25
Mag
2020

Alberto Alesina, economista di successo

Misurare il successo di un accademico è un compito difficile, ma Alberto Alesina è stato certamente un accademico di successo. Economista italiano più citato al mondo, è stato direttore del dipartimento di Economia a Harvard, dove era Nathaniel Rhodes Professor of Political Economy. Inoltre, era Fellow della Econometric Society e membro dell’American Academy of Art and Science.

La sua produzione scientifica è vastissima. I suoi lavori, teorici e empirici, trattano ogni campo di indagine di Politica Economica, materia di studio in cui l’economia si interseca con la politica e le istituzioni. Numerosi suoi scritti riguardano il ruolo della cultura nel determinare il funzionamento delle istituzioni. Insieme a Edward Glaeser, per esempio, aveva studiato l’effetto delle differenze culturali tra gli Stati Uniti e gli stati europei sulle rispettive politiche pubbliche (si veda qui e qui).

In ambito di comportamento elettorale, sono noti i suoi modelli che hanno esteso il teorema dell’elettore mediano. Se quest’ultimo è utile a spiegare la convergenza delle piattaforme elettorali verso proposte moderate, Alesina ha spiegato perché a volte questa convergenza non viene osservata introducendo il problema della credibilità. La promessa di realizzare politiche moderate non è credibile se fatta in un contesto polarizzato. Per questo si osserveranno proposte divergenti.

Un altro contributo rilevante è quello relativo alle politiche macroeconomiche, fiscali e monetarie. Rispetto alle prime, hanno fatto molto discutere i suoi studi sull’austerità pubblicati nel tempo insieme a diversi colleghi come Carlo Favero, Francesco Giavazzi e Roberto Perotti. Un libro pubblicato insieme ai primi due (Austerity: when it works and when it doesn’t, Princeton University Press) aveva appena ricevuto il premio Hayek Book Prize. La tesi del libro si può riassumere nell’idea che quando l’austerità è basata sulla riduzione della spesa pubblica, questa costa meno in termini di crescita di quella fondata sull’aumento delle entrate.

Ultimamente aveva lavorato anche a come le preferenze degli elettori in materia di tassazione interagiscono con quelle relative all’immigrazione (si veda qui e qui), mostrando come le persone in Europa e Stati Uniti generalmente credano che gli immigrati nel proprio paese siano molti di più e li vedano come culturalmente molto più distanti di quanto non siano in realtà. Inoltre, questi studi empirici mostrano come gli elettori siano più avversi a redistribuire risorse attraverso la tassazione se nella propria regione è presente una più alta quota di immigrati.

Questi sono solo alcuni contributi di un economista il cui lavoro è ormai un punto di riferimento per le nuove generazioni di ricercatori che lavorano nei campi più svariati dell’economia. Oltre a questa influenza in ambito accademico, Alesina aveva anche la capacità di parlare al grande pubblico: si ricorderanno i suoi editoriali sul Corriere della Sera insieme a Francesco Giavazzi.

Sono stato studente di Alesina in Bocconi, dove era Visiting Professor. Ricordo che, nel suo corso di Advanced Political Economics del 2012, tra le varie cose ci assegnò anche il compito di scrivere un report sul libro The Consitution of Liberty di Hayek. Ero al secondo anno della laurea magistrale in discipline economiche e sociali e quella fu la prima volta che mi venne chiesto di leggere e lessi uno scritto di Hayek. Il che, a parte la mia ignoranza e pigrizia di allora, dice forse qualcosa anche sulle facoltà di economia in Italia. Sta di fatto che quel corso e quel compito mi appassionarono, contribuendo a farmi scoprire il piacere per lo studio. Per questo sono grato al professor Alesina. Gli sia lieve la terra.

@paolobelardinel

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