13
Mag
2021

Maratona Pnrr. Istruzione e ricerca: mancano autonomia e competizione

di Samuele Murtinu

L’elenco degli articoli della Maratona PNRR è disponibile qui.

La Missione 4 “istruzione e ricerca” del PNRR individua puntualmente alcune criticità del sistema nazionale di istruzione e ricerca come, per esempio, la necessità di (i) digitalizzare le strutture scolastiche e potenziarne le infrastrutture per lo sport, (ii) ampliare l’offerta di asili nido e di servizi di tempo pieno nelle scuole primarie (con conseguente impatto positivo sul tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro) e ridurre il numero di alunni per classe, (iii) favorire lo sviluppo di competenze matematiche, informatiche e di problem solving e consolidare l’uso dei test INVALSI, (iv) introdurre dei grant (stile ERC) individuali per i ricercatori, e (v) porre l’accento sulla produttività, frenata negli ultimi 30 anni dalla ridotta R&S pubblica e privata, come driver per la crescita del Paese.  

Tuttavia, la Missione “lato istruzione” manca di due componenti fondamentali: autonomia e competizione.

In primo luogo, tutta la Missione appare fortemente pianificata dallo Stato centrale. Ad esempio, nel caso della scuola non vi è alcun accenno a strumenti atti a favorire/potenziare (a) la libertà per le famiglie di scegliere per i figli la scuola con il disegno educativo più coerente con i loro principi, (b) una vera autonomia scolastica in termini di libertà di programmi e proposta educativa, libertà di governance (es. orari, relazioni tra docenti), libertà di selezione e retribuzione dei docenti, etc. e (c) parità di accesso.

Questi tre punti consentirebbero di perseguire tre obiettivi importanti: (i) dotare il Paese di un vero pluralismo educativo, superando così la resistenza politica e culturale secondo cui le scuole non possono proporre una propria identità educativa (assoggettandosi invece all’identità decisa dallo Stato) e le modalità con cui perseguirla; (ii) generare un sano processo competitivo tra scuole atto a reclutare e formare personale sempre più capace e, al tempo stesso, implementare procedure (anche tecnologiche) per massimizzare la formazione del singolo docente, l’apprendimento del singolo studente e i cosiddetti peer effects; (iii) dare responsabilità alle scuole in termini di risultati, apprendimento e budget, utilizzando possibilmente le cosiddette nudge policies (es. mostrare pratiche virtuose implementate da alcune scuole per indurre a costo zero le altre scuole ad adottarle); e (iv) perseguire criteri di equità, dando possibilità di scelta alle famiglie più povere e non togliendole alle famiglie più ricche.

Con riferimento agli asili nido, sarebbe opportuno seguire l’evidenza empirica mostrata dal premio Nobel per l’economia James J. Heckman riassunta qui. In parole semplici, Heckman ha mostrato come gli investimenti nella scuola dovrebbero concentrarsi sui primi anni di vita dei bambini (dalla nascita fino al quinto anno d’età) con particolare attenzione alle famiglie più svantaggiate. Heckman mostra anche come iniziare dall’età di 3-4 anni potrebbe essere già troppo tardi.

A questo proposito sarebbe opportuno sottolineare, ancora una volta, la differenza tra offerta di un servizio pubblico e gestione di tale servizio pubblico, che può essere privata. Un esempio virtuoso di attenzione allo sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini è quello olandese dove la gestione degli asili (Kinderopvang) è privata e i singoli asili competono sulla base della loro offerta educativa: metodi di insegnamento (es. Montessori), attività, cibo, etc. Lo Stato impone un range del prezzo orario praticato dagli asili e aiuta le famiglie (soprattutto quelle dove entrambi i genitori lavorano) con un sussidio inversamente proporzionale al reddito. Inoltre, l’Olanda ha una rete capillare di consultatiebureau che seguono costantemente e frequentemente lo sviluppo cognitivo e la salute del bambino proponendo, laddove fosse necessario, supporto e aiuto. A tutto questo, nella fase 2-4 anni di età, vi è la possibilità, soprattutto per le famiglie più svantaggiate (ma non solo), di iscrivere i propri figli ai pre-school (peuterspeelzalen) che aiutano i bambini ad arrivare preparati alla scuola primaria.  

Venendo all’università, rimando qui ad alcune considerazioni. Anche qui le parole chiave che mancano sono autonomia e competizione. Sebbene il finanziamento pubblico della ricerca di base resti importante, nel PNRR non vi è traccia di meccanismi per incentivare le università pubbliche a reperire finanziamenti privati e responsabilizzare le università in termini di budget. Ancora, perché per favorire la qualità del servizio non si supera il modello dei concorsi, aprendo così alla possibilità per le università di contrattare liberamente salario e condizioni lavorative (che rappresenta una condizione necessaria per attrarre talenti dall’estero)?

Con riferimento al finanziamento pubblico della ricerca, vi sono alcune perplessità circa il finanziamento delle start-up. La misura proposta nel PNRR “è finalizzata ad integrare le risorse del Fondo Nazionale per l’Innovazione, lo strumento gestito da Cassa Depositi e Prestiti per sostenere lo sviluppo del Venture Capital in Italia.”. Non vi sono sufficienti dettagli nel PNRR per capire esattamente come tale misura verrà implementata. Qui il diavolo è nei dettagli: l’evidenza empirica riguardante fallimenti nelle politiche pubbliche per il finanziamento delle start-up è abbondante. 

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