25
Giu
2020

Le linee guida per la riapertura delle scuole

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Anna Monia Alfieri.

Interessanti le intuizioni della Ministra Azzolina: – Autonomia e – Patti di Comunità per la riapertura delle scuole a settembre Ma senza un sistema scolastico più equo rischia di trasformare queste buone intuizioni in un cappio che mette in panne la scuola e la uccide.

Nella bozza contenente le Linee guida del Ministero dell’Istruzione per il ritorno in aula a settembre, si legge che occorre valorizzare l’autonomia delle sedi scolastiche anche attraverso la realizzazione dei cosiddetti Patti di comunità.  Valorizzazione dell’autonomia e patti di comunità: proposte realmente interessanti.

Puntare sull’autonomia delle scuole è fondamentale e prepara al pieno compimento della legge sull’autonomia, l’eterna incompiuta. L’organizzazione pratica della ripresa delle attività sarà infatti coordinata da Tavoli regionali e affidata ai Dirigenti scolastici che, in una logica sussidiaria, potranno «avvalersi di ulteriori forme di flessibilità sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio», come si legge nella bozza.

La seconda proposta è quella dei Patti di comunità.  Essi nascono dalla necessità di recuperare ulteriori spazi per la didattica, con il coinvolgimento degli Enti locali, dei privati, delle associazioni di volontariato e del terzo settore, con l’obiettivo di «favorire la messa a disposizione di parchi, teatri, biblioteche, cinema, musei al fine di potervi svolgere ulteriori attività didattiche o alternative a quelle tradizionali comunque volte a finalità educative». Patti che permettono ai 7 Mln di studenti della scuola statale e ai 900 Mila allievi della scuola paritaria di ritornare in classe in tutta sicurezza nei 40 Mila istituti scolastici statali e 12 mila scuole paritarie.

In sostanza 8 Mln di studenti nei 52 Mila istituti scolastici  potranno fare ritorno a scuola in sicurezza con un piano di redistribuzione che fa appello all’autonomia. Ripeto: proposte interessanti nelle quali si può intravedere la chiave di volta per rilanciare tutto il sistema scolastico pubblico italiano, statale e paritario. Riconosco nella bozza del documento che sarà oggetto di discussione  davvero un reale contributo per il bene dei cittadini, in un’ottica di responsabilità e di alto senso civico.

Tutte le scuole faranno la loro parte. Tutte: pubbliche statali e pubbliche paritarie. Autonomia e costruzione di alleanze sul territorio sono  intuizioni che, se attuate, consentiranno alla scuola pubblica di riemergere dal pantano nel quale si trova e nel quale rischia di rimanere affossata. 

Paradossalmente il covid-19 può divenire, mi sia consentito dirlo nel totale rispetto dei malati e delle loro famiglie, come di tutto il personale sanitario, una opportunità per sanare definitivamente l’iniquità di fondo del sistema scolastico italiano.

Realizzare l’autonomia significa, per onestà intellettuale, porre le basi per un sistema scolastico che dia alle famiglie la possibilità di scegliere. Altrimenti non potremmo parlare di autonomia. O meglio, come sempre, di scuole più autonome delle altre, così come adesso ci sono scuole  più pubbliche delle altre. Ormai è chiaro, infatti,  che la garanzia del diritto dei genitori a scegliere dove educare i figli, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria, a costo zero, avendo – i genitori –  già pagato le tasse –  perché si possa parlare di un sistema scolastico pubblico e autonomo trova la realizzazione concreta nell’introduzione dei costi standard di sostenibilità per allievo. La famiglia sceglie, la scuola paritaria è libera, la scuola statale, come la scuola paritaria, autonoma, entrambe sotto lo sguardo garante dello Stato, con pubblicità dei bilanci e docenti selezionati da albi pubblici. Tutto questo contribuirà a far sì che la legittima riserva del clientelismo e di scuole che sono nei fatti   dei diplomifici non abbia più ragione di esistere.  A pensarci bene, sono venti anni che si parla di libertà di scelta educativa; Luigi Berlinguer credo abbia pagato la Legge 62/2000 con la stroncatura della sua carriera politica e l’esilio in Europa.

