16
Apr
2021

Perché Guariremo: una recensione del libro di Roberto Speranza

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Alvise Pedrotti.

Perché Guariremo. Dai giorni più duri a una nuova idea di salute, il libro di Roberto Speranza edito da Feltrinelli, è uscito lo scorso ottobre ma è stato prontamente ritirato dal mercato per una serie di motivi, tra cui la mancanza di tempo per presentarlo al pubblico dell’autore e il contestuale arrivo della seconda ondata del virus. Non è facile procurarselo ma nemmeno impossibile: Perché Guariremo è reperibile sul sito spagnolo di Amazon.

Il libro ruota attorno a quattro temi principali: la storia personale di Speranza, l’evoluzione della pandemia, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), la critica alla pretesa egemonia neoliberista. Questo articolo non vuole essere un debunking, cioè verificare – ad esempio – la correttezza delle cifre esposte dal ministro. Mi preme tuttavia sottolineare come questo libro sia approssimativo e dogmatico nell’analizzare fenomeni estremamente complessi. Nel testo che segue, ho scelto di non soffermarmi sul racconto autobiografico dell’autore, che mi pare meno rilevante, per tutti, rispetto agli altri contenuti del volume.

L’evoluzione della pandemia

Il mondo è forse “troppo globalizzato”: è questa una delle preoccupazioni di Speranza quando in Italia giungono le prime immagini dalla Cina, con intere città in lockdown. Difficile capire se quel “troppo” sia una critica alla globalizzazione o semplicemente una constatazione. Allarmato dalle notizie internazionali, il 22 gennaio 2020 il ministro della Salute decide di istituire la task force per il Coronavirus – che poi verrà istituzionalizzata sotto il nome di Comitato Tecnico Scientifico (Cts). Fin da subito Speranza ha un ruolo da protagonista assoluto nella gestione della pandemia, sia per le nomine dei tecnici sia per quanto riguarda le misure restrittive. Infatti, la decisione di istituire le prime zone rosse di Codogno e Vo’ Euganeo è sua, così come il lockdown nazionale che ha inizio ufficialmente il 10 marzo 2020. 

Il ministro si dice molto allarmato fin dagli inizi dell’emergenza, tant’è che l’idea di una chiusura totale viene presa in considerazione anche quando gli esperti del Cts dissentono. Roberto Speranza cerca di far capire al lettore che è sempre stato considerato il danno economico e sociale che poteva derivare da un lockdown, ma da parte sua c’era la consapevolezza che questo sarebbe di gran lunga più accettabile rispetto alla saturazione degli ospedali e ai decessi.

Un punto su cui Speranza insiste ripetutamente riguarda la trasparenza con cui il Governo avrebbe gestito la pandemia. Bisogna constatare che ciò non corrisponde alla realtà: il 6 agosto 2020, la Fondazione Luigi Einaudi ha ottenuto la pubblicazione dei verbali secretati del Cts, da cui emerge come la politica abbia preso decisioni diverse rispetto a quelle suggerite dai tecnici senza mai motivare pubblicamente.

E’ opportuno ricordare che Speranza propose di non chiudere le librerie in quanto esse sono “presìdi del nostro dialogo civile”, ma Giuseppe Conte decise di optare per una chiusura più serrata in quanto una “discriminazione” sulle aperture non sarebbe stata capita dai cittadini; questo è il medesimo criterio con cui il 9 marzo 2020 Roberto Speranza volle chiudere l’Italia intera anziché solamente alcune zone, come suggerito dal Cts. I presidenti delle regioni del Sud, a seguito della famosa fuga notturna da Milano, chiesero al Governo di chiudere tutte le aree d’Italia. Evidentemente le pressioni politiche erano eccessive affinché Conte e Speranza potessero seguire i consigli del Cts.

