8
Giu
2020

Volevo fare l’editore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Pierpaolo Pelò

Sono un autore di fumetti professionista deciso, o meglio, deciso fino a poco tempo fa, a diventare editore, prima di me stesso e poi magari di altri.

Abituato al regime della cessione diritti d’autore, che non comporta IVA, iscrizione alla camera di commercio e all’INPS, comincio a documentarmi sui vari annessi e connessi delle partite IVA tra i quali scopro la tassa sulle giacenze di magazzino, cioè…se ho dei libri invenduti, quindi una perdita, su quella perdita devo pagare una tassa?!

Tiro avanti. Rimedierò stampando meno copie e mandando eventualmente le rimanenze al macero. Ora però scopro il bello: la quota minima INPS di 3.800 euro da pagare anche in caso di chiusura in perdita! Non 380 euro (che già darebbero fastidio su un budget in negativo) ma 3.800 euro! Sorvolo sugli ISA, che hanno sostituito gli studi di settore visto che neppure i commercialisti sembrano avere ancora le idee ben chiare su come funzionino, soprattutto in relazione all’editoria, territorio complesso anche per i professionisti del fisco.

Penso di poter ripiegare sul regime forfettario per startup, ma scopro che ne sono escluse le categorie che fruiscono di IVA agevolata, tra le quali figura l’editoria (gli immancabili “paletti” posti intorno a tutto ciò che riguarda agevolazioni e benefici). Ora…l’IVA è una tassa che il venditore carica sul cliente per cui l’IVA agevolata servirebbe a rendere il prezzo del prodotto più basso per il compratore anche se, in realtà, non è così in quanto il prezzo di un prodotto non lo stabilisce l’IVA, ma il mercato. L’agricoltura fruisce di IVA agevolata, ma notoriamente i costi dei prodotti ortofrutticoli non possono definirsi bassi e sono soggetti spesso a balzi verso l’alto del tutto ingiustificati. Inoltre…conoscete qualcuno che comprerebbe un libro a 15 euro, ma non comprerebbe lo stesso libro a 18 euro? Decisamente, no…a evidenziare come un’IVA al 3% (per la precisione 4% sul 70%) anziché al 20% non favorisca più di tanto il venditore che avrebbe invece un notevole vantaggio con il regime forfettario per startup, soprattutto per i tanti che iniziano un’attività con un budget limitato e con buone possibilità di chiudere i primi anni in perdita, ad esempio…Steve Jobs o Walt Disney.

Permettetemi un divertente paradosso. Le pubblicazioni pornografiche non hanno l’IVA agevolata per cui possono fruire del regime forfettario per startup, ovvero come uno svantaggio, diciamo “punitivo” (se pubblichi pornografia non ti agevolo con l’IVA) può trasformarsi in un vantaggio!

E così, rinuncio. Continuerò a fare l’autore cedendo i diritti a qualche editore e quindi, per lo Stato…niente IRPEF e INPS supplementari che avrebbe avuto potendo usufruire del regime forfettario. Peggio per me e…peggio per lo Stato.

You may also like

La burocrazia non è un virus (per una diagnosi corretta del problema)
Il momento del coraggio
La burocrazia semplice e l’impresa facile: è possibile?
C’è una patrimoniale nel futuro del sovranismo?—di Davide Grignani

Leave a Reply