20
Lug
2022

Il Cile e il progetto di una Costituzione “miracolosa”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Carlos Di Bonifacio

Nel 2019 diverse manifestazioni e proteste esplosero nel Cile di Sebastián Piñera. In un primo momento sembrava che tali agitazioni popolari fossero dovute a un aumento del costo del trasporto pubblico e che la situazione non fosse altro che una piccola azione di un gruppo di studenti. Dopo poco però, la situazione divenne incendiaria, con migliaia di manifestanti e decine di “leader politici” scesi in strada in tutto il paese. Sin dall’inizio però era evidente che ci fosse un problema con questa “rivoluzione”: non si sapeva per cosa si stesse manifestando. Certo, molte di queste persone davano risposte: si manifestava contro “il sistema capitalista”, “contro il neoliberismo selvaggio”, “per la giustizia sociale”, insomma, il sistema che c’era in Cile era cattivo e doveva essere sostituito con uno più “giusto”, più “buono”, più “sociale”.

Come spesso succede in America Latina dopo una crisi, la soluzione non poteva essere diversa da quel vecchio mix tra razionalismo politico, populismo e politica identitaria: una nuova costituzione. La credenza millenaristica sudamericana che una nuova costituzione risolverà tutti i problemi (eliminando tutto quello che di sbagliato c’era nel vecchio sistema) e farà nascere una nuova società automaticamente più giusta (mettendo nero su bianco tutti quei “diritti” che considera come giusti) è vecchia come le prime guerre d’indipendenza e le prime repubbliche della regione (per esempio, l’Argentina ha avuto 7 costituzioni, il Cile circa 10, la Colombia 10). Basta ricordare il caso del Venezuela (un paese con quasi 30 costituzioni nella sua storia): Chavez arrivò al potere dichiarando che il vecchio sistema politico, antecedente a lui, doveva morire e che il nuovo Venezuela doveva essere edificato su una nuova costituzione che garantisse, tra l’altro, lo stato sociale e la stabilità dei prezzi. Peccato che, anche se quelle norme sono presenti nella costituzione venezuelana, oggi circa il 95% dei venezuelani si trova sotto la soglia di povertà assoluta e il paese vive una iperinflazione lunga 4 anni.

Dopo il 2019 il Cile decise di percorrere la stessa strada: quella “rivoluzione” senza piedi, braccia e testa dichiarò che la soluzione di tutti i mali sarebbe stata trovata in una nuova carta fondamentale della nazione. Dopo le manifestazioni si svolsero delle elezioni che diedero vita a un’Assemblea costituente incaricata di portare avanti i lavori di redazione e nella quale non mancarono manifestazioni di “eccentricità”.

Il processo diede vita all’ unica cosa a cui poteva dare vita: un progetto costituzionale “Frankensteiniano”. In generale il testo è: a) incredibilmente lungo e ciò è dovuto alle centinaia di compiti capillari attribuiti allo Stato e ai diritti che deve garantire; b) ripetitivo: frasi come “lo Stato deve…”, e i temi legati a ecologia e genere compaiono decine di volte nel testo per riaffermare cose già scritte in pagine precedenti e c) manca di organicità e coerenza, è un insieme di idee e principi scollegati tra di loro.

Alcuni degli elementi più polemici: decine di articoli parlano dell’ecologia fino ad arrivare all’assurdo: l’art. 18 parla di come “la natura avrà propri diritti stabiliti dalla Costituzione” e come, spiegato nell’art. 103, “lo Stato deva promuovere questi diritti”; e, per finire, l’art. 108 parla di “garantire la giustizia ambientale”. Stesso discorso per le questioni dell’identità di genere.

I temi di politica monetaria sono anch’essi presenti: gli articoli sulla banca centrale stabiliscono che questa istituzione possa essere incaricata, in caso di necessità, di monetizzare il deficit. Sempre sulla banca centrale la Costituzione prevede che la politica monetaria debba essere fatta tenendo in conto “la cura dell’ambiente e del patrimonio naturale”. Questo senza far riferimento a tutte le questioni economico-sociali dove la situazione non sembra essere migliore (la Costituzione espelle dal paese, “come per magia”, qualunque tipo di precariato economico.)

Il problema radicale della nuova Costituzione si trova nelle sue radici intellettuali: si pensa che basti scrivere in un foglio nozioni vaghe, razionalistiche e identitarie di “giustizia sociale” per curare i problemi del mondo (del Cile, in questo caso). Lo Stato, come ben spiega il progetto costituzionale nei suoi circa 390 articoli e 142 pagine, ha il compito di “fare giustizia” in tutte le aree della vita sociale. Il risultato è un testo che manca di senso e più che essere una Costituzione sembra un manifesto ideologico.

Chiudo con una riflessione che parte da una frase di Simon Bolivar, e che, più o meno, dice: prima che Costituzioni virtuose ci servono uomini virtuosi. Quella frase si trova in uno dei pochi scritti da lui lasciati e non a caso è stata scritta per il progetto di Costituzione di una delle prime repubbliche latino-americane. Voleva dire che sì, una Costituzione può essere sulla carta sempre bella, giusta e perfino “assoluta” ma saranno solo le azioni degli uomini, quelli “virtuosi”, a farli vivere meglio. Purtroppo, sembra che questa idea non sia presente nella cultura del Cile odierno e la verità è che, nel caso la Costituzione venisse approvata, i problemi che affliggono i cileni e il Cile, quelli che hanno portato in piazza la popolazione nel 2019, rimarranno presenti. Forse allora si renderanno conto che, a volte, non basta dire le cose perché diventino reali.

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