9
Ago
2021

La proprietà intellettuale? Cambierà, ma è molto più efficiente del populismo vaccinale

Il percorso per l’immunità della popolazione mondiale contro il Covid ha avuto, tra i suoi momenti chiave, l’annuncio dato dal presidente Joe Biden lo scorso maggio sull’appoggio americano alla “sospensione temporanea” dei diritti di proprietà intellettuale legati a questo scopo.

Ben prima che dei vaccini fossero pronti per essere inoculati nelle braccia delle persone, IBL aveva sostenuto che non è proclamando il vaccino bene comune che se ne sarebbe potuto garantire un accesso più diffuso: semmai, era vero anzi il contrario. Ebbene, anche adesso nei paesi più avanzati l’accesso al vaccino è ormai universale, la soluzione per altre regioni del mondo non sembra affatto passare dalla sospensione dei diritti di proprietà intellettuale. 

Il primo e inevitabile risultato dell’annuncio di Biden è stato quello di bloccare, o comunque di frenare, le trattative in corso per la concessione di licenze per la produzione dei vaccini. Non si negozia in una situazione di incertezza giuridica. Non ci si obbliga a pagare royalties che potrebbero essere cancellate o sostituite con un indennizzo (non si sa ancora su quali basi calcolato) tra poche settimane. Un tipico esempio delle buone intenzioni di cui è lastricata la strada per l’inferno.

I danni potrebbero però essere ancora maggiori nel medio termine. Forse lo si dà per scontato, ma il primo spunto di riflessione che l’emergenza Covid-19 ci offre sul ruolo e sul futuro della proprietà intellettuale, e in particolare sul tema del rapporto tra diritto alla salute e brevetti, viene proprio dal fatto che i vaccini ci sono, che sono nati essenzialmente da ricerche condotte dall’industria e che sono arrivati molto prima (e molto più numerosi) di quanto si prevedesse inizialmente.

Le best practices da imitare sono cioè quelle di chi ha lavorato insieme e non contro i titolari dei diritti, per rendere possibile un effettivo aumento della produzione, al quale questi ultimi non possono essere contrari, perché proprio in una logica di mercato è appunto il licensing volontario la soluzione ideale quando la domanda è superiore all’offerta, come ovviamente non poteva non accadere di fronte a una pandemia.

Soprattutto, occorre avere almeno adesso la visione del futuro che è sinora mancata, e non solo sulla guerra alla pandemia. Si deve perciò lavorare per aumentare stabilmente la capacità produttiva dei vaccini a livello mondiale: proprio per questo va incoraggiato il programma Covax, cui ovviamente anche l’Italia partecipa, che mira anche a finanziare la vaccinazione nei Paesi più poveri.

La strada da seguire, se si vuole davvero innescare un cambiamento duraturo, è cioè quella di ricorrere a strumenti di mercato, non a espropri, collaborando con gli innovatori e incoraggiandoli attraverso la remunerazione che le esclusive consentono loro di ottenere per i loro successi. 

Cesare Galli, fellow onorario Istituto Bruno Leoni

Questo articolo è apparso per la prima volta nella newsletter settimanale di IBL del 15 maggio 2021. Ogni sabato, la newsletter include un contenuto esclusivo a firma di un esponente IBL, come questo, seguito da un riepilogo dell’attività dell’Istituto completo di anticipazioni, ricerche, commenti e notizie relative anche a libri, podcast ed eventi. Iscriviti per restare aggiornato.

You may also like

Václav Havel: la responsabilità come antidoto a populismo, totalitarismo e burocrazia
Ora serve una campagna vaccinale lean, direbbe Hayek
Vaccino: a chi dire davvero grazie
Per il vaccino dobbiamo ringraziare lo Stato imprenditore?

Leave a Reply