E’ difficile attribuire al ministro Speranza tutte le colpe per gli errori commessi dal Governo durante il primo lockdown. Le condizioni in cui versavano alcuni ospedali lombardi – nel libro vi sono diversi riferimenti di conversazioni tra Gallera e Speranza, e talvolta pure tra direttori di ospedali e il ministro stesso – erano troppo gravi e in quel momento il Covid_19 era un virus sconosciuto.

Ciò vale anche per la gestione delle chiusure da maggio 2020 in poi, dove però ci sono state parecchie incongruenze, ma non essendo un esperto di questo tema preferisco non espormi più del dovuto. Dal libro emergono le ormai ben note difficoltà nel rapporto Stato-Regioni nelle applicazioni dei DPCM. Particolare è la questione della chiusura delle discoteche in estate: il Governo non aveva mai disposto la riapertura dei locali, ma aveva rafforzato i DPCM con una norma di 1 metro di distanza sulla pista da ballo (non serve essere esperti particolarmente avvertiti per ritenere questa norma totalmente inutile). Nonostante questo, dice Speranza, le Regioni nei mesi estivi decisero di riaprire le discoteche.

Il Sistema Sanitario Nazionale 

Speranza dedica diversi capitoli al Sistema Sanitario Nazionale (SSN), ai suoi problemi e alle proposte per ovviarli. Il Patto per la Salute siglato da Speranza è stato solo il primo passo di quella che dovrebbe essere (cito l’autore) una “rivoluzione copernicana” del SSN. Uno dei passi più significativi di questa “rivoluzione” è l’abolizione del superticket, ma soprattutto considerevoli aumenti di spesa pubblica. Viene infatti più volte ribadito come sia necessario aumentare la spesa pubblica sanitaria dopo anni di (inesistenti) tagli “neoliberisti”.

In più battute Roberto Speranza indica il libero mercato come vero nemico della sanità italiana. Il che è curioso: il SSN è pubblico e, a causa delle inefficienze dello stesso, i cittadini italiani sono costretti a spendere circa 40 miliardi all’anno in sanità privata. Più che fallimenti del mercato, in questi casi, sarebbe più opportuno parlare di “fallimento dello Stato”. Le critiche dogmatiche di Speranza nei confronti del mercato hanno quindi poco a che fare con la possibile necessità di aumentare la spesa sanitaria, che, tuttavia, dovrebbe accompagnarsi a revisioni strutturali per contenere le inefficienze.

A pagina 154, Speranza spiega quasi con orgoglio i motivi per cui il SSN ha retto durante la pandemia: il rinvio delle prestazioni mediche non urgenti (purtroppo non vengono indicate quali siano considerate tali) e la moltiplicazione dei posti letto in terapia intensiva. Se la prima ragione è “solamente” mal spiegata, la seconda è palesemente falsa: l’obiettivo dichiarato nel Decreto Rilancio non era il raddoppio dei posti letto in terapia intensiva, bensì un aumento del 67,58% (3500 unità in più). Le uniche regioni che hanno centrato l’obiettivo sono state Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Veneto.

La critica all’egemonia liberista

La parte più politica del libro espone le critiche al cosiddetto “neoliberismo”.  Si tratta di una espressione davvero ambigua, che, come è stato notato da più parti, non coincide con nessuna precisa posizione politica o con una “scuola” economica di qualche tipo; men che meno rappresenta l’ideologia di riferimento di alcun partito politico italiano.

In particolare, Speranza esordisce nella Premessa del suo libro scrivendo che la crisi del Coronavirus, e le correlate conseguenze, ha messo pienamente in discussione le “miopi e rigide” leggi di bilancio, l’austerità e lo “strapotere” della finanza (come se le une implicassero le altre). Come se non bastasse, il ministro rincara la dose dicendo che quella che il mercato e l’iniziativa dei privati possano portare allo sviluppo è solamente un’illusione, e che un ruolo attivo dello Stato è necessario. “È finalmente maturo il tempo di cambiamenti radicali”.

