4
Ago
2021

Il Rapporto WTO 2021 e il futuro dell’Italia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Dario Ciccarelli

La stampa italiana ne parlerà poco o nulla, ma invece il WTO Report 2021, dedicato alle attività svolte dall’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2020 e nella prima parte del 2021, è una lettura illuminante.
Il Rapporto tratta del funzionamento degli organi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, degli argomenti su cui nel periodo in esame hanno lavorato le delegazioni degli Stati membri, delle attività di assistenza tecnica e di supporto al commercio svolte a beneficio dei paesi in via di sviluppo, dell’impatto del Covid sul commercio internazionale (“La produzione di vaccini è supportata da catene del valore complesse …. Un tipico impianto di produzione di un vaccino utilizza materiali … provenienti da circa 300 fornitori, attraverso circa 30 diversi paesi”), dell’organizzazione del Segretariato dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle relazioni attive tra l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la società civile, la business community e i rappresentanti parlamentari nazionali.

Il WTO Report tratta inoltre delle controversie giuridiche (trattate nell’ambito del suo Sistema di risoluzione delle dispute) intervenute presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che hanno interessato, tra gli altri, Corea, Giappone, Cina, USA, Unione Europea, India, Indonesia, Turchia, Russia. Il Report riferisce anche della edizione 2020 (76 Università, rappresentative di 37 membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio) della Jackson Moot Court competition (organizzata, come di consueto, dalla European Law Students’ Association, con il supporto del Segretariato WTO), che ha visto gareggiare, nella fase finale, 20 teams di giovani giuristi provenienti da tutto il mondo (la squadra vincitrice è stata quella del Government Law College di Mumbai, India).

Si tratta di un Rapporto nelle cui sue pagine si descrive il mondo reale, fatto di concorrenza, di investimenti, di analisi, di nuove competenze, di supply chain globale, di aziende: di tanti fatti ed argomenti, cioè, che rischiano seriamente di travolgere la comfort zone di tanti commentatori ed influencers che in Italia preferiscono continuare ad ignorare il mercato globale e a comportarsi come se il futuro del Paese potesse dipendere esclusivamente dalla politica, dall’apparato dello Stato e dai denari dell’Unione Europea.

“Imprenditori, politici, giornali: perché non guardate come il mondo sta cambiando ?”, ammoniva, nel 1996, dalle pagine del Corriere della Sera, l’italiano Renato Ruggiero, nelle vesti di primo Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Alle parole, forti ed autorevoli, del compianto Renato Ruggiero si può ricorrere, purtroppo, ancor oggi, per commentare il WTO Report 2021: “L’Italia sta chiaramente attraversando un’involuzione culturale drammatica che non le permette di vedere e capire qual è il suo posto nel mondo. Per cui si assumono atteggiamenti superficiali e snobistici. E’ come se fossimo una vecchia marchesa che guarda la vita dalla finestra e non la capisce. Stiamo attraversando una grande rivoluzione: negli ultimi anni sono arrivati sui mercati due miliardi di individui che prima ne erano tenuti fuori e nei prossimi anni ne entreranno in campo altri due miliardi. E’ qualcosa che cambia tutto e ovunque provoca reazioni, positive e negative. Ma in Italia non se ne discute nemmeno … per una grande azienda o per un grande Paese come l’Italia, il mercato non è certo più quello nazionale e neppure solo quello europeo: il mercato è il mondo, sono 6 miliardi di possibili consumatori. Questa è un’enorme opportunità . Ma nello stesso tempo anche la concorrenza non viene più solo dall’ambito nazionale o continentale, ma da qualsiasi altro possibile concorrente nel mondo … L’alternativa alla globalizzazione è oggi la divisione del mondo in grandi aree regionali intercontinentali. La scelta di fronte a noi è quindi un mondo diviso in blocchi oppure un grande mercato regolato da un sistema universale di regole e discipline. Questa seconda opzione è quella del WTO” (Paese Miope. Serve un colpo d’ala, intervista a Renato Ruggiero, Corriere della Sera, 29.12.1996).

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