Non è possibile liquidare la cosa dando tutta la colpa alla politica prima ideologica, poi incompetente ma sempre pronta a bleffare, come non è possibile attribuire la colpa solo alla divisione del mondo della scuola o agli interessi dei singoli. Qualcosa non ha funzionato e questo qualcosa spero che sarà cancellato dal Covid 19.

Non è un caso che solo quando la scuola paritaria ha trovato la lucidità – e forse ci voleva l’emergenza covid-19 per parlare dei fondamentali senza fronzoli – di dichiarare che non chiede soldi per sè, questo ha prodotto un’ampia concentrazione sulla famiglia e la scuola ha ritrovato la sua giusta dimensione, avvicinando parti che per ragioni lontane erano restie a confrontarsi sul tema. Conseguentemente, lungo questi mesi,  le Famiglie sono scese in campo, virtualmente, certo, ma in modo massiccio; la loro voce ha raggiunto tutta la Penisola, comprese le aule parlamentari. Numerosi politici di tutti gli schieramenti hanno presentato emendamenti.

Certamente l’approccio al tema “scuola” dei Cinque Stelle è molto diverso rispetto al mio: riconosco e apprezzo la loro volontà di eliminare in modo definitivo il fenomeno dei diplomifici. Il problema però è che con esso non si può identificare tutta la scuola pubblica paritaria. Mi chiedo come mai alcuni esponenti del Movimento abbiano scelto la scuola paritaria per i loro figli. Riflettiamo, non andiamo avanti per slogan, proviamo a risolvere in modo definitivo la questione.

In queste ore il Premier Giuseppe Conte con il Governo e le Opposizioni, hanno l’occasione di diventare gli artefici di quella che rappresenta la soluzione vitale per la scuola pubblica e per la famiglia, possono scrivere la 4^ fase della scuola italiana di cui si leggerà nei libri di storia dei prossimi decenni.

La mancata realizzazione dell’autonomia e il diritto negato alla libertà di scelta educativa sono problemi  certamente non imputabili a questo governo che, però, e questo fa la differenza, ha solo l’opportunità ora di risolverli per sempre, a 360°. 

La conversione del Dl Rilancio in legge è l’occasione perché lo Stato resti accanto ai genitori e non li abbandoni.  Presa questa misura nata dall’emergenza, successivamente si introducano i costi standard di sostenibilità e si superino le attuali discriminazioni economiche che rendono il nostro sistema scolastico sempre più iniquo, classista e regionalista. Come

  1. Votando e approvando i 7 emendamenti e, in particolare, l’emendamento relativo alla detraibilità integrale del costo delle rette versate alle scuole pubbliche paritarie dalle famiglie nei mesi di sospensione della didattica, tetto massimo 5.500 (che poi è il costo standard di sostenibilità per allievo). Reputo questo emendamento tanto rivoluzionario quanto necessario perché, oltre ad aiutare la famiglia e a salvare la scuola pubblica, sana anni di discriminazione subita dai genitori, dai bambini e ragazzi, dai docenti, quelli più poveri. Non è un favore ai ricchi: tutt’altro. I numeri parlano con la loro schiacciante evidenza. Il passaggio successivo sarà introdurre i costi standard, la pubblicità dei bilanci delle scuole paritarie e statali, in modo tale che entrambe lavorino  in autonomia ma sotto lo sguardo garante e controllore dello stato, ivi compresi i docenti assunti da albi pubblici (due albi uno per la statale e uno per la paritaria)
  2. Aiutiamo i genitori a ritornare sereni al lavoro: con quali misure? Eccole: 1) Fondo straordinario alle scuole paritarie per scontare la retta ai genitori pagata in tempi di covid 19; 2) Esonero dal pagamento dei tributi locali per il 2020 causa emergenza covid 19. 
  3. Per far ripartire la Nazione dobbiamo fa ripartire la scuola: utilizziamo le 40.749 sedi scolastiche statali e le 12.564 sedi paritarie per consentire agli 8.466.064 studenti di ritornare in classe in sicurezza. 

Tutto questo consente di realizzare perfettamente l’autonomia delle scuole e i patti di comunità previsti dalle Linee guida. Ma prima occorre creare un sistema scolastico che dia effettivamente alla famiglia la possibilità di scegliere. Senza tale diritto non esistono né autonomia né patti di comunità.

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