Leggere tali approssimazioni e semplificazioni di anni di ricerca economica (ed evidenza empirica) fa capire fin da subito quanto questo libro sia ampiamente politico, mentre il Covid_19 è solo un pretesto. Il che è un po’ paradossale visto che lo stesso ministro ha recentemente dichiarato che: “Sbaglia chi fa politica sull’epidemia di coronavirus”.

Le critiche sono poi più esposte, o enunciate, che argomentate. E’ difficile anche rispondere “colpo su colpo”, perché non ci sono evidenze o dati di cui dare una interpretazione differente. Speranza ragiona per assoluti.

Questo dogmatismo anti-liberista diventa poi un’arma retorica per puntare il dito contro le RSA. La tesi di Speranza è che queste strutture sanitarie hanno trascurato i protocolli di sicurezza, avendo l’obiettivo di minimizzare i costi (massimizzare i profitti). Tralasciando il fatto che i controlli necessari devono essere effettuati dallo Stato, le RSA possono essere pubbliche, interamente private o private convenzionate con il SSN. Non c’è evidenza di un diverso grado di applicazione dei protocolli di sicurezza a seconda della proprietà: o, comunque, questa evidenza non è riportata nel nome di Speranza. Mentire in nome di un’ideologia – che così espressa non trova alcun fondamento – è imperdonabile, specialmente quando l’ideologia si fa sulla vita delle persone. 

Un altro punto interessante riguarda “l’abbandono di un’intera parte della società” – riferito agli anziani – da parte delle nazioni occidentali (viene da chiedersi quali siano i modelli di riferimento del ministro): Speranza dice che, una volta invecchiati, come se fossero macchinari, essi vengono “buttati via”. “Chi non serve più non occorre sia tutelato” dice Roberto Speranza, probabilmente dimenticando che in Italia esiste uno dei sistemi pensionistici più generosi del mondo e che il SSN tutela tutti i cittadini indipendentemente dalle classi d’età.

Speranza, però, ne ha per tutti, anche per l’Unione Europea. Egli sostiene che Paesi che condividono la stessa moneta non dovrebbero – per “ovvia” contraddizione – pagare diversi interessi sui titoli di Stato: “I Paesi forti sono divenuti sempre più forti mentre quelli deboli si sono ulteriormente indeboliti”. In democrazia e in un sistema di libero mercato, non c’è nessuna maledizione che impone ad alcuni paesi di essere più deboli di altri. Deboli lo si diventa per “scelta” quando vengono poste in atto politiche pubbliche inefficienti, ed è quello che avviene in Italia da decenni con una classe politica inadeguata. I paesi forti sono quelli più efficienti.

Speranza conclude il libro “Perché Guariremo” dicendo che ora, grazie al Covid_19, c’è finalmente lo spazio per costruire una egemonia culturale su basi nuove. Pensate cosa sarebbe successo se una tale dichiarazione fosse uscita dalla bocca di Matteo Salvini.

Conclusione

Le divergenze di idee e le ideologie sono legittime e necessarie in una democrazia, quello che però lascia perplessi è l’inesistente approfondimento delle questioni esposte e il modo in cui si liquidano con leggerezza temi molto complessi. Non è neanche questione di discutere di “quanto” Stato debba esserci. L’impressione è che molto più semplicemente Speranza abbia una scarsa conoscenza dello Stato che lui stesso contribuisce a governare.

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1 Response

  1. Luigi Vaccaro

    Come fa a dire che i tagli alla spesa pubblica, intesa come spesa non esternalizzata, non ci sono stati (inesistenti)?
    Come fa a far finta di non capire cosa si intende per neoliberismo, confondendo le acque per la presunta assenza di un preciso riferimento politico? Sotto quale movimento ideologico inserirebbe la progressiva privatizzazione dei servizi di pubblica utilità?
    Lei non sta facendo la critica ad un libro, che tra l’altro è stato ritirato dal mercato dallo stesso autore. Lei sta semplicemente attaccando un ministro della repubblica perché ha idee politiche diverse dalle sue.
    Può fsrlo tranquillamente senza aggrapparsi ad un libro fantasma

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