” e non sa nemmeno risponderti.

    Questo sistema e’ alla frutta. E’ ovvio. Non puo’ cambiare da solo. E’ ovvio. Finira’, anche questo e’ ovvio. Ma che sia il migliore sistema inventato sinora, e’ anche questo ovvio.

Leave a Reply